Non è la prima volta che Mitchell esterna dichiarazioni di questo tipo, tra l’altro sono cose già risapute in ufologia, ma sentirle dire da Edgar Mitchell, astronauta classe 1930, sesto uomo a poggiare il suo piede sulla Luna durante la missione Apollo 14.
Mitchell ha più volte sostenuto la realtà extraterrestre dell’origine degli oggetti volanti non identificati, sbilanciandosi sulla vita aliena. A questo indirizzo trovate un articolo de La Stampa a proposito di questo argomento, da cui estraiamo quanto segue:
«Gli alieni sono “amichevoli, piccoli e dai grandi occhi”, ha spiegato il 77enne Mitchell, sottolineando con logica inappuntabile come “se fossero ostili, no saremmo più qui”; “Avrete visto qualche disegno di queste piccole creature che ci paiono strane: da quel che so dalle mie fonti che sono state in contatto, sono abbastanza fedeli”.
Il fenomeno degli Ufo è reale, continua Mitchell, anche se “è stato tenuto segreto da tutti i nostri governi per gli ultimi sessant’anni, ma poco a poco le notizie sono filtrate e alcuni di noi hanno avuto il privilegio di essere informati”: l’ex astronauta ha spiegato infatti di essere venuto a conoscenza della questione nel corso della sua carriera alla Nasa.
Fonte: http://noiegliextraterrestri.blogspot.it/2012/05/studio-aperto-edgar-mitchell-su-roswell.html#more
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martedì 8 maggio 2012
Studio aperto: Edgar Mitchell su Roswell
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domenica 2 ottobre 2011
America impone No-fly-zone sulla Luna
Sembra uno scherzo, ma non è così.
Gli americani stavolta hanno deciso di imporre una no-fly-zone sulla Luna e più specificamente nei pressi dei luoghi di sbarco dell’Apollo ed altre zone, tra cui il lato oscuro della Luna.
Le motivazioni sembrano essere quelle di preservare e proteggere questi siti storici, ma forse anche nascondere qualcosa. Secondo la rivista Science i siti delle missioni Apollo 11 e 17 sono off-limits con una percorso base di 75 per 225 metri da ogni luogo di allunaggio. Peccato (per loro) che dal 1967 è in vigore l'Outer Space Treaty, un trattato che disciplina le attività degli Stati nell'esplorazione e nell'uso dello spazio esterno, compresi la luna e altri corpi celesti, adottato all’unanimità da tutto il Mondo. Ciò significa che NESSUNO può avanzare pretese o imporre una qualsiasi azione unilaterale su un corpo celeste e questo è scritto a chiare lettere sull’articolo 2 che così recita:
Articolo II Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e altri corpi celesti, non è soggetto a pretese di appropriazione nazionale di sovranità, per mezzo di uso o di occupazione, o da qualsiasi altro mezzo.
L'effetto pratico del Trattato, che è quello di impedire ogni diritto di proprietà privata allo stesso modo in cui il diritto del mare impedisce a chiunque l'appropriazione del mare. Ma l’America, anche se non giuridicamente vincolante, “consiglia e raccomanda” alle altre potenze spaziali di tenersi alla larga: l’X-37B è sempre in agguato.
Una delle restrizioni più assurde riguarda l’eventuale studio degli scarti di cibo e feci degli astronauti, che potrebbe “rivelare” come si comportano i batteri dopo più di 40 anni di esposizione alle radiazioni solari. Stronzate sembra la parola più appropriata.
Un’altra restrizione sembra proibire lo studio di oggetti metallici lasciati sul suolo lunare per studiarne il degrado. E questa ci può stare. Ma la Luna è di tutti e questo è tutto!
Un altro dei motivi che ha spinto la Nasa a comportarsi in questo modo potrebbe essere rappresentato dal Google Lunar X PRIZE, un progetto per inviare un robot mobile sulla superficie selenita in grado di inviare immagini.
O forse per nascondere la più grande bugia di sempre: che in verità sulla Luna non abbiamo messo mai piede.
Fonte: http://andromedawaked.blogspot.com
Gli americani stavolta hanno deciso di imporre una no-fly-zone sulla Luna e più specificamente nei pressi dei luoghi di sbarco dell’Apollo ed altre zone, tra cui il lato oscuro della Luna.
