Visualizzazione post con etichetta marte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marte. Mostra tutti i post

giovedì 22 novembre 2012

Bbc e Alieni, quando lo “scoop” fa stoltamente paura...e le novità da Marte...

Questa è proprio bella… Come riportano il Telegraph e il Guardian, e come mi ha segnalato la nostra Delphie – che ringrazio per la… rassegna stampa mentre continuo ad essere svantaggiato dal fuso orario nel quale mi trovo ora -, quelli della Bbc sono riusciti nell’impresa da primato del mondo di stoppare un’iniziativa interessante, curiosa e intelligente. E tutto, e solo, perché ci sono/ci potrebbero essere di mezzo gli Abbc, alieni,martelieni, fonte di paura o di potenziale attacco a gerarchie, equilibri e interessi corporativistici. La grettezza e la stupidità al massimo livello, insomma. Ma di che cosa si tratta? Di questa vicenda, raccontata dal professor Brian Cox a un canale radio della Bbc (la foto che pubblichiamo è tratta da The Guardian/The Observer). Cox per la stessa emittente, ma sul fronte televisivo, cura uno show di un certo successo. Ebbene, per cercare qualche spunto nuovo e fuori dal comune, ha avuto l’idea, assieme al suo staff, di far puntare il telescopio Jodrell Bank verso il Threapleton Holmes B, scoperto circa un anno fa. L’obiettivo? Verificare se da quelle parti giungono segnali di vita intelligente. Ma i dirigenti della Bbc l’hanno stoppato: “No, non puoi procedere: una cosa del genere viola le regole dell’azienda. Dobbiamo rispettare delle norme di tutela e di sicurezza, nel caso ottenessimo un risultato del genere”. Cox non credeva alle sue orecchie: “Ma come? Potremmo avere lo “scoop” che cambierebbe la storia dell’umanità e voi mi dite che vi preoccupate della tutela e della sicurezza, che ci sono delle linee guida da rispettare?…” Ad ogni modo, la Bbc è recidiva. Il professore, infatti, ha svelato che voleva fare qualcosa di simile su Marte: realizzare un filmato e proporlo ai telespettatori, invitandoli ad aiutare la ricerca di segnali di attività geologica, presupposto di una possibile presenza della vita nel passato o nel presente del pianeta. “Ma metti in palio un premio a chi trova qualcosa?” è stata la risposta. Sconcertante.


Pianeta Rosso e Nasa, si attende un annuncio...

Riporto qui il link del portale di astronomia Coelum, di sicuro un sito serio e attendibile. C’è la notizia di un imminente annuncio della Nasa in merito alle esplorazioni del rover Curiosity sul suolo marziano. Da quello che si è appreso – gli spifferi filtrano sempre, in questi casi – la sonda avrebbe raccolto materiale particolarmente interessante, “addirittura dal significato sconvolgente”, secondo quanto ha dichiarato una fonte. Non resta che aspettare e vedere di che cosa si tratta. E soprattutto se si tratta di qualcosa che davvero ha relazione con la ricerca più importante della storia dell’umanità.

Fonte: http://misterobufo.corriere.it/2012/11/20/bbc-e-alieni-quando-lo-scoop-fa-paura/curiosity-lands-on-mars/

mercoledì 11 gennaio 2012

Stephen Hawking: colonizzaremo Marte entro pochi anni, ma dovremo guardarci dall’incontro con gli “alieni”

Il famoso cosmologo inglese, Stephen Hawking, è tornato a parlare di un probabile quanto ormai prossimo incontro con gli alieni. Lo ha fatto durante un’intervista rilasciata al programma radiofonico Today (dell’emittente BBC) in occasione del compimento del suo settantesimo compleanno.


Secondo l’eminente scienziato, l’uomo certamente finirà con il colonizzare entro pochi anni il pianeta rosso, ma dovrà guardarsi dall’incontro con gli “alieni”. Un concetto ripetuto più volte in passato e ribadito anche in questa occasione. Secondo Hawking, però, l’uomo ha necessità di esplorare lo spazio e trovare un’alternativa alla Terra. Grazie al comportamento umano, siamo a rischio estinzione futura ed abbiamo la necessità di “colonizzare lo spazio, stabilire colonie autosufficienti su Marte ed altri corpi del sistema solare entro i prossimi 100 anni o poco più”. A chi gli chiede cosa ne pensa sull’esistenza di vita nello spazio egli risponde: “La scoperta di vita intelligente altrove nell'universo sarebbe la più grande scoperta scientifica mai effettuata. Ma sarebbe molto rischioso tentare di comunicare con una civiltà aliena. Se gli alieni avessero deciso di farci visita il risultato potrebbe essere identico a quello ottenuto dagli Europei quando sbarcarono sul continente americano: l’estinzione dei nativi locali”. E’ quindi questo che dobbiamo aspettarci da un futuro contatto alieno? Speriamo di no, ma se l’alternativa deve essere l’estinzione di massa sul nostro pianeta, forse è meglio correre il rischio….

