lunedì 25 aprile 2011

I fratelli Judica Cordiglia captarono la presenza di un UFO?

I fratelli Judica Cordiglia sono ormai entrati a far parte dell'enorme oceano delle Scienze di Confine, zona immensa che coinvolge lo scibile ignoto dell'Universo. I fratelli Achille (nato a Paderno Dugnano nell'anno 1933, è laureato in Medicina, con specializzazione Cardiologia) e Giovanni (nato a Erba nell'anno 1939, è Perito Fonico e Fotografico) sono da decenni degli appassionati in telecomunicazioni, che ebbero la loro grande notorierà negli anni sessanta del secolo scorso per aver captato le comunicazioni dei primi satelliti, sovietici ed americani, inviati nello Spazio.


Ma la loro notorietà è stata ampliata, soprattutto, per l'aver captato (e registrato) delle "voci" nello Spazio, comunicazioni di astronauti non identificati, mandati in orbita prima di Juri Gagarin, cosmonauti "persi" nello Spazio, a quanto pare deceduti con orribile e straziante dolore.

La rivista "UFO Magazine" in collaborazione con il CUN (Centro Ufologico Nazionale) e diretta dal Dottor Roberto Pinotti ha approfondito la questione su questo mistero nel numero 17 di aprile 2011, con una serie di articoli "ad hoc" che fanno della questione uno dei misteri più enigmatici della Storia Contemporanea.


Ma oltre all'enigmatica questione dei cosmonauti scomparsi, esisterebbe un eposidio - collegato agli astronauti "non catalogati" - che sembrerebbe da ricondurre alla presenza di un "qualcosa" di non identificato vicino ad una capsula spaziale.

L'episodio è riportato nel libro "La verità sui Dischi Volanti", edizioni Longanesi, scritto da Frank Edwards nell'anno 1966". In questa opera ufologica della prima ora, scritta da un giornalista scomodo e coraggioso, si legge - alle pagine 205 e 206, che:

"Nel giugno 1962, alla mia corrispondenza su cinque vittime spaziali russe fu dato grande risalto dalla stampa di tutto il mondo. Quell'elenco comprendeva il caso di una coppia di astronauti russi, un uomo e una donna, lanciati in orbita da Baikonour, lago di Aral, il 17 febbraio 1961.

Quel giorno, e per sette giorni seguenti, le stazioni sintonizzate sulla capsula, tra le altre quelle di Bochum, di Uppsala e persino quella di Torino, poterono registrare alcuni dei dialoghi tra gli sventurati cosmonauti e la stazione della loro base. Per un'avaria, i due non poterono lasciare la loro orbita e si presume che vi siano morti (...).

(...) Mentre la coppia condannata orbitava sull'Europa nel tardo pomeriggio del 24 febbraio 1961, le stazioni di Bochum, di Meudon e di Torino (ndr il caso piemontese è riferito proprio ai fratelli Judica Cordiglia), fra le altre sintonizzate sulla loro capsula, ne ascoltarono i comunicati.



Pur dicendosi in buone condizioni fisiche, i due astronauti facevano presente che si era quasi esaurita la loro scorta d'aria e che non avevano più luci a bordo. La voce dell'uomo comunicò che in quel momento gli era praticamente impossibile la lettura degli strumenti, e aggiunse che i segnali radio gli giungevano molto deboli (...).

Frank Edwards per questo motivo ipotizzò il "blackout elettrico". Ma continuamo con l'episodio.

(...) la capsula si manteneva nell'orbita prestabilita.

A questo punto intervenne, eccitatissima, la voce della donna:

"Lo acchiappo io e lo tengo stretto con la destra! Guarda dall'oblò! Guarda dall'oblò! L'ho preso...
".

La voce del compagno eruppe dopo qualche secondo:

"Hei! Qui c'è qualcosa! C'è qualcosa... (tre secondi di parole concitate e confuse (...). "Se non ce la caviamo, il mondo non saprà mai niente! Non mi riesce...".

A questo punto era seguita qualche incomprensibile fonazione, dopo di che la stazione della base (nome di codice: Buca) s'inserì ad annunciare ch'erano le 20, ora di Mosca.

Dall'esame dell'intonazione e delle parole risulta chiaro che la coppia degli astronauti russi, condannati a perire a bordo della loro capsula, doveva avere avvistato nello spazio immediatamente vicino qualcosa che dopo la sorpresa del primo momento l'aveva letteralmente terrorizzata.

L'incidente si produceva a sei mesi da uno analogo, del quale era stato protagonista uno dei nostri missili (...).


Fin qui l'episodio. Il giornalista Edwards (immagine sopra) quindi sospettava che un UFO avesse causato dei grossi problemi a quella capsula, in una di quelle missioni, ufficialmente mai effettuatesi.

E la sua ipotesi, leggendo la trascrizione della registrazione, non è tanto peregrina. Nella drammatica comunicazione si parla di un qualcosa "tenuto stretto, preso (ndr intercettato visivamente)". E poi quando si afferma per ben due volte "Qui c'è qualcosa" si riferisce ad una "cosa" vista molto vicino alla capsula, ormai in difficoltà tecnica. E gli astronauti auspicavano di sopravvivere, perchè "il mondo doveva sapere" che c'era un qualcosa di straordinario e non convenzionale nello Spazio.