Le motivazioni sembrano essere quelle di preservare e proteggere questi siti storici, ma forse anche nascondere qualcosa. Secondo la rivista Science i siti delle missioni Apollo 11 e 17 sono off-limits con una percorso base di 75 per 225 metri da ogni luogo di allunaggio. Peccato (per loro) che dal 1967 è in vigore l'Outer Space Treaty, un trattato che disciplina le attività degli Stati nell'esplorazione e nell'uso dello spazio esterno, compresi la luna e altri corpi celesti, adottato all’unanimità da tutto il Mondo. Ciò significa che NESSUNO può avanzare pretese o imporre una qualsiasi azione unilaterale su un corpo celeste e questo è scritto a chiare lettere sull’articolo 2 che così recita:
Articolo II Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e altri corpi celesti, non è soggetto a pretese di appropriazione nazionale di sovranità, per mezzo di uso o di occupazione, o da qualsiasi altro mezzo.
L'effetto pratico del Trattato, che è quello di impedire ogni diritto di proprietà privata allo stesso modo in cui il diritto del mare impedisce a chiunque l'appropriazione del mare. Ma l’America, anche se non giuridicamente vincolante, “consiglia e raccomanda” alle altre potenze spaziali di tenersi alla larga: l’X-37B è sempre in agguato.
Una delle restrizioni più assurde riguarda l’eventuale studio degli scarti di cibo e feci degli astronauti, che potrebbe “rivelare” come si comportano i batteri dopo più di 40 anni di esposizione alle radiazioni solari. Stronzate sembra la parola più appropriata.
Un’altra restrizione sembra proibire lo studio di oggetti metallici lasciati sul suolo lunare per studiarne il degrado. E questa ci può stare. Ma la Luna è di tutti e questo è tutto!
Un altro dei motivi che ha spinto la Nasa a comportarsi in questo modo potrebbe essere rappresentato dal Google Lunar X PRIZE, un progetto per inviare un robot mobile sulla superficie selenita in grado di inviare immagini.
O forse per nascondere la più grande bugia di sempre: che in verità sulla Luna non abbiamo messo mai piede.
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martedì 2 agosto 2011
Progetto Redsun: Aldrin ed Armstrong su Marte nel 1970?
Un astronauta cammina sul terreno rosso di Marte, ricco di ossidi idrati di ferro. Al collo, ha una telecamera per riprendere quei primi passi storici. Che nessuno, però, dovrà vedere. Perché quell’uomo chiuso in una tuta spaziale pressurizzata con la bandiera americana stampata sul braccio, lì – ufficialmente- non c’è mai stato.
Potrebbe essere l’incipit di un libro di fantascienza. Invece è quello che una “gola profonda” racconta. E così una pagina di Storia dell’esplorazione spaziale cancellata a bella posta, rimossa, stracciata dai libri, sembrerebbe riemergere nei ricordi e nelle ammissioni di chi c’era o sapeva.
Delle presunte missioni spaziali sul Pianeta Rosso, hanno già parlato alcuni dei più noti insider americani (dall’ex sergente maggiore dell’esercito Bob Dean al sedicente ingegnere dell’Area 51 Bob Lazar) e sul web circolano anche filmati che mostrano Marte visto dall’oblò di un’astronave o da un “fly-over” sulla sua superficie.
Ma i dettagli che Luca Scantamburlo- scrittore e ricercatore freelance- ha ricevuto da un suo contatto personale e segreto vanno oltre. L’uomo- presumibilmente un militare di area Nato che ha avuto modo di visionare materiale scottante- ha rivelato infatti come e quando queste missioni avvennero, da dove partirono, quale centro le controllò e quale ne fu l’obiettivo.
Non solo: ha fornito anche del materiale a sostegno delle sue affermazioni: 4 foto che ritrarrebbero, per l’appunto, un astronauta americano sul suolo marziano. Nel 1970…
Una di queste immagini è già stata resa nota da Scantamburlo sul suo sito (www.angelismarriti.it) nella primavera scorsa. Le altre, inedite, saranno mostrate domani sera, nella puntata della mia rubrica “Extremamente” in onda all’interno della trasmissione di Italia 1 “Tabloid”. Sarà lo stesso scrittore a spiegare al pubblico i particolari ancora poco chiari di questa vicenda apparentemente incredibile che potrebbe però celare una verità inconfessabile.
