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martedì 10 aprile 2012

I visitatori di Fazio Cardano

Interessante testimonianza dal sempre intrigante Zretblog...buona lettura:

Gerolamo Cardano, scienziato, medico, filosofo ed occultista (1501-1576) è noto per i suoi studi matematici e per aver inventato un particolare tipo di giunto meccanico deformabile, il giunto cardanico. Nel 1545 pubblicò l’Ars magna, opera in cui compare per la prima volta la formula di risoluzione delle equazioni cubiche. Lo scienziato partenopeo racconta nel De vita propria un singolare aneddoto riguardante il genitore, Fazio.


"13 agosto 1491. Quando ebbi terminato i riti abituali, all'incirca alla ventesima ora del giorno, esattamente sette uomini mi apparvero, vestiti di abiti serici, che somigliavano alle toghe dei greci e che portavano anche dei calzari splendenti. Le vesti che indossavano sotto il pettorale brillante e rosso sembravano tessute di scarlatto ed erano di straordinaria bellezza. Tuttavia non erano vestiti tutti in tal guisa, ma solo due, che sembravano appartenere a un rango più nobile degli altri. Il più alto, dal colorito rubicondo, era accompagnato da due compagni, ed il secondo, dall’incarnato più chiaro e più piccolo di statura, da tre compagni. Così in tutto erano sette".

Fazio Cardano precisava che i visitatori potevano avere tra i trenta ed i quarant’anni anni, "portati bene". Quando chiese loro chi fossero, essi risposero d'essere uomini fatti d'aria e soggetti alla nascita e alla morte. "Comunque, la loro vita era più lunga della nostra e potevano campare sino a trecento anni. Interrogati sull'immortalità della nostra anima, affermarono che nulla sopravvive dell'individuo, che sia personale. Quando mio padre domandò perché non avessero rivelato agli uomini i luoghi ove si trovavano i tesori, risposero che ciò era loro vietato in virtù di una legge speciale che condannava alle più pesanti ammende colui che avesse comunicato quelle informazioni agli uomini". Prosegue Cardano: "Essi restarono con mio padre per più di tre ore, ma quando egli pose la questione intorno alla causa dell'universo, non si trovarono d'accordo. Il più alto rifiutava di ammettere che Dio avesse creato il mondo eterno. Al contrario, l'altro soggiunse che Dio l’avesse creato a poco a poco, di modo che, se avesse smesso di farlo, fosse che anche per un solo attimo, il cosmo sarebbe perito. Che sia realtà o fola, questo è quanto."

Jacques Bergier osserva che “i visitatori di Fazio Cardano sembrano essere stati gli ultimi di una serie di ospiti susseguitisi in tutto il Medioevo. Avevano di particolare che si poteva comunicare con loro, non pretendevano in nessun modo di essere accolti come angeli e non erano latori di alcuna rivelazione; al contrario, il loro atteggiamento partecipa piuttosto del nostro razionalismo contemporaneo. I visitatori di Fazio Cardano negavano l’esistenza di un’anima immortale e sostenevano una sorta di teoria della creazione continua dell’universo”.

Come il co-autore del celebre e diseguale saggio “Il mattino dei maghi”, possiamo soltanto formulare congetture circa la l’origine delle creature con cui Fazio Cardano ebbe un incontro ravvicinato. Furono “turisti” interplanetari o esseri provenienti da una dimensione parallela? Gli abiti di seta (tute?) ed i calzari rutilanti ricordano l’abbigliamento di presunti cosmonauti di cui pullulano i libri di Ufologia e che affollano le testimonianze di molti contattisti. Cardano, tipico rappresentante di un’età, il Rinascimento, il cui levigato classicismo è percorso da venature magico-esoteriche, riporta l’episodio con l’oggettività della quale difettano alcuni ricercatori d’oggi.

Lo scienziato napoletano, tra l’altro, come parecchi intellettuali a lui coevi, non si peritò di disquisire sulla natura di creature soprannaturali: a questo proposito scrisse: “Come l’intelligenza di un uomo è superiore a quella di un cane, così quella di un demone (si intenda un intermediario tra gli uomini e Dio, non un diavolo, n.d.r.) è superiore a quella di un uomo".

Di solito nell’antichità e nel Medioevo codesti enigmatici visitatori presentano tre caratteristiche, ricordate da teologi e cabalisti: il volto doppio, un abito di luce, il nimbo che circonfonde il capo. Alcuni studiosi attuali inscrivono tali tratti nella “mitologia” contemporanea, vedendo nel volto doppio uno scafandro, nella veste luminosa una tuta corrusca, nell’aura un campo di forze che produce un’energia radiante, ma queste potrebbero essere interpretazioni condizionate da abitudini e concetti propri della nostra era tecnologica, laddove, ad esempio, la luce potrebbe essere la manifestazione di uno stato spirituale.

Sia come sia, i parametri per definire entità preternaturali, per distinguere esseri extra-dimensionali (malevoli o evoluti) da supposti ufonauti hanno contorni molto sfumati. Scorgere in ogni dove tracce di tecnologia spaziale è probabilmente errato quanto evocare sempre contatti con dimensioni tangenti il mondo fisico in cui siamo assediati.

Fonti:

J. Bergier, Les extra-terrestres dans l’histoire, Paris, 1975, pp. 98-99
Enciclopedia delle scienze, Milano, 2005, s.v. Cardano
A. Lissoni, Gli alieni di Gerolamo Cardano

Fonte: http://zret.blogspot.it/2012/04/i-visitatori-di-fazio-cardano.html

lunedì 26 marzo 2012

In mostra il “Meccanismo di Anticitera”, l’oggetto che non avrebbe dovuto mai esistere

Lo chiamano “il primo computer del mondo” e non è un’esagerazione, anche se- quando è stato costruito- non esistevano ancora nè circuiti nè internet. È il “meccanismo di Anticitera”, lo straordinario manufatto scoperto in un relitto davanti alla costa di questa piccola isola greca. A partire dal prossimo 4 aprile verrà presentato al pubblico, per la prima volta, in una mostra speciale al Museo Archeologico Nazionale di Atene.