Questi astronauti, purtroppo deceduti, avevano visto per davvero un UFO? Non lo sappiamo con certezza, ma la presenza di ipotetici "oggetti artificiali extraterrestri" non è da scartare, viste anche le numerose testimonianze di astronauti in orbita terrestre. E se fosse stato un velivolo alieno, questo mezzo può aver causato il decesso dei cosmonauti di cui parla Edwards? Se la trascrizione della comunicazione è corretta - e non ci dovrebbero essere dubbi, vista la serietà che aveva Edwards - la questione si fa ancora più inquietante. Quanti astronauti "non identificati" hanno avuto a che fare con questi incontri nello Spazio? Ed è possibile che la maggior parte delle tragedie "non catalogate" possono aver come causa principale la presenza di UFO nelle vicinanze, con effetti catastrofici - diretti o indiretti che siano - sulla sonde? La nebbia su questo ed altri episodi spaziali è ancora molto fitta e, chissà, se un giorno si diraderà completamente.

Fonte: http://www.centroufologicoionico.com/

sabato 23 aprile 2011

Scienziato OSETI: "astronavi extraterrestri sorvolano la Terra"

La notizia che vi riportiamo è stata scarsamente presa in considerazione, ma ha delle implicazioni notevoli. L'importante astronomo Eamonn Ansbro ha dichiarato di aver trovato le prove che "astronavi extraterrestri sorvolano la Terra".

Ma prima di entrare nel dettaglio della notizia, vediamo di capire chi è Eamonn Ansbro.


Membro della Royal Astronomical Society ed in passato Vice Presidente dell'Associazione Internazionale degli Astrofili. I suoi successi scientifici includono le scoperte di un involucro d'idrogeno attorno agli anelli di Saturno nel 1974, la scoperta di un "Moonquake" (terremoto lunare) nel 1975 e una "Nova" nel 1976. Nel 1981 ha fondato la Optiglas Irelend Ltd., che ha sviluppato e realizzato Sistemi Ottici avanzati che sono stati esportati in 15 Paesi. Ha scritto e pubblicato oltre 40 articoli e testi di Astronomia e Spazio come ad esempio questo " Ansbro, E., and Overhauser, C. "SETV: Opportunity for European Initiative in the Search for Extraterrestrial Intelligence," First European Workshop on Exo/Astrobiology ESA, Frascati, Italy, 21-23 May, 2001. ESA SP-496, pp. 285-288. Expanded abstract in Astrobiology 1 (2) 2001".

Nato in Inghilterra, attualmente si trova in Irlanda ed ha un particolare interesse per la ricerca di segnali di Intelligenze Extraterrestri all'interno del nostro Sistema Solare (SETA e SETV).

Ansbro ha recentemente istituito il Kingsland Observatory, vicino Boyle nella contea di Roscommon (Irlanda) per gli studi che riguardano l'OSETI (Optical SETI), in particolare, per la ricerca di Sonde Extraterrestri vicino la Terra (incluse quelle le cui traiettorie sono prevista dalla Teoria Astronautica di T. Roy Dutton) e firme ottiche, eventualmente, associate alla attività di "Earthlights" in Norvegia.

L'apparecchiatura a Kingsland include cinque riflettori, di sedici e trentasei centimetri, con due di questi muniti di speciali telecamere CCD.

Ebbene, in un intervista apparsa sul quotidiano online di "Roscommon Herald" il giorno 19 aprile 2011, Ansbro ha dichiarato che "astronavi spaziali extraterrestri appaiono su specifici percorsi orbitali intorno alla Terra". Inoltre afferma che lui e altri scienziati, ricostruendo anni di dati e registrazioni di provenienza locale (e non solo), sono altamente convinti che queste astronavi sono una realtà.

Anzi, sarebbe meglio non parlare più di UFO (Unidentified Flying Object), ma bensì di IFO (Identified Flying Object)...di origine extraterrestre.

Ansbro dichiara inoltre che "ancora non abbiamo dimostrato la nostra scoperta alla comunità scientifica, perchè mancano le risorse, ma siamo in grado di provare che ci sono astronavi spaziali extraterrestri".

Infine dichiara:"quando si prendono tutti i dati e si applicano a questa teoria, scopriamo che si adattano con i grafici temporali computerizzati e che possiamo prevedere gli avvistamenti futuri e scoprire cosa succede".

Fonte: http://www.centroufologicoionico.com/

giovedì 21 aprile 2011

Elizabeth Klarer e Akon l'extraterrestre

Quella che vi presentiamo oggi è la curioso caso di Elizabeth Klarer (1910 - febbraio 1994). Elizabeth era una sudafricana che affermava di essere stata contattata da extraterrestri fra il 1954 e 1963. Lei è stata una delle prime don.
e a rivendicare un rapporto sessuale con un extraterrestre....Buona lettura.