Fonte: http://www.huffingtonpost.co.uk

martedì 2 agosto 2011

Progetto Redsun: Aldrin ed Armstrong su Marte nel 1970?

Un astronauta cammina sul terreno rosso di Marte, ricco di ossidi idrati di ferro. Al collo, ha una telecamera per riprendere quei primi passi storici. Che nessuno, però, dovrà vedere. Perché quell’uomo chiuso in una tuta spaziale pressurizzata con la bandiera americana stampata sul braccio, lì – ufficialmente- non c’è mai stato.


Potrebbe essere l’incipit di un libro di fantascienza. Invece è quello che una “gola profonda” racconta. E così una pagina di Storia dell’esplorazione spaziale cancellata a bella posta, rimossa, stracciata dai libri, sembrerebbe riemergere nei ricordi e nelle ammissioni di chi c’era o sapeva.
Delle presunte missioni spaziali sul Pianeta Rosso, hanno già parlato alcuni dei più noti insider americani (dall’ex sergente maggiore dell’esercito Bob Dean al sedicente ingegnere dell’Area 51 Bob Lazar) e sul web circolano anche filmati che mostrano Marte visto dall’oblò di un’astronave o da un “fly-over” sulla sua superficie.
Ma i dettagli che Luca Scantamburlo- scrittore e ricercatore freelance- ha ricevuto da un suo contatto personale e segreto vanno oltre. L’uomo- presumibilmente un militare di area Nato che ha avuto modo di visionare materiale scottante- ha rivelato infatti come e quando queste missioni avvennero, da dove partirono, quale centro le controllò e quale ne fu l’obiettivo.
Non solo: ha fornito anche del materiale a sostegno delle sue affermazioni: 4 foto che ritrarrebbero, per l’appunto, un astronauta americano sul suolo marziano. Nel 1970…
Una di queste immagini è già stata resa nota da Scantamburlo sul suo sito (www.angelismarriti.it) nella primavera scorsa. Le altre, inedite, saranno mostrate domani sera, nella puntata della mia rubrica “Extremamente” in onda all’interno della trasmissione di Italia 1 “Tabloid”. Sarà lo stesso scrittore a spiegare al pubblico i particolari ancora poco chiari di questa vicenda apparentemente incredibile che potrebbe però celare una verità inconfessabile.

Di seguito il documento tratto da angelismarriti.it






Fonte: http://www.extremamente.it/2011/08/01/un-astronauta-su-marte-extremamente-mostra-le-foto-mai-viste/

Fonte: http://www.angelismarriti.it/comunicati_stampa/progettoredsun-aldrin-armstrong-marte1970.htm

martedì 7 giugno 2011

C'è una stazione su Marte": scoperta o bufala?

Bio-stazione Alpha. E' il nome dato dal suo scopritore, un astronomo dilettante - David Martines - a una struttura rintracciata su Marte attraverso il web. Durante una delle sue "missioni" spaziali - comodamente seduto sul suo divano di casa e consultando Google Mars ha individuato una strana macchia



Guardando le immagini nel video si vede una sottile linea bianca appoggiata alla terra rossa. Ingrandendo lo scatto ci si trova davanti un gigantesco edificio costruito sulla superficie del pianeta. Il video della scoperta è commentato dallo stesso David Martines: "Si tratta di un edificio artificiale - racconta - rocce e montagne non c'entrano niente". E aggiunge: "L'ho chiamata Bio-stazione Alpha perché sono sicuro che sia abitata, o che lo sia stato in passato". Poi passa alla descrizione: "E' davvero molto grande, lungo circa 700 piedi e largo 150. Sembra un cilindro o una struttura costruita da più cilindri".


Fonte: http://www.segnidalcielo.it/index.php/segnidalcielo-news/442-marte-misteriosa-struttura-aliena-trovata-da-un-astronomo-dilettante

martedì 29 marzo 2011

Test del Dna per extraterrestri

Un gruppo di ricercatori del MIT e Harvard University sta sviluppando uno strumento per cercare tracce di materiale genetico sul Pianeta Rosso. Potrebbe dimostrare che il progenitore comune di tutte le specie viventi è nato su un altro pianeta. In tal caso, saremmo tutti un po' marziani.


Presto potremo scoprire che in verità i marziani siamo noi. Da quando Darwin, più di 150 anni or sono, formulò la teoria dell’evoluzione delle specie, tutti sanno sin dalla scuola elementare che tutte le forme di vita sulla Terra discendono da un comune progenitore, comparso più o meno 3,5 miliardi di anni fa in circostante ancora da chiarire. Quello che oggi un numero crescente di scienziati sospetta è che questa sia solo la seconda parte della storia. Una storia iniziata molto prima e molto più lontano. Il microrganismo “numero zero” poteva non essere autoctono, bensì immigrato. Nato su un altro pianeta, Marte, e trasportato quaggiù a bordo di un meteorite. Se le cose stanno davvero così, ce lo dirà uno strumento sviluppato da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Università di Harvard.