Era il giovedì di Pasqua del 1900, quando alcuni pescatori di spugne, gettandosi nel mare a poca distanza da Creta, trovarono coperta da alghe ed incrostazioni una nave romana naufragata almeno duemila anni prima. Pochi mesi dopo, una spedizione archeologica organizzata dal Governo greco individuò sott’acqua quell’eccezionale strumento composto da ruote dentellate ed ingranaggi che lo facavno assomigliare ad un orologio ante litteram.
Il relitto, infatti, risaliva probabilmente all’80 a.C, ma il prezioso carico che trasportava verso Roma era ancora più antico, forse del III-II sec a.C e di provenienza ellenica. In greco sono infatti le parole incise su quest’oggetto che più di tutti, da subito, ha attirato l’attenzione e solleticato la curiosità degli studiosi per la sua peculiarità.
Il Meccanismo di Anticitera non è un semplice astrolabio, non è un planetario e nemmeno uno strumento per la navigazione: è tutte queste cose insieme e molto di più. Dopo oltre un secolo di indagini e di studi, anche con tecniche sofisticate ( la Tac ha evidenziato i minutissimi e perfetti ingraggi di cui è composto), si è arrivati alla conclusione che si tratti di un calcolatore astronomico, il più antico di cui si abbia traccia ed incredibilmente avanzato.
Questa sorta di cosmografo infatti era così preciso che poteva contemporaneamente mostrare l’orbita di Marte, di Mercurio e delle costellazioni zodiacali, indicare le fasi lunari, fungere da calendario secondo il computo egizio di 365 giorni e annunciare quando e dove si sarebbero svolti i Giochi Panellenici, ospitati ogni quattro anni da una diversa città.
Non basta: era tanto accurato da riconoscere l’esistenza degli anni bisestili, ufficialmente istituiti dal calendario giuliano circa 100 dopo. E ancora, sapeva calcolare i movimenti della Luna rispetto al Sole e alla Terra utilizzando il Ciclo Metonico, il Ciclo Callippico, il Ciclo Exeligmos ed il Ciclo Saros. Senza entrare nei dettagli- perchè il discorso rischia di farsi davvero molto tecnico- in questo modo il Meccanismo di Anticitera poteva prevedere senza errori tutte le eclissi.
Ancora oggi non c’è certezza, tra gli esperti, su chi sia stato l’inventore, ventun secoli fa, di uno strumento del genere. A partire dal III sec. a.C, grazie agli studi di Apollonio di Perga ed Ipparco di Nicea, le conoscenze del mondo ellenico in campo astronomico erano molto approfondite ed era possibile trasformarle concretamente in un complesso strumento che rappresentasse i movimenti celesti.
La personalità più adatta sembra essere quella di Poseidonio di Rodi- un vero genio universale esperto di geografia, filosofia, letteratura, matematica, astronomia… Operava proprio nelle isole Ionie, vicino a dove è stato recuperato il relitto. A smontare questa tesi, però, due elementi: la totale mancanza di qualsivoglia riferimento a questa sua presunta scoperta nei testi antichi e soprattutto la lingua utilizzata per le iscrizioni trovate sull’oggetto. Le scritte sono infatti in dialetto corinzio, diverso da quello parlato a Rodi.
Un altro punto ancora da chiarire è come sia stato possibile costruire il Meccanismo di Anticitera. Un conto infatti è contemplare, in teoria, che le nozioni scientifiche dei tempi permettessero l’ideazione di questo computer dell’antichità; un altro, però, è capire come, in pratica, gli artigiani dell’epoca abbiano potuto realizzarlo.
La strumentazione era in bronzo ed era formata da rotelle, molle e altri parti meccaniche di dimensioni anche molto piccole, dalle dentellature millimetriche, eppure tagliate in modo precisissimo per garantire il perfetto funzionamento dei complessi ingranaggi. Un problema non trascurabile, con il quale ha dovuto anche fare i conti una nota fabbrica di orologi che ha voluto riprodurre, con la tecnica moderna, questa meraviglia del passato.
Per prima cosa, gli orologiai dei nostri tempi hanno rinunciato al bronzo, preferendo l’acciaio. Volendo ridurre le dimensioni, per trasformarlo in modello da polso, hanno poi dovuto utilizzare il laser, per preparare le singole componenti. Sono così riusciti a realizzare un orologio che riproduce 10 delle funzioni del meccanismo recuperato dai fondali. Ne sono state fatte solo quattro copie: una verrà consegnata al Museo ateniese che lo esporrà insieme all’originale.
La mostra presenterà al pubblico tutti i tesori rinvenuti all’interno del relitto, nella prima compagna del 1900/1901 e nella seconda, condotta nel 1976. Sculture, monete, gioielli, ceramiche, oltre 380 manufatti rinvenuti nella stiva delle nave colata a picco prima di portare la pregiata merce ai ricchi patrizi romani. Ovviamente, al centro dell’esposizione ci sarà proprio il calcolatore astronomico di Ancitera, da molti considerato un Oop Art- Out of Place Artifact, insomma un oggetto fuori dal suo tempo, che non avrebbe mai dovuto esistere, un vero e proprio anacronismo di difficile interpretazione.

Fonte: http://www.extremamente.it/2012/03/24/in-mostra-il-meccanismo-di-anticitera-loggetto-che-non-avrebbe-dovuto-mai-esistere/

Extraterrestri nella preistoria

In un'antica icona di stampo medievale possiamo osservare una lancia infuocata posarsi sul monte Sinai causando un incendio, dinnanzi a un esterefatto rabbino. O se ci portiamo in Jugoslavia, nel monastero ortodosso di Visoka Decani, troviamo un affresco trecentesco che illustra la morte di Cristo sul Golgota. E, alle spalle di Cristo, due uomini che sembrano inseguirsi dentro strane astronavi a forma rispettivamente di sole e di luna. Sebbene molte di queste opere pittoriche possano in realta' essere rilette piu' convenzionalmente ( gli angeli in astronave di Decani potrebbero essere due beati dentro gli astri, secondo una concezione eretica catara), i continui ritrovamenti di raffigurazioni insolite hanno generato la 'clipeologia'. Si tratta di un settore dell'ufologia che trae il suo nome dai clipei ardentes, gli ' scudi infuocati' descritti dallo storici latino Tito Livio nei suoi Annali, scudi e travi che sfrecciavano in cielo spaventando la popolazione, che li interpretava come cattivi presagi.


Questo tipo di ricerca e' stata introdotta dallo svizzero Erich Von Daeniken e portata avanti da ricercatori quali Peter Kolosimo, Robert Charroux, Raymond Drake, Alexander Kazantsaev, Jean Sendy, Umberto Telarico, Ion Hobana (in assoluto il piu' competente ricercatore). Le finalita' di questo studio sono sorprendenti: dimostrare che creature extraterrestri visitarono la Terra agli albori della civilta' umana, forse modificando l'uomo preistorico, o la scimmia, per trasformarlo in un essere intelligente. L'ala piu' 'moderata' del movimento si limita a sostenere che i dichi volanti sono comparsi anche nel passato, forse per studiare la nostra evoluzione, a volte imprevedibili. Una delle piu' antiche testimonianze a favore di queste tesi ci giunge dal lontano Oriente, per bocca di Von Daeniken.