Di seguito il documento tratto da angelismarriti.it
Fonte: http://www.extremamente.it/2011/08/01/un-astronauta-su-marte-extremamente-mostra-le-foto-mai-viste/
Fonte: http://www.angelismarriti.it/comunicati_stampa/progettoredsun-aldrin-armstrong-marte1970.htm
Potrebbe essere l’incipit di un libro di fantascienza. Invece è quello che una “gola profonda” racconta. E così una pagina di Storia dell’esplorazione spaziale cancellata a bella posta, rimossa, stracciata dai libri, sembrerebbe riemergere nei ricordi e nelle ammissioni di chi c’era o sapeva.
Delle presunte missioni spaziali sul Pianeta Rosso, hanno già parlato alcuni dei più noti insider americani (dall’ex sergente maggiore dell’esercito Bob Dean al sedicente ingegnere dell’Area 51 Bob Lazar) e sul web circolano anche filmati che mostrano Marte visto dall’oblò di un’astronave o da un “fly-over” sulla sua superficie.
Ma i dettagli che Luca Scantamburlo- scrittore e ricercatore freelance- ha ricevuto da un suo contatto personale e segreto vanno oltre. L’uomo- presumibilmente un militare di area Nato che ha avuto modo di visionare materiale scottante- ha rivelato infatti come e quando queste missioni avvennero, da dove partirono, quale centro le controllò e quale ne fu l’obiettivo.
Non solo: ha fornito anche del materiale a sostegno delle sue affermazioni: 4 foto che ritrarrebbero, per l’appunto, un astronauta americano sul suolo marziano. Nel 1970…
Una di queste immagini è già stata resa nota da Scantamburlo sul suo sito (www.angelismarriti.it) nella primavera scorsa. Le altre, inedite, saranno mostrate domani sera, nella puntata della mia rubrica “Extremamente” in onda all’interno della trasmissione di Italia 1 “Tabloid”. Sarà lo stesso scrittore a spiegare al pubblico i particolari ancora poco chiari di questa vicenda apparentemente incredibile che potrebbe però celare una verità inconfessabile.
Di seguito il documento tratto da angelismarriti.it
Fonte: http://www.extremamente.it/2011/08/01/un-astronauta-su-marte-extremamente-mostra-le-foto-mai-viste/
Fonte: http://www.angelismarriti.it/comunicati_stampa/progettoredsun-aldrin-armstrong-marte1970.htm
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lunedì 1 agosto 2011
Morto l'ufologo ed ex astronauta Brian O'Leary
Il 28 luglio 2011, per un tumore, è scomparso per salire alla "Casa del Padre" l'ex astronauta NASA, scienziato, professore e già assistente alla cattedra di Astronomia presso l'Università di Cornell Brian O'Leary.
Ne da notizia il sito del magazine brasiliano "Revista UFO".
Fu anche un acceso sostenitore della presenza extraterrestre qui sulla Terra e il suo rapporto con le tecnologie potenzialmente rinnovanti. Partecipò anche a dibattiti sulla controversa "faccia di Marte" ed era un attivista del cosiddetta movimento "Esopolitico".
Sentite condoglianze da tutti i componenti del Blog Notiziario Ufologico
Fonte: http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/07/morto-lufologo-ed-ex-astronauta-brian.html
Ne da notizia il sito del magazine brasiliano "Revista UFO".
Fu anche un acceso sostenitore della presenza extraterrestre qui sulla Terra e il suo rapporto con le tecnologie potenzialmente rinnovanti. Partecipò anche a dibattiti sulla controversa "faccia di Marte" ed era un attivista del cosiddetta movimento "Esopolitico".
Sentite condoglianze da tutti i componenti del Blog Notiziario Ufologico
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lunedì 25 aprile 2011
I fratelli Judica Cordiglia captarono la presenza di un UFO?