E come dimostrare il legame di parentala, se non attraverso il fatidico test del DNA? Anche sul Pianeta Rosso, frammenti di materiale genetico (DNA o RNA) potrebbero essere cruciali per risalire alla verità, come nelle migliori indagini poliziesche. È quello che intendono cercare Christopher Carr e Clarissa Lui del Dipartimento di Scienze della Terra, Atmosferiche e Planetarie del MIT, insieme al biologo molecolare Gary Ruvkun, del Massachusetts General Hospital e Harvard University, attraverso il Search for Extra-Terrestrial Genomes (SETG). Lo strumento è stato presentato nel corso della IEEE Aerospace Conference in Montana.

L’idea che i marziani siamo noi può sembrare balzana, ma gli indizi a sostegno non mancano. Primo, nelle prime fasi del Sistema Solare, il clima sui due pianeti rocciosi attigui, Marte e Terra, erano molto più simili di quanto non siano adesso, quindi la vita che si è sviluppata sull’uno potrebbe aver avuto chance anche sull’altro. Secondo, è un fatto che circa un miliardo di tonnellate di rocce abbiano viaggiato da Marte verso la Terra, raschiate via dall’impatto di asteroidi. E per questioni di dinamiche orbitali, è 100 volte più semplice per le rocce viaggiare da Marte a Terra che viceversa. Terzo, i microrganismi riescono a sopravvivere nello spazio interplanetario e resistere allo shock di violenti impatti. Pertanto, se la vita si fosse sviluppata là, i microrganismi marziani potrebbero aver contaminato la Terra e tutte le specie potrebbero essere discendenti di un extraterrestre.

I ricercatori del MIT si sono messi in testa di scoprirlo. Intendono raccogliere campioni di suolo marziano, isolare qualsiasi traccia microrganismi o resti fossili vi sia, separare il materiale genetico e analizzarlo con le stesse tecniche che si usano nelle indagini forensi sulla Terra. Obiettivo: cercare similitudini con le sequenze del DNA terrestre (il DNA può preservarsi fino a un milione di anni e, sebbene ogni specie abbia il suo specifico codice, alcune porzioni sono praticamente universali). L’impresa è ardua, senza dubbio. Poggia, però, su basi solide. Sonde e rover spediti su Marte hanno mostrato che, un tempo, c’era acqua allo stato liquido, e forse ce n’è ancora nel sottosuolo, condizione imprescindibile per la vita.

Ci vorranno altri due anni per completare il prototipo del dispositivo SETG. Per il momento, non è ancora stato “prenotato” da una delle prossime missioni in partenza per Marte. Se in futuro spiccherà il volo a bordo di una sonda, abbinato a un rover scavatore, sarà il primo caso di CSI nello spazio.

Fonte: http://www.media.inaf.it/2011/03/24/test-del-dna-per-extraterrestri/

giovedì 24 marzo 2011

Il nostro DNA è forse un'eredità marziana?

Secondo diversi scienziati planetari, è plausibile immaginare che le specie viventi che popolano la Terra, uomo compeso, possano aver avuto origine su un altro corpo celeste. Una delle ipotesi più interessanti, e probabilmente una delle più realistiche se si parla di panspermia, è che frammenti di materiale organico proveniente da Marte siano giunti sul nostro pianeta a bordo di meteoriti.


C'è però un problema: stabilire con certezza se un campione organico proviene effettivamente da Marte o da un altro corpo planetario, ed escludere la possibilità della contaminazione terrestre. E' per questo motivo che i ricercatori di MIT e di Harvard hanno sviluppato una nuova tecnologia per la ricerca e l'analisi di patrimoni genetici appartenenti a possibili forme di vita extraterrestri.

Il concetto è basato su diversi elementi ormai dati per certi se si parla di Marte. Uno di questi è la straordinaria somiglianza che Marte e la Terra avevano milioni di anni fa: il clima dei due pianeti era abbastanza simile, ed è ragionevole supporre che qualunque cosa fosse in grado di sopravvivere su un pianeta fosse capace di farlo anche sull'altro.

Nel corso dell'evoluzione planetaria, circa un miliardo di tonnellate di roccia ha viaggiato per milioni di chilometri nello spazio, coprendo la distanza Marte-Terra e precipitando sul nostro pianeta. Sappiamo che alcuni microrganismi sono in grado di resistere allo shock del viaggio e dell'impatto sulla Terra, oltre al fatto che ci sono forme di vita che potrebbero sopravvivere per migliaia di anni in attesa di condizioni tali da poter riprendere tutte le attività biologiche più complesse.