Il Bayan Kara Ula e' una regione montagnosa fra Tibet e Cina. Cola', nel lontano 1938, l'archeologo cinese Chi Pu Tei scopri' in una caverna una fila di tombe contenenti piccolo scheletri dagli enormi crani, accanto ai quali si trovavano circa 700 dischi di granito, larghi mezzo metro e finemente decorati da geroglifici. La traduzione di tali incisioni, a opera del professor Tsum Um Nui (un giapponese), sarebbe stata sorprendente. Vi si narrava di strani esseri scesi 12.000 anni addietro sulla Terra e ferocemente attaccati dai primitivi. Era la cronaca di un remoto incontro ravvicinato? Penso invece sia un falso. Per sostenere le sue tesi, Von Daeniken asserisce che il tema del dio sceso dal cielo per contattare e ammaestrare i primitivi e' comune nel mondo. Lo si trova continuamente nei testi epico-religiosi, talvolta affiancato da inquietanti immagini. In altre parole, i misteriosi dei altro non sarebbero che potentissimi extraterrestri a bordo di navi intergalattiche. A sostegno della sua tesi, il ricercatore svizzero accosta i dischi tibetani a quello impugnato da una mistriosa divinita' bifronte raffigurata in un'incisione millenaria nella grotta di Fergana, in Russia. Fatta conoscere dal dott. Wjaceslav Zaisev, la pittura ruprestre mostra il dio con una sorta di casco e un guanto. In mano un disco coperto da una serie di tratti simili all'alfabeto Morse; alle sue spalle, il disegno piu' inquietante. Chiarissimo, un disco volante in volo e, a terra, un omino con tre occhi, un casco con antenne e una pistola in mano. Se questa pittura fosse risultata autentica, sarebbe stata la prova definitiva del passaggio di un extraterrestre nella preistoria!

Ma purtroppo lo studioso rumeno Ion Hobana ha scoperto trattarsi di un moderno disegno, opera di Zaisev, spacciato da Von Daeniken per un antichissimo reperto. Il disegno, nelle intenzioni di Zaisev, doveva comunque raffigurare il modo con cui un nostro antenato avrebbe potuto immaginare il primo incontro alieno della storia.
A sostegno delle proprie teorie, Von Daeniken propone un'incisione vecchia di 7000 anni, sulla tomba Katsuhara a Matsubase, provieniente dalla baia delle Fiamme Enigmatiche, in Giappone, che riproduce perfettamente un razzo con alettoni in volo. La configurazione del veivolo sembrerebbe dimostrare che le civilta' interplanetarie hanno seguito la nostra stessa evoluzione tecnologica. Ma cosa vogliono, e volevano, questi inafferrabili dei? Se seguiamo le tradizioni antiche, essi vennero per dirozzarci. Per gratitudine, gli indigeni custodirono l'immagine di questi esseri e li divinizzarono. Ma alcuni ricercatori si spingono ancora piu' oltre: gli extraterrestri, in realta', sarebbero i nostri creatori. Le prove? Nei libri sacri di tutto il mondo.
Helena Petrovna Blavatsky era un'originale viaggiatrice vissuta nel secolo scorso, che spese parte della propria vita alla ricerca di insegnamenti esoterici in Egitto, India,e Tibet. In quest'ultima nazione, la controversa esploratrice avrebbe visto, in una lamaseria custodita da monaci buddisti, un antichissimo testo cosmogonico, che la tradizione voleva "anteriore alla creazione del mondo". Il libro, intitolato 'Le stanze di Dzyan' riportava, nel secondo capitolo, la cronaca della creazione di uomini mostruosi a opera di sei scesi dal cielo, divinita' planetarie conosciute con il nome di Dhyani, che secondo i clipeologi, altro non sarebbero che "esseri spaziali discesi sulla Terra in tempi remoti col compito di sterminare razze-prova ed esseri mostruosi". Su questa linea il ricercatore Valentino Compassi, conoscitore delle religioni orientali che interpreto' come segue un 'grano' della 'Stanza II' del testo. "La ruota giro' per trenta crore ancora. Dopo trenta crore si rivolse. Giacque sul dorso, sul fianco. Essa creo' dal proprio grembo . Sviluppo' uomini acquatici, terribili e malvagi. I Dhyani vennero e guardarono. Vennero dal lucente Padre-Madrem dalle Bianche Regioni, dalle Dimore dei Mortali Immortali. Essi furono malcontenti. Non dimore per le vite. Le fiamme vennero. I fuochi con le scintille; i fuochi della notte e i fuochi del giorno. Essi prosciugarono le oscure acque torbide. I L'ha dall'alto e i Lhamayin dal basso vennero. Essi uccisero le Forme che avevano due e quattro facce. Combatterono contro uomini-capra e contro uomini dal capo-di-cane e contro gli uomini dal corpo di pesce...".

"Venire dalle Bianche Regioni e dal Lucente Padre-Madre", spiega Compassi, "significa venire da un punto lontanissimo della galassia, se non da un'altra galassia. E per coloro che percorrono tali distanze l'immortalita' potrebbe essere un fatto automatico. Sta di fatto che i Dhyani vennero e, con l'aiuto dei L'ha e di Lhamayin in una vera e propria azione d'attacco, distrussero le forme mostruose che popolavano un settore della Terra; forse una razza-prova non perfettamente riuscita...". Sebbene il libro probabilmente non esista - nessuno l'ha mai visto - il testo potrebbe derivare da narrazioni locali autentiche. Extraterrestri creatori dell'uomo? Sono in molti a pensarlo, soprattutto quando si mettono a confronto i piu' antichi poemi cosmogonici. Prendiamo, per esempio, il Popol Vuh, il libro sacro dei Quiche' del Guatemala, un testo privo di contaminazioni del mondo occidentale, che curiosamente mostra straordinari parallelismi con la Genesi biblica: "(Gli dei) dissero: 'Non sara' ne' gloria ne' grandezza nella nostra creazione, finche' non sara' formato l'uomo'... Poi passarono alla creazione, alla formazione: dalla terra, al fango fecero la carne dell'uomo". Una storia che ci rammenta immediatamente la vicenda di Adamo. E non solo quella, visto che la creazione dell'uomo di fango parrebbe essere patrimonio comune dell'umanita'. L'uomo che nasce dalle pietre compare nel mito greco di Deucalione, nella mitologia giapponese dei guerrieri Haniwa che nascono dalle viscere della terra, nella nascita del dio Mitra, generato dalle pietre. La tradizione ebraica in un bassorilievo egiziano del tempio di Luzor il dio creatore Chnum modella i corpi umani con la creta, su una ruota di vasaio. Stranamente il poeta greco Aristofane (ca. 400 a.C.) definiva l'uomo "un'immagine di creta". Un' analoga concezione compare nella radice della parola latina homo (uomo) che deriva da humus, terra.