Elizabeth e' nata a Mooi River, ha studiato meteorologia e musica in Inghilterra, e ha imparato a pilotare aerei leggeri. Dopo aver letto e saputo di George Adamski alcuni dischi volanti sono atterrati davanti a lei nel 1953 e lei riuscì ad entrare dentro le astronavi nel 1955. Dopo questo episodio Klarer improvvisamente inizia a ricordare che aveva fin dall'infanzia ricevuto occasionalmente per via "telepatica" messaggi da un alieno di nome Akon.


Akon è stato presumibilmente estraneo alla vicenda di Adamski e del suo amico Orthon Venusiano. Lei è stata in grado di scattare foto di un disco volante nei Monti Drakensberg il 17 luglio 1955.Questo evento è avvenuto grazie a un accordo simile a quello fatto da Adamski con Orthon nel 1952, cioè la metodologia di contatto era la medesima. Klarer era riuscita a chiamare Akon e la sua astronave UFO il giorno 7 Aprile 1956, per un atterraggio effettivo.


La visita extaterrestre si è svolta fino a condurre Elizabeth alla nave madre in orbita terrestre,poi la storia diventò un po 'diversa dallo standard verso la fine degli anni 50.Elizabeth fu trasportata nel 1957 sul pianeta Metone che era il pianeta di origine di Akon, orbitante nel sistema della stella Alpha Centauri, dove lei e Akon ebbero un rapporto sessuale, lei rimase incinta, e alla fine concepì un figlio maschio.Suo figlio, Ayling, rimase a Metone per essere educato con le usanze extraterrestri, mentre Klarer ritornò sulla terra.
L'intero processo: viaggio, fare l'amore, la gravidanza, il parto e ritorno, si presume il tutto sia accaduto in meno di quattro mesi. Klarer ha preso molto più tempo prima di pubblicare un libro, "oltre la barriera della luce" (1980), dove racconta circa le sue avventure extraterrestri.

Nel suo giro di conferenze per il mondo alla fine del 1950, George Adamski fece conto di visitare il Sud Africa e incontrò Klarer per fare una chiacchierata sulla loro varietà di esperienze con gli amici, saggi "Fratelli dello Spazio". A quel punto, Klarer non era l'unica seguace Adamski che ebbe una esperienza dichiarata di maternità-extraterrestre, perché nel 1957, vi era anche una casalinga inglese di nome Cynthia Appleton che riverlò che uno degli amici extraterrestri di Adamski:
bello, biondo, proveniente da Venere l'aveva sedotta mettendola in cinta. Il figlio risultante di nome Matteo, non è stato disponibile per un commento oggi. Elizabeth Klarer morì nel 1994 in Sud Africa.

Fonte: http://petalocosmico.blogspot.com/2011/02/elizabeth-klarer-e-akon-lextraterrestre.html

martedì 19 aprile 2011

L’assassinio di Kennedy? Spunta la pista degli alieni

Il presidente americano John Fitzgerald Kennedy fu ucciso a causa di un eccessivo interesse per gli Ufo? È quello che sostiene lo scrittore William Lester, impegnato nelle ricerche in questo campo per la realizzazione del suo libro A Celebration of Freedom: JFK and the New Frontier.


Lo scrittore ha rivelato in un’intervista ad Aol News di avere trovato alcune lettere che appoggerebbero la sua tesi. Il presidente degli Stati Uniti aveva chiesto di poter accedere ai documenti sugli Ufo dei servizi segreti. In una nota al direttore della Cia, datata 12 novembre 1963, dieci giorni prima del suo assassinio a Dallas, Kennedy scrisse: «È importante fare una chiara distinzione fra quello che sappiamo e quello che non sappiamo nel caso in cui i sovietici interpretino la nostra cooperazione allargata come la copertura di un’azione dei servizi segreti». Parole che indicherebbero secondo Lester la volontà del presidente di evitare tensioni con l’Urss. «Una delle preoccupazioni di Kennedy», scrive, «era l’avvistamento di molti Ufo nei cieli dell’Urss. Era preoccupato che i russi potessero credere che si trattasse di una aggressione degli Usa, Credo sia una delle ragioni per cui voleva informazioni, in modo da dire ai sovietici: «Non siamo noi, non è una provocazione».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/cultura/ufo_lassassinio_kennedy_spunta_pista_alieni/20-04-2011/articolo-id=518350-page=0-comments=1

Alcune considerazioni sul più importante dei “rivelatori” - Philip Corso

Fin dai primi minuti dei lavori si era capito che, quell’edizione al Teatro Turismo di San Marino, non sarebbe stata un edizione monotona. La “star” indiscussa di quella manifestazione era, senza alcun dubbio, il colonnello Philip Corso autore de “Il giorno dopo Roswell”. Era, quindi, un’occasione molto “ ghiotta” potergli rivolgere delle domande e poter “studiare” la sua testimonianza.


