Osservare e guardare...per quanto queste due azioni si ritengano complementari tra loro, esiste una sottile differenza; e spesso accade di osservare l'esterno guardando il riflesso trasposto di ciò che abbiamo dentro; in poche parole, a volte ciò che vediamo è ciò che vorremmo vedere.
Questo avvenimento, che di certo avranno sperimentato in molti, diventa anche uno degli argomenti con i quali la moderna psicologia, e non solo, tenta di spiegare il fenomeno Ufo.
Un vecchio articolo, apparso nel 1972, a firma di due psichiatri associati alla Harvard Medical School, descriveva gli Ufo come false percezioni di organi sessuali. Lester Grinspoon e Alan D. Persky, questi i nomi dei due autori, asserivano che la maggior parte dei testimoni UFO sono persone che soffrono di disturbi psicologici non trattati; si tratterebbe di soggetti che sono ritornati alla "modalità primaria di pensare", ovvero in un dei periodi tipici dell’infanzia.
Questo modo di relazionarsi rispetto alle cose implica il fatto che, molto spesso, sogni e allucinazioni vengano scambiati per la realtà; si potrebbe definire a tutti gli effetti uno stato di “schizofrenia”, durante il quale le vittime ricordano e rivivono la loro "prima percezione infantile."
Ragionando in questi termini, l’osservare un Ufo in lento avvicinamento sarebbe riconducibile al ricordo del seno materno, così come, per logica e quasi scontata conseguenza, osservare un oggetto sigariforme diventa la trasposizione inconscia di un simbolo fallico.
Grinspoon e Persky liquidano in tal modo anni e anni di avvistamenti come semplici rappresentazioni simboliche legate alla libido infantile, simbolo degli estremi di gratificazione e di onnipotenza.
Tralasciando il fatto che tali osservazioni vanno lette in un determinato contesto storico per l’Ufologia, e tralasciando le personali deduzioni, non certo simpatiche, di chi scrive, esiste per fortuna un filone di studi psicologici molto più attinente alla tematica trattata.
Un buon inizio sarebbe di certo la lettura di “Flying Saucers. A Modern Myth of Things Seen in the Skies”, di Carl Gustav Jung, uno dei più noti e influenti seguaci di Freud, che dedicò parte del suo tempo e del suo interesse al fenomeno Ufo.
Una delle prime domande che si pose Jung fu la seguente: gli Ufo sono reali, oppure si tratta di semplici prodotti di una fantasia psichicamente proiettata?
Nessuno di certo si aspettava che il grande psichiatra e psicoanalista riconoscesse la natura extraterrestre del fenomeno; rimane comunque vero che tentò di condurre uno studio nella maniera più asettica possibile, pur propendendo intimamente, per intuibili motivi, all’ipotesi di una proiezione del subconscio.
Il giudizio di Jung si concentra quindi sull’origine degli Ufo, collegandoli con immagini di antichi archetipi e trasformandoli in un vero e proprio mito vivente.
Si tratterebbe di un “gioco”, una proiezione della fantasia che travalica ogni organizzazione terrena; si potrebbe addirittura azzardare l’ipotesi che il fenomeno Ufo, a detta di Jung, rappresenterebbe la risposta dell’uomo di fronte ad una minaccia sempre più pressante, quella del mondo moderno.
La sua preoccupazione principale non si focalizza sul discernere se gli avvistamenti siano o meno reali, l’attenzione viene invece spostata sull’aspetto psichico della questione; perché questi fenomeni vengono segnalati in maniera sempre più crescente quando l’umanità si sente direttamente minacciata?
Proviamo a capire meglio il pensiero di Jung attraverso la citazione testuale di una sua intervista rilasciata all’APRO (Aerial Phenomena Research Association); da premettere che i suoi studi sul fenomeno erano iniziati già nel 1944 e che l’intervista risale al 1958.
“…ho raccolto una grande quantità di osservazioni relative a oggetti volanti non identificati fin dal 1944. I dischi non si comportano secondo le leggi fisiche, ma come se fossero senza peso. Per confermare l'origine extraterrestre di questi fenomeni deve essere necessariamente confermata anche l'esistenza di un loro rapporto con intelligente interplanetarie. Ciò che un tale fatto potrebbe significare per l'umanità non può essere previsto, ma ci metterebbe senza dubbio in posizione di estrema precarietà, quasi delle comunità primitive in conflitto con le culture superiori "
Impossibile quindi negare il fenomeno Ufo, ma di certo possibile provare a darne una spiegazione ben differente e lontana da quella dell’ipotesi extraterrestre; per la prima volta gli Ufo e la psicologia si ritrovano a faccia a faccia, e si tratta di una sfida alla quale non ci si può sottrarre.
A ben riflettere, da sempre, l’Ufologia ha rappresentato un banco di prova per tutte le dottrine scientifiche, un mistero che si vorrebbe mantenere tale ma rispetto al quale è allo stesso tempo impossibile sottrarsi; anche la psicologia non ha resistito a dire la sua, e anche in questo caso, come sempre, lo studio sugli Ufo ha trovato nuove ipotesi di ricerca e spunti di confronto.
Questa ultima affermazione rappresenta, almeno in parte, una delle caratteristiche più affascinanti e nobili di questa ricerca; l’Ufologia riesce ad arricchirsi anche e soprattutto dal confronto con i suoi detrattori, non si tratta di una ricerca statica, fossilizzata, che abbraccia e difende, anche oltre ogni ragionevole dubbio, quelle che ritiene essere delle verità assolute.
In maniera di certo differente da alcune scuole di pensiero, l’Ufologia riesce ad aprirsi alle innovazioni, e dalle innovazioni riesce a trarre nuove idee, a percorrere nuovi sentieri, a sperimentarsi quotidianamente.
Fatta questa breve premessa, è giusto a questo punto chiedersi in che modo la psicologia possa venire incontro agli studi ufologico o, almeno, esserne una valida collaboratrice; per dare una risposta a questo quesito, dobbiamo innanzitutto tenere bene a mente uno dei problemi più spinosi con il quale ogni ricercatore deve confrontarsi.
Coloro che studiano i fenomeni relativi a oggetti volanti non identificati si trovano spesso di fronte ad un insolito dilemma: non avendo quasi mai dati concreti e materiali da valutare (un frammento o altro), bisogna scegliere se abbandonare l’intera indagine oppure basarsi sui rapporti dei testimoni oculari, una fonte di informazioni non sempre affidabile.
Diverso l’approccio dello scienziato che lavora con dati che possono essere replicati e convalidati, che possono essere confermati dai colleghi; d’altra parte la soluzione di rinunciare alle testimonianze è del tutto improponibile, l’unico compromesso rimane quello di entrare nello stato d’animo del testimone.
Tutti i rapporti stilati sugli avvistamenti Ufo si basano, per la maggior parte, sulla percezione di terzi rispetto al fenomeno osservato; è quindi importante stabilire fin dall’inizio che percezione e fenomeno non rappresentano la stessa cosa e non posseggono la medesima valenza.
La percezione è un processo estremamente complesso, che porta il testimone a selezionare, organizzare e interpretare degli stimoli sensoriali rispetto ad un quadro significativo di quanto si trova ad osservare; si tratta quindi di uno stimolo sensoriale che molto spesso compromette i dati osservati.
In tal senso, la percezione di un evento fatta da un testimone, potrebbe facilmente essere differente da quella resa da un secondo testimone dell’evento stesso; come se ciò non bastasse l’interpretazione visiva non è mai spontanea, risente quasi sempre delle convinzioni personali, dello stato animo vissuto in quel preciso istante, della cultura e delle convinzioni religiose.
Gli errori più frequenti nei quali cade spesso il testimone, ovvero quelli che l’ufologo deve essere in grado di intravedere, derivano spesso dalla errata identificazione degli stimoli e da illusioni ottiche: la mente a volte tende a fare brutti scherzi; la luna all'orizzonte appare più grande rispetto a quando è più alta nel cielo, un bastone che galleggia nell’acqua può sembrare piegato, mentre un esperimento condotto nel 1929 ha dimostrato che una piccola sorgente stazionaria di luce, posta in una stanza buia sembrerà muoversi fluttuando nell’aria.
Queste distorsioni percettive vengono vissute dalla maggioranza delle persone, altre invece si presentano come peculiari rispetto ai singoli bisogni psicologici; un classico esempio che rispecchia l’ultimo concetto espresso, esempio tra l’altro abbastanza curioso, è quello illustrato da Jerome Bruner nel 1947: i bambini poveri sono più inclini a sopravvalutare le dimensioni delle monete rispetto ai bambini ricchi.