Il riferimento piu' immediato si ritrova nella Genesi, allorquando un misterioso dio (Yahweh Elohim nei testi originali) plasma il primo uomo dall'argilla e gli soffio' nelle narici per portarlo alla vita. Ma il primo verso della Genesi, "In principio Iddio fece il cielo e la terra", se letto nell'aramaico originale, causa non poche perplessita'. "in principio Elohim fece i cieli e la terra", riporta la versione ebraica, e lo sconcerto nasce nel momento in cui si apprende che la parola "Elohim" significa "gli Dei". Quindi non un dio, ma piu' divinita', che, assieme, formano e plasmano l'universo. I Costruttori e i Formatori, come vengono chiamati nel Popol Vuh. Inoltre, nel febbraio del 1990, un cattedratico sovietico, il professor Vladimir Scherback (un curioso personaggio convinto che l'uomo di Cro-Magnon provenisse da Atlantide), stupiva il mondo scientifico con una conferma "biochimica". il russo, studiando attentamente l'immagazinamento delle informazioni genetiche, aveva scoperto una serie di relazioni piu' antiche di quelle conosciute. Le relazioni simmetriche del DNA si combinavano, secondo il cattedratico, seguendo uno schema vecchio tre miliardi e mezzo di anni e pertanto anteriore alla comparsa dell'uomo su questo pianeta. Da qui l'ipotesi che le simmetrie di "secondo livello", quello piu' profondo, fossero giunte sulla Terra grazie a un microrganismo inviato da 'esseri razionali presenti nell'universo' che , in tal modo, avrebbero fecondato altri pianeti, con una sorta di seme cosmico geneticamente manipolato. "Se si attraversava la preistoria con gli occhi aperti", scriveva lo studioso di mitologia R. Steinhauser, "ci si imbatte in una certa quantita' di prove ce indicano che in passato alcuni cosmonauti hanno soggiornato sulla Terra, hanno insegnato agli uomini, hanno trasmesso loro conoscenze, li hanno portati con se' e in certi casi si sono mescolati a loro, mentre altre volte li hanno annientati, come nel caso di Sodoma e Gomorra.

"Se da tonnellate di pietre non riusciamo a estrarre che qualche grammo di radio e se per portare alla luce vecchie navi si devono togliere strati di conchiglie di vari metri di spessore, gli stessi sforzi devono essere impiegati per liberare e filtrare l'autentico sapere degli antichi. Si puo' riconoscere la veridicita' di quei fatti e continuare a studiarli oppure rigettarli in blocco, ma quest'ultima soluzione appare sempre piu' difficile. E' naturale che in tal modo ci si trovi di fronte a indicazioni che non possono costituire prove conclusive e che a tutta prima sembrano frutto di un'immaginazione sfrenata, ma che poi, dopo matura riflessione, divengono illuminanti". Fra i tanti misteri che passano sotto il silenzio troviamo le misteriose raffigurazioni delle grotte del Sahara, vecchie di migliaia di anni e raffiguranti strani esseri con caschi da astronauta. Ci troviamo nella "Fase delle teste rotonde", 7000 a.C. Il Sahara ha una vegetazione rigogliosa, con laghi e fiumi. Le popolazioni negroidi vivono di caccia, pesca e raccolta di frutti. Ed ecco strani oggetti discoidali scendere dal cielo, lasciare sull'erba tracce circolari e uscirne "divinita'" con caschi, guaine attorno al collo e ai polsi e vestiti aderentissimi. Cosi', nelle rocce del Tassili, l'archeologo Henri Lhote trovava un'intera galleria di uomini in processione, tutti con un casco in testa, munito di antenne. In un'altra parte della grotta, un individuo completamente inguainato, con stivaloni e un casco con due giganteschi cerchi concentrici al posto degli occhi. Se non sapessimo che l'incisione e' antichissima, potremmo scambiarlo per un sommozzatore. Ma e' nella parte piu' alta della parete della grotta dei Tassili-n-djaer cheLhote ritrovera' la piu' famosa di queste incisioni, il "Grande Dio Marte".

Una figura alta due metri, dal corpo immenso e, al posto del viso, un gigantesco casco, chiuso sul collo da una spessa guarnizione. Prendeva corpo allora l'ipotesi del dio giunto sulla Terra per ammaestrare gli uomini, un dio sin troppo umano ma dotato di una tecnologia strabiliante, in grado di muoversi su un 'carro di fuoco' la cui descrizione lascia intravedere una potentissima struttura meccanica di origine non terrestre. Tracce di queste aeronavi compaiono in ogni epoca e in ogni luogo. In una Bibbia tedesca del XVII secolo e' raffigurata l'apparizione dell'angelo dell'Apocalisse, forse nella visione di un mistico teutonico. L'angelo ha due gambe metalliche stranamente simili a quelle dei nostri LEM. Sempre nella Bibbia, e' descritta la visione di Ezechiele, il profeta ebraico che, nel deserto, vide volare una macchina composta da strani ingranaggi, forme infuocate e ruote concentriche. Sulla base di queste descrizioni un ingegnere della NASA, Joseph Blumrich, inizialmente scettico , realizzo' un modello grafico dal quale dedusse che la misteriosa visione non riguardasse la "gloria di Dio" ma bensi' una macchina volante . Allo stesso modo un anonimo pittore raffiguro' la visione d'un veivolo con ruote, ali e una sfera presumibilmente abitata, interpretando il tutto come la ripetizione dell'ascensione di Gesu' in cielo. La preziosa miniatura risale al VI secolo ed e' inserita nel 'Codice di Rabula', custodito nella biblioteca Laurenziana di Firenze.

Stesso discorso sul 'fronte induista'. Negli antichissimi poemi epici dell'India, quali il Ramayana, il Vimanika Shastra, il Samarangana Sutradhara, vecchi di 5.000 anni, si parla di misteriose vimana che sfrecciavano in cielo, la cui ricostruzione, secondo l'attuale tecnologia, presenta un'aeronave a piu' motori dalle prestazioni eccezionali. E tutta la storia antica e' costellata da dei armati con macchine volanti, tutti con l'identica missione di indirizzare l'uomo sulla via tecnologia, dopo avergli insegnato a vincere le proprie ataviche paure.
Il cinese Tsu-Yu giunge su un carro di fuoco per sterminare i varani che distruggono i raccolti degli indigeni; gli dei sumeri sfrecciano in cielo dentro bolle trasparenti, giungendo direttamente dalle Plejadi; dal cielo giungono sulla Terra esseri bellissimi, quali il tebano Osiride o l'indiano Krishna, iniziatori di culti rigidamente organizzati. Dalle viscere della terra escono Mitra e Tarchies. Quest'ultimo, descritto con un abito argenteo, insegna agli etruschi a dividere e cintare i campi, a istituire il diritto e la religione, analogamente la mitica babilonese Semitramide, vestita sempre non una tuta "aderente come una pelle" insegna a un popolo non suo il segreto dell'arco a sesto acuto e la tecnica dei giardini pensili, una delle sette meraviglie del mondo. Stesso discorso per il mitico Romolo, il fondatore della citta' eterna, volato in cielo dopo aver fondato la legge e il culto. Non molto differentemente dall'ateniese Licurgo, il mitico legislatore scomparso nel nulla. Tutti questi esseri leggendari erano in realta' divinita' extraterrestri? Sicuramente erano uomini, almeno a detta dello storico cristiano Tertulliano, autore dell' Apologeticum.