La forma espositiva scelta -allora- fu quella dell’incontro-intervista (con un pressoché totale ricorso alla forma “indiretta”) perché, moltissime, erano le vicende e le tematiche che si dovevano affrontare in maniera organica e coerente. Questo incontro, assolutamente decisivo e “fondamentale”, nella mia “vita ufologica” mi ha segnato e, se volete, indirizzato verso un tipo di approccio “nuovo” alla tematica ufologica. E’ quasi paradossale ma, da una posizione assolutamente “pro-ETH” (pur nella versione Cingolani), sono passato -e ciò è avvenuto dopo aver parlato proprio con il più importante dei “rivelatori”!- ad una posizione “intermedia”, non più così “pura” e definita. Questa “nuova versione” di ufologo pro-ETH “eretico” trova uno dei suoi fondamenti in quel concetto di “retro-ingegneria” che, in un certo senso, caratterizza il Corso-pensiero ma si amplia e si sviluppa secondo modalità autonome. Ecco perché questo personaggio ha assunto -e mantiene tuttora- una “centralità” unica e permette di inquadrare, all’interno di uno schema più preciso, diverse fenomenologie che, a torto o a ragione, ricolleghiamo alla manifestazione UFO.

Rispetto a quell’importantissimo Simposio (quando l’ufologia italiana aveva raggiunto la massima diffusione possibile, forse, in questo paese) ci sono state importanti novità. Durante il Convegno EBE III, a Bologna, qualche anno fa, Paola Harris ha ammesso che la versione finale de “Il giorno dopo Roswell” era, in realtà, una versione incompleta ed inesatta mentre, durante la stessa manifestazione, Leo Sorge -autorevolissimo su questi aspetti “storici”- ha riconosciuto come la ricostruzione ufficiale e “tradizionale” dello sviluppo dell’elettronica sia palesemente “incoerente” e mostri parecchie lacune (o se preferite dei veri e propri salti). Una visione diametralmente opposta a quella “tanto strombazzata” da alcuni critici “professionisti” della testimonianza di Corso, che, senza aver rivolto MAI, una sola domanda, al Colonnello, hanno invece liquidato, tranquillamente, la vicenda, negandola “in toto”. Curioso che, secondo lo stesso “modus operandi”, altre persone -in realtà, alcune volte, le STESSE persone!- hanno recentemente tentato la stessa operazione “versus” altre note vicende (conseguendo e “meritatamente”, in questo secondo caso, il più totale fallimento). Un’altra apprezzabile novità è stata la pubblicazione, a cura di Maurizio Baiata, de “L’alba di una nuova era”, il manoscritto “originale” di Corso (senza, quindi, ricorrere alla versione decisamente “parziale” del “vero” autore de “Il giorno dopo Roswell”, Birnes).

Il testo in oggetto presenta diversi elementi “nuovi” o, meglio, omette alcune note vicende riportate nel libro di Birnes. In particolare, l’episodio relativo a quando “nel reparto veterinario di Fort Riley e vide in una bara di vetro un corpo, che pareva quello di un bambino, immerso in un liquido bluastro e gelatinoso” viene totalmente omessa. Contraddittorio (anche se questo episodio non è riportato nel “Il giorno dopo”), poi, il famoso “incontro telepatico” che sarebbe avvenuto nel deserto (e circa il quale un’interpretazione in chiave “ampiamente soggettiva” viene -a mio personalissimo giudizio- riconosciuta dallo stesso Colonnello). Comunque sia, sono innegabili quelle incongruenze e “apparenti” incompatibilità che molti colleghi evidenziano nella figura di Corso. Proprio per questo ritengo opportuno riproporre quella “vecchia” intervista (pubblicata, nel 1998, sul Bollettino interno della Fondazione Sentinel), sperando di rivitalizzare l’attenzione sul personaggio e dimostrare come -forse- certe impressioni “preliminari” vanno “riviste”. Confidando nella comprensione del lettore (si tratta di un testo “datato” che va letto nel contesto preciso in cui è stato scritto) ed auspicando un superamento di quelle critiche “senza dibattito” che tanto ricordano i “cacciatori di fari di automobile”.
Certamente il “caso Corso”non si è chiuso con la sua morte. Anzi, siamo appena all’inizio di una lunga storia dove il ruolo svolto da un certo “Filippo” Corso è stato giudicato, nella divulgazione della verità, "di grande importanza". Così come si legge in un importante documento… Buona lettura.


IL CASO CORSO : FINALMENTE LA VERITA’ (O PERLOMENO UNA PARTE !)
In un incontro - intervista le sconvolgenti rivelazioni di un militare dal curriculum ineccepibile

La tesi sui dischi precipitati, perlomeno relativamente al caso Roswell, è un argomento accettato dalla maggior parte degli ufologi che propendono per la cosiddetta “ipotesi extraterrestre”. Il grande problema, finora, era trovare dei riscontri oggettivi che - in ufologia - si identificano normalmente in documenti o in testimonianze. Per ciò che attiene alle prove documentali ve ne sono due ormai note da tempo : il famoso telex inviato, nel luglio del 1947, dall’FBI di Dallas al corrispondente ufficio di Cincinnati, e una breve nota contenuta nella storia del 509° Gruppo Bombardieri. I contraddittori risultati conseguiti dal GAO (l’Agenzia investigativa del Congresso) e presentati dal congressista Schiff e dal senatore Feinstein il 28 luglio 1995, non hanno apportato nessuna novità se non la sconcertante scoperta che (guarda caso!) proprio le documentazioni relative al periodo in oggetto sono andate “misteriosamente distrutte”. Infine, le recentissime “rivelazioni” dell’Air Force e della CIA, “Il Roswell Report - Case Closed” con i suoi buffi manichini e “Il ruolo della CIA nello studio degli UFO dal 1947 al 1990” con le sue superficiali spiegazioni di tipo esclusivamente convenzionale (aerei spia U-2 e SR-71 Blackbird), sembrano, per modi e tempi e soprattutto per l’imponente battage pubblicitario che le sostiene, una replica obbligata all’inesorabile ascesa del libro scritto dal Colonnello Corso. Circa le testimonianze l’elenco è lunghissimo.