Una seconda categoria di errori è quella relativa all’errata interpretazione di stimoli come reali; si tratta spesso di risultati che scaturiscono da particolari psicopatologie che affliggono il testimone, quali ad esempio allucinazioni o carattere psicotico.
In tutti questi casi si hanno grossi problemi nel riuscire a distinguere le immagini prodotte dalla realtà esterna e quelle derivanti dalla realtà interna; rimane infine la deliberata falsificazione dell’avvenimento descritto, una eventualità che purtroppo è sempre in agguato nel lavoro del ricercatore sul campo.
Da non sottovalutare il numero dei testimoni che hanno assistito al fenomeno; più il numero è alto, più le possibilità di una isteria collettiva potrebbe essere reale: la possibilità di contagio isterico deve essere sempre tenuta in considerazione nella valutazione di alcuni rapporti relativi ad avvistamenti UFO.
Un colloquio psichiatrico dovrebbe far parte della routine relativa alla valutazione degli osservatori, proprio per questo molto spesso, insieme ai soliti questionari di routine, dovrebbe essere presente anche un breve test psicologico.
In questo contesto si inserisce anche il problema dell’ipnosi, spesso portata come prova di credibilità di un testimone; in realtà questa tecnica si rivela molto utile soltanto come fonte di informazione, ma non dimostra in alcun modo se il soggetto sta mentendo o meno.
Classico esempio sono le persone che non riescono a distinguere la realtà dalla fantasia; questi soggetti, posti sotto ipnosi, “riveleranno” particolari che per loro sono reali ma che non hanno alcuna attinenza con la realtà oggettiva; la pratica di chiedere al paziente di ricordare solo gli eventi reali ridurrà ma non eliminerà l’elemento fantasia.
Cosa dire in conclusione rispetto a quanto appena esposto?
Non si può negare che molto spesso il testimone vede ciò che vuol vedere, che spesso costruisca di sana pianta una situazione visiva, oppure che esistano degli avvistamenti che sono in realtà frutto della fantasia di una mente instabile o inconsce proiezioni di celate paure.
Questi argomenti non possono però dipingere l’Ufologia e, in particolare, le ricerche condotte sul campo, come inutili perdite di tempo; si tratta di sfide conosciute e quotidianamente accettate da tutti coloro che dedicano tempo e fatica a questa attività, sfide che arricchiscono il bagaglio culturale dell’ufologo e rendono l’ufologia stessa un immenso crocevia di applicazioni scientifiche, rendendo sempre più fragile quella ormai vecchia idea che la vorrebbe come una pseudoscienza.
Fonte: http://esomisteri.blogspot.com/
martedì 22 marzo 2011
Ufo: il fattore umano
Etichette:
articoli,
jung,
psicologia,
Ufo
lunedì 21 marzo 2011
Presunte tipologie aliene: i rettiliani
Nell'ambito dei racconti di avvistamenti di UFO e rapimenti alieni si sostiene in alcuni casi che gli alieni avrebbero la forma di rettili umanoidi. Nella classificazione delle razze aliene i rettiliani apparterrebbero al cosiddetto tipo Delta.
Questa razza, di tendenza tipicamente minacciosa, è quella dietro a tutto il programma delle abduction. Hanno una genetica simile a quella dei rettili. Probabilmente la loro razza si è evoluta assumendo la forma umanoide partendo da forme primitive di vita rettile. Le razze dei Grigi sono governate a loro volta dalle menti rettiliane. Alcune teorie della cospirazione extraterrestre hanno sostenuto la presenza sulla Terra di stirpi di "rettiliani" di origine extraterrestre, in alcuni casi in grado di mutare la propria forma. Secondo tali teorie sarebbero per esempio rettiliani gli alieni provenienti dalla costellazione del Drago, che sarebbero le "eminenze grigie", i padroni nascosti degli alieni più famosi, i cosiddetti Grigi, provenienti dal sistema di Zeta Reticuli, Orione e Bellatrix. Di extraterrestri rettiliani racconta Herbert Schirmer, che sostiene di essere stato rapito ad Ashland (Nebraska) nel 1967 da esseri umanoidi, alti tra 1,4 e 1,8 m, rivestiti da una tuta aderente, con testa sottile e allungata e pelle grigio-bianca; la bocca sarebbe stata simile ad una fenditura e non si sarebbe mossa mentre parlavano e i loro occhi sarebbero stati inclinati. Sulle tute Schirmer avrebbe visto un emblema a forma di "serpente alato". Secondo Schirmer tali esseri proverrebbero da un'altra galassia e sarebbero provvisti di basi sul nostro pianeta.
John Rhodes raccolse insieme le testimonianze dei presunti contatti tra esseri umani e rettiliani umanoidi; ha fondato nel 1997 un apposito centro di ricerca ed è apparso in televisione e alla radio per illustrare le sue scoperte e le presunte prove scientifiche di sostegno alle sue teorie. Rhodes afferma che i rettiliani umanoidi discenderebbero dai dinosauri e sarebbero quindi un sottoprodotto dell'evoluzione terrestre.
Rhodes per avvalorare le proprie tesi cita le teorie di Dale Russell degli anni ottanta, relative alla descrizione di quale sarebbe potuta essere l'evoluzione dei dinosauri in specie intelligente. Secondo Rhodes l'attenzione umana sarebbe intenzionalmente spostata dai mondi sotterranei allo spazio profondo, proprio allo scopo di mantenere segreti gli argomenti riguardanti le dimore dei popoli sotterranei e le loro antiche civiltà. I rettiloidi delle teorie da Rhodes assomigliano a dei tipi di entità descritti da alcune delle persone che sostengono di essere state rapite dagli alieni.
Secondo David Icke, come pubblicato nel suo libro The Biggest Secret: The Book That Will Change the World (in italiano: Il più grande segreto: Il libro che cambierà il mondo) gli umanoidi rettiliani sarebbero una forza occulta che manipolerebbe e controllerebbe l'umanità. La razza sarebbe costituita da esseri alti 2,13 m e bevitori di sangue e proverrebbe dal sistema stellare Alpha Draconis. Ad essa apparterrebbero molti leader mondiali, tra cui la famiglia reale inglese, Bill Clinton, Hillary Rodham Clinton, George W. Bush, Barack Obama.
Zecharia Sitchin afferma di aver individuato in tavolette sumere il riferimento a una razza aliena (gli Annunaki) che avrebbe creato la razza umana (mischiando i propri geni con quelli dell'Homo Erectus) allo scopo di utilizzare gli uomini come schiavi nelle sue miniere in Africa. Gli Annunaki, da sempre, abiterebbero il loro pianeta Nibiru, trasformato in una specie di "nave spaziale" mista (convivendo con le altre razze tra cui i Rettiliani) al servizio della Confederazione Galattica. Secondo Sitchin le tavolette attesterebbero che il popolo Sumero dalla "testa nera" sarebbe stato creato da questi esseri mescolando "l'essenza di vita" di "uomini e bestie". L'esistenza di uomini serpente secondo Sitchin sarebbe provata dalla concezione di regalità e dal suo collegamento alla figura del drago, definita in Babilonia come 'Sir' o dragoni (ossia "grande serpente", dal sanscrito sarpa, parola che originariamente descriveva il grande "Dio-Dragone", creatore e governatore della antichissima cultura dravidica).
Alle teorie di Stichin si è riallacciato Laurence Gardner, secondo il quale sarebbe esistita una "Linea del Sangue dei Dragoni", una variante del Sacro Graal collocata nell'antica Mesopotamia quando gli Anunnaki sarebbero discesi sulla regione creando una linea di sangue reale attraverso una manipolazione genetica.
Fonte: http://www.invasionealiena.com/articoli-alieni/274-alieno-rettiliano.html
Questa razza, di tendenza tipicamente minacciosa, è quella dietro a tutto il programma delle abduction. Hanno una genetica simile a quella dei rettili. Probabilmente la loro razza si è evoluta assumendo la forma umanoide partendo da forme primitive di vita rettile. Le razze dei Grigi sono governate a loro volta dalle menti rettiliane. Alcune teorie della cospirazione extraterrestre hanno sostenuto la presenza sulla Terra di stirpi di "rettiliani" di origine extraterrestre, in alcuni casi in grado di mutare la propria forma. Secondo tali teorie sarebbero per esempio rettiliani gli alieni provenienti dalla costellazione del Drago, che sarebbero le "eminenze grigie", i padroni nascosti degli alieni più famosi, i cosiddetti Grigi, provenienti dal sistema di Zeta Reticuli, Orione e Bellatrix. Di extraterrestri rettiliani racconta Herbert Schirmer, che sostiene di essere stato rapito ad Ashland (Nebraska) nel 1967 da esseri umanoidi, alti tra 1,4 e 1,8 m, rivestiti da una tuta aderente, con testa sottile e allungata e pelle grigio-bianca; la bocca sarebbe stata simile ad una fenditura e non si sarebbe mossa mentre parlavano e i loro occhi sarebbero stati inclinati. Sulle tute Schirmer avrebbe visto un emblema a forma di "serpente alato". Secondo Schirmer tali esseri proverrebbero da un'altra galassia e sarebbero provvisti di basi sul nostro pianeta.