Se ci portiamo in Bolivia, a Tiahuanaco, troviamo l'antichissima Porta del Sole. Cola' vi e' scolpito il dio Kon-Tiki, colui che scendeva dal cielo muovendosi sulle acque. Kon-Tiki ha un casco raggiato e impugna armi sconosciute. Ai suoi lati, 42 figure (metope) si ripetono alternandosi e vengono illuminate a fasi alterne dal sole nei suoi spostamenti.
Un'analisi al computer ha rivelato - secondo Von Daeniken - che le 42 metope rappresentano le altrettanti fasi di rivoluzione del pianeta Venere. E fin qui non vi sarebbe nulla di strano, se non sapessimo che il bassorilievo e' antichissimo e gli indigeni non potevano assolutamente conoscere la rivoluzione di Venere...Qual era stata dunque la loro fonte d'informazione? A Oaxaca', in Messico, ne Tempio della Morte gli archeologi han ritrovato un piccolo pettorale raffigurante il dio della morte. Curiosamente, il pettorale del dio e' coperto da strani simboli, linee e punti, che altro non sono che date e numeri secondo i caratteri aztechi e mixtechi. Niente di strano dunque, se Von Daeniken non si dicesse sicurissimo che i simboli corrisponderebbero in realta' ai collegamenti di un modernissimo circuito integrato.... Il caso piu' sconcertante, in questo senso, e' rappresentato dai Dogon, una popolazione ferma all'eta' della pietra, scoperta negli anni Trenta nel Mali, fra i monti del Bandjagara. Ogotemmeli, il vecchio stregone locale, mise a parte delle sue conoscenze l'etnologo francese Marcel Griaule, per primo accettato nella comunita'.

Il vecchio narro' la complessa cosmogonia Dogon. Nella notte dei tempi, per ordine del dio Amma, otto creature acquatiche, i Nommo, erano scese sulla Terra per istruire gli uomini. La macchina volante dei Nommo produsse un gran fragore e sollevo' molta polvere. Gli esseri si dimostrarono gentili e dissero di provenire da Potolo, una stella fatta 'della materia piu' pesante dell'universo'. Durante il loro viaggio, i Nommo avevano visto un pianeta con anelli (Saturno), uno con molte lune (Giove) e uno, un satellite della Terra, morto e disseccato: la Luna. Ancora, i Dogon, grazie ai Nommo, sapevano che i pianeti ruotavano attorno al Sole e l'architettura dei loro santuari presentava precisi riferimenti a Venere. Spiegavano correttamente la rotazione terrestre e intrecciavano canestri che, una volta aperti e srotolati, risultavano essere mappe stellari della via Lattea! Ma c'era di piu'. I Dogon disegnavano la rotazione di Sirio B, una stella invisibile a occhio nudo e fino a qualche decennio fa ignota ai nostro astronomi, quasi con la stessa precisione dei nostri studiosi, ponendo un'altra stella, Sirio A, non al centro ma in uno dei fuochi dell'ellisse. Questo sistema binario Sirio A-Sirio B altro non era che un sistema Digitaria-Potolo da cui i Nommo dicevano di venire!

Quando lo studiose Robert Temple ebbe modo di leggere i resoconti di Griaule, essendo un discreto conoscitore dell'astronomia rimase sbalordito scoprendo che i Dogon sapevano da secoli di Sirio B, una stella mai vista a occhio nudo, la cui esistenza era stata confermata in quegli anni dai telescopi. Sirio B era invisibile in quanto era una 'nana bianca', cioe' una stella piccolissima ultracompatta e per questo pesantissima. Composta, appunto, "della materia piu' pesante dell'universo".Ma i Dogon non sono gli unici fra i popoli che hanno ricevuto conoscenze 'impossibili' dagli dei.
In Armenia e' stato rinvenuto di recente un tempio i cui massi sono disposti con precisione millimetrica in modo tale da rappresentare il moto di stelle visibili a occhio nudo, mentre in Uzbekistan una spedizione scientifica ha rinvenuto in una grotta un'incisione che mostra con estrema precisione il lato oscuro della Luna...

fonte: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.7621

mercoledì 31 agosto 2011

Oannes l’uomo pesce: il primo contatto con una cultura aliena?

Oannes non era di questo mondo: apparve una mattina su una spiaggia melmosa del golfo Persico, fra le case di paglia e fango. Uscì da una “cosa” rotonda che poteva ricordare un uovo. Di giorno si intratteneva con gli uomini istruendoli “nelle lettere, nelle scienze e nelle arti di ogni tipo. Insegnò loro anche come fondare città, erigere templi, formulare leggi e misurare i campi. Rivelò loro i semi e la raccolta di frutta, ed in generale diede loro ogni cosa che è connessa con la vita civilizzata” e la notte tornava negli abissi perché aveva bisogno dell’acqua per sopravvivere. Oannes era mezzo uomo e mezzo pesce.


Così Berosso sacerdote caldeo vissuto nel III secolo a.C., descrive nella sua opera "Babiloniaka" (perduta ma riportata da altri autori) l’origine della civiltà presso gli antichi popoli mesopotamici. "Vi era una gran moltitudine di gente a Babilonia, ed essi vivevano senza leggi come animali selvaggi – si legge in alcuni frammenti - Nel primo anno una bestia, chiamata Oannes, apparve dal Mar Eritreo, in un luogo adiacente a Babilonia. Tutto il suo corpo era quello di un pesce, ma una testa umana gli era cresciuta sotto la testa del pesce, e piedi umani gli erano similmente cresciuti dalla coda del pesce. Esso aveva una voce umana. Questa bestia passava i giorni con gli uomini, ma non mangiava cibo (…). In seguito apparvero anche altre bestie”. Di fatto il mito di una creatura anfibia connotata come un semi dio che insegna agli uomini i misteri dell’universo non è una rarità. Il culto dell’uomo pesce, infatti, era diffuso in tutto il Medio Oriente, dal golfo Persico alla costa mediterranea: Oannes è il nome dato dal greco Elladio all’essere mitologico che i popoli accadici chiamavano in realtà "Uan" mentre presso i Filistei era noto col nome di Dagon (piccolo pesce).


