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mercoledì 21 maggio 2014

Area 51: dopo 25 anni ritorna a parlare il fisico Bob Lazar

Oggi vi proponiamo un articolo di Massimo Frattini su un caso su cui non è mai stata fatta totale chiarezza

Robert Scott Lazar (nato il 26 gennaio 1959) è stato uno dei personaggi più famosi, riguardo il Cosmic Top Secret sugli UFO. Bob dichiarò di aver lavorato presso l’area S-4 del Nevada Test Site (vicino all’Area 51) sotto speciale richiesta di Edward Teller. In diverse occasioni si è sottoposto alla macchina della verità: alcuni di questi test confermavano le sue dichiarazioni.


bob lazar668 May. 18


L’ULTIMA INTERVISTA DOPO 25 ANNI

Bob Lazar è ritornato a parlare in una intervista effettuata dai giornalisti dell’emittente televisiva 8NN-TV, dove ribadisce ancora una volta il suo ruolo al’interno della base, descrive le strutture dei dischi volanti nei dettagli, dopo averli disegnati precedentemente, e dice che questi “aeromobili” si sostentavano grazie a tre specie di “marmitte o tubi pieghevoli”, che permetterebbero di scegliere le direzioni di volo, ma paradossalmente dice anche che questi oggetti erano tanto veloci e potenti, quanto instabili. I cosiddetti UFO non sarebbero stati costruiti da umani, in quanto la cabina di pilotaggio era a dimensione di bambino; quindi con questa affermazione Lazar vorrebbe documentare la tesi secondo cui questi mezzi tecnologici sarebbero stati costruiti e pilotati da alieni; inoltre i velivoli non avrebbero presentato punti di saldatura, come se fossero stati interamente formati da un unico pezzo e per di più di un materiale sconosciuto sulla Terra.






bob 2

Ma qual’era o su cosa si basava il lavoro di Bob Lazar? Il suo compito era quello di back-engineer, (retro-tecnologia) ovvero, doveva risalire alla manufattura del velivolo alieno, di comprendere come era stato costruito, in modo che altri tecnici esperti, dovevano cercare di riprodurne una copia simile e farlo volare.

Bob sostiene di aver lavorato all’interno di una sala dove vi erano otto velivoli alieni. Questa sala si trova in una zona di 13 livelli di profondità nel sito S4 o comunemente denominata DREAMLAND o terra dei sogni, che comunque faceva parte del perimetro della Base Area 51, ma questa si trovava a Papoos Lake a poca distanza da Groom Lake.


Robert Scott Lazar (nato il 26 gennaio 1959) è stato uno dei personaggi più famosi, riguardo il Cosmic Top Secret sugli UFO. Bob dichiarò di aver lavorato presso l’area S-4 del Nevada Test Site (vicino all’Area 51) sotto speciale richiesta di Edward Teller. In diverse occasioni si è sottoposto alla macchina della verità: alcuni di questi test confermavano le sue dichiarazioni.


Area 51: dopo 25 anni ritorna a parlare il fisico Bob Lazar

Bob in questa ultima intervista, mostra ancora l’ID e il suo tesserino W-2, a dimostrare appunto che era impiegato presso la Navy Intelligence (US NAVY), ovvero la Marina Militare degli Stati Uniti, che gestiva e gestisce la base di Groom Lake e Papoos Lake. Bob dichiara di essere entrato dentro il disco volante e cercò di comprendere i tre sistemi di propulsione, il loro funzionamento, in modo che i militari ne avrebbero potuto costruirne uno simile. Cercò di dire al mondo ciò che aveva visto, ma era troppo presto e il mondo non era pronto allora.

 bob lazar666 May. 18

Oggi siamo più preparati ad accettare tale conoscenza! Bob Lazar ha sacrificato tutto, la sua vita, la sua reputazione, il suo lavoro, i suoi amici, tutto questo al fine di raccontare a tutti … come ha detto, “la più importante scoperta nella storia umana.”

Bob termina la sua intervista, dicendo: ” nascondere queste informazioni al mondo è un crimine contro l’umanità”







Fonte: http://www.segnidalcielo.it/2014/05/18/area-51-dopo-25-anni-ritorna-a-parlare-il-fisico-bob-lazar/

giovedì 25 luglio 2013

Perchè la scienza considera la vita extraterrestre e gli UFO argomenti tabù? Rispondono due scienziati


E' noto che, spesso, gli scienziati siano riluttanti a discutere apertamente della possibilità della vita extraterrestre e del fenomeno UFO.

Anche se il grande pubblico è particolarmente interessato all'argomento, la comunità scientifica sembra evitare accuratamente l'argomento attraverso un silenzio autoimposto, non importa quanto sia forte l'evidenza.

Il negazionismo della maggioranza degli scienziati, secondo cui la vita extraterrestre non può esistere nelle nostre immediate vicinanze, tanto più il controverso fenomeno UFO, sembra essere una regola non scritta a cui si attengono come una sorta di dogma, un atteggiamento completamente opposto a quello della ricerca scientifica, che necessità di curiosità, onestà intellettuale, assenza di pregiudizio e ricerca, tanta ricerca.

Un contributo al dibattito viene da due ricercatori. Il primo è di N. Chandra Wickramasinghe, professore di matematica applicata e astronomia presso i College University di Cardiff, Galles. Il secondo parere è di Eric Davis, fisico della propulsione e ricercatore pressol'Institute for Advanced Studies di Austin.




Nalin Chandra Wickramasinghe è nato nel 1939 in Sri Lanka. Ha studiato astrofisica all'Università di Cambridge, dove è stato allievo di Fred Hoyle, noto al grande pubblico soprattutto per le sue argomentazioni non convenzionali e per svariate teorie non ortodosse entro la comunità scientifica.

Ha conseguito il dottorato di ricerca nel 1963. Ha scritto più di 30 libri, è un prolifico blogger ed è considerato un esperto nell'uso dell'astronomia all'infrarosso, disciplina con cui si studia la materia interstellare.

“Il mio coinvolgimento personale in questa in questa materia risale al 1970, quando, insieme con il compianto Fred Hoyle, stavo indagando la natura della polvere interstellare”, spiega Wickramasinghe. Il ricercatore scoprì che le molecole organiche si stavano accumulando nelle nubi interstellare a ritmo elevato.

wickramasinghe.jpgLe polveri interstellari, che fino ad allora si pensava fossero composte di ghiaccio e di materia inorganica, mostravano complessi polimeri organici di possibile provenienza biologica.

“Queste scoperte sorpresero molto gli astronomi”, ricorda il ricercatore. “Per lungo tempo, la comunità scientifica resistette alle nostre conclusioni, secondo le quali tali molecole possono essere rilevanti per la nascita della vita sulla Terra”.

Hoyle e Wickramasinghe furono i primi ricercatori a ipotizzare una correlazione tra nubi interstellari e vita biologica terrestre, sviluppando la teorie della Panspermia.

“Il primo sentore di una censura relativa alla vita extraterrestre la avemmo quando ipotizzammo che questa correlazione potrebbe esserci anche con altri pianeti del cosmo. Quando nel 1982, presentammo un progetto di ricerca per verificare le nostre ipotesi, venne rifiutato per cpnsiderato privo di valore scientifico!”, continua Wickramasinghe.

Anche quando fu fatta la scoperta inattesa che le comete contenessero materia organica, le teorie della panspermia di Hoyle e Wickramasinghe furono decretate come tabù da tutte le riviste scientifiche e dalle istituzioni rispettabili.

Un altro episodio emblematico avvenne qualche anno dopo. Richard B. Hoover, uno degli astrobiologi più importanti impiegati al NASA Marshall Space Flight Center, tra il 1997 e il 2011 ha eseguito delle nuove analisi sul famoso meteorite Murchison, caduto in Australia nel 1969.

“Utilizzando la tecnologia attualmente a disposizione, nell'ultimo studio pubblicato nel 2011, Hoover conclude il meteorite contiene fossili microbici in grande quantità”, racconta Wickramasinghe. “Il furore con cui è stata salutata questa ultima pubblicazione e la condanna di riviste come Science e dei capi della Nasa, dimostra che le tattiche precedenti di insabbiamento, sono state sostituite dagli sproloqui stridenti e dagli insulti personali”.

“Se fossimo vissuti nel medioevo, non vi è dubbio che Hoover, Hoyle e me, avremmo fatto una brutta fine”, continua amaro Wickramasinghe. Intatto Hoover ci ha rimesso lo stipendio. Nel 2011, infatti, la Nasa ha deciso di mettere fine alla sua collaborazione con l'astrobiologo, dopo 45 anni di onorata carriera, con all'attivo numerose pubblicazioni scientifiche.

Wickramasinghe, tuttavia, ha l'impressione che le cose stiano iniziando a cambiare, se non altro perchè la resistenza ai fatti e la censura, a lungo andare si riveleranno inutili. L'universo ha sempre l'ultima parola!

Ma, oltre a quello della vita extraterrestre, c'è un altro tema molto più controverso e censurato, sia dalla comunità scientifica che dai media. L'argomento viene spesso e volentieri negato, oppure viene bollato dai think tank della scienza come 'ridicolo'.

eric-davies.jpgTuttavia, anche su questo argomento le cose sterebbero cominciando a cambiare. Ne è convinto Eric Davis, un ricercatore dell'Institute for Advanced Studies di Austi, impegnato nella ricerca di nuovi sistemi di propulsione interstellare.

“Gli UFO sono fenomeni reali. Sono oggetti artificiali sotto controllo intelligente. Sono sicuramente il risultato di una tecnologia estremamente avanzata”, dice Davis all'Huffington Post. Il ricercatore spera che i suoi studi di fisica sulla propulsione un giorno possano permettere all'uomo di spostarsi nel cosmo allo stesso modo.

Tuttavia, egli è consapevole che nessuno scienziato è attualmente disponibile a discutere del tema UFO. “Si sbagliano. Sono ingenui, ostinati, gretti, impauriti e timorosi. Sembra che si tratti di una parolaccia e di un argomento proibito. La scienza richiede una mente aperta”, continua il fisico.

“Non bisognerebbe ridere delle persone, ma mostrare loro rispetto. Gli scienziati hanno bisogno di tornare a utilizzare il metodo scientifico per capire cose sconosciute e insolite. Il soggetto UFO è uno di queste”.

Davis recentemente ha vinto un premio della American Institute of Aeronautics and Astronautics per il suo studio “ Space Warp: più veloci della luce”, e conosce molti colleghi che silenziosamente si occupano del fenomeno UFO.


“Ci sono molti scienziati che sono a conoscenza di elementi oggettivi e dati reali, ma non usciranno mai allo scoperto per pubblicare i loro studi, perchè temono la derisione dei loro colleghi. L'impatto sulla loro carriera potrebbe essere dannoso”, dice Davis.

“Nessun ente è disponibile a finanziare la ricerca. La National Science Fundation non accetta il tema UFO come oggetto di uno studio scientifico”. Eppure, sorprendentemente, diversi autorevoli scienziati si sono occupati del fenomeno per decenni. L'astronomo J. Allen Hynes, ex consulente scientifico della US Air Force, ha studiato gli UFO per 20 anni, nell'ambito del Blue Project concluso nel 1969.

In buona sostanza, Davis ritiene che il dominio sulle indagini sugli UFO, in realtà non è nelle mani degli scienziati. E di chi, allora? "E' sotto il controllo dell'intelligence militare”, suggerisce. “Il fatto che oggetti sconosciuti stiano volando attorno al nostro pianeta non è considerato un argomento per la scienza. Perchè? Perchè la scienza si deve occupare dei fenomeni naturali, è gli UFO non lo sono”.