John Rhodes raccolse insieme le testimonianze dei presunti contatti tra esseri umani e rettiliani umanoidi; ha fondato nel 1997 un apposito centro di ricerca ed è apparso in televisione e alla radio per illustrare le sue scoperte e le presunte prove scientifiche di sostegno alle sue teorie. Rhodes afferma che i rettiliani umanoidi discenderebbero dai dinosauri e sarebbero quindi un sottoprodotto dell'evoluzione terrestre.
Rhodes per avvalorare le proprie tesi cita le teorie di Dale Russell degli anni ottanta, relative alla descrizione di quale sarebbe potuta essere l'evoluzione dei dinosauri in specie intelligente. Secondo Rhodes l'attenzione umana sarebbe intenzionalmente spostata dai mondi sotterranei allo spazio profondo, proprio allo scopo di mantenere segreti gli argomenti riguardanti le dimore dei popoli sotterranei e le loro antiche civiltà. I rettiloidi delle teorie da Rhodes assomigliano a dei tipi di entità descritti da alcune delle persone che sostengono di essere state rapite dagli alieni.
Secondo David Icke, come pubblicato nel suo libro The Biggest Secret: The Book That Will Change the World (in italiano: Il più grande segreto: Il libro che cambierà il mondo) gli umanoidi rettiliani sarebbero una forza occulta che manipolerebbe e controllerebbe l'umanità. La razza sarebbe costituita da esseri alti 2,13 m e bevitori di sangue e proverrebbe dal sistema stellare Alpha Draconis. Ad essa apparterrebbero molti leader mondiali, tra cui la famiglia reale inglese, Bill Clinton, Hillary Rodham Clinton, George W. Bush, Barack Obama.
Zecharia Sitchin afferma di aver individuato in tavolette sumere il riferimento a una razza aliena (gli Annunaki) che avrebbe creato la razza umana (mischiando i propri geni con quelli dell'Homo Erectus) allo scopo di utilizzare gli uomini come schiavi nelle sue miniere in Africa. Gli Annunaki, da sempre, abiterebbero il loro pianeta Nibiru, trasformato in una specie di "nave spaziale" mista (convivendo con le altre razze tra cui i Rettiliani) al servizio della Confederazione Galattica. Secondo Sitchin le tavolette attesterebbero che il popolo Sumero dalla "testa nera" sarebbe stato creato da questi esseri mescolando "l'essenza di vita" di "uomini e bestie". L'esistenza di uomini serpente secondo Sitchin sarebbe provata dalla concezione di regalità e dal suo collegamento alla figura del drago, definita in Babilonia come 'Sir' o dragoni (ossia "grande serpente", dal sanscrito sarpa, parola che originariamente descriveva il grande "Dio-Dragone", creatore e governatore della antichissima cultura dravidica).
Alle teorie di Stichin si è riallacciato Laurence Gardner, secondo il quale sarebbe esistita una "Linea del Sangue dei Dragoni", una variante del Sacro Graal collocata nell'antica Mesopotamia quando gli Anunnaki sarebbero discesi sulla regione creando una linea di sangue reale attraverso una manipolazione genetica.
Fonte: http://www.invasionealiena.com/articoli-alieni/274-alieno-rettiliano.html
Etichette:
Alieni,
articoli,
Complottismo,
david icke,
John Rhodes,
Laurence Gardner,
rettiliani,
ufologi,
Zecharia Sitchin
Esopianeta potrebbe avere un’atmosfera ricchissima in metalli
Ad una prima occhiata, l’esopianeta GJ 1214b sembrerebbe soltanto un altro esempio della crescente categoria di pianeti cosi detti “super-Terre”. Scoperto grazie al MEarth Project, nel 2009, GJ 1214b orbita intorno ad una nana di classe M, nella costellazione di Ofiuco, in un orbita molto stretta che la porta a fare il giro intorno alla propria stella ogni 1.6 giorni.
L’anno scorso, questo esopianeta diventò la prima super-Terra dove gli scienziati erano riusciti ad identificare un elemento preciso nell’atmosfera. Si trattava di vapore acqueo! Adesso, grazie a nuove indagini fatte dallo stesso team di allora, sono state scoperte altre nuove caratteristiche dell’atmosfera di questo esopianeta.
Precedentemente il team aveva suggerito che le loro osservazioni potevano potenzialmente essere spiegate da due ipotetici modelli planetari. Nel primo modello, il pianeta potrebbe essere coperto da uno strato di idrogeno ed elio, ma la mancanza di caratteristiche tipiche dell’assorbimento della luce nello spettro dell’atmosfera ha suggerito che questo non era il caso, a meno che questo strato non fosse nascosto sotto un altro spesso strato di nuvole. Comunque, dai dati disponibili per adesso, non erano mai riusciti ad escludere questa possibilità del tutto.
Combinando le vecchie osservazioni con le più recenti fatte con il MEarth Observatory, il team adesso spiega di essere riuscito ad escludere questo scenario con una fiducia intorno a 99.99%. Il risultato è che il rimanente modello, che prevede la presenza di altissime quantità di metalli(in astronomia si parla di elementi metallici nel caso di tutti quelli che non sono idrogeno ed elio) è quello più plausibile. Il team continua anche a sopportare la loro prima conclusione che prevede un’atmosfera che contiene almeno 10% vapore acqueo. Grazie a queste nuove osservazioni, la sicurezza di questa ipotesi è del 99,7%. Mentre la presenza del vapore acqueo potrebbe dare l’impressione di un posto invitante, come una giungla tropicale, il team predice che il pianeta dovrebbe avere una temperatura media di 279,4°C.
Se da una parte queste scoperte sono storie molto interessanti legate all’atmosfera di questo pianeta, la prevalenza di elementi pesanti potrebbe darci tanti indizi anche sulla struttura geologica del pianeta e magari la sua storia. I modelli planetari legati alla sua atmosfera suggeriscono che, almeno per i pianeti di questa massa e temperatura, ci possono essere due scenari di formazione. Nel primo caso, l’atmosfera è direttamente nata durante la formazione del pianeta. Tuttavia, questo indicherebbe un’atmosfera ricchissima di idrogeno, ma cosi non è. La seconda ipotesi, è che il pianeta si sia formato molto lontano, ai confini del sistema stellare a cui appartiene, ma che sia poi migrato per qualche motivo verso l’interno. In questo modo, se prima era solo una palla di ghiaccio, con tutto il calore ricevuto dalla vicinanza alla propria stella, è diventato un pianeta con una ricchissima atmosfera, creata dalla sublimazione del ghiaccio che preservava sulla propria superficie.
Oltre alla propria ricerca intorno alle caratteristiche dell’atmosfera di questo pianeta, il team ha anche analizzato i movimenti dell’orbita del pianeta, alla ricerca di piccole vibrazioni che indicherebbero la presenza di altri corpi vicini. Per adesso non c’è stato alcun risultato in questo senso.
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/03/17/esopianeta-potrebbe-avere-unatmosfera-ricchissima-in-metalli/#more-3594
L’anno scorso, questo esopianeta diventò la prima super-Terra dove gli scienziati erano riusciti ad identificare un elemento preciso nell’atmosfera. Si trattava di vapore acqueo! Adesso, grazie a nuove indagini fatte dallo stesso team di allora, sono state scoperte altre nuove caratteristiche dell’atmosfera di questo esopianeta.
Precedentemente il team aveva suggerito che le loro osservazioni potevano potenzialmente essere spiegate da due ipotetici modelli planetari. Nel primo modello, il pianeta potrebbe essere coperto da uno strato di idrogeno ed elio, ma la mancanza di caratteristiche tipiche dell’assorbimento della luce nello spettro dell’atmosfera ha suggerito che questo non era il caso, a meno che questo strato non fosse nascosto sotto un altro spesso strato di nuvole. Comunque, dai dati disponibili per adesso, non erano mai riusciti ad escludere questa possibilità del tutto.