Insomma, abbiamo ormai accertato che negli ultimi 2-3 miliardi di anni di anni ci sono state condizioni favorevoli affinchè lo scambio di materiale organico tra Terra e Marte potesse avvenire. Non c'è certezza che questo scambio si sia davvero verificato, ma è un'ipotesi sull'origine della vita sul nostro pianeta che non va di certo scartata.

Ma come comprendere se effettivamente le specie viventi terrestri hanno antenati su Marte? L'unica soluzione è studiare il Pianeta Rosso, ormai biologicamente morto (pare) ma con condizioni tali da poter conservare tracce e fossili di origine biologica per un periodo molto più lungo rispetto a quanto si verifica sulla Terra.

L'apparecchio ideato dal MIT, chiamato SETG (Search for Extra-Terrestrial Genomes), è in grado di prelevare un campione di suolo marziano, di isolare ogni eventuale microrganismo vivente o fossile presente nel campione, e estrarre il materiale genetico per analizzarne la sequenza. "E' un grande progetto" dice Christopher Carr, ricercatore del MIT, "ma se andiamo su Marte e troviamo forme di vita imparentate con noi, potremmo aver avuto origine su Marte. Oppure, se la vita è iniziata qui sulla Terra, potrebbe essere stata trasferita su Marte. In entrambi i casi, potremmo essere imparentati con la vita marziana".

Entrambi i pianeti erano in passato ricoperti d'acqua, con condizioni tali da poter consentire lo sviluppo della vita come noi la conosciamo. In tempi moderni, Marte ha perso la maggior parte della sua acqua, ma è possibile che continui ad esistere acqua liquida sotto la superficie.
"Oggi, su Marte, il posto migliore per cercare la vita è lo strato di terreno sotto la superficie".

Lo strumento elaborato dai ricercatori può scavare sotto la superficie marziana, prelevare un campione dallo strato di terreno che offre maggiori probabilità di trovare componenti organici, e studiare eventuali componenti biologiche dei campioni attraverso le tecniche comunemente utilizzate sulla Terra per l'analisi genetica.

In aggiunta, viene eseguita una ricerca su frammenti di DNA particolarmente comuni tra le specie viventi terrestri, allo scopo di cercare somiglianze tra patrimoni genetici provenienti da due differenti pianeti e confermare, o smentire, l'ipotesi della panspermia marziana.
Perchè pensare che sia Marte ad aver dato origine alla vita sulla Terra, e non sia stato il nostro pianeta ad aver esportato materiale biologico nello spazio? Una semplice ragione di buon senso: le dinamiche orbitali ci dicono che è 100 volte più semplice che una roccia marziana si "metta in viaggio" verso la Terra, piuttosto che il contrario.

Occorreranno probabilmente altri due anni per il completamento del SETG. I ricercatori stanno ultimando il prototipo e procederanno a breve con i test. Non è ancora previsto l'impiego di questo apparecchio in una delle future missioni su Marte, ma pare sia facilmente adattabile alla trivella di un lander o di un rover.

"Non è improbabile che la vita su Marte possa essere legata alla vita sulla Terra, e condividere una genetica comune" dice Christopher McKay, astrobiologo della NASA. "In ogni caso, sarebbe importante mettere alla prova questa ipotesi".

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/2011/03/il-nostro-dna-e-forse-uneredita.html

lunedì 13 settembre 2010

Vita e bugie su Marte...

Esistette una civiltà su Marte? Soprattutto due ricercatori in Italia hanno ipotizzato che il Pianeta rosso fu in tempi remoti abitato da esseri antropomorfi: mi riferisco all'ingegner Ennio Piccaluga ed al giornalista Gianni Viola, autori rispettivamente di "Ossimoro Marte" e del libro "La civiltà di Marte".



Gigantesche statue, piramidi, astroporti, edifici turriti (come su Venere?), ponti, collettori… sono strutture artificiali che Piccaluga e Viola riconoscono in immagini realizzate dalle sonde sovietiche e statunitensi. Se, al cospetto di volti, si può pensare a giochi di luci ed ombre o ad illusioni percettive, le piramidi sfidano, con le loro forme geometriche, le resistenze dei più increduli. E' certo che la N.A.S.A. nasconde ed ha nascosto scoperte riguardanti la Luna, Marte e, più in generale, informazioni relative al nostro sistema solare. E' palese che la Sfinge di Cydonia (altrimenti nota come Face on Mars) è un'enorme scultura e non una montagna erosa dagli agenti atmosferici: l'immagine originale è stata sottoposta a pesanti ritocchi ed il viso è diventato un mascherone. Se l'ente "scientifico"-militare statunitense mente in modo spudorato sul fenomeno delle chemtrails, avrà i suoi “buoni” motivi per occultare verità marziane.