Font: http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/07/22/perche-la-scienza-considera-la-vita-extraterrestre-e-gli-ufo.html

mercoledì 12 giugno 2013

Corrado Malanga intervista 3 Aprile 2013

Interessante intervista sull'attuale pensiero del celebre professore pisano. Ospite dell'intervista anche Paolo Franceschetti, avvocato, docente di materie giuridiche, ha pubblicato libri e articoli in materia giuridica (diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo), per poi specializzarsi come legale nel settore dei delitti esoterici e approfondire l’influenza della massoneria e della Chiesa Cattolica nella storia contemporanea e passata. Occupatosi per ragioni personali dei delitti del Mostro di Firenze, per poi divenire legale di Paolo Leoni, indicato dai media come il capo delle cosiddette Bestie di Satana, insieme a costui (e grazie a costui) ha intrapreso uno studio approfondito delle dinamiche pratiche, sociali, ed esoteriche di alcuni delitti di matrice massonica o cattolica.






Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=yG2WDrYmeTQ

venerdì 29 marzo 2013

TV australiana: l’esercito americano ha lavorato con gli alieni – il video dell’intervista a Charles Hall, ex militare e fisico nucleare

Charles Hall, un fisico nucleare, ex militare esperto meteo americano afferma senza ombra di dubbio, che l’esercito degli Stati Uniti è stato in contatto con una specie aliena per anni. Ora la TV australiana ha mandato in onda un’intervista con Charles Hall. Lo stesso Hall ha assistito alle interazioni tra l’esercito e un gruppo di misteriosi esseri umanoidi,alti e bianchi, praticamente Umani Non Terrestri che lavoravano nelle basi USA.

Secondo Hall, questi ET sono alti e magri (altezza che va più di 1,80 cm) e la loro vita può durare fino a 800 dei nostri anni. Tuttavia, per raggiungere l’età di 400 anni, questi ET sembrano riavviare la loro fase di crescita, raggiungendo un’altezza di fino a 3 metri, che porta sofferenza per loro, perché i loro organi interni non crescono e non possono soddisfare le esigenze di un corpo così alto, quindi con il rischio di morire. Egli sostiene inoltre di aver lavorato con i famosi “ grigi ”e” nordici“.

Ecco l’intervista video:



Fonte: http://www.segnidalcielo.it/2013/03/27/tv-australiana-lesercito-americano-ha-lavorato-con-gli-alieni-il-video-dellintervista-a-charles-hall-ex-militare-e-fisico-nucleare/

mercoledì 2 maggio 2012

John Edward Mack e le Abduction

Questo post è un interessante scorcio sulla vita e il lavoro di J.E. Mack. Buona lettura...





John Edward Mack (New York, 10 aprile 1929 – Londra, 27 settembre 2004). Mack era uno psichiatra statunitense, scrittore, e professore della Harvard Medical School. Ha ricevuto il Premio Pulitzer per le biografie, e progressivamente è diventato una delle maggiori autorità sugli effetti spirituali e/o comportamentali su alcuni pazienti che sostengono di aver subito esperienze di rapimento alieno.
Inizi della carriera:


Nato a New York City, John Mack si laurea in medicina nella Harvard Medical School (Cum Laude, 1955) dopo aver eseguito studi superiori nell’Oberlin College (Phi Beta Kappa, 1951). Si specializzò nella Boston Psychoanalytic Society and Institute e ricevette un certificato che gli consentiva di praticare la psicoanalisi su adulti e minorenni.

Il tema conduttore della sua vita di lavoro è stata l’esplorazione di come le personali percezioni del mondo possono alterare le proprie relazioni. Mack affronta la questione della “visione del mondo” a livello individuale nelle sue prime esplorazioni cliniche dei sogni, degli incubi e del suicidio nell’adolescenza, e nel libro A Prince of Our Disorder, esegue uno studio biografico della vita dell’ufficiale britannico Thomas Edward Lawrence, lavoro per il quale nel 1977 riceve il Pulitzer Prize for Biography.
Fenomeno delle abduction:

Questo tema delle percezioni personali viene portato ad un estremo controverso negli anni novanta quando Mack inizia uno studio pluri-decennale su 200 donne e uomini che riferivano esperienze di abduction da parte di supposte creature aliene. Questo incontri sono stati riferiti almeno sin dagli anni cinquanta (la prima storia riferita da Antonio Villas Boas), che hanno ricevuto un’attenzione dal mondo accademico, ad esempio da specialisti come il Dr. R. Leo Sprinkle, tra i primi ad occuparsi di questi studi negli anni sessanta. John Edward Mack, rimane comunque la più stimata autorità accademica che abbia studiato questa faccenda. All’inizio Mack sospettava che quelle persone soffrissero di qualche disturbo mentale, ma dopo un attento esame, si rese contro che nessuna patologia ovvia era presente nelle persone che intervistava, aumentando ulteriormente il suo interesse. Seguendo l’incoraggiamento del suo amico di vecchia data Thomas Kuhn, che prediceva che l’argomento poteva destare molte controversie, ma che si poteva portare avanti l’indagine se Mack si limitava a raccogliere i dati e ad ignorare le prevalenti interpretazioni materialistiche, dualiste e l’analisi basata sul distinguo “è questo oppure è quello” (“either/or” analysis), Mack cominciò ad organizzare studi e interviste. Molti tra i pazienti da lui intervistati riferirono che i loro incontri avevano cambiato il modo di rapportarsi al mondo, che includeva il sentirsi in un elevato sentimento di spiritualità e di preoccupazione ambientalista.

Mack era piuttosto guardingo nelle sue investigazioni e interpretazioni del fenomeno delle abduction rispetto ai primi ricercatori che si occuparono della materia. Il professore di letteratura Terry Matheson scriveva che “Tutto sommato, Mack presenta il resoconto più ragionevole che si possa trovare al momento, almeno mentre questi racconti di abduction procedevano.” (Matheson, 251) In un’intervista senza data, il Dr. Jeffrey Mishlove dichiarò che Mack sembrava “propenso a dare a questi rapporti di [abduction] un qualche valore”. Mack replicò dicendo:
« Face value I wouldn’t say. I take them seriously. I don’t have a way to account for them. »

(John Edward Mack)
« Io non direi di dargli un valore facciale. Io li prendo seriamente. Non ho alcun mezzo per poterli valutare accuratamente. »

(John Edward Mack)

In modo simile, la BBC disse che John Mack aveva affermato:
« I would never say, yes, there are aliens taking people. [But] I would say there is a compelling powerful phenomenon here that I can’t account for in any other way, that’s mysterious. Yet I can’t know what it is but it seems to me that it invites a deeper, further inquiry. »

(John Edward Mack)
« Io non direi mai, si, vi sono alieni che sequestrano la gente. [Ma] Io direi che qui c’è un interessante e potente fenomeno, che non posso spiegare in altro modo, che è misterioso. Si, Io non posso sapere di cosa si tratta esattamente ma mi sembra che meriti un’inchiesta ulteriore più approfondita. »

(John Edward Mack)

Mack faceva notare che esiste una storia mondiale di esperienze visionarie, specialmente nelle società pre-industriali. Un esempio è la ricerca di visioni mistiche comune a molte culture dei nativi americani. Mack mette in rilievo che soltanto recentemente nella cultura occidentale, questi eventi visionari o di estasi sono stati interpretati come aberrazioni o addirittura come malattia mentale. Mack suggerisce che i racconti di abduction possano essere inquadrati meglio come parte della più vasta e antica tradizione delle esperienze di incontro con santi (nella tradizione cristiana) o con divinità (nella tradizione dei pagani). Il suo interesse negli aspetti spirituali o trasformazionali degli incontri delle persone con alieni, e la sua proposta che l’esperienza di contatto alieno possa essere in sé più trascendente (immateriale) che fisica in natura—ma nonostante questo assolutamente reale— fatto che progressivamente lo distinse da molti dei suoi contemporanei, come Budd Hopkins, che sosteneva la realtà fisica degli alieni.

In seguito il suo interesse si estese alla considerazione generale dei meriti di una nozione espansa della realtà, una nozione che consenta esperienze che possono anche non inquadrarsi nel paradigma occidentale del materialismo, ma che comunque cambiano profondamente la vita delle persone. Il suo secondo libro sulle esperienze di incontro con gli alieni, Passport to the Cosmos: Human Transformation and Alien Encounters (1999), era piuttosto un trattato filosofico che collegava i temi della spiritualità e i punti di vista mondiali moderni, costituendo il culmine del suo lavoro con gli “experiencers”, le persone che hanno vissuto l’incontro con gli alieni, tema centrale al quale è dedicato il libro.
Sottoposto a giudizio professionale dall’Università di Harvard:

Nel 1994, il Decano della Harvard Medical School nominò un comitato paritario (peer review) per indagare sulle pratiche mediche e investigazioni cliniche delle persone che hanno raccontato i loro “incontri alieni” al Dr. Mack (alcuni di questi casi sono stati descritti nel libro Abduction, scritto da Mack nel 1994). Nello stesso articolo della BBC sopracitato, Angela Hind scrive, “Si tratta della prima volta nella storia di Harvard nel quale un professore ordinario viene sottoposto a questo tipo di inchiesta.” Mack descrisse l’investigazione come “kafkiana”: non venne mai informato molto dello status dell’indagine in corso, la natura delle lamentele dei suoi critici cambiava frequentemente, e la maggior parte delle loro accuse si dimostrarono prive di fondamento quando sottoposte a stretto scrutinio.

Dopo 14 mesi di inchiesta, vi erano crescenti interrogativi da parte della comunità accademica (includendo il professore di Legge di Harvard Alan Dershowitz) riguardo alla validità dell’investigazione di un professore ordinario di Harvard che non era sospettato di violazioni dell’etica o di cattiva condotta professionale. Harvard allora pubblicò una dichiarazione nella quale il Decano “riaffermava la libertà accademica del Dr. Mack per studiare qualsivoglia argomento correlato alla psichiatria e per poter formulare le sue opinioni senza impedimento,” concludendo che il “Dr. Mack rimane un membro prominente della Facoltà di Medicina di Harvard.” (Mack venne sottoposto a censura per alcuni errori metodologici.) Ricevette ausilio legale da Roderick MacLeish e da Daniel Sheehan, e il sostegno economico di en:Laurance Rockefeller, che inoltre finanziò il centro di ricerche di Mack per quattro anni consecutivi, per una cifra di 250.000 $/anno.