Combinando le vecchie osservazioni con le più recenti fatte con il MEarth Observatory, il team adesso spiega di essere riuscito ad escludere questo scenario con una fiducia intorno a 99.99%. Il risultato è che il rimanente modello, che prevede la presenza di altissime quantità di metalli(in astronomia si parla di elementi metallici nel caso di tutti quelli che non sono idrogeno ed elio) è quello più plausibile. Il team continua anche a sopportare la loro prima conclusione che prevede un’atmosfera che contiene almeno 10% vapore acqueo. Grazie a queste nuove osservazioni, la sicurezza di questa ipotesi è del 99,7%. Mentre la presenza del vapore acqueo potrebbe dare l’impressione di un posto invitante, come una giungla tropicale, il team predice che il pianeta dovrebbe avere una temperatura media di 279,4°C.
Se da una parte queste scoperte sono storie molto interessanti legate all’atmosfera di questo pianeta, la prevalenza di elementi pesanti potrebbe darci tanti indizi anche sulla struttura geologica del pianeta e magari la sua storia. I modelli planetari legati alla sua atmosfera suggeriscono che, almeno per i pianeti di questa massa e temperatura, ci possono essere due scenari di formazione. Nel primo caso, l’atmosfera è direttamente nata durante la formazione del pianeta. Tuttavia, questo indicherebbe un’atmosfera ricchissima di idrogeno, ma cosi non è. La seconda ipotesi, è che il pianeta si sia formato molto lontano, ai confini del sistema stellare a cui appartiene, ma che sia poi migrato per qualche motivo verso l’interno. In questo modo, se prima era solo una palla di ghiaccio, con tutto il calore ricevuto dalla vicinanza alla propria stella, è diventato un pianeta con una ricchissima atmosfera, creata dalla sublimazione del ghiaccio che preservava sulla propria superficie.
Oltre alla propria ricerca intorno alle caratteristiche dell’atmosfera di questo pianeta, il team ha anche analizzato i movimenti dell’orbita del pianeta, alla ricerca di piccole vibrazioni che indicherebbero la presenza di altri corpi vicini. Per adesso non c’è stato alcun risultato in questo senso.
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/03/17/esopianeta-potrebbe-avere-unatmosfera-ricchissima-in-metalli/#more-3594
Etichette:
astronomia,
esopianeti,
Scienza
domenica 20 marzo 2011
È il momento di Mercurio, inizia l'esplorazione del primo pianeta del nostro sistema solare
Dopo sei anni di viaggio, la sonda Messenger è la prima a entrare nell'orbita di Mercurio. In questi giorni il pianeta raggiunge la miglior posizione per farsi ammirare nel cielo.
Prende il via così l'esplorazione di un mondo sconosciuto. Che proseguirà con la missione BepiColombo dell'ESA. L’occhio di bue finalmente illumina il primo pianeta, a lungo rimasto nell’ombra. Ora tocca a Mercurio. Il 17 marzo la sonda MESSENGER della NASA entra nell’orbita, dopo aver solcato per sei anni tutto il Sistema solare interno. Comincia l’era dell’esplorazione di Mercurio, visitato solo di sfuggita in passato, più di 35 anni fa, dalla sonda Mariner 10. Il momento d’oro del “messaggero degli dei”, nella mitologia romana, comincia sotto i migliori auspici. Proprio in questi giorni, infatti, il piccolo pianeta generalmente troppo vicino al Sole per essere visibile, raggiunge la sua miglior posizione nel cielo e può essere ammirato dopo il tramonto, sopra l’orizzonte, in direzione ovest. Il 22 marzo è il miglior giorno del 2011 per vederlo brillare. Intanto, i sette strumenti a bordo di MESSENGER si preparano a raccogliere nuovi e inediti dati, non appena la sonda si sarà posizionata lungo l’orbita allungata (compiendo un giro ogni 12 ore e raggiungendo, nel punto più vicino, la distanza minima di 200 chilometri e nel punto più lontano, la distanza massima di 15 mila chilometri). Ma questo è solo l’inizio. Nel 2014, arriverà BepiColombo: missione tra le più ambiziose dell’ESA, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), che vede l’Italia fortemente coinvolta. “BepiColombo sarà una missione ben più complessa di MESSENGER, con due satelliti separati: uno dedicato all’ambiente che circonda Mercurio (radiazione solare, campo magnetico, vento di particelle), e l’altro interamente rivolto al pianeta stesso (superficie, topologia, struttura interna)”, anticipa Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana e PI dello strumento SIMBIO-SYS, uno dei quattro esperimenti di Bepi Colombo che coinvolgono la comunità scientifica italiana (insieme all’accelerometro ad alta sensibilità ISA, l’esperimento di radioscienza MORE, e strumento SERENA per lo studio dell’ambiente particellare). “La reciproca collaborazione tra i gruppi scientifici di lavoro su MESSENGER e BepiColombo produrrà una cascata di dati. Con finalmente darà una visione esaustiva del pianeta”.
L’entrata in orbita di MESSENGER segna il fischio d’inizio. “Nessuna sonda ha mai osservato stabilmente Mercurio. Da ora in poi sarà possibile acquisire immagini dell’intera superficie, come non l’abbiamo mai vista, e fare misurazioni precise”, afferma Gabriele Cremonese, astronomo dell’INAF-OA di Brera, che insieme al suo gruppo di ricerca collabora già con la NASA all’elaborazione dei dati di MESSENGER.
Come mai questo rinnovato interesse per Mercurio? “È il pianeta più vicino al Sole, è importante conoscere la sua struttura interna per comprendere meglio le fasi iniziali dell’evoluzione del Sistema Solare”, risponde Cremonese. “Inoltre, conoscere meglio i nostri pianeti ci aiuta a interpretare le scoperte sui pianeti extrasolari. Mercurio, in particolare, è emblematico: un pianeta molto vicino alla sua stella, caldissimo, roccioso, denso, estramente interessante come modello di confronto con esopianeti simili”.
Di stranezze, Mercurio, ne ha parecchie e gli scienziati hanno deciso di vederci chiaro. Pur essendo il mondo più vicino al Sole, con temperature superficiali che arrivano a 500 °C, potrebbe avere il ghiaccio ai poli. Inoltre, ha un gigantesco nucleo di metallo che occupa quasi interamente la struttura interna. Un antipasto delle sorprese scoperte che ci aspettano ci è stato già servito nei mesi scorsi, quando su Science ricercatori NASA, in collaborazione con Cremonese e colleghi, hanno annunciato la scoperta di attività vulcanica recente su Mercurio, osservata nel corso dei fly-by di avvicinamento della sonda. Prossimi aggiornamenti attesi per l’11 maggio, nel corso del team meeting della NASA.
Fonte: www.media.inaf.it/2011/03/16/e-il-momento-di-mercurio/
Prende il via così l'esplorazione di un mondo sconosciuto. Che proseguirà con la missione BepiColombo dell'ESA. L’occhio di bue finalmente illumina il primo pianeta, a lungo rimasto nell’ombra. Ora tocca a Mercurio. Il 17 marzo la sonda MESSENGER della NASA entra nell’orbita, dopo aver solcato per sei anni tutto il Sistema solare interno. Comincia l’era dell’esplorazione di Mercurio, visitato solo di sfuggita in passato, più di 35 anni fa, dalla sonda Mariner 10. Il momento d’oro del “messaggero degli dei”, nella mitologia romana, comincia sotto i migliori auspici. Proprio in questi giorni, infatti, il piccolo pianeta generalmente troppo vicino al Sole per essere visibile, raggiunge la sua miglior posizione nel cielo e può essere ammirato dopo il tramonto, sopra l’orizzonte, in direzione ovest. Il 22 marzo è il miglior giorno del 2011 per vederlo brillare. Intanto, i sette strumenti a bordo di MESSENGER si preparano a raccogliere nuovi e inediti dati, non appena la sonda si sarà posizionata lungo l’orbita allungata (compiendo un giro ogni 12 ore e raggiungendo, nel punto più vicino, la distanza minima di 200 chilometri e nel punto più lontano, la distanza massima di 15 mila chilometri). Ma questo è solo l’inizio. Nel 2014, arriverà BepiColombo: missione tra le più ambiziose dell’ESA, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), che vede l’Italia fortemente coinvolta. “BepiColombo sarà una missione ben più complessa di MESSENGER, con due satelliti separati: uno dedicato all’ambiente che circonda Mercurio (radiazione solare, campo magnetico, vento di particelle), e l’altro interamente rivolto al pianeta stesso (superficie, topologia, struttura interna)”, anticipa Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana e PI dello strumento SIMBIO-SYS, uno dei quattro esperimenti di Bepi Colombo che coinvolgono la comunità scientifica italiana (insieme all’accelerometro ad alta sensibilità ISA, l’esperimento di radioscienza MORE, e strumento SERENA per lo studio dell’ambiente particellare). “La reciproca collaborazione tra i gruppi scientifici di lavoro su MESSENGER e BepiColombo produrrà una cascata di dati. Con finalmente darà una visione esaustiva del pianeta”.