Cedendo a facili suggestioni e parallelismi, ritroviamo tale culto anche in America dove i Maya adoravano un anfibio che chiamavano "Uaana" che significa "colui che risiede nell’acqua”. Non solo, in Cina Fu Hsi era un uomo con una coda di serpente dalle straordinarie capacità, primo "compilatore" dell’I Ching, il "Libro dei mutamenti" e presso gli induisti uno degli Avatars (il primo) di Vishnu è appunto un pesce. Venendo a culture più vicine alla nostra, non possiamo non parlare dell’acrostico che i primi Cristiani fecero con la parola “pesce” che in greco suona “ichthys”: Iesous Christos Theou Yios Soter (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), il cui simbolo veniva usato, nei tempi delle persecuzioni, per marcare le tombe ed i luoghi di riunione o per riconoscere gli amici dai nemici.


Infine un accenno ai Dogon, una popolazione africana stanziata nella repubblica del Mali, proveniente però dalla Mesopotamia, e scoperta dagli antropologi solo nei primi decenni del secolo scorso. I Dogon conservavano il ricordo di creature civilizzatrici, i Nommo, anch’esse anfibie, che arrivarono sulla terra a bordo di arche volanti. Questi esseri per prima cosa cercarono dell’acqua in cui immergersi e poi insegnarono ai sacerdoti i loro segreti. Incredibilmente i Dogon dimostrarono di possedere precise nozioni di astronomia compreso il sistema multiplo di Sirio – Sirio a, b e c – non visibile ad occhio nudo e scoperto dalla scienza moderna attraverso calcoli matematici solo nel 1997. E’ ragionevole, da questi miti, che come fili sottili attraversano il fumo del tempo ed uniscono decine di popolazioni lontane fra di loro, ipotizzare un primo antichissimo contatto dei nostri progenitori con una civiltà extraterrestre? Forse no. E’ però un fatto che il culto dell’uomo pesce doveva essere profondamente radicato se è vero che dopo millenni la mitra, il copricapo usato dai sacerdoti di Oannes, ancora oggi ricopre la testa degli alti prelati.

Fonte: http://www.loschermo.it/articoli/view/36453

giovedì 10 giugno 2010

Rovine di una città trovate in Antartide?

Una troupe televisiva della California scomparsa dal novembre 2002, che si è lasciata un video alle spalle, e una missione di US Navy SEALs sono gli elementi chiave di una storia che indica la scoperta di ampie rovine antiche sotto il ghiaccio dell’Antartide.



Un portavoce ha detto, tempo fa: “Il governo degli Stati Uniti ha detto che cercherà di bloccare la messa in onda di un video, trovato dai soccorritori della Marina in Antartide, che rivela presumibilmente che un imponente scavo archeologico è in corso due miglia (3.200 metri) al di sotto del ghiaccio“. “L’equipaggio di produzione della TV AtlantisTV, che ha girato il video, è scomparso“. Gli avvocati della AtlantisTV, che ha sede a Beverly Hills, hanno sottolineato il fatto che la preoccupazione principale della società è per la sicurezza e il benessere dei suoi uomini. Ma hanno dichiarato anche che si sarebbero energicamente opposti a qualsiasi tentativo di censura del materiale, che è chiaramente di interesse pubblico e di pubblico dominio. Il continente di ghiaccio dell’Antartide, si ricorda, non appartiene a nessuna nazione. “Gli Stati Uniti non hanno alcuna giurisdizione lì“. “Questo video è di proprietà di AtlantisTV”, ha detto un portavoce della società, “noi l’abbiamo girato. È anche il nostro. E non appena ci sarà giustamente restituito, lo manderemo in onda. Fine della storia“.

OSSERVATO DA UFFICIALI DI MARINA

Due ufficiali di Marina che hanno visto il nastro hanno descritto il suo contenuto ai ricercatori della National Science Foundation (NSF), al loro ritorno alla Stazione di Amundsen-Scott al Polo Sud. Così hanno riferito fonti alla McMurdo Station, la principale base americana in Antartide“. Hanno detto che vi apparivano spettacolari rovine e altre cose che non potevano specificare, come ha confermato uno scienziato della NSF. “Lo abbiamo attribuito a qualche tipo di delusione indotta dal gelo“, ha detto, “fino a quando un elicottero pieno di Navy SEALs non è atterrato, li ha raccolti ed è decollato. Ora, volavano sulle nostre teste “. Funzionari della US Naval Support Task Force in Antartide hanno prevedibilmente negato la storia o il possesso di qualsiasi video girato dall’equipaggio scomparso di AtlantisTV. Fonti della Marina hanno detto di avere trovato il video in una discarica abbandonata, 100 miglia (160 chilometri) ad ovest della Stazione Vokstok.

Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/Fonte: http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=5619

sabato 29 maggio 2010

Atlantide? Distrutta dall’atomica. Uno studio profondo

Solo pochi anni fa i cinesi hanno scoperto alcuni documenti sanscriti a Lhasa, Tibet, e li hanno spediti alla University di Chandrigarh, dove sono stati tradotti. Recentemente, il Dr. Ruth Reyna dell’università, ha detto che i documenti contengono istruzioni per la costruzione di astronavi interstellari! Il loro metodo di propulsione, ha detto il dottore, era “anti-gravitazionale” e basato su un sistema simile a quello denominato di ”laghima”: “una forma abbastanza forte da controbilanciare la forza centrifuga di gravità“, potere sconosciuto dell’ego, presente nella struttura fisiologica dell’uomo. Secondo il ‘Hyndu Yogi, questa è la “anghima” che permette ad una persona di levitare.



Il Dr. Reyna ha riferito che a bordo di queste macchine, che nel testo erano chiamate “Astra”, gli antichi potrebbero aver inviato una missione di uomini in qualsiasi pianeta, secondo quanto si legge nel documento, che avrebbe mille anni. Si diceva anche che i manoscritti rivelano il segreto del “cappello dell’invisibilità” e del cosidetto ”garima”: “ossia come diventare pesanti come una montagna di piombo”. Naturalmente gli scienziati indiani non hanno preso i testi molto sul serio, ma poi hanno cominciato a credere molto nella loro validità quando i cinesi annunciarono che avrebbero utilizzato alcuni dati per la ricerca funzionale del loro programma spaziale! Questo è stato uno dei primi casi dove si è ammesso che un governo faccia ricerche sulla lotta contro la gravità.

I manoscritti non hanno detto con certezza se fossero mai stati fatti viaggi interplanetari, ma, tra l’altro, è presente il progetto di un viaggio sulla luna, anche se non è chiaro se questo viaggio è stato veramente compiuto.
Tuttavia, uno dei grandi testi epici indiani, il “Ramayana”, contiene la storia molto dettagliata di un viaggio sulla luna a bordo di un Vimana (o “Astra”), e in effetti descrive una battaglia sulla luna con un “Asvin” (un veicolo di Atlantide).