Da quella “ufficiale” del tenente Walter Haut, addetto alle informazioni presso la base di Roswell ed autore del comunicato stampa rilasciato all’Associated Press, a quella “circostanziata” di Jesse Marcel Jr. (ed indirettamente quella del padre in punto di morte), a quelle commoventi di Frank Kaufmann e Glenn Dennis, fino ad arrivare ai cosiddetti rivelatori come Lazar e Wolf. In quest’ottica si inserisce la testimonianza ed il curriculum militare del Colonnello Corso ma, soprattutto, la sua storia, forse “ritoccata” dalle abilissime mani del coautore Birnes (che peraltro si “pappa” da solo gli elevati guadagni per le vendite del libro!) che è quindi il probabile responsabile delle inesattezze presenti nella prima parte del testo. Ottant’anni ed una lucidità fuori dal comune, due occhi penetranti che ti trasmettono grandi emozioni, una assoluta, indiscutibile sincerità. Se qualcuno mi dicesse (e riuscisse a convincermi!) che quest’uomo racconta una storiella imparata a memoria penserei immediatamente a quanto sia stato immeritato l’ultimo premio assegnato ad un famoso concorso internazionale di cinematografia. Ma questa è una storia vera, la storia di una vita incredibile che è, in pochissimo tempo, diventata un best seller negli Stati Uniti e un documento fondamentale nella storia dell’ufologia moderna.

Quest’uomo mite e gentile, sempre disponibile, ti racconta di quando ha “visto” e “toccato” un essere di un altro pianeta. Era una domenica sera, quel 6 luglio 1947, quando entrò nel reparto veterinario di Fort Riley e vide in una bara di vetro un corpo, che pareva quello di un bambino, immerso in un liquido bluastro e gelatinoso. Poi vide quella testa, enorme e sproporzionata, quegli occhi grandi, niente naso, bocca ed orecchi. Anni dopo, svolgendo importanti mansioni presso il reparto Ricerca e sviluppo dell’Esercito, ai diretti comandi del Generale Trudeau, il file top secret su Roswell giunge nelle sue mani. E’ l’inizio di una nuova avventura. A capo dell’Ufficio Tecnologie Straniere dà’ il via a ricerche che hanno portato a penetrare (anche se in modo estremamente limitato) la scienza aliena. Da quegli studi abbiamo sviluppato, i cicuiti integrati, i transistors, gli acceleratori di particelle. Dalle strutture super tenaci dello scafo abbiamo creato il Kevlar e scoperto l’esistenza delle fibre ottiche. Dai loro strumenti abbiamo “ricreato” il laser. I risultati finali si sarebbero concretizzati nell’Iniziativa Strategica di Difesa o SDI voluta da Ronald Reagan, nella tecnologia Stealth e nel sistema HAARP. Alla morte del generale Trudeau, avvenuta qualche anno fa, decide di scrivere questo libro -semplicemente- perché sente che è giunto il momento di farlo.

O forse perché un ragazzino di nome Andrew, suo nipote, gli chiede “E’ vero che hai visto il nonno di E.T.?”. Rispetto al libro, il Colonnello ci fornisce nuovi particolari. Il cervello era diviso in quattro sezioni ed erano presenti due microchips al Silicio, uno all’interno del cranio e uno nell’occhio. Durante la conferenza stampa un’altra importante precisazione: gli alieni e il disco sono una cosa unica, un meccanismo integrato che “vive” tramite pulsazioni elettromagnetiche. Gli umanoidi, infatti, non hanno bisogno di cibo ed aria, sono semplicemente un “pezzo” dell’astronave, usano tecnologia a base silicio e sistemi di comunicazione al laser, senza impianti igienici o di refrigerazione e riscaldamento. Una perfetta macchina biologica concepita per viaggiare nello spazio. Corso è convinto che quello di Roswell non sia il primo (e probabilmente neppure l’ultimo) ufo-crash che si sia verificato sul nostro pianeta. Cita, in proposito, tutta la casistica relativa ai Foo Fighters della seconda Guerra Mondiale che lui identifica in veicoli elettromagnetici tedeschi risultato di lavori di retroingegneria su di un oggetto alieno, presumibilmente, precipitato in Germania durante gli anni trenta. I pezzi di quell’immenso ed infinito puzzle che costituisce la fenomenologia ufo, sembrano prendere -finalmente- la loro esatta posizione. Ma un grande rammarico il Colonnello ce l’ha. E mentre te lo racconta gli occhi si inumidiscono. Noi -racconta- abbiamo realizzato solo una piccolissima parte di quella “Nuova Scienza” che gli alieni ci avevano “regalato”.