L’entrata in orbita di MESSENGER segna il fischio d’inizio. “Nessuna sonda ha mai osservato stabilmente Mercurio. Da ora in poi sarà possibile acquisire immagini dell’intera superficie, come non l’abbiamo mai vista, e fare misurazioni precise”, afferma Gabriele Cremonese, astronomo dell’INAF-OA di Brera, che insieme al suo gruppo di ricerca collabora già con la NASA all’elaborazione dei dati di MESSENGER.
Come mai questo rinnovato interesse per Mercurio? “È il pianeta più vicino al Sole, è importante conoscere la sua struttura interna per comprendere meglio le fasi iniziali dell’evoluzione del Sistema Solare”, risponde Cremonese. “Inoltre, conoscere meglio i nostri pianeti ci aiuta a interpretare le scoperte sui pianeti extrasolari. Mercurio, in particolare, è emblematico: un pianeta molto vicino alla sua stella, caldissimo, roccioso, denso, estramente interessante come modello di confronto con esopianeti simili”.
Di stranezze, Mercurio, ne ha parecchie e gli scienziati hanno deciso di vederci chiaro. Pur essendo il mondo più vicino al Sole, con temperature superficiali che arrivano a 500 °C, potrebbe avere il ghiaccio ai poli. Inoltre, ha un gigantesco nucleo di metallo che occupa quasi interamente la struttura interna. Un antipasto delle sorprese scoperte che ci aspettano ci è stato già servito nei mesi scorsi, quando su Science ricercatori NASA, in collaborazione con Cremonese e colleghi, hanno annunciato la scoperta di attività vulcanica recente su Mercurio, osservata nel corso dei fly-by di avvicinamento della sonda. Prossimi aggiornamenti attesi per l’11 maggio, nel corso del team meeting della NASA.
Fonte: www.media.inaf.it/2011/03/16/e-il-momento-di-mercurio/
Etichette:
astronomia,
mercurio,
Nasa,
Scienza,
sistema solare
sabato 19 marzo 2011
Video di Adam Kadmon: Il segreto di Marte
Da prendere con le dovute precauzioni un curioso video dal blog di Adam Kadmon...Buona Visione.
Negli anni 70, un programma televisivo annunciò la fine dell'Umanità nella prima metà del 21 secolo a causa di una glaciazione e quali eventi l'avrebbero preceduta. La serie venne subito dopo cancellata. Dissero poi che si trattava di uno scherzo. Eppure le previsioni climatiche e l'aumento delle attività vulcaniche profetizzate da quella lontanissima puntata, oggi si rivelano esatte. Una coincidenza?
Scopriamolo insieme.
Fonte: http://777babylon777.blogspot.com/
Negli anni 70, un programma televisivo annunciò la fine dell'Umanità nella prima metà del 21 secolo a causa di una glaciazione e quali eventi l'avrebbero preceduta. La serie venne subito dopo cancellata. Dissero poi che si trattava di uno scherzo. Eppure le previsioni climatiche e l'aumento delle attività vulcaniche profetizzate da quella lontanissima puntata, oggi si rivelano esatte. Una coincidenza?
Scopriamolo insieme.
Fonte: http://777babylon777.blogspot.com/
Etichette:
adam kadmon,
Curiosità,
misteri
venerdì 18 marzo 2011
Tunnel spaziotemporali di 'livello stellare'
I tunnel spaziotemporali, noti come ponti di Einstein-Rosen, sono un esempio di oggetti strani contemplati dalla teoria della relatività generale.
Anche se nessun esperimento ha dimostrato finora la loro esistenza, gli scienziati ritengono che essi potrebbero essere delle vere e proprie "scorciatoie" tra un punto e l'altro dello spazio. Oggi, nuovi studi suggeriscono che queste particolari strutture potrebbero esistere tra le stelle e anzichè essere vuoti esse potrebbero contenere una sorta di "fluido perfetto", un plasma che si connetterebbe tra due stelle rendendole in qualche modo riconoscibili.
Alcuni scienziati guidati da Vladimir Dzhunushaliev, dell'Eurasian National University in Kazakhstan , hanno studiato questa possibilità trovando che le strutture d'ingresso verso le porte del tunnel sarebbero compatibili con le stelle. Questa idea ha condotto i ricercatori a pensare al fatto che i wormholes possano esistere non solo tra le stelle normali ma anche tra oggetti ancora più densi e collassati: le stelle di neutroni.
A grandi distanze, questi sistemi si mostrerebbero ancora come delle stelle vere e proprie o come stelle di neutroni classiche ma mostrerebbero delle differenze che potrebbero essere addirittura rivelate. E per rivelare queste peculiarità, i ricercatori hanno sviluppato un modello di una stella normale con un tunnel che si diparte dal suo centro e attraverso cui la materia esotica si muove. Due stelle che condividono lo stesso wormhole avrebbero perciò una connessione univoca dato che esse sono collegate alle aperture dello stesso tunnel. Inoltre, dato che la materia esotica si comporterebbe come una specie di fluido, le stelle dovrebbero "pulsare" in un modo insolito e queste pulsazioni dovrebbero dar luogo all'emissione di alta energia, sottoforma di raggi cosmici estremamente energetici.
Tutto molto bello ed interessante peccato che la parte più difficile è quella di calcolare esattamente che tipo di oscillazioni e quale forma di energia ci aspettiamo. Insomma, queste informazioni potrebbero essere utili per capire come potrebbe apparire dalla Terra un sistema stellare con wormhole al fine di andare ad identificare nello spazio queste eventuali strutture esotiche.
Fonte: http://astronomicamentis.blogosfere.it/2011/03/tunnel-spaziotemporali-di-livello-stellare.html
Anche se nessun esperimento ha dimostrato finora la loro esistenza, gli scienziati ritengono che essi potrebbero essere delle vere e proprie "scorciatoie" tra un punto e l'altro dello spazio. Oggi, nuovi studi suggeriscono che queste particolari strutture potrebbero esistere tra le stelle e anzichè essere vuoti esse potrebbero contenere una sorta di "fluido perfetto", un plasma che si connetterebbe tra due stelle rendendole in qualche modo riconoscibili.
Alcuni scienziati guidati da Vladimir Dzhunushaliev, dell'Eurasian National University in Kazakhstan , hanno studiato questa possibilità trovando che le strutture d'ingresso verso le porte del tunnel sarebbero compatibili con le stelle. Questa idea ha condotto i ricercatori a pensare al fatto che i wormholes possano esistere non solo tra le stelle normali ma anche tra oggetti ancora più densi e collassati: le stelle di neutroni.
A grandi distanze, questi sistemi si mostrerebbero ancora come delle stelle vere e proprie o come stelle di neutroni classiche ma mostrerebbero delle differenze che potrebbero essere addirittura rivelate. E per rivelare queste peculiarità, i ricercatori hanno sviluppato un modello di una stella normale con un tunnel che si diparte dal suo centro e attraverso cui la materia esotica si muove. Due stelle che condividono lo stesso wormhole avrebbero perciò una connessione univoca dato che esse sono collegate alle aperture dello stesso tunnel. Inoltre, dato che la materia esotica si comporterebbe come una specie di fluido, le stelle dovrebbero "pulsare" in un modo insolito e queste pulsazioni dovrebbero dar luogo all'emissione di alta energia, sottoforma di raggi cosmici estremamente energetici.
Tutto molto bello ed interessante peccato che la parte più difficile è quella di calcolare esattamente che tipo di oscillazioni e quale forma di energia ci aspettiamo. Insomma, queste informazioni potrebbero essere utili per capire come potrebbe apparire dalla Terra un sistema stellare con wormhole al fine di andare ad identificare nello spazio queste eventuali strutture esotiche.