IL FENOMENO ALIEN ABDUCTION


Fonte: Traduzione della pagina originale pubblicata in www.ufoevidence.org a cura di rapimentialieni

Sebbene in questi ultimi 25 anni migliaia di individui in tutti gli Stati Uniti e in altri paesi hanno riferito esperienze di abduction sia ai ricercatori sugli UFO sia a professionisti della salute mentale, il fenomeno sembra essere più esteso di quanto ci si potesse aspettare. Un sondaggio ad opera della organizzazione Roper incentrato su “strani eventi” condotta tra il luglio e il settembre del 1991 indica che centinaia di migliaia, se non milioni, di individui negli Stati Uniti possono aver sperimentato esperienze di abductions o correlabili alle abductions. Il fatto che un fenomeno difetta di una spiegazione convenzionale o che perfino sfida la nostra accettata nozione di realtà non ci consente per questo di negare la sua esistenza o ci impedisce di esplorare la sua dimensione e il suo significato. Almeno i clinici che si occupano della salute mentale dovrebbero familiarizzare con una condizione che determina una così grande angoscia tra i suoi potenziali pazienti o clienti. Inoltre la reale estensione del fenomeno e i suoi inusuali aspetti psicologici e fisici indicano che il problema potrebbe avere una considerevole importanza socio-culturale scientifica e filosofica. In questo articolo descriverò gli aspetti fondamentali di un’esperienza di UFO abduction, l’impatto che queste esperienze hanno sugli addotti e le implicazioni del fenomeno sulla nostra professione e sulla nostra società.
Esistono anche altri ricercatori che hanno anche una più lunga esperienza con gli addotti della mia ma, a causa della insolita e controversa natura di questa materia, io mi baserò dove possibile sui risultati del mio lavoro personale così che io possa assumermi la mia personale responsabilità sulle osservazioni e sulle esperienze riferite. Alla luce dell’incerto stato ontologico o di “realtà” di quello che gli addotti riferiscono essere loro “successo” esiste il problema di quello che potrebbe essere denominato l’atteggiamento del narratore o il suo “punto di vista.” Piuttosto che usare le virgolette per indicare qualcosa che un addotto crede sia lui accaduto ho riportato i racconti degli addotti ” nudi e crudi ” senza mettere il virgolettato se per colui che ha avuto l’esperienza quello che racconta è veramente accaduto. Questo non significa che si tratta del mio punto di vista riguardo lo stato reale dell’evento ma si ammette soltanto che l’addotto è sincero e che per lui o per lei quello che é raccontato è veramente accaduto.
Quando una psicologa mia amica e collega alla fine del 1989 mi propose di presentarmi a Budd Hopkins (il cui nome e attività non conoscevo) descrivendomelo come un artista che prendeva seriamente quello che raccontavano gli addotti, rifiutai la proposta ritenendo che sia lui che i suoi clienti dovessero condividere un qualche tipo di allucinazione o di disturbo mentale di altro genere. Quando spinto dalla curiosità ebbi modo di far visita ad Hopkins il 10 gennaio 1990, una di quelle date che tendono ad essere ricordate, fui impressionato dalla sua sincerità, dalla profonda conoscenza e dalla grande preoccupazione che lui aveva che gli addotti, spesso non correttamente diagnosticati e non appropriatamente trattati da professionisti della salute mentale. Ma quello che mi colpì anche di più fu l’intrinseca coerenza dei racconti particolareggiati fatti da individui diversi provenienti da diverse parti del paese che non avevano avuto alcun modo di comunicare fra loro e le cui storie erano emerse spesso con grande difficoltà accompagnate da un grande stress emotivo.
Presto dopo questo primo incontro iniziale ebbi modo di incontrare parecchi addotti a casa di Hopkins e ancora una volta fui molto impressionato dalla coerenza dei racconti e anche dall’assenza di qualsiasi chiara malattia mentale o di disturbo della sfera emotiva oltre alle sequenze traumatiche susseguenti alle stesse abductions. Non appariva esserci alcuna lampante spiegazione che potesse in qualche modo giustificare i racconti di abduction come del resto non ne é emersa alcuna anche nei successivi due anni. Mi resi conto che questo gruppo di persone aveva bisogno di capire, di comprensione e di aiuto e che erano lo specchio di un mistero che andava oltre il puro interesse clinico. Decisi perciò di lavorare con persone che avevano queste esperienze per conto mio.
A partire dal giugno 1992 ho visitato più di 56 possibili addotti. Di questi 41 soddisfacevano a tutti gli effetti i criteri di base delle esperienze di abduction: ricordi, con o senza ipnosi, di essere presi e portati contro la volontà del soggetto in un qualche tipo di anomalo luogo chiuso da parte di piccole creature umanoidi dove venivano effettuate su di loro procedure simil-mediche e chirurgiche. Sebbene io offra consulenza e supporto agli addotti il mio ruolo è stato nello stesso tempo tanto quello di co-investigatore quanto quello di terapista. A partire dall’ottobre del 1990 ho iniziato ad effettuare incontri mensili di gruppi di supporto a casa mia che sono stati frequentati da 15-30 individui. I primi casi mi sono stati indirizzati da Budd Hopkins. Più tardi sono giunte persone provenienti dalla rete degli individui interessati agli UFO o al fenomeno abduction, altre persone mi chiamavano di propria iniziativa essendo venute a conoscenza del mio interesse nella materia con il passa parola o perché mi avevano visto in programmi televisivi riguardanti gli UFO e le abductions. Delle 41 persone che io definisco addotte 4 erano donne e 17 uomini. Due di questi sono bambini sotto gli otto anni. Ho eseguito da una a cinque sessioni di regressione ipnotica con 20 dei 41 soggetti e sono stato presente durante sessioni ipnotiche eseguite da altri terapisti con tre di loro. L’età degli adulti varia dai 19 ai 57 anni.

Chi sono gli addotti? Psicopatologia e personalità

In questo momento è possibile fare poche generalizzazioni riguardo a questa importante domanda a causa della scarsità di dati e della insolita natura del fenomeno. Nessuno degli addotti con i quali ho lavorato si é dimostrato essere affetto da una franca psicopatologia come per esempio una psicosi schizofrenica, una grave depressione o altre malattie mentali psichiatriche maggiori. Al contrario quello che mi ha colpito maggiormente è stata la “ordinarietà” di queste persone che comprendono nel mio gruppo per esempio il proprietario di un ristorante, una segretaria, una guardia carceraria, uno studente di college e parecchie casalinghe. Parecchie si mostravano risentite, lievemente sospettose, con un senso di vittimizzazione ed altra sintomatologia post-traumatica. La maggior parte sembrava portare il peso nelle loro vite delle loro esperienze di abduction. Alcuni, sebbene non tutti, degli addotti che ho visto riferiscono travagliate relazioni nell’infanzia con uno o con entrambi i genitori, alcolismo nella famiglia, e abusi nell’infanzia o nell’adolescenza. Parecchi riferiscono una condizione di isolamento personale, travagliate relazioni da adulti e problemi correlati al concepimento e alla crescita dei bambini. Ma in altri casi questi disturbi non sono affatto presenti. In alcuni casi l’atteggiamento verso la sessualità, la decisione di avere o non avere bambini sembrava essere stata influenzata dalla storia di abduction.

Sintomi di allarme, segni e ricordi

Esiste un certo numero di sintomi, segni e ricordi che ho ritrovato nei miei casi e che sono riferiti anche da Hopkins, David Jacobs, e da altri 11 ricercatori nel campo delle ufo abduction, compresi i 6 psichiatri che ho consultato nella preparazione di questa relazione, che fanno supporre un caso o un episodio di abduction. I probabili addotti raccontano di aver visto “piccoli uomini” o altre creature o di avvertire una “presenza” nella loro stanza da bambini. Hanno spesso avuto la sensazione di essere “diversi” o di aver condotto “una doppia vita.” Possono aver avuto avvistamenti ravvicinati di strani oggetti nel cielo durante il giorno o la notte o di aver visto inspiegabili intense e strane luci brillare nei loro soggiorni o nella loro camera da letto. In concomitanza con l’avvistamento UFO, e a volte indipendentemente da esso, loro riferiscono inspiegabili vuoti temporali di un ora, due o più e si sono poi ritrovati spostati in un posto a centinaia di yarde o anche miglia di distanza da casa senza riuscire a spiegare come ci erano arrivati. Gli addotti possono non essersi mai interessati agli UFO ma qualcuno è stato stranamente spinto a leggere libri correlati alle abductions reagendo con terrore al loro contenuto, specialmente alle figure degli alieni (“vidi quella faccia e sono quasi svenuto” mi raccontò un addotto) non riescono a terminarlo e in conseguenza di ciò cercano un aiuto.
Possono ricordare di svegliarsi durante la notte in preda al terrore, “intorpidito” o paralizzato con la sensazione di una presenza fisica, o anche vedendo piccole creature dai grandi occhi neri, nella propria stanza. Altri sintomi comprendono un forte senso di vulnerabilità, un’ansia generalizzata, paura degli ospedali, di volare, degli ascensori, degli animali e degli insetti e del contatto sessuale. Suoni, odori, immagini che sono per loro inquietanti senza alcun apparente motivo e che si può provare più tardi che sono associati con esperienze di abduction. Sono comuni l’insonnia, la paura del buio e di rimanere soli da notte, il coprire le finestre per proteggersi dalle intrusioni, dormire con la luce accesa (da adulto), avere sogni inquietanti e incubi, specialmente associati con apparecchi volanti o con “navi aliene” che portano via la persona. Strane eruzioni cutanee, segni, tagli o cicatrici possono apparire durante la notte come pure inspiegabili sanguinamenti dal naso, dall’orecchio o dal retto, segni che da presi da soli non meriterebbero una particolare attenzione ma che acquistano un loro preciso significato se vengono associati con gli altri fenomeni. Altri sintomi includono disturbi uro-ginecologici, comprese inspiegabili interruzioni di gravidanza, e persistenti disturbi all’apparato gastrointestinale.

Aspetti fisici

Gli aspetti fisici che accompagnano gli avvistamenti e gli atterraggi di Ufo e, per quanto riguarda questa relazione le ufo abductions, rappresentano i più interessanti e stimolanti aspetti del fenomeno. Questi forniscono un’apparente oggettiva conferma dei racconti che sono altrimenti così bizzarri da sfidare la nostra capacità di comprensione. Con o senza le manifestazioni fisiche di contorno, io in quanto psichiatra, considero come validi dati psicologici quelli che gli addotti forniscono se trovo che loro sono affidabili come informatori e non sofferenti di una qualche evidente malattia mentale, o di altri traumi documentati o di motivi di distorsione che possono spiegare quello che loro dicono che è loro successo anche se questo mi lascia altrettanto confuso come quello che in realtà è veramente avvenuto. Tuttavia è chiaro che una simile evidenza, se provata, solleverebbe gli addotti dal fardello di persuadere loro stessi e gli altri della realtà degli eventi, che sono così “pieni di realtà” e tuttavia sfidano la comune nozione di realtà, e focalizzerebbero attenzione e risorse sui bisogni degli addotti e sul significato del fenomeno abduction.
Le manifestazioni fisiche a volte spaventano gli addotti che non vogliono credere che le loro esperienze sono reali e allo stesso tempo rappresentano per loro una riassicurazione per quanto riguarda la loro sanità mentale. Per la popolazione addotta le manifestazioni fisiche sono sfuggenti e contraddittorie. Alcune prese in se stesse non sono patognomoniche di una abduction ma acquistano significato apparendo in contemporanea o immediatamente dopo una abduction.
Gli addotti possono raccontare la loro sorpresa di svegliarsi sopra le coperte o ai piedi del letto, in un’altra stanza della casa piuttosto che nella loro camera da letto o qualche volta fuori dalla casa. I loro vestiti possono essere rimossi, piegati vicino al letto o addirittura essere introvabili. Gli addotti descrivono la loro confusione e l’incredulità che li coglie quando si rendono conto di ritrovarsi a guidare all’improvviso molte miglia lontano dal posto dove si trovavano solo qualche istante prima, qualche volta trovandosi più vicini alla loro destinazione finale e altre volte completamente fuori dal percorso che intendevano compiere.
Gli addotti qualche volta presentano sanguinamenti dal naso o ferite, al risveglio o al ritorno da un episodio di missing time che è in seguito riconducibile ad una interazione aliena. Molti addotti mostrano di avere cicatrici che possano essere ricondotte a due tipi caratteristici: una linea diritta come da fatta da un bisturi o una depressione sulla pelle a cucchiaio. I meccanismi riproduttivi e sessuali umani sembrano essere al centro del fenomeno abduction. Uomini e donne riferiscono un ampio ventaglio di esperienze, correlate alla riproduzione e all’aspetto sessuale, che includono esami ginecologici, rimozione e reimpianto di ovociti, rimozione e scomparsa di feti, raccolta forzata di campioni di sperma, incubazione extra-uterina di embrioni sulle navi spaziali, cura la parte di umani di feti ibridi con osservazione da parte degli alieni, rapporti sessuali umano-alieni e “legami” nei rapporti tra umani osservati dagli alieni fuori e dentro le astronavi.