Questo è solo un piccolo test, ottenuto di recente, tecnologia anti-gravitazionale e lo spazio utilizzato dagli indiani. Per comprendere appieno questa tecnologia, dobbiamo risalire molto più indietro nel tempo: il cosiddetto “Impero Rama” dell’India settentrionale e del Pakistan, sviluppatosi almeno quindicimila anni fa nel subcontinente indiano, fu nazione ricca di molte grandi e sofisticate città, molte delle quali devono ancora essere trovate nei deserti del Pakistan e dell’India settentrionale e occidentale. Rama esisteva, a quanto pare, accanto alla civiltà di Atlantide, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, ed è stata guidata da un “illuminato, re-sacerdote”, che erano i governatori della città. Le sette grandi città, capitali di Rama erano conosciute nei testi classici Hindu come “Le Sette città Rishi”. Secondo antichi testi indiani, il popolo aveva macchine volanti chiamate “Vimana”.

I testi antichi indiani descrivono l’epico Vimana come un veicolo a due piani che si sposta, con numerosi oblò e una cupola, esattamente come noi immaginiamo un disco volante. Il Vimana vola con il ”Vento” ed emette un “suono melodioso”. C’erano almeno quattro diversi tipi di Vimana: Alcuni a forma di disco, altri come lunghi cilindri (“aeromobili a forma di sigaro”). I testi antichi sui Vimana sono numerosi, e ci vorrebbero molti libri per portare tutto quello che dicono. Gli indiani antichi, che hanno costruito questi dispositivi, hanno scritto manuali di volo intero su come guidare i vari tipi di Vimana, molti dei quali (testi) esistono ancora, e alcuni sono stati tradotti in inglese. Il “Sutradhara Samara” è un trattato scientifico che parla di ogni aspetto del volo in un Vimana. Ci sono 230 strofe che riguardano la costruzione, il lancio, come effettuare viaggi di crociera per migliaia di chilometri, l’atterraggio convenzionale così come quelli di emergenza, e anche possibili collisioni con uccelli.

Nel 1875 è stato trovato nel tempio indiano Vaimanika Sastra, un testo del quarto secolo avanti Cristo, scritto da Bharadvajy il Saggio, usando anche vecchi testi come fonti. Conteneva il funzionamento del Vimana e comprendeva informazioni sulla manovrabilità del velivolo su temporali e fulmini e come modificare la forza motrice di una potenza di “energia solare” ad una energia libera, che suona come “anti-gravità”. Il Sastra Vaimanika (o Vymaanika-Shaastra) ha otto capitoli di diagrammi che descrivono tre tipi di aeromobili, compresi le apparecchiature che possono prendere fuoco o rompersi. Il testo menziona anche 31 elementi essenziali di queste macchine e 16 materiali con cui sono costruiti per assorbire luce e calore, perché sono state ritenute idonee per la ricostruzione dei Vimana.



Mr. Josyr è il direttore dell’Accademia di Investigazione di Sanscrito situata a Mysore. Non sembrano esserci dubbi sul fatto che il Vimana fosse dotato di qualche dispositivo “anti-gravità”. Il Vimana decollava verticalmente, ed erano capaci di volteggiare in cielo come i moderni elicotteri o dirigibili.
Bharadvajy il Saggio si riferisce a non meno di 70 autorità, 10 esperti di viaggi aerei nell’atichità . Queste sono ora mancanti. Erano tenuti in un Vimana griha, una sorta di hangar, e si dice che a volte erano alimentati da un liquido giallastro, e altri da una sorta di composto di mercurio, anche se gli scrittori sembrano avere idee confuse in proposito. E ‘probabile che gli scrittori recenti di Vimana abbiano agito solo in qualità di osservatori, studiosi, ispirati da antichi testi, in modo che si è fatta comprensibile confusione sul principio di rifornimento dei Vimana. Il liquido “bianco-giallo” fa pensare a quello della benzina, e forse i Vimana avevano un gran numero di diverse fonti di propulsione, compresi i “motori a reazione”.

E’ interessante notare che i nazisti svilupparono il primo motori a reazione per le loro “bombe volanti” V-8 e sia Hitler e il nazismo furono interessati all’antica India e al Tibet e inviarono spedizioni in entrambi i paesi, negli anni 30, e forse era da queste persone che i nazisti acquisirono alcune delle loro conoscenze scientifiche. Secondo Dronaparva, una sezione del Mahabharata e il Ramayana, un Vimana descritto era a forma di sfera, ed è stato portato ad alta velocità da un forte vento generato dal mercurio. Si muoveva come un UFO, andando su, giù, su e giù come il pilota desiderava. In un’altra fonte indiana, la Samar, i Vimana erano “macchine di ferro, compatte ed eleganti, con una carica di mercurio che era spinta da dietro sotto forma di una fiamma rombante“.

Un altro lavoro chiamato Samaranganasutradhara descrive come i veicoli sono stati costruiti. E ‘possibile che il mercurio avesse qualcosa a che fare con la propulsione, o più probabilmente, con il sistema di guida. Curiosamente, gli scienziati dell’ex Unione Sovietica hanno scoperto, come loro hanno definito, “antichi strumenti utilizzati per la navigazione di veicoli cosmici” in grotte del Turkestan e del Deserto di Gobi. I ”dispositivi” sono oggetti emisferici di vetro o di porcellana, che terminano in un cono con una goccia di mercurio all’interno. E ‘evidente che volavano antichi indiani su tali veicoli in tutta l’Asia, probabilmente fino ad Atlantide, e persino, pare, in Sud America. Uno scritto di Mohenyodaro recuperato in Pakistan (considerata una delle “Sette Città Rishi dell’Impero Rama”) e non ancora decifrato, è stato trovato anche in un altro luogo: l’isola di Pasqua!, Anche il testo trovato nell”Isola di Pasqua, detto “scritto” Rongo Rongo, è indecifrabile, ed è straordinariamente Mohenjodaro.L’Isola di Pasqua era una base aerea lungo la rotta dell’Impero Rama?

(All’aeroporto di Mohenjo-Daro, mentre i passeggeri si dirigono verso la sala d’attesa, i passeggeri sentono il dolce e melodioso altoparlante segnalatore sonore che dice: “Il volo Rama Airways numero sette per Bali, l’isola di Pasqua, Nazca e Atlantide è pronto per l’imbarco. I passeggeri sono invitati ad avvicinarsi al numero di uscita …..”). In un testo trovato in Tibet, non piccola distanza, su un carro di fuoco: “Bhima volò con il suo carro luminoso come il sole e forte come il tuono … Il carro volante splendeva come una fiamma nel cielo di una notte d’estate … avanza maestosamente come una cometa … era come se due soli brillassero. Poi il carro si alzò e tutto il cielo illuminò “.