Fonte: http://astronomicamentis.blogosfere.it/2011/03/tunnel-spaziotemporali-di-livello-stellare.html
Etichette:
astrofisica,
ponti di Einstein-Rosen,
Scienza,
tunnel spaziali
Grande figura aerospaziale francese ed europea, uno dei padri del missile Ariane, Yves Sillard ex Direttore Generale del CNES (Centro Nazionale di Studi Spaziali), presiede oggi il comitato direttivo del GEIPAN (Groupe d'Etudes et d'Informations sur les Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés) in seno al CNES.
Ha risposto alle domande della rivista Nexus (edizione francese) nel suo ultimo numero di marzo 2011.
Nexus: oggi stiamo assistendo ad un vasto movimento di scoperchiamento del segreto sui dossiers concernenti gli UFO. Il qualità di Presidente del comitato direttivo del GEIPAN, cosa ne pensa?
Yves Sillard : io stesso, nel 2007, sostenni e ottenni, in pieno accordo con la direzione del CNES, l'opportunità di rendere di dominio pubblico i documenti che il GEIPAN aveva in suo possesso. Ora possiamo, anche, consultare liberamente il tutto online sul sito internet del CNES. Negli ultimi anni, più di una dozzina di Paesi hanno seguito l'esempio. Solo la politica degli Stati Uniti, che dal 1969 e in contrasto all'evidenza non è interessata a questi dossier. E ciò rimane totalmente incomprensibile.
Sono rammaricato sull'assenza di collegamenti tra diversi organismi esistenti in tutto il mondo. Ci auguriamo vivamente che i PAN (phénomènes aérospatiaux non identifiés) siano analizzati secondo le stesse procedure in tutti i Paesi e che i risultati vengano condivisi in comune. Ciò permetterà di avere una visione d'insieme, la più obiettiva possibile, per creare un clima favorevole alla deposizione delle testimonianze e di sviluppare un'archiviazione globale. Il GEIPAN non ha risorse umane sufficienti per mantenere le relazioni in corso con altri gruppi, dello stesso genere, nel mondo.
Eppure, è un famoso paradosso, è un modello per numerosi paesi che hanno attuato delle strutture analoghe, ad esempio in America del Sud. Il comitato direttivo ha raccomandato, a più riprese, che la squadra del GEIPAN sia leggermente rinforzata da personale appartenente al CNES o altre agenzie, ma ciò non è stato ancora reso possibile.
Nexus: a parte l'assenza di cooperazione internazionale, vede altri ostacoli alla divulgazione?
Yves Sillard: il primo ostacolo è la raccolta delle testimonianze. E' essenzialmente banale nella mente del pubblico, che porta il testimone a deporre ciò che ha visto alla Gendarmeria, ma ci sono, certamente, molte persone che non testimoniano per paura del ridicolo. I PAN di categoria D - che non possono essere spiegati con nessun fenomeno conosciuto - sono assimilati agli UFO, agli ET, ai piccoli omini verdi...e questo può dissuadere i numerosi testimoni, dell'aviazione civile o militare per esempio, di apportare il loro contributo alla raccolta d'informazione.
Il secondo ostacolo è quello di passare oltre la disinformazione, di ignorarla, che non possiamo che deplorare. Gli Stati Uniti hanno imparato l'arte della disinformazione o della ridicolizzazione delle testimonianze, e questo dal Rapporto Condon del 1969 il quale concluse che non c'era nulla di serio negli avvistamenti di UFO. Da allora, questo rapporto è stato ampiamente riportato dall'Agenzia Federale dell'Aviazione americana (FAA) e tutti gli studi seri sembrano suscettibili di essere bloccati, e comprendono molti casi interessanti come i giganteschi fenomeni luminosi di Phoenix in Arizona del 13 marzo 1997, oppure l'osservazione dell'aeroporto O'Hare di Chicago del 7 novembre 2006.
(Sopra una ricostruzione artistica dell'UFO di O'Hare, basato sulla testimonianza fatta dalla CNN da un ingegnere meccanico)
Tra noi, penso che nessuno in Francia avrebbe avuto la possibilità di presentare delle spiegazioni fantasiose, come quelle emanate dalle autorità federali americane dopo i due avvenimenti. Il terzo ostacolo concerne l'approccio della comunità scientifica. Il lavoro del GEIPAN non è, a tutt'oggi, ben compreso da loro e un'azione continua di informazione e la persuasione resta necessaria per gli scienziati, che possono avere un interesse ai PAN di categoria D, senza che questo porti a pregiudicare la loro carriera.
Questa azione è stata ostacolata dall'atteggiamento veemente, forse rafforzata da azioni di disinformazione volontaria da parte degli Stati Uniti, in alcuni circoli razionalisti. L'atteggiamento di questi è probabilmente motivato da delle lodevoli preoccupazioni di lotta contro l'oscurantismo e le credenze alienanti. E' tuttavia profondamente antiscientifico, rifiutare di guardare in faccia l'esistenza di testimonianze inconfutabili, e ciò non è accettabile quando uno studio obiettivo ed intelligente di questi fenomeni viene intrapreso.
L'approccio del GEIPAN, contrariamente a ciò che si pensa, ha un approccio rigorosamente scientifico: ci confrontiamo con dei fenomeni che, per alcuni, sono inesplicabili; quindi bisogna individuarli, classificarli, analizzarli, eccetera...Noi non abbiamo ancora delle conclusioni, noi possiamo fare delle ipotesi.
Nexus: l'ipotesi extraterrestre fa parte di queste?
Yves Sillard: è una possibilità che dobbiamo prendere in considerazione, con serietà, serenità e imparzialità. L'esistenza di civiltà extraterrestri è altamente probabile, anche se sono oltre la nostra comprensione. Se si considera la genesi dell'Universo, queste civiltà possono, in alcuni casi, essere di secoli, migliaia oppure milioni di anni più avanzati rispetto a noi, e noi dobbiamo fare prova di una grande modestia circa la valutazione delle loro capacità scientifiche e tecnologiche eventuali; altre, invece, possono accusare un ritardi importante comparata alla nostra.
Nexus: alcuni credono di vedere nell'atteggiamento degli USA la volontà di mantenere i segreti delle tecnologie extraterrestri, con le quali gli americani sono entrate in contatto.
Yves Sillard: io non lo credo affatto, per una ragione semplice e logica: se così fosse, noi vedremmo queste applicazioni da molto tempo, soprattutto nel settore aerospaziale. Tuttavia, ciò che fa la differenza oggi tra Stati Uniti e gli altri Paesi, è l'enorme quantità di denaro nella ricerca per scopi militari, che si traduce in particolare con l'alto costo dei loro aerei di combattimento. E mi viene in mente l'aereo F-35...
Nexus: il GEIPAN è, a volte, criticato per il suo relativo tepore. La documentazione che viene pubblicata evoca molto spesso "oggetti" e non semplicemente dei "fenomeni". Perchè, allora, non dire semplicemente che il GEIPAN si occupa di UFO?
Yves Sillard: questo perchè molte osservazioni riportate sono di natura molto diversa e non possono, sistematicamente, ricevere la classificazione in oggetti e il termine UFO ha preso un determinato significato, viziato dal suo utilizzo in film di fantascienza molto discutibili. Il GEIPAN si interessa ad un ampio spettro di PAN, che sono riportati e utilizzati per classificare la nomenclatura ABCD, i quali permetteranno di ordinare le indagini che sono state condotte.
Così, oggi, tra i 1650 casi di fenomeni osservati, attorno ai quali è stato possibile raggruppare 6000 testimonianze contenuti nel database del GEIPAN, lo studio ci ha concesso di notare che 690 sono spiegabili o molto probabilmente spiegabili (PAN A e B), 500 sono inspiegabili per mancanza di precisione (PAN C), e 460 appartengono alla categoria dei fenomeni la cui realtà non può essere contestata, ma che sono inesplicabili al nostro livello di conoscenza (PAN D).
In questa ultima categoria, alcune testimonianze descrivono incontestabilmente degli oggetti, per esempio l'osservazione di Nuku Hiva, nella Polinesia francese, nella notte del 21 ottobre 1988, quando dei pescatori videro tre sfere luminose volare ad alta quota. La loro testimonianza fu corroborata da quella di equipaggi di compagnie aeree della Air New Zealand e UTA che, a largo delle isole Marquises, osservarono da tre a sei "UFO" la stessa notte.
Nexus: esistono alcuni casi che sono fonti di dibattito. Tra i quali, ciò che è stato osservato il 5 novembre 1990 sopra la diagonale Biarritz - Strasburgo. Per lei, si trattò di un rientro atmosferico, per altri un caso spettacolare di osservazione di UFO.