Se si accetta che l'astro rosso fu abitato, bisogna chiedersi da chi e quale fu il destino del popolo ivi insediato. Considerando la fisionomia dei volti, si può presumere che i Marziani furono simili ai Terrestri: furono i nostri antenati? La piramide pentagonale di Cydonia è un riferimento a Venere o la prova che gli abitanti di Marte erano antropomorfi, dato che nel pentagono è inscrivibile la figura umana? Che cosa determinò il declino e la scomparsa della civiltà di Marte? Una catastrofe naturale o un conflitto? Qualche indizio pare collegare il corpo celeste al nostro pianeta, specialmente all'Egitto: le piramidi, il nome stesso El Cairo che significa "Marte", forse la Sfinge di Gizah.

Il passato, con le sue magnifiche civiltà, ed il presente, con le avventure spaziali, intrecciano enigmi: è noto che parecchie missioni fallirono, in seguito ad incidenti, errori di calcolo, presunti sabotaggi. Qualcuno non vuole che le esplorazioni scoprano tracce di vita intelligente, non di batteri.

Intanto l'acqua è stata trovata e le varie missioni hanno consentito di appurare che l'atmosfera del pianeta, benché assai rarefatta, non è molto diversa da quella di Gaia. Ormai si conoscono l’orografia con dorsali, tavolati e vulcani, i letti di fiumi prosciugati (i celebri canali di Schiaparelli), i fondali oceanici anch’essi in secca, le calotte ghiacciate dei poli… : mentre la planetologia ha acquisito molti dati certi, l’esobiologia e l’esoarcheologia stentano a documentare ed a suffragare le loro ipotesi, a causa soprattutto dell’ostracismo perpetrato dalla scienza accademica.

Lo studio dei miti e della storia antica ci offre utili indizi: le somiglianze tra l’architettura mesopotamica e la presunta ziqqurat di Marte paiono dare ragione a quegli autori che individuano delle radici esterne nelle civiltà che sbocciarono alla fine del Neolitico. Se gli abitanti di Marte avevano conseguito uno sviluppo tecnologico, poterono abbandonare il corpo celeste per approdare sulla Terra.

Pare che i Greci conoscessero i satelliti di Marte: sono forse evocati da Omero in Iliade XV e da Virgilio in Georgiche III. Il poeta di Andes scrive: “Martis equi biiuges et magni currus Achilli", ossia "I cavalli appaiati di Marte ed il carro del magnanimo Achille". “I pianeti sono dei”, si suole ripetere: gli scudieri e demoni di Marte, Deimos e Phobos, sono dunque i satelliti?

Alcuni obiettano: perché mai i Marziani avrebbero edificato monumenti che si possono vedere solo dall’alto? Certo, che se ragioniamo solo in termini pragmatici, secondo i pregiudizi dell’uomo contemporaneo, non comprenderemo mai perché un popolo decida di erigere costruzioni imponenti e che competono con il tempo. Forse le piramidi della Terra, i siti megalitici sorti un po’ in tutto il mondo, le linee di Nazca rispondono a mere esigenze pratiche? Tralasciamo i loro valori simbolici, quei manufatti sono testimonianze di genti aduse a confrontarsi con il fenomeno della precessione, con la meccanica celeste, con misteriose energie, con dimensioni invisibili.

Pare dunque che la cultura marziana fosse di tipo megalitico e pure un po’ megalomane: ciclopici edifici (non si adduca il motivo della pareidolia) sono le vestigia di un mondo oggi in rovina, ma un tempo grandioso.

Che la N.A.S.A., l’E.S.A., gli astronomi ortodossi continuino a negare l’evidenza è una prova che l’evidenza esiste. Le vere domande che ci poniamo dunque non riguardano solo il passato di Marte, ma pure un possibile legato etnico, genetico, culturale, un’eredità che, nel bene e nel male, continua a giocare il suo ruolo, benché in modo pressoché inavvertito, tra noi, uomini del XXI secolo.

Le prossime rivelazioni su Marte potrebbero essere mortali.

Fonte: http://zret.blogspot.com/

martedì 15 giugno 2010

Marte aveva un gigantesco oceano e 40.000 fiumi

Quando aveva appena un miliardo di anni Marte era un pianeta blu, ricco di acqua. Probabilmente un grande oceano nell’emisfero Nord lo occupava per un terzo, la terraferma era piena di laghi e i fiumi erano almeno 40.000.(vedi ricostruzione sotto)