Sequele dolorose, disturbanti e traumatiche
Qualunque alla fine sia riconosciuta essere la sua origine per gli addotti le loro esperienze sono profonde, permanenti e inevitabili. Gli addotti possono imparare, con o senza aiuto, a convivere e persino a trasformare le proprie esperienze. Ma loro hanno sofferto e qualche volta continuano a soffrire dei residui o delle sequenze delle loro inquietanti e traumatiche esperienze. Psicologicamente si sentono “diversi.” Incubi ed altri sogni inquietanti sono di regola conseguenza delle abductions. Gli addotti soffrono di una ampia gamma di dolori fisici e di paure che sembrano corrispondere anatomicamente e fisiologicamente ai punti delle procedure invasive sperimentate durante le abductions. Oltre alle sequele sessuali-ginecologiche altri sintomi comprendono il mal di testa, dolori ai seni paranasali, dolori alla schiena, dolori e disturbi gastrointestinali, una grande paura degli aghi e frequentemente dei dottori e degli ospedali. Gli addotti soffrono di un complesso quadro traumatico. Non sarebbe corretto chiamarlo “post-traumatico” in quanto la minaccia non diventa mai un fatto del passato. Esistono quattro dimensioni del trauma:

- 1) l’ esperienza traumatizzante in se stessa:
- 2) l’ isolamento personale che nasce dalla difficoltà di raccontare agli altri le proprie esperienze;
- 3) la contraddizione tra queste esperienze e la realtà condivisa che gli addotti conoscono e
- 4) il fatto che le esperienze possono ricapitare ancora in qualsiasi momento a loro e ai loro bambini.

Altri aspetti del trauma devono essere sottolineati. Spesso si sviluppa una presa di distanza quando l’addotto racconta ai suoi genitori o ad altri quello che ha visto o che ha provato. Viene loro frequentemente detto che hanno sognato, che hanno avuto degli incubi o che “dicono bugie” che sono “troppo fantasiosi” che “si inventano le cose” o, come affermato una donna “cercano di assecondarmi solo per essere gentili” ma per loro le esperienze sono reali e chiaramente distinguibili dal sogno. Loro imparano a non parlare con i loro genitori o amici (alcuni dei quali non vogliono nemmeno sentire queste storie nonostante o perché sono essi stessi degli addotti) di queste esperienze cosa che fa nascere in loro un forte senso di isolamento e di alienazione che si continua nella vita adulta.
I bambini possono anche provare rabbia e sentirsi non sostenuti dai loro genitori quando questi non riescono a proteggerli dall’esperienza di abduction. A questo si aggiunge che i genitori adulti sono profondamente preoccupati quando i bambini sono coinvolti, angosciati dal fatto che non sono assolutamente in grado di proteggerli.
Sebbene possano arrivare ad accettare che le loro esperienze sono reali gli addotti sono intensamente tormentati da quello che questo significa per le loro vite. Il problema per loro non è soltanto la minaccia ontologica e la confusione. Ciò significa anche che loro sono incapaci di dimenticare le loro esperienze così facilmente come farebbero con un sogno o con una fantasia.
Infine gli addotti devono convivere con il fatto che la loro esperienza, qualunque ne sia l’origine, può ripetersi in qualsiasi momento, anche dopo anni e senza “attività.”

Crescita personale e trasformazione

Ma nell’esperienza di abduction oltre al trauma alle conseguenze patologiche e alla vittimizzazione c’è qualcosa di più, specialmente quando chi sperimenta queste esperienze si investiga sull’esperienza stessa sforzandosi di comprendere ciò che questa significa per sé e per il suo mondo cercando di venire a patti con essa. Confrontarsi col loro terrore e con la loro sensazione di non poter essere aiutati é stato un importante aspetto della crescita personale che loro hanno sperimentato.
Molti addotti sembrano diventare più intuitivi o “psichici” e sviluppano interessi filosofici che loro ritengono essere una conseguenza del fenomeno abduction. Uno dei più sorprendenti risultati dell’esperienza di abduction per molti addotti, specialmente per quelli che lavorano attivamente per integrare loro esperienze, è una forte sensibilità alle problematiche dell’inquinamento ambientale che qualche volta li porta a varie forme di attivismo ecologico. Sulle navi agli addotti sono frequentemente mostrate visioni di distruzione nucleare e specialmente disastri ecologici. Qualche volta su una specie di schermo televisivo. Qualche volta gli addotti hanno la sensazione che gli sono state date delle speciali missioni da compiere come per esempio di spingere qualcuno ad impegnarsi con responsabilità ambientaliste.
Alcuni addotti hanno la sensazione che anche il fenomeno “ibridizzazione” potrebbe avere una funzione di preservazione della vita.
Se la crescita spirituale e l’impegno ecologico che ho osservato tra gli addotti che io ho studiato é una conseguenza della loro esperienza, cioé l’espansione della consapevolezza che segue l’ampliamento della coscienza che può seguire a qualsiasi esperienza molto traumatica e dolorosa, o rappresenti un più intrinseco aspetto dell’intero processo è un’domanda che richiede ulteriori ricerche. Un addotto crede che gli alieni “sono stati mandati come ingegneri per compiere un lavoro di riparazione, venuti a mostrare che la nostra coscienza si è mossa in una direzione sbagliata… Sono come farfalle che sono tornate indietro per fermare il bulldozer che sta distruggendo il cespuglio con il cibo.”

Fenomeni che necessitano di essere spiegati
Qualsiasi teoria sulle abduction aliene deve tener conto di un ampio ventaglio di sconcertanti fenomeni che includono:

1) Coerenza narrativa. Le storie che gli addotti raccontano i variano nei dettagli ma hanno un forte grado di coerenza narrativa. È qualche volta sostenuto che gli addotti si influenzano l’uno con l’altro e che loro “prendono” le loro esperienze da quello che dicono gli altri, i media televisivi o con le letture. La mia impressione tuttavia è che molto più spesso succede che quando gli addotti comunicano tra di loro circa le loro abduction o guardano alla televisione le versioni cinematografiche delle abduction loro si aiutano l’uno con l’altro e guadagnano nei dettagli di quello che loro hanno già sperimentato o stanno cercando di chiarire. “Le moderne comunicazioni” come il folklorista Thomas Bull ha scritto certamente diffondono il folklore ampiamente e a grande velocità ma non sono gli agenti di omogeneizzazione di cui una volta i folkloristi avevano paura. I media rappresentano una voce in più nella trasmissione del folklore.

2) Assenza di diagnosi di malattia mentale. La maggioranza degli addotti non appare essere allucinata, confabulante, bugiarda o sofferente di una chiara malattia mentale. Questo non significa che gli addotti non possono essere psicotici. Io ho incontrato, sebbene non abbia lavorato direttamente con lui, almeno un probabile addotto che era chiaramente scompensato dal punto di vista psicotico.

3) Associazione con gli UFO. Anche sé molte abduction sembrano avvenire indipendentemente degli avvistamenti UFO da parte degli addotti o di altri testimoni è stata costantemente osservata una stretta correlazione tra avvistamenti UFO e le abductions.

4) Bizzarri effetti fisici. Quanto anche possa provare essere lo stato ontologico di simili racconti una teoria convincente deve spiegare i più insoliti e difficili da credere effetti fisici descritti sopra.

5) I racconti dei bambini piccoli. I genitori possono naturalmente influenzare l’esperienza dei loro bambini. Ciononostante perché la teoria del fenomeno abduction sia completa noi dobbiamo trovare una spiegazione delle emotivamente intense e apparentemente autentiche, dettagliate esperienze anche di bambini molto piccoli la cui esposizione a fonti esterne di informazione è necessariamente limitata.

Che cosa sta avvenendo? Teorie correnti
Le teorie attuali includono cause psichiatriche, psico-socio-culturali, spiegazione extraterrestre e quella che potrebbe essere chiamata l’ipotesi di “altre dimensioni della coscienza.”

- Psichiatriche: non è emersa alcun chiaro aspetto di malattia mentale, sebbene disturbi psichiatrici possono esistere tra gli addotti, correlati o non correlati alla storia di abduction. Sono stato colpito da quanta poca malattia mentale si manifesti tra gli addotti, considerando che spesso il fenomeno abduction dura per tutta la vita con la sua intensa capacità disturbante. Molti addotti soffrono dei sintomi della sindrome da stress post-traumatico ma non è chiaro, al di là di quello che gli addotti riforniscono, quale debba essere l’evento traumatico. È difficile da concepire un quadro clinico post-traumatico che nasca interamente all’interno della psiche. L’abuso infantile, incluso l’abuso sessuale, è stato considerato come una possibile causa ma non sembra poter spiegare la sintomatologia in alcuno dei casi trattati da me o da altri ricercatori.

- Psico-socio-culturali: confrontarsi con storie di abduction da parte di creature aliene fa nascere nella mente di molti ascoltatori l’idea che si tratta di una forma di isteria di massa o di pazzia collettiva. Contro queste idee tuttavia depone il fatto che gli addotti sono raramente in comunicazione l’uno con l’altro prima che si incontrano nei gruppi di supporto o si trovano in qualche modo l’uno con l’altro a causa delle loro comuni esperienze. È stato anche suggerito che gli addotti prendano i dettagli delle loro esperienze dai mass media. Questa è una possibilità seducente ma non regge ad un attento esame. Il fenomeno UFO è stato diffuso dai mass media a partire dal 1947 e le abduction entrano sulla scena da quando è stato ampiamente riportato nel 1966 il caso di Barney e Betty Hill. Ma la maggior parte delle descrizioni da parte dei media come “Incontri Ravvicinati del IV tipo” ed “ET” sono in genere poco precise, superficiali e grossolane e non forniscono il complicato e coerente dettaglio che è rintracciabile in così tanti racconti di abduction. Anche il documentario del 1975 sul caso Hill, “Interrupted Journey,” manca del livello di dettaglio della maggior parte dei casi che io ho visto. Alcuni documentari più recenti sono stati più aderenti alla realtà delle esperienze di abduction ma i racconti di abduction li hanno preceduti e questi films sono del tutto generici e mancano della ricchezza di ‘informazione che forniscono gli addotti. Altri hanno chiamato in causa l’idea di Jung dell’inconscio collettivo o del fenomeno “Psicoide” per le esperienze condivise degli addotti.

Jaques Vallè collega le moderne ufo abductions ai racconti storici e mitici delle visite fatte da piccole creature, contatti con oggetti volanti e rapimenti su veicoli spaziali. Come Bullard ha scritto “la ricerca di parallelismi è cara al cuore dei folkloristi. Si tratta di una questione complessa, che ci conduce nel profondo della natura della realtà come é percepita da particolari culture.”
In una discussione sul mio lavoro avuta con Thomas Khun, storico delle scienze, e con sua moglie Jehane lei mi chiese: “come può un florido stereotipo coagularsi da un brodo frammentato in immagini emotivamente cariche senza essere avvenuto direttamente?” Questa domanda ci costringe ad avviare o riformulare le nostre nozioni di inconscio collettivo. Lei mi ha posto la stessa domanda fondamentale che il filosofo W.V. Quine mi pose ad Harvard pochi giorni dopo quando io presentai questo materiale, cioè, come potrebbe un complesso, dettagliato e traumatico complesso di idee e di eventi, alcuni dei quali ricadono al di fuori della nostra nozione di realtà, che sono sperimentati da altrimenti sane persone come realmente vissute, nascere spontaneamente in migliaia di menti di creature umane geograficamente separate e, per quanto si può dire, non in contatto tra loro? Una spiegazione basata su una simile espressione dell’inconscio collettivo sicuramente amplia le nostre nozioni della psiche e di come la mente umana lavora. Ancora, gli stessi fenomeni fisici associati con gli UFO e le esperienze di bambini piccoli non sono giustificabili con una simile spiegazione.
La ricerca sulle abductions ha veramente in chiunque un impatto dirompente sulla visione della natura e del cosmo. Nello sforzo di spiegare il fenomeno alcuni si sono rivolti a spiegazioni alternative della natura e del cosmo più familiari alle religioni orientali e alla filosofia che dipingono l’universo e le sue realtà come un vasto gioco di coscienze con manifestazioni fisiche. Noi occidentali ci siamo, per ragioni forse tanto misteriose quanto il fenomeno abduction stesso, tagliati fuori quasi totalmente dalla consapevolezza di qualsiasi altra forma di intelligenza superiore.