(Sopra ricostruzione artistica di una tipologia di UFO che sarebbe stata vista il 5 novembre 1990)
Yves Sillard: effettivamente, un centinaio di testimonianze su questo avvenimento sono state raccolte dal SEPRA (Service d'expertise des phénomènes de rentrées atmosphériques), che all'epoca sostituiva il GEPAN. Dopo aver preso contatto con la NASA, si è capito che si trattava del rientro in atmosfera del terzo stadio del un missile sovietico Proton, su una diagonale del golfo di Gascogne - Alsace.
Il caso è dunque chiaro e questa spiegazione permise di comprendere le poche differenze esistenti tra le testimonianze: a seconda del luogo e al momento dell'osservazione, fu possibile che i movimenti dell'oggetto apparvero ascendenti per alcuni testimoni. Tuttavia, su insistenza di alcuni testimoni che consideravano questa spiegazione insufficiente, rispetto a ciò che avevano osservato, mi parve giusto approfondire l'inchiesta.
Mi confidai a Jean-Jacques Velasco che dirigeva il SEPRA all'epoca delle osservazioni, ma lui mi convinse del carattere rigoroso ed esaustivo dell'inchiesta iniziale e non sembrò convinto di riaprire il dossier dopo cinque anni il verificarsi dei fatti. Se si vuole essere onesti, ma si tratterebbe allora di una coincidenza straordinaria, non si può scartare totalmente l'ipotesi secondo la quale ci fosse, nello stesso momento e sulla stessa zona geografica, un rientro atmosferico e l'osservazione di uno o molti altri fenomeni inspiegabili.
Nexus: avete sentito, in un modo o nell'altro, qualche pressione su come orientare i vostri lavori?
Yves Sillard: Mai, il comitato direttivo del GEIPAN comprende degli scienziati e dei rappresentanti dell'Aeronautica Militare, dell'aviazione civile, della sicurezza civile, della Gendarmeria...ma in nessun momento ho percepito la volontà di qualcuno di orientare i nostri lavori. Io non ho, comunque, tutti gli elementi per affermare con assoluta certezza che le autorità civili oppure militari comunichino al GEIPAN tutto quello che conoscono in tema PAN; ma, da parte mia, non ho mai notato la minima volontà di occultare informazioni importanti.
Nexus: in questo momento, quali sono le principali inchieste in corso?
Yves Sillard: il GEIPAN ha diverse indagini in corso, ma sembra che il numero di testimonianze, suscettibili di essere classificate nella categoria D, sono diminuite nel corso di questi ultimi anni. Questo può significare che i PAN di categoria D osservati in Francia sono meno numerosi, mentre si moltiplicano in altre parti del mondo, oppure semplicemente che ci sono meno persone che testimoniano ufficialmente in Gendarmeria.
Penso che sia ugualmente interessante discutere della situazione a Hessdalen, in Norvegia, dove sono osservati da, almeno, alcuni decenni dei fenomeni prevalentemente luminosi, totalmente inesplicabili. Si tratta di un caso unico al mondo di regolari apparizioni di PAN, sullo stesso luogo e su scala temporale molto lunga. Io ci sono andato nel 2007, su invito del professore Erling Strand, dell'Università di Oslo. Con l'aiuto di ricercatori italiani, ha organizzato da più di una ventina d'anni, delle campagne d'osservazione con l'utilizzo di macchine fotografiche, magnetometri, lasers e radars. Purtroppo, se l'esistenza indiscutibile dei fenomeni è stata ampiamente confermata, i mezzi impiegati non sono stati sufficienti per poter formulare una ipotesi circa la loro origine.
Il comitato direttivo del GEIPAN ritiene che il carattere eccezionale di Hessdalen merita qualche attenzione in più. Grazie ad un concorso di circostanze favorevoli, un progetto internazionale, che coinvolge gli scienziati norvegesi dell'Università di Oslo, i francesi del CNRS e della CEA e gli italiani del radio-osservatorio di Bologna, è stato messo in piedi. Il GEIPAN ha preso in carico diverse missioni in Norvegia, ma la responsabilità del progetto è nelle mani, naturalmente, degli scienziati coinvolti. Un primo passo, mettendo a disposizione un numero ancora limitato di strumenti di misura, è stato avviato nel mese di dicembre 2010. I risultati registrati saranno disponibili dopo il periodo invernale; i team di scienziati vedranno se converrà proseguire questo studio con dei mezzi più sofisticati.
Fonte: http://www.centroufologicoionico.com/
Ha risposto alle domande della rivista Nexus (edizione francese) nel suo ultimo numero di marzo 2011.
Nexus: oggi stiamo assistendo ad un vasto movimento di scoperchiamento del segreto sui dossiers concernenti gli UFO. Il qualità di Presidente del comitato direttivo del GEIPAN, cosa ne pensa?
Yves Sillard : io stesso, nel 2007, sostenni e ottenni, in pieno accordo con la direzione del CNES, l'opportunità di rendere di dominio pubblico i documenti che il GEIPAN aveva in suo possesso. Ora possiamo, anche, consultare liberamente il tutto online sul sito internet del CNES. Negli ultimi anni, più di una dozzina di Paesi hanno seguito l'esempio. Solo la politica degli Stati Uniti, che dal 1969 e in contrasto all'evidenza non è interessata a questi dossier. E ciò rimane totalmente incomprensibile.
Sono rammaricato sull'assenza di collegamenti tra diversi organismi esistenti in tutto il mondo. Ci auguriamo vivamente che i PAN (phénomènes aérospatiaux non identifiés) siano analizzati secondo le stesse procedure in tutti i Paesi e che i risultati vengano condivisi in comune. Ciò permetterà di avere una visione d'insieme, la più obiettiva possibile, per creare un clima favorevole alla deposizione delle testimonianze e di sviluppare un'archiviazione globale. Il GEIPAN non ha risorse umane sufficienti per mantenere le relazioni in corso con altri gruppi, dello stesso genere, nel mondo.
Eppure, è un famoso paradosso, è un modello per numerosi paesi che hanno attuato delle strutture analoghe, ad esempio in America del Sud. Il comitato direttivo ha raccomandato, a più riprese, che la squadra del GEIPAN sia leggermente rinforzata da personale appartenente al CNES o altre agenzie, ma ciò non è stato ancora reso possibile.
Nexus: a parte l'assenza di cooperazione internazionale, vede altri ostacoli alla divulgazione?
Yves Sillard: il primo ostacolo è la raccolta delle testimonianze. E' essenzialmente banale nella mente del pubblico, che porta il testimone a deporre ciò che ha visto alla Gendarmeria, ma ci sono, certamente, molte persone che non testimoniano per paura del ridicolo. I PAN di categoria D - che non possono essere spiegati con nessun fenomeno conosciuto - sono assimilati agli UFO, agli ET, ai piccoli omini verdi...e questo può dissuadere i numerosi testimoni, dell'aviazione civile o militare per esempio, di apportare il loro contributo alla raccolta d'informazione.
Il secondo ostacolo è quello di passare oltre la disinformazione, di ignorarla, che non possiamo che deplorare. Gli Stati Uniti hanno imparato l'arte della disinformazione o della ridicolizzazione delle testimonianze, e questo dal Rapporto Condon del 1969 il quale concluse che non c'era nulla di serio negli avvistamenti di UFO. Da allora, questo rapporto è stato ampiamente riportato dall'Agenzia Federale dell'Aviazione americana (FAA) e tutti gli studi seri sembrano suscettibili di essere bloccati, e comprendono molti casi interessanti come i giganteschi fenomeni luminosi di Phoenix in Arizona del 13 marzo 1997, oppure l'osservazione dell'aeroporto O'Hare di Chicago del 7 novembre 2006.
(Sopra una ricostruzione artistica dell'UFO di O'Hare, basato sulla testimonianza fatta dalla CNN da un ingegnere meccanico)
Tra noi, penso che nessuno in Francia avrebbe avuto la possibilità di presentare delle spiegazioni fantasiose, come quelle emanate dalle autorità federali americane dopo i due avvenimenti. Il terzo ostacolo concerne l'approccio della comunità scientifica. Il lavoro del GEIPAN non è, a tutt'oggi, ben compreso da loro e un'azione continua di informazione e la persuasione resta necessaria per gli scienziati, che possono avere un interesse ai PAN di categoria D, senza che questo porti a pregiudicare la loro carriera.