I fratelli Judica Cordiglia sono ormai entrati a far parte dell'enorme oceano delle Scienze di Confine, zona immensa che coinvolge lo scibile ignoto dell'Universo. I fratelli Achille (nato a Paderno Dugnano nell'anno 1933, è laureato in Medicina, con specializzazione Cardiologia) e Giovanni (nato a Erba nell'anno 1939, è Perito Fonico e Fotografico) sono da decenni degli appassionati in telecomunicazioni, che ebbero la loro grande notorierà negli anni sessanta del secolo scorso per aver captato le comunicazioni dei primi satelliti, sovietici ed americani, inviati nello Spazio.
Ma la loro notorietà è stata ampliata, soprattutto, per l'aver captato (e registrato) delle "voci" nello Spazio, comunicazioni di astronauti non identificati, mandati in orbita prima di Juri Gagarin, cosmonauti "persi" nello Spazio, a quanto pare deceduti con orribile e straziante dolore.
La rivista "UFO Magazine" in collaborazione con il CUN (Centro Ufologico Nazionale) e diretta dal Dottor Roberto Pinotti ha approfondito la questione su questo mistero nel numero 17 di aprile 2011, con una serie di articoli "ad hoc" che fanno della questione uno dei misteri più enigmatici della Storia Contemporanea.
Ma oltre all'enigmatica questione dei cosmonauti scomparsi, esisterebbe un eposidio - collegato agli astronauti "non catalogati" - che sembrerebbe da ricondurre alla presenza di un "qualcosa" di non identificato vicino ad una capsula spaziale.
L'episodio è riportato nel libro "La verità sui Dischi Volanti", edizioni Longanesi, scritto da Frank Edwards nell'anno 1966". In questa opera ufologica della prima ora, scritta da un giornalista scomodo e coraggioso, si legge - alle pagine 205 e 206, che:
"Nel giugno 1962, alla mia corrispondenza su cinque vittime spaziali russe fu dato grande risalto dalla stampa di tutto il mondo. Quell'elenco comprendeva il caso di una coppia di astronauti russi, un uomo e una donna, lanciati in orbita da Baikonour, lago di Aral, il 17 febbraio 1961.
Quel giorno, e per sette giorni seguenti, le stazioni sintonizzate sulla capsula, tra le altre quelle di Bochum, di Uppsala e persino quella di Torino, poterono registrare alcuni dei dialoghi tra gli sventurati cosmonauti e la stazione della loro base. Per un'avaria, i due non poterono lasciare la loro orbita e si presume che vi siano morti (...).
(...) Mentre la coppia condannata orbitava sull'Europa nel tardo pomeriggio del 24 febbraio 1961, le stazioni di Bochum, di Meudon e di Torino (ndr il caso piemontese è riferito proprio ai fratelli Judica Cordiglia), fra le altre sintonizzate sulla loro capsula, ne ascoltarono i comunicati.
Pur dicendosi in buone condizioni fisiche, i due astronauti facevano presente che si era quasi esaurita la loro scorta d'aria e che non avevano più luci a bordo. La voce dell'uomo comunicò che in quel momento gli era praticamente impossibile la lettura degli strumenti, e aggiunse che i segnali radio gli giungevano molto deboli (...).
Frank Edwards per questo motivo ipotizzò il "blackout elettrico". Ma continuamo con l'episodio.
(...) la capsula si manteneva nell'orbita prestabilita.
A questo punto intervenne, eccitatissima, la voce della donna:
"Lo acchiappo io e lo tengo stretto con la destra! Guarda dall'oblò! Guarda dall'oblò! L'ho preso...".
La voce del compagno eruppe dopo qualche secondo:
"Hei! Qui c'è qualcosa! C'è qualcosa... (tre secondi di parole concitate e confuse (...). "Se non ce la caviamo, il mondo non saprà mai niente! Non mi riesce...".
A questo punto era seguita qualche incomprensibile fonazione, dopo di che la stazione della base (nome di codice: Buca) s'inserì ad annunciare ch'erano le 20, ora di Mosca.