Nel Mahavira di Bhavabhuti, un testo Jain dell’ottavo secolo, scelto da testi più antichi e tradizioni, si legge: “Un carro aereo, Pushpaka, porta un sacco di gente alla capitale di Ayodhya. Il cielo è pieno di meravigliose macchine volanti, scure ma come illuminazione notturna e un bagliore giallastro“. I Veda, antichi poemi indù, considerati i più antichi testi indiani, descrivono i Vimana di varie forme e dimensioni, la “ahnihotra Vimana” con due motori “vimana elefante”, con più motori, e altri modelli chiamati martin pescatore, ibis e con nomi di altri animali. I Vimana, purtroppo, come la maggior parte delle invenzioni scientifiche, sono stati utilizzati soprattutto per la guerra. La gente di Atlantide utilizzò le loro macchine volanti, i “Vailixi”, un tipo di aereo simile al Vimana, per cercare di conquistare il mondo.

Il popolo di Atlantide, conosciuto come “Asvin” nei testi indiani, era apparentemente ancora più avanzato tecnologicamente di quanto fossero gli indiani, ed avevano un temperamento più guerriero. Anche se non conosciamo l’esistenza di un testo antico che parla del Vahilixi di Atlantide, alcune informazioni ci sono giunte attraverso fonti esoteriche ed occulte che offrono una descrizione di queste macchine. Simile se non identico al Vimana, i Vahilixi erano generalmente “a forma di sigaro” ed erano sotto l’acqua come in atmosfera o addirittura nello spazio. Altri veicoli, proprio come Vimana, erano a forma di disco, ed erano anche sotto l’acqua. Secondo quanto scritto da un articolo di EKLAL Kueshana, autore di “The Ultimate Frontier”, scritto nel 1966. I Vailixi furono costruite per la prima volta ad Atlantide 20.000 anni fa, e i più comuni erano “a forma di disco con sezione generalmente trapezoidale, con tre serbatoi emisferici per il motore nella parte inferiore: Utilizzando un sistema di attivazione da parte di meccanici antigravitazionali motori, sviluppavano, grosso modo, una potenza di 80.000 cavalli.



Il Ramayana, il Mahabharata ed altri testi parlano della terribile guerra che ebbe luogo circa 10.000 o 12.000 anni fa tra Atlantide e l’Impero Rama, che vennero utilizzate armi di distruzione di massa che i lettori non avrebbero mai immaginato fino alla seconda metà di questo secolo. L’antico Mahabharata, una delle fonti che affronta il discoro Vimana, a un certo punto parla della distruttività terribile :”…(l’armamento era) un singolo proiettile caricato con tutta la potenza dell’universo. Una colonna incandescente di fumo e fiamma, sfavillante come migliaia di soli che sorgono in tutto il loro splendore … Un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ridusse in polvere tutta la razza e Vrishnis Andhkas … i cadaveri erano talmente carbonizzati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero, cocci rotti senza nessun motivo apparente, gli uccelli divennero bianchi … dopo poche ore tutti i prodotti alimentari furono infettati … per scappare dal fuoco i soldati si gettavano nei torrenti per lavare il corpo e vestiti … “. Sembrerebbe che il Mahabharata stia descrivendo una guerra atomica! Riferimenti come questo non sono isolati, al contrario, battaglie in cui si utilizza un assortimento straordinario di armi e di aeromobili da parte sono comuni nelle opere epiche indiano. Una di loro descrive anche un Vimana e un Valix battagliare tra la Luna!



Il brano appena citato descrive molto attentamente come sarebbe una guerra atomica e gli effetti radioattivi sulla popolazione. Andare in acqua è l’unico sollievo. Durante gli scavi della città di Mohenjodaro Rishi, realizzate nel secolo scorso, gli archeologi hanno trovato scheletri giacenti nelle strade, e alcuni studiosi rimasero come colpiti da qualche grande maledizione. Questi sono tra gli scheletri più radioattivi mai trovati, al pari con quelli di Hiroshima e Nagasaki. Antiche città le cui mura in pietra e mattoni sono state letteralmente vetrificate, come fuse, si trovano in India, Irlanda, Scozia, Francia, Turchia e altri paesi. Non c’è spiegazione logica per la vetrificazione delle fortificazioni di pietra e le città, tranne che quella dell’esplosione atomica. Inoltre, a Mohenjo-Daro, una città ben pianificata, costruita su una griglia, con un sistema di acqua più avanzata di quella utilizzata nel Pakistan moderno e l’India, le strade erano piene di “mucchietti neri di vetro“. Si è scoperto che le masse di vetro erano pentole di terracotta fuse e causa di intenso calore!

Con il terremoto che ha causato l’affondamento di Atlantide e la distruzione di Rama, sia a causa delle armi atomiche, il mondo collassò in una sorta di “età della pietra” e la storia moderna iniziò solo alcune migliaia di anni più tardi. Eppure sembra che non tutti i Vimana e Vailixi di Rama e di Atlantide siano scomparsi. Costruiti per migliaia d’anni, molti di loro devono continuare ad essere impiegati, come sostengono gli “Nine Unknown Men” (Nove Uomini Sconosciuti) Asoka e il manoscritto di Lhasa. Le società segrete o “fratellanza” di esseri umani e “illuminati” hanno voluto proteggere queste invenzioni e la conoscenza della scienza, storia, ecc … non sembra sorprendente. Molti personaggi famosi storici come Gesù, Buddha, Lao Tzu, Confucio, Krishna, Zoroastro, Mahavira, Quetzalcoatl, Akhenaton, Mosè e molti altri inventori di questi ultimi tempi e, naturalmente, molte altre persone che probabilmente rimarranno anonimi, sono stati i membri, forse, di una Organizzazione di questo tipo.

E ‘interessante notare che quando Alessandro il Grande invase l’India più di duemila anni fa, i suoi storici scrissero che a un certo punto fu attaccato da “scudi volanti infuocati” che terrorizzarono il suo esercito e cavalleria. Questi “dischi volanti” non utilizzarono nessuna bomba atomica nè arma laser contro i soldati di Alessandro, forse per magnaminità, e lui arrivò e conquistò l’India. Molti autori suggeriscono che queste “fratello” e la preservazione di alcuni dei loro Vimana Vailixi, sono situati in grotte segrete in Tibet o in altri luoghi in Asia centrale, ed si ipotizza sia il deserto di Lop Nor, nella Cina occidentale, il centro di un grande mistero intorno agli UFO. Forse ci sono ancora molti aerei Heinkel tenuti in basi sotterranee come quelle che americani, inglesi e sovietici hanno costruito in tutto il mondo nei decenni passati.

Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/
Fonte (in lingua inglese) http://www.allvoices.com/contributed-news/5923291-atlantis-destroyed-from-atomic-bombing-by-rama-a-deep-study

Nelle prime tre immagini ricostruzione di un “Vimana”, nelle ultime due immagini ricostruzione di un “Valix” atlantideo (queste ultime raffigurazioni sono tratte da il libro “A Dweller on Two Planets”, scritto da Frederick Spencer Oliver nell’anno 1884).

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