Questa azione è stata ostacolata dall'atteggiamento veemente, forse rafforzata da azioni di disinformazione volontaria da parte degli Stati Uniti, in alcuni circoli razionalisti. L'atteggiamento di questi è probabilmente motivato da delle lodevoli preoccupazioni di lotta contro l'oscurantismo e le credenze alienanti. E' tuttavia profondamente antiscientifico, rifiutare di guardare in faccia l'esistenza di testimonianze inconfutabili, e ciò non è accettabile quando uno studio obiettivo ed intelligente di questi fenomeni viene intrapreso.
L'approccio del GEIPAN, contrariamente a ciò che si pensa, ha un approccio rigorosamente scientifico: ci confrontiamo con dei fenomeni che, per alcuni, sono inesplicabili; quindi bisogna individuarli, classificarli, analizzarli, eccetera...Noi non abbiamo ancora delle conclusioni, noi possiamo fare delle ipotesi.
Nexus: l'ipotesi extraterrestre fa parte di queste?
Yves Sillard: è una possibilità che dobbiamo prendere in considerazione, con serietà, serenità e imparzialità. L'esistenza di civiltà extraterrestri è altamente probabile, anche se sono oltre la nostra comprensione. Se si considera la genesi dell'Universo, queste civiltà possono, in alcuni casi, essere di secoli, migliaia oppure milioni di anni più avanzati rispetto a noi, e noi dobbiamo fare prova di una grande modestia circa la valutazione delle loro capacità scientifiche e tecnologiche eventuali; altre, invece, possono accusare un ritardi importante comparata alla nostra.
Nexus: alcuni credono di vedere nell'atteggiamento degli USA la volontà di mantenere i segreti delle tecnologie extraterrestri, con le quali gli americani sono entrate in contatto.
Yves Sillard: io non lo credo affatto, per una ragione semplice e logica: se così fosse, noi vedremmo queste applicazioni da molto tempo, soprattutto nel settore aerospaziale. Tuttavia, ciò che fa la differenza oggi tra Stati Uniti e gli altri Paesi, è l'enorme quantità di denaro nella ricerca per scopi militari, che si traduce in particolare con l'alto costo dei loro aerei di combattimento. E mi viene in mente l'aereo F-35...
Nexus: il GEIPAN è, a volte, criticato per il suo relativo tepore. La documentazione che viene pubblicata evoca molto spesso "oggetti" e non semplicemente dei "fenomeni". Perchè, allora, non dire semplicemente che il GEIPAN si occupa di UFO?
Yves Sillard: questo perchè molte osservazioni riportate sono di natura molto diversa e non possono, sistematicamente, ricevere la classificazione in oggetti e il termine UFO ha preso un determinato significato, viziato dal suo utilizzo in film di fantascienza molto discutibili. Il GEIPAN si interessa ad un ampio spettro di PAN, che sono riportati e utilizzati per classificare la nomenclatura ABCD, i quali permetteranno di ordinare le indagini che sono state condotte.
Così, oggi, tra i 1650 casi di fenomeni osservati, attorno ai quali è stato possibile raggruppare 6000 testimonianze contenuti nel database del GEIPAN, lo studio ci ha concesso di notare che 690 sono spiegabili o molto probabilmente spiegabili (PAN A e B), 500 sono inspiegabili per mancanza di precisione (PAN C), e 460 appartengono alla categoria dei fenomeni la cui realtà non può essere contestata, ma che sono inesplicabili al nostro livello di conoscenza (PAN D).
In questa ultima categoria, alcune testimonianze descrivono incontestabilmente degli oggetti, per esempio l'osservazione di Nuku Hiva, nella Polinesia francese, nella notte del 21 ottobre 1988, quando dei pescatori videro tre sfere luminose volare ad alta quota. La loro testimonianza fu corroborata da quella di equipaggi di compagnie aeree della Air New Zealand e UTA che, a largo delle isole Marquises, osservarono da tre a sei "UFO" la stessa notte.
Nexus: esistono alcuni casi che sono fonti di dibattito. Tra i quali, ciò che è stato osservato il 5 novembre 1990 sopra la diagonale Biarritz - Strasburgo. Per lei, si trattò di un rientro atmosferico, per altri un caso spettacolare di osservazione di UFO.
(Sopra ricostruzione artistica di una tipologia di UFO che sarebbe stata vista il 5 novembre 1990)
Yves Sillard: effettivamente, un centinaio di testimonianze su questo avvenimento sono state raccolte dal SEPRA (Service d'expertise des phénomènes de rentrées atmosphériques), che all'epoca sostituiva il GEPAN. Dopo aver preso contatto con la NASA, si è capito che si trattava del rientro in atmosfera del terzo stadio del un missile sovietico Proton, su una diagonale del golfo di Gascogne - Alsace.
Il caso è dunque chiaro e questa spiegazione permise di comprendere le poche differenze esistenti tra le testimonianze: a seconda del luogo e al momento dell'osservazione, fu possibile che i movimenti dell'oggetto apparvero ascendenti per alcuni testimoni. Tuttavia, su insistenza di alcuni testimoni che consideravano questa spiegazione insufficiente, rispetto a ciò che avevano osservato, mi parve giusto approfondire l'inchiesta.
Mi confidai a Jean-Jacques Velasco che dirigeva il SEPRA all'epoca delle osservazioni, ma lui mi convinse del carattere rigoroso ed esaustivo dell'inchiesta iniziale e non sembrò convinto di riaprire il dossier dopo cinque anni il verificarsi dei fatti. Se si vuole essere onesti, ma si tratterebbe allora di una coincidenza straordinaria, non si può scartare totalmente l'ipotesi secondo la quale ci fosse, nello stesso momento e sulla stessa zona geografica, un rientro atmosferico e l'osservazione di uno o molti altri fenomeni inspiegabili.
Nexus: avete sentito, in un modo o nell'altro, qualche pressione su come orientare i vostri lavori?
Yves Sillard: Mai, il comitato direttivo del GEIPAN comprende degli scienziati e dei rappresentanti dell'Aeronautica Militare, dell'aviazione civile, della sicurezza civile, della Gendarmeria...ma in nessun momento ho percepito la volontà di qualcuno di orientare i nostri lavori. Io non ho, comunque, tutti gli elementi per affermare con assoluta certezza che le autorità civili oppure militari comunichino al GEIPAN tutto quello che conoscono in tema PAN; ma, da parte mia, non ho mai notato la minima volontà di occultare informazioni importanti.
Nexus: in questo momento, quali sono le principali inchieste in corso?
Yves Sillard: il GEIPAN ha diverse indagini in corso, ma sembra che il numero di testimonianze, suscettibili di essere classificate nella categoria D, sono diminuite nel corso di questi ultimi anni. Questo può significare che i PAN di categoria D osservati in Francia sono meno numerosi, mentre si moltiplicano in altre parti del mondo, oppure semplicemente che ci sono meno persone che testimoniano ufficialmente in Gendarmeria.
Penso che sia ugualmente interessante discutere della situazione a Hessdalen, in Norvegia, dove sono osservati da, almeno, alcuni decenni dei fenomeni prevalentemente luminosi, totalmente inesplicabili. Si tratta di un caso unico al mondo di regolari apparizioni di PAN, sullo stesso luogo e su scala temporale molto lunga. Io ci sono andato nel 2007, su invito del professore Erling Strand, dell'Università di Oslo. Con l'aiuto di ricercatori italiani, ha organizzato da più di una ventina d'anni, delle campagne d'osservazione con l'utilizzo di macchine fotografiche, magnetometri, lasers e radars. Purtroppo, se l'esistenza indiscutibile dei fenomeni è stata ampiamente confermata, i mezzi impiegati non sono stati sufficienti per poter formulare una ipotesi circa la loro origine.
Il comitato direttivo del GEIPAN ritiene che il carattere eccezionale di Hessdalen merita qualche attenzione in più. Grazie ad un concorso di circostanze favorevoli, un progetto internazionale, che coinvolge gli scienziati norvegesi dell'Università di Oslo, i francesi del CNRS e della CEA e gli italiani del radio-osservatorio di Bologna, è stato messo in piedi. Il GEIPAN ha preso in carico diverse missioni in Norvegia, ma la responsabilità del progetto è nelle mani, naturalmente, degli scienziati coinvolti. Un primo passo, mettendo a disposizione un numero ancora limitato di strumenti di misura, è stato avviato nel mese di dicembre 2010. I risultati registrati saranno disponibili dopo il periodo invernale; i team di scienziati vedranno se converrà proseguire questo studio con dei mezzi più sofisticati.
Fonte: http://www.centroufologicoionico.com/
Etichette:
GEIPAN,
Interviste,
ipotesi extraterrestre,
Ufo,
Yves Sillard
Iscriviti a:
Post (Atom)