Dall'esame dell'intonazione e delle parole risulta chiaro che la coppia degli astronauti russi, condannati a perire a bordo della loro capsula, doveva avere avvistato nello spazio immediatamente vicino qualcosa che dopo la sorpresa del primo momento l'aveva letteralmente terrorizzata.
L'incidente si produceva a sei mesi da uno analogo, del quale era stato protagonista uno dei nostri missili (...).
Fin qui l'episodio. Il giornalista Edwards (immagine sopra) quindi sospettava che un UFO avesse causato dei grossi problemi a quella capsula, in una di quelle missioni, ufficialmente mai effettuatesi.
E la sua ipotesi, leggendo la trascrizione della registrazione, non è tanto peregrina. Nella drammatica comunicazione si parla di un qualcosa "tenuto stretto, preso (ndr intercettato visivamente)". E poi quando si afferma per ben due volte "Qui c'è qualcosa" si riferisce ad una "cosa" vista molto vicino alla capsula, ormai in difficoltà tecnica. E gli astronauti auspicavano di sopravvivere, perchè "il mondo doveva sapere" che c'era un qualcosa di straordinario e non convenzionale nello Spazio.
Questi astronauti, purtroppo deceduti, avevano visto per davvero un UFO? Non lo sappiamo con certezza, ma la presenza di ipotetici "oggetti artificiali extraterrestri" non è da scartare, viste anche le numerose testimonianze di astronauti in orbita terrestre. E se fosse stato un velivolo alieno, questo mezzo può aver causato il decesso dei cosmonauti di cui parla Edwards? Se la trascrizione della comunicazione è corretta - e non ci dovrebbero essere dubbi, vista la serietà che aveva Edwards - la questione si fa ancora più inquietante. Quanti astronauti "non identificati" hanno avuto a che fare con questi incontri nello Spazio? Ed è possibile che la maggior parte delle tragedie "non catalogate" possono aver come causa principale la presenza di UFO nelle vicinanze, con effetti catastrofici - diretti o indiretti che siano - sulla sonde? La nebbia su questo ed altri episodi spaziali è ancora molto fitta e, chissà, se un giorno si diraderà completamente.
Fonte: http://www.centroufologicoionico.com/
Ma la loro notorietà è stata ampliata, soprattutto, per l'aver captato (e registrato) delle "voci" nello Spazio, comunicazioni di astronauti non identificati, mandati in orbita prima di Juri Gagarin, cosmonauti "persi" nello Spazio, a quanto pare deceduti con orribile e straziante dolore.
La rivista "UFO Magazine" in collaborazione con il CUN (Centro Ufologico Nazionale) e diretta dal Dottor Roberto Pinotti ha approfondito la questione su questo mistero nel numero 17 di aprile 2011, con una serie di articoli "ad hoc" che fanno della questione uno dei misteri più enigmatici della Storia Contemporanea.
Ma oltre all'enigmatica questione dei cosmonauti scomparsi, esisterebbe un eposidio - collegato agli astronauti "non catalogati" - che sembrerebbe da ricondurre alla presenza di un "qualcosa" di non identificato vicino ad una capsula spaziale.
L'episodio è riportato nel libro "La verità sui Dischi Volanti", edizioni Longanesi, scritto da Frank Edwards nell'anno 1966". In questa opera ufologica della prima ora, scritta da un giornalista scomodo e coraggioso, si legge - alle pagine 205 e 206, che:
"Nel giugno 1962, alla mia corrispondenza su cinque vittime spaziali russe fu dato grande risalto dalla stampa di tutto il mondo. Quell'elenco comprendeva il caso di una coppia di astronauti russi, un uomo e una donna, lanciati in orbita da Baikonour, lago di Aral, il 17 febbraio 1961.
Quel giorno, e per sette giorni seguenti, le stazioni sintonizzate sulla capsula, tra le altre quelle di Bochum, di Uppsala e persino quella di Torino, poterono registrare alcuni dei dialoghi tra gli sventurati cosmonauti e la stazione della loro base. Per un'avaria, i due non poterono lasciare la loro orbita e si presume che vi siano morti (...).