Ci siamo concentrati soprattutto nello sviluppo degli armamenti ed in particolare delle armi nucleari. Su progetti di distruzione invece che di creazione. Non abbiamo capito che il vero “oggetto” su cui dovevamo concentrarci era il “clone”, il pilota dell’astronave, così diverso ma anche così simile a noi. La ricerca doveva portare ai “Creatori” degli alieni e di questa “Nuova Scienza”. In queste parole, semplici ma dotate di una potenza sconvolgente, si trova la vera novità della testimonianza di Corso. E, a mio giudizio, rappresenta una percezione del problema molto differente se paragonata a quella che traspare dal libro scritto con Birnes. In tutto il testo, infatti, prevale una concezione degli alieni decisamente non positiva. Il Colonnello parla esplicitamente di “guerra” e di “atteggiamento ostile”. Pur essendo convinto della veridicità dei racconti che, in tutto il mondo, descrivono contatti con entità aliene da parte di gente comune, piloti, militari e ricercatori, non è mai venuto a conoscenza di altri tipi di esseri, diversi da quello che lui, personalmente, ha visto e toccato a Fort Riley e di cui ha visionato il referto autoptico. E non esprime pareri su vicende di cui non ha una conoscenza diretta.

Il problema adesso, per il Colonnello, è scoprire chi sono i “clonatori” degli alieni. In proposito ha appena terminato la stesura di uno studio sugli extraterrestri ed il modello di EBE da loro realizzato. Racconta di averne discusso con medici e scienziati che sarebbero rimasti affascinati e scossi dalle sue analisi. Applicando rigorosamente il metodo deduttivo di indagine: (tipico delle Agenzie di “Intelligence”) “ragionare sulle intenzioni, individuare una trama e quindi risalire all’origine di chi l’ha ideata”, Corso si è fatto un’idea ben precisa circa questi “Creatori”. Ed è un idea che potrebbe spazzare via buona parte della ricerca ufologica degli ultimi 10-15 anni. Ad una mia precisa domanda : “Secondo Lei, Colonnello, come sono fatti ?”, la risposta è stata semplice ma molto efficace. “E’ stato scritto - e mentre parlava, in un chiaro italiano, sorrideva - Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”. Questa è la sconvolgente verità di P. J. Corso. “Loro” sarebbero identici a noi e i cloni, per quanto diversi in apparenza, lo proverebbero.

La loro fisiologia presenterebbe sconcertanti similitudini biologiche con gli esseri umani e sembrerebbe rappresentare la fine di un processo di ingegneria genetica teso a realizzare un “soggetto” capace d’intraprendere lunghi viaggi interplanetari a velocità ed in ambiente non convenzionali. In tutto ciò non trovo, sinceramente, niente di negativo. La presunta “ostilità” degli alieni, che peraltro accompagna tutto il testo scritto da Corso, stride con le ultime affermazioni del Colonnello e fa “a pugni” con quella forte corrente della comunità ufologica che parla continuamente di rapimenti e mutilazioni animali. Se decidiamo di accettare -e non vedo come potremo fare altrimenti- come genuine ed autentiche le dichiarazioni di Corso dobbiamo necessariamente fare alcune considerazioni. Certamente questa testimonianza non è, e non potrebbe esserlo per sua diretta affermazione, esaustiva. Ma, riconoscendo che la posizione che occupava all’interno dei Servizi di “Intelligence” dell’Esercito americano rappresenta, senza dubbio alcuno, la collocazione ideale per poter accedere alle informazioni - tutte le informazioni- riguardanti gli ufo, risulta molto difficile credere che rapporti relativi ad altri crash o a tipologie differenti di alieni non siano passati sul tavolo dell’Ufficio tecnologie dove Corso ha lavorato per tanti anni. Forse, e si tratta di una semplice ipotesi, il Colonnello è stato, egli stesso, una pedina inconsapevole durante quel periodo. Forse sapeva semplicemente ciò che gli si voleva far sapere. Altri, altrove, magari nei servizi di “Intelligence” delle altre Armi, svolgevano mansioni analoghe alle sue.

Ma questa è un’ipotesi molto debole da difendere. Il suo curriculum parla da solo, le sue dichiarazioni, a differenza di quelle di molti altri, reggono e trovano continue conferme contemporanee ma indipendenti. Eventualmente, in quest’ottica, dovremmo invece rivedere tutte le nostre convinzioni circa quei fenomeni e quegli episodi che colleghiamo in modo diretto al fenomeno ufo come le abductions. A tal proposito, Corso è stato categorico: “Le abductions? Noi non facevamo abductions. Dovevamo costruire armi e capire il funzionamente di ciò che ci trovavamo tra le mani”. La risposta è molto più ampia di ciò che sembra in apparenza. Cosa c’era, e cosa c’è tuttora, alla base di un fenomeno che riguarda milioni di persone in tutto il pianeta e che è -tranne poche e recenti eccezioni- vissuto in termini molto negativi? Forse una spiegazione è rinvenibile proprio ne “Il giorno dopo Roswell”. Ma non nei riferimenti diretti ai rapimenti e alle mutilazioni animali bensì, in tutte quelle continue citazioni circa l’onnipresente invadenza della CIA, intesa come il vero nemico dei progetti di Trudeau e Corso. Chi scrive non nasconde la sua graduale elaborazione di ipotesi “eretiche” circa il fenomeno dei rapimenti, ma è perlomeno curioso che lo “stimoceiver”, il dispositivo costituito da un elettrodo di profondità miniaturizzato che inserito nel cranio permette di esercitare un altro grado di controllo sulle reazioni del soggetto, sia stato inventato da Josè Delgado tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, e abbia probabilmente dato origine a quella linea di sviluppo tecnologico culminante con i chips neurali o sonde impiantate -forse- in alcuni detenuti in California o utilizzate da “black projects” della National Security Agency. Un’ipotesi, a mio giudizio altamente credibile, potrebbe far risalire simili dispositivi ad uno studio di retroingenieria effettuato su materiale esogeno (i microchips al silicio menzionati dal Colonnello?) recuperato in seguito ad un ufo crash.