E’ il ritratto di Marte com’era 3,5 miliardi di anni fa, descritto sulla rivista Nature Geoscience dall’italiano Gaetano Di Achille, che ha lasciato l’Italia, dove ha studiato nell’ universita’ di Pescara ”Gabriele D’Annunzio”, per gli Usa. ”E’ un altro passo verso la definizione del bilancio idrologico di Marte, anche se la conferma definitiva potra’ venire solo dal ritrovamento di sedimenti”, osserva il direttore della Scuola internazionale di scienze planetarie (Irsps) dell’universita’ di Pescara, Gian Gabriele Ori. Due anni fa il suo gruppo aveva studiato la firma chimica dell’antico oceano. ”Ora aggiungiamo un altro tassello importante”, dice Di Achille, che nel Laboratorio di Fisica spaziale e dell’atmosfera dell’universita’ del Colorado ha lavorato con il geologo planetario Brian Hynek. Il nuovo panorama di Marte e’ il risultato della prima ricerca che riunisce i dati osservati dal 2001 ad oggi dai satelliti di Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa) in orbita attorno a Marte. Per Di Achille ”non e’ ancora una prova definitiva”, ma sembra ormai molto probabile che in passato un oceano profondo circa 550 metri copriva il 36% del pianeta e conteneva circa 124 milioni chilometri cubi di acqua. Non si puo’ escludere che un ambiente come questo possa avere ospitato forme di vita. Analizzando le valli scavate dai 40.000 fiumi marziani e i depositi nei delta di 52 di essi, i ricercatori hanno trovato la conferma che ”il ciclo dell’acqua su Marte era molto simile a quello della Terra, con piogge, acqua che scorreva sulla superficie, si accumulava in laghi e in un oceano, formava ghiacciai ed evaporava”, spiega Di Achille. I confini del grande oceano marziano erano delineati dai depositi fluviali dei 52 delta considerati nella ricerca (29 dei quali erano collegati sia all’oceano sia ai tanti laghi vicini); i grandi fiumi che confluivano nell’oceano erano alimentati da numerosi affluenti e, come sulla Terra, erano sullo stesso livello. ”Difficile dire – prosegue il ricercatore – quanto sia durato tutto questo e resta da capire che fine abbia fatto tutta quell’acqua”. Secondo una delle ipotesi piu’ accreditate circa 3,5 miliardi di anni fa Marte perse il campo magnetico che lo proteggeva dal vento solare; esposta alla miriade di particelle provenienti dal Sole, l’acqua rimase senza difese, le sue molecole cominciarono a dissociarsi, disperdendosi nell’ atmosfera. Parte di quell’acqua e’ ancora presente, sotto forma di ghiaccio, nel terreno e nelle calotte polari di Marte. Ora Di Achille proseguira’ le sue ricerche su Marte in Olanda. Scaduto il periodo di lavoro in Usa, in questi giorni e’ in Italia e in autunno si trasferira’ in Olanda, nel Centro di ricerche dell’Esa. ”Starei volentieri in Italia – ha detto – perche’ e’ possibile fare queste cose anche qui, ma non c’e’ purtroppo la possibilita’ materiale di fare questo lavoro. Ogni giorno cerco i concorsi per ricercatori, ma non ci sono, devo arrangiarmi cosi”‘.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/06/14/visualizza_new.html_1822573078.html

domenica 6 giugno 2010

Nuova Scoperta Aumenta la Probabilità di Vita Microbica su Marte

La scoperta di batteri mangia-metano in una regione molto speciale del nord estremo del Canada supporta la teoria dell’esistenza di simili organismi anche su Marte. I ricercatori hanno scoperto batteri che si nutrono di metano in una sorgente freddissima e ricca di metano che si trova in una piccola isola chiamata Axel Heiberg in Canada, e spiegano come questa sorgente è molto simile a quelle che potevano esistere in passato su Marte, o che potrebbero ancora esserci adesso in alcune regioni. Cosi arriva un altra prova della probabilità di trovare vita su Marte.



La sorgente, chiamata Lost Hammer supporta la vita microbica. E’ cosi salata che non ghiaccia nonostante il freddo tremendo, e non contiene alcuna traccia di ossigeno consumabile, ha spiegato il Dr Lyle Whyte dell’Università McGill di Montreal. Ci sono,tuttavia, delle grandi bolle di metano che fuoriescono in superficie, che hanno incuriosito gli scienziati(tra cui alcuni del SETI, l’Università di Toronto, e il Consiglio per la Ricerca del Canada)riguardo all’origine del gas, se esso fosse di origine biologica o geologica, e se qualche forma di vita potesse mai sopravvivere in condizioni cosi estreme.

Eravamo sorpresi di non aver trovato batteri metanogeni che producono il metano a Lost Hammer” ha spiegato Whyte,”ma abbiamo trovato altri organismi anaerobici, che sono organismi che sopravvivono essenzialmente nutrendosi di metano e probabilmente respirando solfati piuttosto che ossigeno.