(...) Mentre la coppia condannata orbitava sull'Europa nel tardo pomeriggio del 24 febbraio 1961, le stazioni di Bochum, di Meudon e di Torino (ndr il caso piemontese è riferito proprio ai fratelli Judica Cordiglia), fra le altre sintonizzate sulla loro capsula, ne ascoltarono i comunicati.
Pur dicendosi in buone condizioni fisiche, i due astronauti facevano presente che si era quasi esaurita la loro scorta d'aria e che non avevano più luci a bordo. La voce dell'uomo comunicò che in quel momento gli era praticamente impossibile la lettura degli strumenti, e aggiunse che i segnali radio gli giungevano molto deboli (...).
Frank Edwards per questo motivo ipotizzò il "blackout elettrico". Ma continuamo con l'episodio.
(...) la capsula si manteneva nell'orbita prestabilita.
A questo punto intervenne, eccitatissima, la voce della donna:
"Lo acchiappo io e lo tengo stretto con la destra! Guarda dall'oblò! Guarda dall'oblò! L'ho preso...".
La voce del compagno eruppe dopo qualche secondo:
"Hei! Qui c'è qualcosa! C'è qualcosa... (tre secondi di parole concitate e confuse (...). "Se non ce la caviamo, il mondo non saprà mai niente! Non mi riesce...".
A questo punto era seguita qualche incomprensibile fonazione, dopo di che la stazione della base (nome di codice: Buca) s'inserì ad annunciare ch'erano le 20, ora di Mosca.
Dall'esame dell'intonazione e delle parole risulta chiaro che la coppia degli astronauti russi, condannati a perire a bordo della loro capsula, doveva avere avvistato nello spazio immediatamente vicino qualcosa che dopo la sorpresa del primo momento l'aveva letteralmente terrorizzata.
L'incidente si produceva a sei mesi da uno analogo, del quale era stato protagonista uno dei nostri missili (...).
Fin qui l'episodio. Il giornalista Edwards (immagine sopra) quindi sospettava che un UFO avesse causato dei grossi problemi a quella capsula, in una di quelle missioni, ufficialmente mai effettuatesi.
E la sua ipotesi, leggendo la trascrizione della registrazione, non è tanto peregrina. Nella drammatica comunicazione si parla di un qualcosa "tenuto stretto, preso (ndr intercettato visivamente)". E poi quando si afferma per ben due volte "Qui c'è qualcosa" si riferisce ad una "cosa" vista molto vicino alla capsula, ormai in difficoltà tecnica. E gli astronauti auspicavano di sopravvivere, perchè "il mondo doveva sapere" che c'era un qualcosa di straordinario e non convenzionale nello Spazio.
Questi astronauti, purtroppo deceduti, avevano visto per davvero un UFO? Non lo sappiamo con certezza, ma la presenza di ipotetici "oggetti artificiali extraterrestri" non è da scartare, viste anche le numerose testimonianze di astronauti in orbita terrestre. E se fosse stato un velivolo alieno, questo mezzo può aver causato il decesso dei cosmonauti di cui parla Edwards? Se la trascrizione della comunicazione è corretta - e non ci dovrebbero essere dubbi, vista la serietà che aveva Edwards - la questione si fa ancora più inquietante. Quanti astronauti "non identificati" hanno avuto a che fare con questi incontri nello Spazio? Ed è possibile che la maggior parte delle tragedie "non catalogate" possono aver come causa principale la presenza di UFO nelle vicinanze, con effetti catastrofici - diretti o indiretti che siano - sulla sonde? La nebbia su questo ed altri episodi spaziali è ancora molto fitta e, chissà, se un giorno si diraderà completamente.
Fonte: http://www.centroufologicoionico.com/
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martedì 19 aprile 2011
Famoso Astronauta NASA conferma la presenza di ET
Lo Space Shuttle Columbia portò un gruppo di cinque astronauti in una missione attorno alla Terra durata 17 giorni, 15 ore e 54 minuti, la più lunga nella storia di questo veicolo. Durante questo viaggio è accaduto un evento che neanche il capogruppo, il Dr. Story Musgrave, è riuscito a spiegarsi, mentre guardava dalla finestra dello Shuttle.
Un grosso oggetto di forma discoidale è apparso sotto il Columbia. Lo Shuttle era ad una altezza di circa 190 miglia.