Tempi e modi coincidono perfettamente e quale organizzazione, istituzione od ente governativo sarebbe, logicamente, interessato a strumenti utilizzabili per il controllo e per l’acquisizione di informazioni? La risposta è superflua, ma ciò apre, per tutti noi, nuove prospettive di lavoro e rimette in discussione certezze (o quasi certezze) date per scontate. Forse siamo realmente all’interno di un “piano” globale finalizzato ad educare le nuove generazioni ad una nuova e diversa percezione del fenomeno ufo e forse esiste realmente una “fazione” governativa che favorisce il lento, ma graduale, rilascio di informazioni. Ed infatti, lo stesso Corso parla di amicizie importanti “... la FBI è dalla mia parte ...” che lo sosterrebbero in questa sua battaglia per la verità contro le forze oscurantiste capeggiate dalla CIA. Comunque sia è indubbio che certe produzioni cinematografiche di fantascienza - soprattutto recenti - sembrano privilegiare fini di tipo “educativo” a quelli di puro intrattenimento e, all’interno di questo contesto, dovremmo rileggere con maggiore attenzione i casi e le vicende che, in questi ultimi anni hanno investito la comunità ufologica internazionale.

Si tratta di un lavoro delicato che finirà necessariamente per urtare qualcuno. Ma deve essere fatto, rimettendo in discussione anche dati già acquisiti (o presunti tali) ed eliminando tutto -o in buona parte- quel materiale che non trova corrispondenza nelle affermazioni di Corso e che potrebbe (e ciò indipendentemente dalla sua autenticità) fare parte di quel grande “piano” di cui parlavamo prima. Da parte mia sono grato al Colonnello Philip “Filippo” Corso per ciò che mi ha riferito e per la sua estrema gentilezza e disponibilità. Credo che l’ufologia abbia trovato non il suo “Santo Graal” ma bensì un interlocutore di importanza storica e fondamentale per tutte le persone -e non necessariamente solo coloro che sono interessati alla fenomenologia ufo- che hanno a cuore la ricerca della verità. L’attacco puerile, ma imponente a cui è sottoposto in questo periodo (tranne rarissime eccezioni -peraltro non assolute-) unitamente alle spiegazioni di tipo ufficiale, fornite da CIA ed Aeronautica, non fa altro che confermare quanto il Colonnello sia diventato -improvvisamente- un personaggio alquanto scomodo.Tra le persone che lo accompagnavano, durante la sua permanenza a San Marino, si raccontava di “strani individui” che sembravano pedinarlo dovunque andasse. Non so se ciò sia vero ma non mi meraviglierebbe più di tanto scoprirlo. So invece -questo sì- che quell’ufficiale che risponde al nome di Philip J. Corso, ricopriva, durante gli anni ’60, all’interno della struttura di “Intelligence” dell’Esercito americano la posizione, quella unica posizione, che gli avrebbe permesso di scoprire ciò che vi era di vero in quell’ammasso confuso di notizie che riguardava strani oggetti che volavano sopra le nostre teste. Se, a distanza di tanti anni, quando ciò è diventato possibile -o forse è diventato impossibile continuare a tacere- quell’uomo racconta una storia, noi dobbiamo prestargli la massima attenzione possibile.

Fonte: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6873

Famoso Astronauta NASA conferma la presenza di ET

Lo Space Shuttle Columbia portò un gruppo di cinque astronauti in una missione attorno alla Terra durata 17 giorni, 15 ore e 54 minuti, la più lunga nella storia di questo veicolo. Durante questo viaggio è accaduto un evento che neanche il capogruppo, il Dr. Story Musgrave, è riuscito a spiegarsi, mentre guardava dalla finestra dello Shuttle.


Un grosso oggetto di forma discoidale è apparso sotto il Columbia. Lo Shuttle era ad una altezza di circa 190 miglia.

Il disco è stato osservato apparire miracolosamente dal nulla, volare attraverso le nubi sottostanti e spostarsi da destra a sinistra, mentre gli astronauti fissavano con stupore. Il bordo esterno del mezzo sembrava ruotasse in senso antiorario. Sembrava molto grande (rispetto alla spazzatura spaziale o al ghiaccio staccatosi), approssimatamente tra i 50 ed i 150 piedi di diametro.