- L’ipotesi extraterrestre: quasi grazie a un processo di successiva eliminazione molti ricercatori, almeno negli Stati Uniti, sono giunti alla conclusione che gli UFO sono navi spaziali guidate da extraterrestri e che queste creature esistono nella nostra realtà materiale ed effettuano i rapimenti. Come ha scritto Bullard questa ipotesi quadra con le esperienze condivise meglio che con le fantasie personali o con le nozioni culturali… Non importa il perché e il come ma la spiegazione extraterrestre funziona. Essa soddisfa chi ci crede con una sistematica, intimamente razionale spiegazione del fenomeno abduction a patto che venga fatta una sola premessa: origini aliene. Jacobs sembra aver ragione quando afferma: “non è arrivato su questo argomento nessun significativo corpo di pensiero che presenti forti evidenze che qualcos’altro stia accadendo oltre a quello che gli addotti dichiarano”. Tuttavia anche l’ipotesi extraterrestre presenta dei problemi, specialmente come é stata formulata in letteratura. Il professore di scienze naturali Michael Swords esplora qualcosa del genere nel suo articolo “UFO come viaggiatori del tempo”. Per esempio perché non abbiamo visto migliori fotografie di UFO che atterrano in aree popolate e nessuna di queste creature stesse? Perché a parte la possibile eccezione del controverso incidente di Roswell non abbiamo alcun manufatto che confermi una presenza aliena? (Una possibile risposta a queste domande “Ufo cover up”)

- Penetrazione di altre dimensioni: ogni teoria deve quindi far fronte a contraddizioni virtualmente inconciliabili. Se il fenomeno abduction viene considerato dal punto di vista della psiche allora ci dobbiamo confrontare con materiale estremamente bizzarro riferito in tutta sincerità da individui altrimenti sani e non possiamo in questo modo dare alcuna giustificazione alle manifestazioni fisiche che lo accompagnano. D’altro canto una ipotesi extraterrestre amplierebbe la nostra nozione dell’universo fisico e delle sue proprietà verso e oltre i limiti convenzionalmente accettati della realtà. Confrontandosi con questo dilemma alcuni ufologi e specialmente Jaques Vallee e Karl Brunstein stanno scrivendo della penetrazione nella nostra realtà di mondi paralleli, persino di altri universi. Vallee per esempio afferma “io credo che il fenomeno UFO rappresenti la prova dell’esistenza di altre dimensioni oltre lo spazio tempo; gli UFO non possono provenire dallo spazio ordinario ma da un multiverso che si trova intorno a noi…” . È interessante notare che gli addotti stessi, che sono spesso scientificamente poco preparati e ampiamente poco familiari con questi scritti, parlano anche sotto ipnosi, dell’impressione che loro hanno della penetrazione nella loro coscienza di altre dimensioni oltre al nostro familiare concetto di spazio-tempo. Molti degli addotti che io ho incontrato hanno la sensazione che siano all’opera alcune altre intelligenze oltre la nostra, che loro sentono essere responsabili dell’incrocio di nuove forme di vita, che cambiano la loro propria coscienza e toccano le fondamentali nozioni umane di realtà. Un uomo per esempio dice “quando noi vediamo il loro arrivo è come vedere da dietro un telo (un pezzo di materiale usato nel teatro per creare l’illusione di un muro solido o di uno sfondo) o una specie di schermo cinematografico. Quando loro arrivano tu guardi alla realtà ordinaria come se avessi uno schermo cinematografico nel nervo ottico. Quando loro arrivano é come se qualcuno illuminasse con una luce brillante dietro lo schermo per nascondere la scena. Quello che noi percepiamo come uno schermo cinematografico, quello che noi chiamiamo realtà, loro distorcono, provandoci che si tratta solo di una costruzione, di una versione della realtà.”

Sommario e conclusioni

Il fenomeno abduction ci fa confrontare con un autentico ed inquietante mistero. Ma forse come ha scritto Edmund Bolles: “è importante confessarlo quando sia ha a che fare con qualcosa di misterioso”. Per questo io credo che non esiste un modo per dare un senso o una convincente spiegazione a questo fenomeno all’interno della struttura della nostra attuale visione di quello che é reale o possibile. Le nostre teorie psicologiche non comprendono il modo di spiegare la simultanea occorrenza tra migliaia di persone sconosciute l’una all’altra, compresi i bambini piccoli, di complesse, elaborate e qualche volta estremamente potenti esperienze che coincidono l’una con l’altra nei dettagli più minuti accompagnate da una varietà di peculiari fenomeni fisici. Allo stesso modo la nostra comprensione della realtà fisica non può spiegare la tecnologia attraverso la quale una popolazione di creature in qualche altro reale spazio temporale può entrare nel nostro mondo con una così limitata capacità di rilevazione da parte nostra e agire indisturbata su così tante persone.
Tuttavia può essere proprio attraverso questi fenomeni che non si inseriscono nelle nostre categorie scientifiche, come le esperienze vicino alla morte, dalle quale noi possiamo imparare molto anche se ci costringono a cambiare la nostra visione della realtà.
Questi individui, gli addotti stessi, sono profondamente toccati dalle loro esperienze che possono essere emotivamente e fisicamente disturbanti e traumatiche. Loro hanno bisogno di interventi diagnostici intelligenti, empatici e terapeutici da parte di individui che hanno familiarità con i dettagli del fenomeno e volontà di sospendere il proprio giudizio circa la sua origine o le sue possibili cause. Infatti un piccolo aiuto spesso porta lontano in questi casi. Perché questi sono generalmente individui non gravemente disturbati e che non necessitano di intensa psicoterapia. Quando loro incontrano qualcuno che li ascolta, che prende i loro racconti seriamente e che non cerca, come è loro accaduto spesso nel passato, di inserire i loro racconti in categorie diagnostiche note, si ottiene in genere un grande sollievo e un miglioramento del loro stato mentale sebbene loro siano inizialmente preoccupati di doversi confrontare con la realtà di esperienze che avrebbero preferito negare come fantasie, sogni o persino allucinazioni. Alcuni addotti desiderano esplorare più nel profondo attraverso l’ipnosi o altri mezzi i ricordi seppelliti nella mente delle loro abduction. Un più intenso lavoro di questo genere richiede lo sviluppo di standard terapeutici che alcuni ricercatori di questo fenomeno, specialmente l’internista David Gotlib sta cercando di definire a Toronto. Si sono dimostrati di grande aiuto per questa popolazione i gruppi di supporto guidati da qualcuno che faccia trattamento e ricerca sulle abduction attraverso i quali gli addotti possono incontrarsi l’un con l’altro e condividere storie ed esperienze. Perché come è stato già notato gli addotti vivono in una specie di isolamento auto-imposto, temendo, a ragione, che incontreranno come nel passato non soltanto discredito ma ridicolizzazione o la negazione come “pazzia” se parlano di questi aspetti delle loro vite.
Per concludere il fenomeno abduction presenta un considerevole interesse clinico e scientifico. Attualmente non esiste alcuna convincente spiegazione che possa giustificare i racconti degli addotti. Abbiamo la possibilità di imparare attraverso le future ricerche molto circa la natura della psiche umana e ampliare le nostre nozioni della realtà fisica e psicologica. Il fenomeno può consegnarci una specie di quarto colpo al nostro egoismo collettivo dopo quello di Copernico, di Darwin e di Freud. Perché siamo costretti a renderci conto che non soltanto non siamo al centro dell’Universo ma che non siamo nemmeno la preminente o dominante intelligenza nel Cosmo in grado di controllare la nostra esistenza psicologica e fisica. Sembra che possiamo essere “invasi” o rapiti da altre creature, o almeno da alcune altre forme di esseri o coscienze che sembrano capaci di fare con noi quello che vogliono per uno scopo che non siamo ancora capaci di scoprire.

Prof. John E. Mack





Vi propongo anche un’intervista molto interessante:

CONCETTI ALIENI: INTERVISTA CON IL DR. JOHN MACK

Fonte: Articolo di Andrew Lawler (è il corrispondente da Boston per il magazine Science)

La ricerca di John Mack sulle abductions aliene lo ha spinto lontano dal mondo accademico, ma lo Psichiatra di Harvard e il suo Program for Extraordinary Experience Research costruiscono la “scienza del sacro”.
“Area di Virginia – emozionante”, John Mack scrisse in una nota del 1964. Si riferiva ad una possibilità per sviluppare nuovi metodi per la cura mentale all’ospedale del Massachusetts. Però questo entusiasmo e questo spirito per il rischio è un riassunto pulito della lunga e controversa carriera dello psichiatra di Harvard, come scienziato e attivista.
Mack non ha mai evitato l’esplorazione di frontiera. Mentre molti dei suoi colleghi lavoravano tranquilli nella torre d’avorio di Harvard, Mack protestava contro i test nucleari nel Nevada, volava verso le guerre in Libano per dare aiuto alla diplomazia in Medio Oriente e collaborava con i colleghi Sovietici durante la Mosca della guerra fredda. Fatto più famoso, ascoltava le persone che gli raccontavano storie di visite aliene e di abductions e credeva in loro.
Il suo comportamento, inusuale per un accademico di alto livello, lo ha trasformato in una figura divertente di 71 anni per il mondo ufficiale, un moderno Don Chisciotte per quelli di orientamento progressista e un cavaliere sul cavallo bianco per quelli che credono che gli alieni siano fra noi. Persino quegli amici e colleghi contrari alle teorie sulle abductions di Mack, riconoscono il suo profondo impegno nell’affrontare i problemi a tutti i livelli personali, sociali e spirituali.
“La sua visione davvero importante è che le persone possono cambiare, possono aprirsi”, dice un amico accademico.
Un altro amico dice che nel cuore di Mack c’è la passione del comprendere e alleggerire la sofferenza umana. Ironicamente, l’insolito viaggio di Mack nel reame alieno gli ha portato la sua quota di sofferenza, dai danni alla sua credibilità professionale, alla perdita di vecchi amici e alla rottura di un lungo matrimonio.
Mack stesso sembra faticare a spiegare il perchè è quello che è, data la mancanza passata sia nell’attivismo sociale che nelle materie spirituali. Un bambino introspettivo come si descrive, nato in una famiglia di accademici Ebrei Tedeschi a New York. Suo padre legge la Bibbia, ma solo come letteratura in questa famiglia atea.
Però la sofferenza non è stata un concetto astratto nella sua giovane vita. La madre biologica di Mack è morta per appendicite quando lui aveva solo 8 mesi. La sorella di sua madre si sposò più tardi con un sopravvissuto all’Olocausto, un uomo che divenne un esperto nel processo di gruppo e nella psicoterapia. Un altro zio era malato di mente e venne lobotomizzato. “Questo fu un grande fattore nella mia scelta di entrare in psichiatria”, dice. Il manicomio che vedeva durante i viaggi verso il paese lo catturò. Per l’età di 12 anni, stava divorando libri di psicologia nella libreria della sua scuola.
Dopo aver finito la scuola di medicina e sposato Sally Stahl nel 1959, partirono per un’esperienza di due anni in cui Mack servì come psichiatra dell’Air Force in Giappone, dove il primo dei loro tre figli nacque. Lo shock culturale fu intenso. La vita in quel posto, ricordò più tardi, gli insegnò quanto “fantasticamente etnocentrici ed ecologicamente distruttivi possiamo essere noi Americani”. La famiglia tornò negli Stati Uniti e Mack entrò in psichiatria ad Harvard negli anni ’60, quando le idee sulla salute mentale erano state revisionate. Lui giocò un ruolo chiave nel creare una nuova clinica psichiatrica sia per pazienti esterni che interni nel vecchio ospedale di Cambridge di cui Harvard aveva preso il controllo.
La passione di Mack per T.E.Lawrence lo portò a scrivere una approfondita biografia dell’enigmatico uomo che giocò un ruolo chiave nella politica del Medio Oriente e nel 1977, lo sforzo lo portò al Premio Pulitzer. Lawrence visse una visione creativa del cambiare il mondo, cosa che fece appassionare, uno dei suoi amici dice ossessionare, Mack.
Per i primi anni ’80, quando entrò in quella che per molti professori sarebbe la confortevole mezza età, Mack, sotto la spinta dei suoi figli, venne attirato in due altri territori vergini, il regno dei quesiti spirituali e il mondo dell’attivismo politico. Sperimentò la respirazione olotropica e le droghe psichedeliche. Venne attirato nella politica del Medio Oriente, incontrandosi con Yassir Arafat a Beirut per discutere prospettive di pace. In seguito si lanciò in un crescente sforzo antinucleare durante gli anni di Reagan, esplorando gli aspetti psicosociali della minaccia di guerra nucleare e testimoniò davanti al Congresso un problema come gli incubi infantili di un olocausto nucleare. Infine si spinse in un ruolo più attivo; la sua intera famiglia venne arrestata nel 1986 nel Sito di Test governativo del Nevada per aver protestato sulle detonazioni nucleari sotterranee.
Il suo lavoro respiratorio in particolare, impostò le basi per il suo interesse sugli alieni. “Ero aperto alla possibilità che esistesse un mondo oltre quello che possiamo vedere”, ricorda. Mack iniziò a vedere pazienti che descrivevano una varietà di incontri alieni e creò il Programma per la Ricerca sulle Esperienze Straordinarie (PEER) nel Centro di Harvard per il Cambiamento Psicologico & Sociale. (Correntemente il Centro e il PEER non sono affiliati con Harvard.) Il suo libro del 1994 sul soggetto ( Abduction), che si concentra su interviste che descrivono le esperienze di un gruppo di 70 persone che affermarono di essere state addotte, provocarono la ridicolizzazione e l’indignazione nei media ufficiali e una investigazione di Harvard nei suoi metodi scientifici.
Imperterrito, Mack rimase fermo, raccogliendo altri dati e intervistando persone da tutto il mondo, pubblicando Passport to the Cosmos: Human Transformation and Alien Encounters nel 1999, che si concentrava su miti relativi agli alieni ed esperienze nelle culture native, dall’Amazzonia all’Africa del Sud.
Di persona, Mack ha i tratti cauti di uno studioso, la combattività di una figura attaccata dai media e l’entusiasmo innocente di un giovane studente di college che scopre sè stesso. Durante una lunga intervista nei centri del PEER, Mack ha parlato con New Age sulla sua ultima frontiera. Quello che segue è un riassunto dell’ intervista.