Il disco è stato osservato apparire miracolosamente dal nulla, volare attraverso le nubi sottostanti e spostarsi da destra a sinistra, mentre gli astronauti fissavano con stupore. Il bordo esterno del mezzo sembrava ruotasse in senso antiorario. Sembrava molto grande (rispetto alla spazzatura spaziale o al ghiaccio staccatosi), approssimatamente tra i 50 ed i 150 piedi di diametro.
L’ Astronauta è stato intervistato dopo la missione, ed ha detto che non sa di cosa potesse trattarsi, forse di una rondella, di un pezzo di ghiaccio o di un detrito. Aveva caratteristiche simili a cose già viste, ma è apparso dal nulla. “Potreste pensare che se vi stesse mostrando il lato scuro o un altro lato, potreste pensare di poterci vedere qualcosa. E’ davvero impressionante.”
Durante una precedente intervista il Dr. Musgrave aveva comunicato d’aver tentato di comunicare con vite ET durante tutti e sei i suoi viaggi, dicendo di portarlo con loro. Sicuramente molto coraggioso. L’ astronauta è ormai in pensione. Da allora è un convinto sostenitore della vita ET, e quando ne parla una persona capisce che lui è realmente a conoscenza di ciò che afferma. Come per la diapositiva finale che mostrava un Grigio nella sua ultima conferenza, il Dr. Musgrave ha affermato “Questi tizi esistono, posso assicurarvelo”.
Fonte: http://www.agoracosmopolitan.com/home/Frontpage/2007/11/09/01935.html
Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/
Un grosso oggetto di forma discoidale è apparso sotto il Columbia. Lo Shuttle era ad una altezza di circa 190 miglia.
Il disco è stato osservato apparire miracolosamente dal nulla, volare attraverso le nubi sottostanti e spostarsi da destra a sinistra, mentre gli astronauti fissavano con stupore. Il bordo esterno del mezzo sembrava ruotasse in senso antiorario. Sembrava molto grande (rispetto alla spazzatura spaziale o al ghiaccio staccatosi), approssimatamente tra i 50 ed i 150 piedi di diametro.
L’ Astronauta è stato intervistato dopo la missione, ed ha detto che non sa di cosa potesse trattarsi, forse di una rondella, di un pezzo di ghiaccio o di un detrito. Aveva caratteristiche simili a cose già viste, ma è apparso dal nulla. “Potreste pensare che se vi stesse mostrando il lato scuro o un altro lato, potreste pensare di poterci vedere qualcosa. E’ davvero impressionante.”
Durante una precedente intervista il Dr. Musgrave aveva comunicato d’aver tentato di comunicare con vite ET durante tutti e sei i suoi viaggi, dicendo di portarlo con loro. Sicuramente molto coraggioso. L’ astronauta è ormai in pensione. Da allora è un convinto sostenitore della vita ET, e quando ne parla una persona capisce che lui è realmente a conoscenza di ciò che afferma. Come per la diapositiva finale che mostrava un Grigio nella sua ultima conferenza, il Dr. Musgrave ha affermato “Questi tizi esistono, posso assicurarvelo”.
Fonte: http://www.agoracosmopolitan.com/home/Frontpage/2007/11/09/01935.html
Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/
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giovedì 24 febbraio 2011
L'astronauta sovietico Victor Afanasyev racconta l`avvistamento di un Ufo
Interessante video in cui l'astronauta sovietico Victor Afanasyev racconta l`avvistamento di un UFO di 40 metri. Buona visione.
Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=r0aeRbp1cqs
Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=r0aeRbp1cqs
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lunedì 24 gennaio 2011
UFO, astronauta ESA: «Sì, abbiamo visto cose inspiegabili»
Bisogna ammetterlo: non passa giorno in cui non si parli, nel bene o nel male, del fenomeno UFO e dell’esistenza di vita intelligente oltre quella terrestre. Stiamo assistendo ad una vera e propria escalation in termini di confessioni, rivelazioni, dichiarazioni, testimonianze, interviste, foto e filmati, tutti incentrati su eventi apparentemente inspiegabili e collegabili all’Ufologia.