L’ Astronauta è stato intervistato dopo la missione, ed ha detto che non sa di cosa potesse trattarsi, forse di una rondella, di un pezzo di ghiaccio o di un detrito. Aveva caratteristiche simili a cose già viste, ma è apparso dal nulla. “Potreste pensare che se vi stesse mostrando il lato scuro o un altro lato, potreste pensare di poterci vedere qualcosa. E’ davvero impressionante.”

Durante una precedente intervista il Dr. Musgrave aveva comunicato d’aver tentato di comunicare con vite ET durante tutti e sei i suoi viaggi, dicendo di portarlo con loro. Sicuramente molto coraggioso. L’ astronauta è ormai in pensione. Da allora è un convinto sostenitore della vita ET, e quando ne parla una persona capisce che lui è realmente a conoscenza di ciò che afferma. Come per la diapositiva finale che mostrava un Grigio nella sua ultima conferenza, il Dr. Musgrave ha affermato “Questi tizi esistono, posso assicurarvelo”.

Fonte: http://www.agoracosmopolitan.com/home/Frontpage/2007/11/09/01935.html

Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

Comunicazioni spaziali tramite neutrini?

Se esistesse un'ipotetica civiltà extraterrestre in grado di viaggiare nello spazio meglio di quanto possiamo fare noi oggi, di certo ha elaborato un sistema molto complesso per le comunicazioni interplanetarie o interstellari. Luce? Laser? Radiazioni? Tunnel quantistici? L'ipotesi avanzata dal fisico John Learned dell'Università delle Hawaii ha come protagonisti i neutrini.


Il neutrino è una delle particelle meno comprese della fisica. Ha una massa minuscola (da 100.000 a 1 milione di volte meno di quella di un elettrone), privo di carica elettrica e insensibile alla forza elettromagnetica, in grado di attraversare qualunque cosa. Basti pensare che ogni centimetro quadrato del nostro pianeta viene attraversato ogni secondo da decine di miliardi di neutrini di natura solare, apparentemente senza influire sulla realtà che conosciamo.

Ma sono proprio queste sue caratteristiche che per certi aspetti rendono il neutrino ideale per la comunicazione spaziale. Possono attraversare indisturbati nubi di gas interstellare, pianeti, stelle, e qualunque altro corpo non esotico dell'universo.

Secondo Learned, un'ipotetica civiltà aliena potrebbe creare un fascio di neutrini contenente informazioni. Questo raggio avrebbe livelli energetici decisamente diversi dai neutrini di origine naturale, rendendo possibile determinare se si tratta di qualcosa di anomalo (anche se non necessariamente di origine artificiale) o meno.
"Tutto ciò che facciamo è scienza d'esplorazione: non si conosce il gioco; non si sa se si è nel gioco; non si conoscono le regole del gioco...il che rende tutto questo così divertente" dice Learned.

"Se ci fosse una civiltà come la nostra che si trovasse al punto di costruire grandi rilevatori di neutrini, vedrebbe questo segnale come unico, e avrebbe ogni ragione per dire 'Che diavolo sta succedendo? Di certo questo segnale non è di origine naturale'. E' qualcosa che attirerebbe l'attenzione al primo rilevamento".

Una delle proposte di Learned è che questa ipotetica civiltà possa essere in grado di modificare il ritmo di brillamento di alcune stelle pulsanti, come le Cefeidi, stelle definite "variabili" che modificano la loro luminosità contraendosi ed espandendosi a ritmo regolare.

"L'idea" continua Learned, "sarebbe quella di una civiltà avanzata che mette in piedi un acceleratore di particelle mostruoso...raccoglie l' energia dalla sua stella, la immagazzina e la spara verso una stella al momento giusto, causando un brillamento un po' prima del previsto. Il risultato è che la stella inizierebbe a brillare con un periodo variabile".

A livello pratico, non è così facile come spiegarlo su un blog in tre righe. I neutrini sono parecchio sfuggenti, e inviare un messaggio complesso sarebbe estremamente difficile, oltre che poco performante nel rapporto tra quantità dei dati ed efficienza del segnale.

"La maggior parte degli esperimenti sui netrini di oggi rileva solo una particella in un milione" dice Seth Shostak, celebre astronomo del SETI. "Se l'idea fosse quella di catturare la nostra attenzione con solo 10 neutrini rilevati (un messaggio poco complesso che dice soltanto 'Stiamo cercando di metterci in contatto'), inviare un messaggio minuscolo richiederebbe tanta energia quanta quella consumata ogni giorno da automobili, camion, treni, navi e aerei di tutto il pianeta".

"Se gli extraterrestri, nel loro impeto di trovare nuovi amici, stessero cercando di contattarci al ritmo di una parola al secondo, la loro bolletta ammonterebbe a 300 milioni di milioni di milioni di dollari al mese, considerando dei prezzi simili a quelli che pagate voi. Potrebbe essere troppo anche per alieni molto ricchi".

Battuta a parte, l'idea è interessante, anche se probabilmente poco pratica per la tecnologia che conosciamo. Mai dire mai, comunque, specialmente se si parla di neutrini.

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/2011/04/comunicazioni-spaziali-tramite-neutrini.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+DitaDiFulmine+%28Dita+di+Fulmine%29

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