Domanda: Qual’è stato il primo incontro con il fenomeno alieno?

Risposta: Ho letto un articolo che trattava il fenomeno come emergenza spirituale e un collega nel mio corso di respirazione, mi portò a vedere Budd Hopkins (autore di diversi libri sugli alieni) nel Gennaio 1990. All’inizio io non credevo che fosse possibile incontrare esseri esterni alla Terra, ma divenne chiaro che non avevo altro modo per spiegare cosa stesse accadendo: se diverse persone che non sono connesse hanno le stesse dettagliate esperienze, allora non hai a che fare con un effetto generato internamente. Quindi divenni curioso.

D: Come verifichi l’attendibilità di queste affermazioni?

R: Faccio una valutazione psicologica accurata dei loro stati mentali, prendo la loro storia psicologica, gli esami clinici standard e, in alcuni dei primi casi, batterie di test psicologici. Valuterò se abbelliscono la verità. C’è altro, con cui ancora combatto. La sensazione che una persona stia parlando come se sia stata lì, questa viene dal linguaggio del corpo, lo sguardo nei loro occhi, dal non avere altri piani. Sto lavorando per definire meglio questi punti.

D: Quindi vedi quello che stai facendo come scienza?

R: Devo essere aperto al fatto che ci sono reami di dimensioni della realtà che non conosco. La conoscenza non è la stessa quando non puoi creare un esperimento controllato, ma rimangono ancora vie affidabili per conoscere. Non posso creare un esperimento che raccoglie un gruppo di UFO. Però credo che esista una qualità d’apertura di mente e rigore che possiamo applicare. Possiamo sviluppare degli standard di autenticità, attendibilità, molteplicità di testimonianze. Questa può essere considerata una scienza del sacro o dell’esperienza umana.

D: Quali tipi di standard visualizzi per tale scienza?


R: Abbiamo un progetto sulle esperienze anomale al PEER, che deriva da un workshop del 1999 sull’argomento che ha incluso teologi, antropologi, astrofisici e filosofi. Non guardiamo solo il fenomeno delle abduction, ma le esperienze di pre- morte e altri fenomeni simili che non cadono in una singola disciplina. Noi vogliamo esplorare le tradizioni dove esistono, se non standard, tradizioni sulla testimonianza oculare e sulla verità, metodi sul come decidere chi prendere seriamente. Le tradizioni Buddiste e Cattoliche affrontano questo in dettaglio, per esempio nel determinare cosa sia miracolo e cosa no.
Padre Corrado Balducci, un gentiluomo vicino al Vaticano, una volta mi colpì dicendo che la Chiesa prende molto seriamente questi rapporti sugli UFO e sulle abductions, perchè sembrano esserci molte testimonianze attendibili. Ho iniziato a pensare a questa nozione del testimone sacro o del testimone del sacro. Non vogliamo prendere, per esempio, gli standard Cattolici o Buddisti, ma possono essere delle guide.

D: Quindi questi standard possono essere applicati ad ogni sorta di esperienza anomala?


R: Il mondo New Age è pieno di persone che lavorano su tutto dalle esperienze aliene al channeling, ma non ci sono criteri reali per dire cosa prendere seriamente. Abbiamo molte critiche appropriate sul lavoro new age. Solo perchè qualcuno dice che può canalizzare qualcosa, non significa che sia vero. Il metodo scientifico ha mezzi per decidere sull’attendibilità di evidenze fisiche. Però se non ci sono evidenze fisiche, segni fisici sul corpo per esempio, ci devono essere modi per raccogliere dati e determinare la validità.

D: Stai cercando con forza di portare la scienza in un’area che è dominio della religione?


R: Barbara McClintock, vincitrice del Premio Nobel in genetica, ha descritto il suo modo di conoscere come altamente soggettivo. Lei potrebbe cadere in amore con spighe di grano; si è fusa con quello su cui lavorava. Chiaramente, dopo aver appreso in questo modo interconnesso e soggettivo, allora puoi usare la tua mente razionale per trovarne un senso. Però il tuo strumento di conoscenza è il tuo intero sè, il tuo sè intuitivo, la tua piena coscienza. Quello che i bravi scienziati e quelli che ci portano “oltre il velo” hanno in comune, è il pieno impegno con questo altro sè.

D: Dici che il lavoro respiratorio ti ha aperto ad altre visioni del mondo. Come si è rivelato questo?

R: Ho realizzato che non ero bloccato nella mia torre accademica e psicoanalitica, mi sono espanso oltre il guscio. Ho avuto questo senso di connessione con tutte queste persone, che era inspiegabile per me. Questo senso per cui ognuno di noi è in qualche modo una persona aperta e che ama e che eravamo una sola cosa in un certo modo, che in condizioni naturali possiamo connetterci in un modo molto differente dal solito isolamento competitivo in cui viviamo.

D: Come si relaziona questo con gli alieni?

R: Siamo esseri spirituali connessi con altre forme di vita e col cosmo in modo profondo e lo stesso cosmo contiene una intelligenza. Non è solo materia morta ed energia.

D: Le tue idee sulle abductions, sono più accettate ora nelle vie ufficiali, rispetto al 1994?

R: No, al contrario. Ci sono coloro che hanno paura di quello che vedono come il pericolo del ritorno dell’irrazionale. Però agli estremi c’è una crescente eccitazione e un interesse nel comprendere una realtà non conosciuta tramite il metodo scientifico tradizionale. Quindi c’è come un riscaldamento, non per una guerra di paradigma, ma un discorso non molto amichevole tra visioni in contrasto.

D: Gli “sperimentatori” del contatto alieno, vengono considerati pazzi nel mondo ufficiale. Li vedi come una minoranza oppressa?


R: La ridicolizzazione di questi individui e la negazione delle loro storie ha profonde implicazioni morali. Una società non può sopravvivere a lungo se chi racconta la verità viene respinto. Io credo che questi testimoni dicano la verità, nonostante il fatto che quello di cui parlano non può essere vero secondo la visione materialista dominante nel mondo. Il fatto che vengano respinti non li rende una minoranza soppressa. Ho iniziato a vedere che l’errato respingimento delle testimonianze di attendibili testimoni era dovuto al fatto che ciò che riportavano non combaciava con la visione dominante del mondo.

D: Come reagisci alle strane varietà di alieni descritti dagli addotti?

R: L’intero discorso della demografia aliena è piuttosto ironica in un certo modo, alcuni biondi, altri rettiliani, altri come insetti, altri come mantidi religiose e chiaramente i grigi. L’intero discorso in un certo modo è comico. Quindi arrivi sulla loro provenienza stellare. Sembra uno scherzo cosmico. Quando una cultura diviene sterile e limitata nella sua visione, arriva qualcosa che strappa l’intero sistema.

D: Quindi credi personalmente in questo fenomeno?


R: Non serve sforzo. Non si può spiegare in modi puramente interpsichici. Molte persone hanno queste esperienze nel mondo, spontaneamente. Deve arrivare da qualche luogo, quella che James William ha chiamato “provocazione dall’esterno”. Lo vedo nel contesto della crisi ecologica globale. La Terra è una fonte di creazione e vita e per ignoranza, avidità e aggressione, la stiamo distruggendo. Vedo un risveglio delle coscienze in questo, una riconnessione spirituale col sacro, col divino.

D: Il pedaggio personale e professionale per aver scavato nel fenomeno abductions, è stato troppo alto?

R: Non ho rimpianti. Nonostante le critiche e gli attacchi, ho incontrato così tante incredibili persone aperte alla conoscenza. Ho probabilmente guadagnato più colleghi e amici da quando ho iniziato questo lavoro, rispetto a quelli che avevo nel periodo precedente, sono semplicemente differenti. Non risuono allo stesso modo con un numero di altre persone. E’ stata come un’espansione dei miei orizzonti e un’apertura a connessioni e possibilità eccitanti, più che una sofferenza. Quello che mi ha portato a sentirmi bene è che le persone hanno iniziato a cercare in anomalie di altro tipo. Ci sono stati molti altri pionieri prima di me.

D: Vuoi avere un’esperienza di abduction?


R: Non penso. Una ragione è che spesso è spaventoso, ma penso che potrei gestirla. Secondo, la mia attendibilità e il mio ruolo come testimone dei testimoni, dipende sul mio essere pulito in questo punto. Ho visto esempi in cui investigatori che hanno avuto esperienze o hanno riconosciuto le loro esperienze, hanno perso credibilità come investigatori. Sento di avere un ruolo diverso. Non mi permetto di pensare troppo a questo.


Fonti: http://sonoconte.over-blog.it/article-john-edward-mack-e-le-abduction-101848822.html

giovedì 5 aprile 2012

intervista a David Jacobs

La seguente intervista propone il punto di vista del noto ricercatore d'oltreoceano David Jacobs sul fenomeno ufologico e più specificatamente in quello dei rapimenti.
Naturalmente, molte delle cose che dice non siamo purtroppo in grado di verificarle, per ovvi motivi.