La scoperta di metano e acqua ghiacciata su Marte, insieme a canali formati recentemente, sono tutte cose molto simili a quelle trovate sull’isola Axel Heiberg. La presenza di tanto metano scoperta su Marte è molto intrigante dato che il metano è un gas che dura pochissimo nella sua forma, e che quindi c’è un processo continuo che rifornisce di gas.
La presenza di metano su Marte significherebbe che il pianeta rosso potrebbe sopportare la vita.



La conclusione della ricerca è che non importa da dove il metano provenga”spiega Whyte. ” Se c’è una situazione dove hai acqua molto salata, allora potrebbe sopportare una comunità microbica, anche in ambienti cosi estremi.”

La regione della sorgente Lost Hammer è molto analoga a Marte. “Ci sono posti su Marte dove le temperature raggiungono anche una media tra -10 e 0 gradi, e forse anche sopra i 0 gradi. ” spiega Whyte,” invece Axel Hiberg ha una temperatura media di -50°C. La sorgente di Lost Hammer è il posto sottozero salato, più estremo che abbiamo mai scoperto. Questo sito inoltre ci fornisce un modello su come un filtro di metano si possa essersi venuto a formare su Marte, dove recentemente sono stati scoperti pennacchi di metano provenienti da zone della superficie.

Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010/06/05/nuova-scoperta-aumenta-la-probabilita-di-vita-microbica-su-marte/#more-1111

lunedì 3 maggio 2010

I marziani esistono: sono alghe fossili (news)

Una pellicola di ghiaccio d’acqua misto a una serie di «mattoni della vita», come alcuni composti organici, avvolge 24 Themis, uno dei più grandi asteroidi che si trovano nella fascia compresa fra Marte e Giove. La scoperta, pubblicata su «Nature», rafforza l’ipotesi che gli asteroidi potrebbero aver portato acqua e materiali organici sulla Terra e che potrebbero essere stati loro a dare «il calcio d’inizio» alla vita sul nostro pianeta. A rivelare per la prima volta la presenza di acqua e molecole organiche su un asteroide sono arrivati due gruppi di ricerca Usa delle università Johns Hopkins e della Florida Centrale.



Su Marte vi sono fossili di alghe di acque stagnanti contenuti nel gesso proprio come ne sono stati ritrovati sul letto del Mar Mediterraneo, risalenti a circa sei milioni di anni fa. A svelare l’esistenza sul Pianeta Rosso di quella è considerata la più tradizionale prova di esistenza di forme di vita sono stati i «rover» della Nasa, Opportunity e Spirit, che dal 4 gennaio 2004 si trovano su Marte, durante una recente missione per verificare le prove della presenza di solfati.
A dare l’annuncio è stato William Schopf, direttore del Centro di studi sull’origine della vita all’Università di California a Los Angeles: «I fossili trovati nel gesso includono organismi molto simili a quelli che si trovano nei nostri oceani, come il phytoplankton, i cyanobatteri». E la sorpresa è doppia, tenendo presente che «fino a questo momento nessuno aveva preso in considerazione l’ipotesi che il gesso potesse contenere forme di vita».

Per la comunità scientifica è un risultato che va oltre le più ottimistiche previsioni. «La Nasa si è spinta in avanti come mai prima nel raccogliere prove sull’esistenza di forme di vita su Marte» commenta Jack Farmer, ricercatore dell’Arizona State University a Tempe, dicendosi «ottimista» su possibili nuovi spettacolari passi in avanti. Schopf rende omaggio all’opera dei mini-robot a energia solare che la Nasa lanciò in orbita il 10 giugno 2003: «Dobbiamo ringraziarli per averci fatto sapere, trasmettendo immagini molto chiare, che su Marte vi sono aree molto vaste coperte di diversi tipi di solfati, incluso il gesso, che comprendono fossili di alghe di acque stagnanti». Steve Squyres, capo degli aspetti scientifici della missione dei rover, precisa che «il gesso è composto di solfato di calcio ed è stato ritrovato in una immensa regione di Marte denominata Meridiani Planum».

A suo avviso, presto le sorprese potrebbero moltiplicarsi, perché c’è anche un’altra novità: «Abbiamo riscontrato la presenza di metano nell’atmosfera e ciò pone la reale eventualità che vi siano ancora oggi forme di vita», in quanto «il metano è una molecola che dovrebbe estinguersi molto velocente e, se questo non avviene, è legittimo chiedersi se la fonte sia biologica».
Riguardo alla scoperta dei «rover» la tesi di Squyres è che per essere del tutto certi della sua validità «bisognerebbe riuscire a portare delle pietre marziane sulla Terra». La Nasa ha già pianificato almeno 30 missioni destinate a cercare prove di vita nello spazio, inclusa una per portare sulla Terra pietre marziane attraverso tre navette in sei anni.