Oggi è il turno di Jean-François Clervoy, astronauta francece in forza all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) dal 1992. La sua ultima esperienza spaziale risale al 1999, con la missione STS-103 il cui obiettivo era la riparazione del telescopio spaziale Hubble.
In una intervista pubblicata dall’edizione spagnola dell’ABC, l’astronauta ha raccontato delle missioni spaziali passate e in corso, soffermandosi sulle motivazioni che hanno spinto (apparentemente) la NASA a “tralasciare” la Luna e spiegando che per l’Agenzia Spaziale Americana esistono luoghi più interessanti da esplorare, come Marte e gli asteoridi. Inoltre, esistendo una cooperazione internazionale per le missioni in progetto, il contributo europeo è fortemente vincolato dalle scelte e dalle strategie degli Stati Uniti e Russia.
Nella chiacchierata con l’astronauta, lo stesso ha esposto un ambizioso progetto, un suo sogno: la realizzazione di una stazione orbitante visitabile, in orbita geostazionaria attorno la Terra, a 36.000 chilometri di quota. “L’Europa – dichiara – ha la tecnologia e la capacità per realizzare questo progetto”.
Passiamo alla interessante rivelazione. Alla domanda se gli astronauti avessero visto, durante le missioni spaziali, qualcosa che non hanno potuto spiegare, Clervoy ha risposto: “Si, c’è qualcosa. A volte ci sono cose che vediamo e che non riportiamo, resta un segreto. Naturalmente sono questioni che entrano in gioco con la sicurezza. Molto spesso non viene divulgato nulla perchè si può essere fraintesi, pregiudicando l’immagine e la carriera, oppure giudicati come se si fosse commesso un errore”.
Parole che certamente non vanno sottovalutate e che vanno a sommarsi alle tante dichiarazioni (fondate o meno) di coloro che, negli ultimi decenni, hanno vestito un ruolo ufficiale in campo militare e scientifico.
Fonte:http://www.newnotizie.it/2011/01/12/ufo-astronauta-esa-%C2%ABsi-abbiamo-visto-cose-inspiegabili%C2%BB/

Oggi è il turno di Jean-François Clervoy, astronauta francece in forza all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) dal 1992. La sua ultima esperienza spaziale risale al 1999, con la missione STS-103 il cui obiettivo era la riparazione del telescopio spaziale Hubble.
In una intervista pubblicata dall’edizione spagnola dell’ABC, l’astronauta ha raccontato delle missioni spaziali passate e in corso, soffermandosi sulle motivazioni che hanno spinto (apparentemente) la NASA a “tralasciare” la Luna e spiegando che per l’Agenzia Spaziale Americana esistono luoghi più interessanti da esplorare, come Marte e gli asteoridi. Inoltre, esistendo una cooperazione internazionale per le missioni in progetto, il contributo europeo è fortemente vincolato dalle scelte e dalle strategie degli Stati Uniti e Russia.
Nella chiacchierata con l’astronauta, lo stesso ha esposto un ambizioso progetto, un suo sogno: la realizzazione di una stazione orbitante visitabile, in orbita geostazionaria attorno la Terra, a 36.000 chilometri di quota. “L’Europa – dichiara – ha la tecnologia e la capacità per realizzare questo progetto”.
Passiamo alla interessante rivelazione. Alla domanda se gli astronauti avessero visto, durante le missioni spaziali, qualcosa che non hanno potuto spiegare, Clervoy ha risposto: “Si, c’è qualcosa. A volte ci sono cose che vediamo e che non riportiamo, resta un segreto. Naturalmente sono questioni che entrano in gioco con la sicurezza. Molto spesso non viene divulgato nulla perchè si può essere fraintesi, pregiudicando l’immagine e la carriera, oppure giudicati come se si fosse commesso un errore”.
Parole che certamente non vanno sottovalutate e che vanno a sommarsi alle tante dichiarazioni (fondate o meno) di coloro che, negli ultimi decenni, hanno vestito un ruolo ufficiale in campo militare e scientifico.
Fonte:http://www.newnotizie.it/2011/01/12/ufo-astronauta-esa-%C2%ABsi-abbiamo-visto-cose-inspiegabili%C2%BB/
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