David Michael Jacobs (1942) è uno storico e saggista statunitense. Professore associato alla Temple University, è ben conosciuto nel campo dell'ufologia per le sue ricerche sugli UFO e i rapimenti alieni. Jacobs ha conseguito il PhD all'Università del Wisconsin-Madison nel 1973, nel campo della storia intellettuale. Egli scrisse la sua tesi sulla controversia riguardante gli UFO in America. Un'edizione riveduta della sua tesi fu pubblicata nel 1975 con il titolo The UFO Controversy in America. In seguito si è specializzato in storia e cultura popolare americana del XX secolo. Per più di 25 anni ha tenuto un corso su "Gli UFO nella società americana".

Jacobs afferma che gli interessi delle sue attuali ricerche riguardano la descrizione del ruolo delle esperienze anomale nella vita personale e culturale.

Ci limitiamo quindi a proporvi anche il suo punto di vista senza esprimere commenti in merito.
Buona lettura


Può dirci qualcosa circa il suo background e come è stato coinvolto nel fenomeno dei rapimenti alieni?

Mi dedicai per la prima volta al fenomeno UFO verso la metà degli anni ‘60, quando ero studente presso la University of California a Los Angeles (UCLA). Non sono sicuro del motivo che mi spinse ad interessarmi agli UFO. Mi incuriosivano per qualche ragione. Ho letto libri sull’argomento e continuai ad interessarmene anche quando andai alla scuola di specializzazione presso l'Università del Wisconsin - Madison, nel 1966. Feci abbonamenti a periodici che parlavano di UFO e mi iscrissi a organizzazioni sul tema. Ho studiato i casi e parlato con i testimoni. Ho pubblicato articoli e recensioni di libri sull'argomento. Ben presto mi resi conto che ero molto più interessato agli UFO che alla tesi di dottorato che stavo scrivendo: “ l'immagine della donna nella storia del cinema”. Ho cambiato la mia tesi sulla
storia della controversia UFO . La tesi è stata approvata e ho ricevuto il mio dottorato di ricerca in storia americana nel 1973. In quei giorni, gli avvistamenti erano tutto. In quel periodo si pensava che il fenomeno delle abductions fosse
sicuramente di origine psicologica. Mi interessava poco. Ho intervistato Betty Hill nel 1976 ed è stata una persona vera e sincera, ma che non mi bastava per passare alla ricerca sui rapimenti. Nel 1982 ho incontrato Budd Hopkins. In realtà lo avevo incontrato brevemente un anno prima a una conferenza. Mi diede un documento sui rapimenti, ma non mi interessava e non sono rimasto alla sua lettura. Quando un amico comune mi portò a casa sua nel 1982, ero ancora molto disinteressato. Ma, Hopkins era intelligente e stava facendo un ottimo lavoro, correttamente e con attenzione, e quando ha mi spiegato la sua ricerca, mi ha impressionato. Per coincidenza stavo passando le mie vacanze in una città dove stava lui, a Cape Cod nel Massachusetts. L'ho incontrato e sono rimasto ancora più colpito. Mi sono incuriosito su quello che stava facendo. Ho deciso che aveva scoperto qualcosa d’importante. Mi ci sono voluti altri quattro anni, ma nel 1986, dopo aver appreso tutto quello che avevo potuto sui rapimenti, ho iniziato la mia ricerca utilizzando l’ipnosi, consentendo ai rapiti di ricordare cosa era successo loro. Da quel momento, ho dedicato tutta la mia attenzione al fenomeno abduction e ho condotto oltre 1.000 sessioni con circa 150 rapiti.

Il suo lavoro sui rapimenti ha influenzato altri campi della sua vita?


Cominciare la ricerca sui rapimenti non è stata una bella mossa per la mia carriera. La comunità accademica ritiene che i rapimenti (e gli UFO) siano un’assurdità totale e tutti coloro che trascorrono la loro intera carriera studiando il soggetto devono avere dei problemi seri di giudizio. Così, studiare l'argomento non mi ha aiutato nella mia carriera alla Temple University. Certo, sapevo che sarebbe successo. Ma sapevo anche che non si ha spesso la possibilità di dare un contributo importante in un settore di così straordinaria importanza.

Parliamo del suo lavoro con i rapiti. Come si fa a capire chi davvero è stato rapito e chi non lo è?

Non è così difficile come si potrebbe immaginare di primo acchito. Gli addotti hanno una vita molto particolare piena di fantasmi e di visioni di figure religiose; parlano con gli animali come gufi e procioni e viaggiano sul piano astrale, vedendo parenti defunti e così via. Essi hanno spesso avuto "sogni" nei quali stavano al tavolo con gente strana che li guardava. Hanno avuto "sogni" nei quali tenevano bambini in braccio. Essi hanno visto gli UFO. Questi sono i segni (ma non sempre). Quando sono sotto l'ipnosi non si ricordano di aver parlato con un procione, ma con un alieno. Essi imparano di non aver viaggiato sul piano astrale. Si rendono conto che i loro sogni sono ricordi di esperienze concrete. Ho un questionario sul mio sito (http://ww.ufoabduction.com ) che mi permette di filtrare quelle persone che potrebbero essere degli addotti e quelli che potrebbero non esserlo. Naturalmente, ogni persona deve essere attentamente e seriamente interrogata prima di fare qualsiasi supposizione. Altre persone ricordano le loro esperienze di rapimento senza ipnosi e sanno di essere stati rapiti prima ancora di venire da me. Ciascuno di questi casi deve essere attentamente e seriamente esaminato.
Alcune persone pensano di essere rapiti e non lo sono.
Alcune persone hanno seri problemi mentali. Capire chi è o chi non è un addotto non la parte difficile. La parte difficile sta nell’indagare su quello che dicono e capire ciò che è vero e ciò che non lo è.

Quali tecniche usa per indagare?

Nella maggior parte dei casi, le persone vengono da me per scoprire cosa sta succedendo loro. Ricordano flash e pezzi di cose che coinvolgono un periodo a loro mancante e altri eventi straordinari. Vogliono ricordare. L’ipnosi, usata con competenza, li può aiutare a ricordare. Ho imparato che quando descrivono quello che è successo loro usando piena coscienza della memoria, quei ricordi possono essere estremamente imprecisi. Quindi, l'ipnosi, con tutti i suoi problemi, è ancora il modo migliore per scoprire cosa è effettivamente accaduto. Ci sono ancora un sacco di amatori che provano l'ipnosi, spesso con pochi risultati. Senza saperlo, la gente dirà cose che non sono ere. Essi confabulano. Essi descrivono eventi che hanno inconsapevolmente distorto. Essi saltano sezioni delle loro esperienze. E 'compito dell’ipnotizzatore competente capire quando la persona è precisa e quando non lo è.
Questo richiede un sacco di esperienza e formazione. E 'anche molto importante per l'ipnotista non indurre la persona, non mettere i pensieri nella mente della persona, non mettere le sue idee come la New Age, la religione, la trasformazione spirituale e così via. La precisione è l’obiettivo più importante per l'ipnotizzatore, quando avviene il recupero della memoria. Aiutare la persona a far fronte con le sue memorie è l'obiettivo più importante dell’ipnotizzatore dopo il recupero dei ricordi.

Derrel Sims sta iniziando una indagine genetica sugli addotti per vedere se c'è un profilo genetico comune a questo fenomeno. Quali criteri pensa che gli alieni usino per scegliere le persone?

Le prove indicano chiaramente che tutti gli addotti hanno una cosa in comune: sono tutti figli di rapiti. Purtroppo, uno o più dei loro figli sarà anch’egli rapito. Questo aspetto intergenerazionale del fenomeno è stato scoperto molti anni fa da Budd Hopkins. Resta vero anche oggi. Pertanto, penso che sarà molto difficile trovare comuni profili genetici in loro. Quando un addotto sposa un non-addotto, i figli saranno anch’essi dei rapiti. Quando sposano addotti, i loro figli saranno rapiti. Così, il fenomeno ha una casualità che gli permette di pervadere la società umana ovunque. E 'sempre possibile, tuttavia, che ci possa essere un marker genetico che facilita i loro rapimenti o indica chi sono i rapiti.

Quante persone stanno subendo questa intrusione?

Non abbiamo statistiche per nessuna parte tranne che per gli Stati Uniti e a causa del fatto che ogni caso deve essere studiato prima che sia fatta una determinazione, le nostre statistiche sono solo supposizioni sofisticate. Nel 1991 io e Budd Hopkins abbiamo condotto un sondaggio su 6.000 individui scelti a caso per scoprire in che modo molte persone negli Stati Uniti avevano avuto esperienze simili al rapimento. Non abbiamo chiesto se fossero mai stati rapiti, perché sappiamo che la maggioranza dei rapiti questo non lo sa. Il numero al quale siamo arrivati è stato di circa il 2%. Questo numero è estremamente limitato, il numero effettivo potrebbe essere molto più alto. Ho scritto del sondaggio ne “La minaccia”, se qualcuno fosse interessato.

Pensa che ci sia un modo per fermare un rapimento?
Ha mai cercato di liberare i rapiti dalla loro situazione?


Nessun incantesimo o recitare parole religiose o invocare la divinità; nessuna contrattazione o negoziazione o qualsiasi altra cosa che venga dalla bocca o dal cervello può fermare i rapimenti. C'è una persona, Michael Menkin, che ha inventato un cappello che assomiglia a un casco da aviatore della Seconda Guerra Mondiale, rivestito con materiali speciali che fanno da scudo per il rapito e può impedire un rapimento individuale. Purtroppo, la persona non può indossare il casco per tutto il giorno e tutta la notte. Questo, tuttavia, è l'unica cosa che io abbia mai visto che in realtà è efficace nel bloccare un rapimento. Ma, dovete capire che i rapimenti iniziano nell'infanzia e continuano per tutto il corso della vita fino alla vecchiaia. Pertanto, le persone vengono rapite sempre e per sempre. Inoltre, il fenomeno è mondiale. Si potrebbe essere in grado di impedire un rapimento di volta in volta, ma la scala del programma rapimento è massiccia e fermarne solo alcuni è ben poca cosa.
Quando si pensa di fermare i rapimenti dobbiamo pensare al problema su scala globale.

Qual è la sua opinione sugli impianti?
Ne ha mai trovati o provato a rimuoverli?


Sono molto ottimista circa l'individuazione degli impianti. Molti dei rapiti li hanno fatti uscire con lo starnuto prima di sapere di essere stati rapiti. Gli impianti sono stati gettati via o sono andati persi. Tuttavia, penso che prima o poi ne recupereremo uno e avremo la certezza che si tratta inequivocabilmente di un impianto alieno. Il Dr. Roger Leir è specializzato nella rimozione di impianti dai corpi delle persone (e non dalle loro teste, dove la maggior parte degli impianti sono stati trovati) e ha trovato alcuni aspetti che suggeriscono la teoria di una stimolazione del pensiero. Tuttavia, non si deve solo dimostrare che essi non sono stati fatti sulla terra, ma anche la loro funzione. Senza la comprensione della loro funzione, sarà molto difficile dimostrare che il materiale recuperato dal corpo di un addotto è extraterrestre.

Qual è il miglior modo per dimostrare la realtà di questo fenomeno?

Mi piacerebbe dire che basterebbe il duro lavoro e il costante accumulo di casi da parte dei ricercatori competenti. Tuttavia, so che l'improbabilità e l'implausibilità del fenomeno delle abductions è così alta che probabilmente non sarà mai provata fino a quando non sarà troppo tardi.

Come cambiano le persone dopo essere state rapite e dopo essersi rese conto di essere state rapite?