E’ Squyres a spiegare il progetto: «La prima dovrà prendere le pietre e parcheggiarle in un posto sicuro su Marte, la seconda prenderle a bordo, decollare e posizionarsi in un’orbita predefinita, dove la terza arriverà per portarle sulla Terra come se fosse un aereo-cargo». E’ lo stesso Squyres ad ammettere tuttavia che si tratta di «un progetto di difficoltà infernale», «ma la posta in palio potrebbe essere più alta». La Nasa ha in serbo missioni anche per esplorare gli oceani sotterranei di Europa, luna di Giove, e dei vulcani di ghiaccio su Enceladus, luna di Saturno. Proprio nell’ambito di queste missioni lo scorso novembre la Nasa ha lanciato il telescopio «Kepler» per poter identificare nella nostra galassia la presenza di pianeti con dimensioni simili alla Terra.

Fonte: http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/202772/

mercoledì 7 aprile 2010

Su Marte un tempio simile alle ziqqurat sumere?

Incredibile a dirsi ma è la pura verità. La sensazionale scoperta è opera non del solito ricercatore americano o straniero, ma di Ennio Piccaluga, studioso italiano, direttore della rivista Area di Confine e grande esperto del pianeta Marte. Vedere per credere. Le fotografie allegate parlano da sole. No, non siamo sulla Terra, ma proprio sul Pianeta Rosso. L’immagine di Fig. 1, particolare di una foto scattata dalla sonda spaziale europea Mars Express nel 2004, mostra quella che indiscutibilmente sembra essere una ziqqurat sumera.


Fig.1

In molti si chiederanno come mai queste immagini siano state rese pubbliche solo adesso. Ma non è proprio così. Gli appassionati già conoscono questa sconvolgente realtà dal 2006, anno di uscita del best seller di Ennio Piccaluga dal titolo Ossimoro Marte. Ma è giunta l’ora che tutto ciò diventi di dominio pubblico. Su Marte c’è stata, e forse c’è tutt’ora, vita intelligente.

Nella foto di Fig. 2, vediamo la ziqqurat in bianco e nero, dove risaltano ancora di più i particolari. Non possono essere frutto del caso, perché ogni elemento è al proprio posto.


Fig.2

Secondo le leggi della probabilità è impossibile una simile combinazione di particolari, la natura non può fare simili scherzi. Per convincersene basta guardare la Fig. 3, dove c’è la ricostruzione fatta da Patsy Nicholas Di Falco, che ha graficamente “eliminato la polvere accumulatasi” sul monumento marziano, rispettando rigorosamente le luci e le ombre, effettuando non solo un disegno, ma un vero e proprio studio che riproduce esattamente la realtà sotto la polvere dei millenni. Nelle immagini che, si ripete, sono reali, si nota la presenza di una torretta e di sette gradoni proprio come nelle ziqqurat terrestri.


Fig.3

Altri indizi di chiara artificialità sono il cratere quadrato che si vede molto bene in alto a destra, specie nella foto in bianco e nero (i meteoriti non scavano crateri quadrati). Siccome è situato vicinissimo alla ziqqurat, è probabile che da lì sia stato estratto proprio il materiale per costruire il monumento. Gli enti spaziali forse vogliono che nulla trapeli. A conferma di ciò, citiamo il caso del dipendente dell’Ente Spaziale Europeo licenziato nel 2004 perché aveva osato affermare che le strutture osservate in alcune foto scattate su Marte dalle sonde spaziali non erano naturali, ma costruite da qualcuno. Come per il fenomeno UFO, la gente deve essere tenuta all’oscuro di tutto, forse perché molti potrebbero rimanere scioccati nel sapere della presenza di altri esseri evoluti oltre all’uomo.

Ma è solo questione di tempo. Il grande pubblico ne saprà molto di più proprio in questi giorni, quando sarà in edicola il numero di Aprile di “Area di Confine” rivista mensile diretta proprio da Piccaluga, dedicata a questi temi, alle scienze, agli Ufo ed alle cosiddette materie di confine e che in diversi numeri ha già trattato di queste scottanti rivelazioni. Ma la bomba esploderà anche in TV tra pochissimo tempo quando andrà in onda la puntata di Voyager che Piccaluga ha già registrato, dedicata proprio alle rivelazioni di Ossimoro Marte. Era ora che ciò avvenisse, il grande pubblico deve sapere. Perché la ziqqurat non è altro che un piccolo antipasto della sconvolgente realtà che c’è sul Pianeta Posso. Questo non è che l’inizio e nei prossimi giorni se ne vedranno delle belle anche su internet, sperando che qualcuno non provi a fermare la verità perché, non c’è dubbio, la storia così come la conosciamo va riscritta.

Fonte: UNoNotizie.it (http://www.unonotizie.it/9564-ziqqurat-su-marte-foto-scattate-sul-pianeta-rosso-lasciano-dubbi-per-centro-ufologico-di-benevento-e-un-manufatto.php)

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...