In generale, il fenomeno abduction inizia nella prima infanzia e prosegue per tutta la vita. Fa parte della propria esperienza, anche se potrebbe essere inconscio. Le persone vengono rapite più e più volte e alcuni con grande frequenza. E' la consapevolezza in età adulta di essere stati rapiti che può avere una profonda influenza su di loro; la paura e il trauma che subiscono quando cominciano a ricordare le loro esperienze. Possono diventare molto depressi per un breve periodo. A volte si sentono isolati dalle altre persone. Quando si rendono conto che i rapimenti sono successi a loro molte, molte e molte volte nel corso della loro vita, diventano meno paurosi e si comportano come
scienziati/osservatori e riferiscono ciò che sta loro accadendo con la massima precisione possibile. Le prime tre sessioni sono di solito le più difficili e gli addotti hanno bisogno di un aiuto psicologico enorme per affrontare il ricordo di queste esperienze.

Qual è il ruolo degli ibridi nella storia?

Questa è una domanda che richiede una risposta molto complessa. La farò breve. Gli ibridi, aiutano gli alieni in molti modi durante i rapimenti, si prendono cura degli ibridi più giovani a bordo di un UFO, conducono le procedure sul rapiti, sorvegliano il comportamento dell’addotto e, in generale, fanno un gran numero di altre attività utili al programma di rapimento. Ma, il motivo principale per cui gli ibridi sono stati creati e la ragione per cui molti di loro hanno un aspetto così “umano” è che gli ibridi sono il mezzo per raggiungere il loro fine. Le prove che ho scoperto
suggeriscono che gli ibridi con sembianze umane sono stati creati in gran numero per integrarsi nella società umana.

Qual è l'obiettivo principale di questo programma?

Gli addotti hanno dato un sacco di testimonianze su ciò che gli ibridi stanno facendo. Il mio prossimo libro sarà sulla burocrazia e i processi di integrazione ibrida nella società. Non conosciamo tutte le ragioni per le quali vogliono fare quello che stanno facendo. Non sappiamo l'impulso che sta alla base del programma di integrazione. Gli ibridi non si conoscono. Gli alieni sanno ma non vogliono dare questa conoscenza ai rapiti.

Quando ha avuto inizio tutto?

Utilizzando storie di famiglia e di altri metodi, possiamo datare il fenomeno con un relativo grado di precisione alla fine del XIX secolo. Forse un po' prima, ma le prove sono poche.

Ha avuto la possibilità di capire chi sono questi alieni?

Dopo quasi cinquanta anni di ricerca sui rapimenti da parte di molte persone, non sappiamo le loro motivazioni né i loro scopi. Non sappiamo da dove vengono. Non sappiamo come sono arrivati qui. Non sappiamo niente della loro tecnologia. Sappiamo poche cose sulla loro società.

Che tipo di connessione pensa che ci sia tra gli alieni e i governi umani?

Non ho sentito nessuna delle persone con cui lavoro dire nulla su qualsiasi governo. Per quanto ne so i governi non conoscono il fenomeno abduction e non se ne curano.

Ha percepito un'evoluzione nei loro programmi?
Stanno accelerando o si tratta di un lavoro costante?


Nel 2003 ho notato un cambiamento significativo nei racconti di alcune persone. Hanno parlato del programma di integrazione e dei loro ruoli personali per aiutare gli ibridi a vivere nella società. I loro rapimenti sono stati molto più frequenti rispetto a quelli di persone che non sono addetti all’integrazione degli ibridi.

Cosa ne pensa dell’Esopolitica e dell'idea di alieni “buoni”?

L’esopolitica non è mai venuta fuori nei racconti dei rapiti. Gli alieni sono qui per i loro scopi. Non sono qui per rendere la nostra società migliore secondo i nostri standard. Potrebbero pensare che la nostra società sarebbe meglio con i loro standard. Non mi piace e non voglio i loro standard.

Qual è lo scenario futuro per l'umanità?

Sono molto, molto, pessimista. Il problema è che ci possono controllare neurologicamente e noi non possiamo controllare loro. Questo fa di noi una specie inferiore soggetta alla volontà di una superiore.
Ovviamente, le implicazioni di tutto questo non sono buone.

Bene, ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso, buon lavoro e alla prossima.

fonte: http://www.nibiru2012.it/forum/ufo/intervista-david-jacobs-139868.0.html

martedì 27 settembre 2011

Andrew Collins:”La vita aliena? Cercate attorno al Cigno”

L’evoluzione sulla Terra partita dallo spazio profondo, il Dna umano modificato da raggi cosmici. E’ questa la conclusione alla quale è giunto il ricercatore inglese Andrew Collins, dopo aver ripercorso la storia dell’umanità, studiato le religioni e l’archeoastronomia, approfondito le ultime scoperte legate all’Universo.


In base alla sua teoria, noi– uomini moderni- saremmo dunque il prodotto di un intervento esterno arrivato da molto lontano- non si sa quanto casuale…- che ha profondamente alterato la nostra natura originaria facendoci sviluppare capacità fisiche e mentali sconosciute agli ominidi da cui discendiamo. Se camminiamo eretti, se parliamo, se pensiamo, se creiamo arte e musica, insomma, è solo merito di una stella, che Collins ha identificato in Cygnus X-3, oggetto cosmico ancora misterioso e sorgente di continue, benefiche radiazioni.

Ma perché proprio questa stella e non altre?

"Cygnus X-3 dista 30mila anni luce da noi. Sembra una distanza enorme, ma è pur sempre all’interno della Via Lattea. A differenza poi di altri oggetti simili nel cosmo, è come un fucile puntato direttamente sulla Terra. Queste stelle a neutroni producono dei “getti” di energia lungo i loro assi e nel caso di Cygnus X-3 quest’asse è perfettamente allineato con il nostro sistema solare. Questo è il motivo per cui, quando le radiazioni ci raggiungono, sono ancora cosi potenti e penetrano cosi bene, non solo in superficie, ma anche in profondità, nel sottosuolo. In questo, Cygnus X-3 è unica."

Quindi, così come è avvenuto in passato, anche oggi veniamo “bombardati” da questi raggi cosmici? Con quali possibili conseguenze, nell’immediato futuro?

"Certo, Cygnus X-3 emette continuamente la sue radiazioni, però ci sono fasi in cui l’attività è più intensa- e ciò avviene in modo irregolare, ogni uno o due anni- e volte in cui l’attività è letteralmente esplosiva. Questi raggi cosmici hanno delle frequenze molto alte, le più alte conosciute dello spettro elettromagnetico, quindi sono facilmente riconoscibili. E gli scienziati prevedono che un giorno Cygnus X-3 creerà un evento incredibile… Lo hanno già detto e ritengono che questo “Big One” arriverà presto. Secondo alcuni, coinciderà con il 2012 . Io questo non lo so, ma se dovesse accadere, forse, sarà qualcosa che avrà effetti importanti. "

Ecco che torna la data fatidica: il 2012. Foriera di sciagure inimmaginabili- secondo le visioni millenaristiche da fine del mondo- o forse – nelle interpretazioni “New Age”- inizio di un radicale mutamento della nostra mentalità. E il cambiamento non sempre è negativo…

"Onestamente credo che nel 2012 non accadrà nulla di terribile. Magari ci saranno violente tempeste solari che potrebbero influenzare la Terra, non lo so, potrebbe succedere, tuttavia credo che sarà più un periodo di cambiamenti per l’umanità che non di catastrofi. Cambiamenti che magari capiremo tra 25 anni e quando guarderemo indietro, potremo dire: ”Tutto è iniziato nel 2012”. In qualche modo ci sarà un’evoluzione della nostra coscienza, ma sarà una qualcosa che non riusciremo a riconoscere subito. E’ un po’ come la nascita di Gesù. I profeti dicevano: “Ci saranno grandi cambiamenti”, ma è ovvio che la gente non lo capì subito, ma forse 50, 100 anni dopo dicevano: “Tutto è in iniziato nell’anno della nascita di Cristo”. Io credo che accadrà qualcosa di simile anche nel 2012. C’è però anche chi sostiene che in questa data avverrà qualcosa a livello del Dna. La maggior parte di esso è infatti apparentemente senza scopo. Gli scienziati lo chiamano “junk-Dna”, ovvero Dna-spazzatura. Circa il 95 per cento del nostro codice genetico non ha una chiara funzione. Perché allora si trova all’interno delle nostre cellule? Alcuni studiosi hanno ipotizzato che includa in sè delle informazioni ancora più vecchie dell’umanità, abbandonate lungo la linea dell’evoluzione e provenienti dalla primissima cellula che è esistita su questo pianeta, probabilmente di origine extraterrestre. Insomma, non è escluso che il dna-spazzatura contenga informazioni “aliene”, conservate a partire dall’inizio delle vita sulla terra, quindi risalenti a miliardi di anni fa, e che sia programmato per attivarsi in un determinato momento. E’ stato anche suggerito che i raggi cosmici potrebbero servire proprio a questo, ad attivare il Dna-spazzatura. E’ un’ipotesi che trovo molto, molto affascinante. La domanda ovviamente è: quando avverrà? Succederà quando ci saranno dei picchi di attività cosmica, quando si formerà un eccezionale raggio di energia che attraverserà la Terra, forse proprio nel 2012. Il Cigno potrebbe essere la chiave per questo aumento della coscienza. Chissà, magari hanno ragione!"

Il Cigno- simbolo di purezza, icona dell’anima disincarnata, luogo celeste che rappresenta l’Aldilà- potrebbe dunque traghettarci verso un nuovo mondo. Ma i suoi straordinari raggi cosmici non potrebbero aver influenzato, oltre che la Terra, anche altri pianeti? Non potrebbero dunque aver favorito la nascita, lo sviluppo e l’evoluzione di vita intelligente anche altrove, nella nostra galassia? Collins non appare stupito da questa domanda. Anzi…


"Immagina Cygnus X-3 come una palla di energia plasmatica di 15-20 chilometri di diametro. Energia allo stato primario che si emana nel cosmo… Incredibili fasci di energia pura che incenerirebbero istantaneamente qualsiasi oggetto che si interponesse sulla loro traiettoria, per decine di anni luce. Tuttavia, man mano che la distanza aumenta, con il trascorrere del tempo, questo pericolo viene meno: per arrivare fino a noi, come dicevo, questo raggio cosmico impiega ben 30mila anni-luce… Possiamo sicuramente ipotizzare che possano esistere altri pianeti lungo la linea di questi fasci d’energia. Le radiazioni emesse da Cygnus X-3 , prima di raggiungere la Terra, passano attraverso altri sistemi solari. Credo che dovremmo guardare attorno a questa strana stella per cercare qualche evidenza di vita ed è esattamente quello che stanno facendo gli astronomi, perlustrare questa precisa zona dell’Universo, nella regione del Cigno. Forse potremmo trovare proprio qui dei pianeti con le stesse caratteristiche della Terra sui quali, probabilmente, c’è vita."

Lei personalmente cosa pensa: siamo soli nell’Universo o esistono altre civiltà attorno a noi?

"Io non ho assolutamente dubbi sull’esistenza di vita aliena in altre parti del cosmo, forse anche all’interno della nostra galassia, la Via Lattea. E probabilmente persino all’interno del nostro sistema solare: per esempio su Marte- nel sottosuolo, all’interno dei laghi o dentro i ghiacci- potremmo presto scoprire forme molto primitive di vita. Invece, per le forme di vita più complesse dobbiamo aspettare e vedere. Spero tanto, prima di lasciare questo pianeta- insomma, prima di morire…- che sia trovata la conferma assoluta dell’esistenza della vita aliena. E’ uno dei miei desideri più grandi."

Fonte: http://www.extremamente.it/2011/09/20/andrew-collinsla-vita-aliena-cercate-attorno-al-cigno/

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