Per viaggiare nel passato basta sfruttare le corde cosmiche. Sevono solo milioni di masse solari, spiega lo scienziato. Direttamente da Princeton al Festival delle scienze 2012 di Roma
Cosa direste a voi stessi, se vi trovaste di fronte alla persona che eravate qualche anno fa?
Conviene rifletterci un istante, perché re-incontrarsi nel passato non è un’ipotesi così assurda come può sembrare. I viaggi nel tempo sono compatibili con la teoria della relatività generale di Einstein. Il difficile è scoprire come imbarcarsi in una tale impresa. Richard Gott III, professore di astrofisica alla mitica Princeton University, un’idea in proposito ce l’ha. La illustra al pubblico nella lectio magistralis domenica 22 gennaio, alle 12.00 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito del Festival delle Scienze 2012.
“ Tutto è iniziato nel 1991, quando trovai una soluzione esatta delle equazioni di campo di Einstein per due stringhe cosmiche in movimento”, racconta Gott . “ Scoprii che permetteva di andare a ritroso nel tempo”. Già nel 1905 Albert Einstein dimostrò che era possibile mandare avanti gli orologi. Ora sembra che la relatività generale ammetta anche i viaggi nel passato. Il trucco è aprirsi un varco nello spazio-tempo. Com’è noto, lo spazio-tempo non è rigido, ma s’avvalla e si piega per effetto della gravità. Le stringhe cosmiche potrebbero creare il fatidico passaggio per catapultarsi nel passato.
“ Le corde cosmiche sono ipotetiche strutture tubolari, più sottili del nucleo di un atomo, che contengono un vuoto quantico. Non sono state ancora osservate direttamente nell’Universo, ma le stiamo cercando”, spiega lo scienziato: “ All’interno di queste strutture si trovano dense concentrazioni d’energia e una pressione negativa. L’effetto anti-gravitazionale che si genera permetterebbe di deformare lo spazio-tempo a forma di cono attorno alle stringhe cosmiche, offrendo una scorciatoia nello spazio-tempo”. In altre parole, si verrebbe a creare un percorso tra due punti più breve, percorribile più velocemente rispetto al percorso standard di un raggio di luce.
La macchina del tempo ideata da Gott non è concettualmente diversa dall’idea dei wormhole di Kip Thorne. Ma è davvero fattibile o si tratta di pura speculazione? “ Non è qualcosa che si può fabbricare nel garage di casa”, chiarisce l’astrofisico, che all’argomento ha dedicato anche il libro Viaggiare nel tempo (Mondadori, 2005): “ Una macchina del tempo richiederebbe l’impiego di centinaia di milioni di masse solari. È un progetto che solo una civiltà molto avanzata potrebbe realizzare”. Allora, perché interessarsi tanto al problema, se comunque è al di fuori dalla nostra portata? “ Perché capire come costruire una macchina del tempo ci aiuta a indagare le leggi della gravità quantistica e potrebbe svelarci com’è nato e come funziona il nostro Universo”.
Il ragionamento arriva fino all’estremo. Gott, infatti, non esclude che stiamo vivendo in un Universo madre di se stesso: “ Nel 1998, io e Li Xin-Li scoprimmo che un loop temporale avrebbe permesso al cosmo di generarsi. In questo modello, il cosmo si auto-crea in una sorta di circuito chiuso, per cui si ritorna al punto di partenza e si riparte”.
I viaggi nel tempo fanno molto discutere i fisici perché potrebbero determinare situazioni paradossali. Per esempio: se una persona andasse nel passato e uccidesse suo nonno, come farebbe poi a nascere nel futuro? Sono state proposte alcune soluzioni, come quella degli universi paralleli. Tuttavia, alcuni scienziati come Stephen Hawking sono fortemente scettici a riguardo. Hawking è convinto che verrà fuori un effetto della gravità quantistica che viola la costruzione delle macchine del tempo. “ Eppure - ribatte Gott - al momento le leggi della fisica, per come le conosciamo, non ci impediscono di ritenere che sia possibile dire ‘ciao ’ al proprio sè più giovane”. Cominciate quindi a pensare alle raccomandazioni che vi dareste per evitare gli sbagli che avete poi commesso nel futuro.
Fonte: http://andromedawaked.blogspot.com/2012/01/gott-ho-inventato-la-macchina-del-tempo.html
giovedì 26 gennaio 2012
Astrofisico americano: “Ho inventato la macchina del tempo”
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Avvistato Ufo in aeroporto. La polizia locale indaga sul caso
MEXICALI. E’ stato avvistato un oggetto volante, giorni fa, nel cielo di Mexicali (Messico). Si tratterebbe di un disco dalla forma rotonda e lampeggiante apparso nei pressi dell’aeroporto della città. La polizia locale che segue il caso da vicino ha aperto un’indagine.
L’allarme sarebbe stato lanciato da numerosi cittadini (tra cui un poliziotto) e registrato dalle telecamere di sicurezza urbana.
La notizia, riportata sul giornale messicano “La Policiaca” parla dell’avvistamento «di un Ovni» (termine usato dai Paesi di lingua spagnola per indicare un Ufo), avvenuto qualche giorno fa. Secondo le testimonianze raccolte da Alejandro Monreal Noriega, comandante generale delle Pattuglie della Direzione di Sicurezza Pubblica Municipale (Dspm), i primi a dare l’allarme sono state le persone che abitavano nella zona aeroportuale e gli operatori che gestiscono le telecamere di sicurezza urbana. Proprio il sistema di videosorveglianza ha catturato le immagini del disco volante mentre si muoveva.
Il misterioso dispositivo poi, si sarebbe spostato dalla zona dell’aeroporto verso il nuovo deposito, per poi essere avvistato dai cittadini nella zona del Parco Industriale Marán, infine nella zona Rivera Campestre.
«La direzione ed il movimento dell’oggetto erano indefiniti. L’ufo cambiava repentinamente rotta», ha dichiarato uno dei poliziotti della sicurezza pubblica municipale, Martín Ruelas, «era un oggetto rotondo di luce bianca, grande; si potevano anche vedere delle luci lampeggianti di colore blu e giallo. Si muoveva in alto, in basso e di lato».
Al momento, riferisce il comandante Monreal Noriega, «ad occuparsi del caso sono sia l'autorità aeroportuale che la polizia locale, sperando che si riesca a capirne di più».
Fonte: http://www.primadanoi.it/news/524299/Avvistato-Ufo-in-aeroporto-La-polizia-locale-indaga-sul-caso.html
L’allarme sarebbe stato lanciato da numerosi cittadini (tra cui un poliziotto) e registrato dalle telecamere di sicurezza urbana.
La notizia, riportata sul giornale messicano “La Policiaca” parla dell’avvistamento «di un Ovni» (termine usato dai Paesi di lingua spagnola per indicare un Ufo), avvenuto qualche giorno fa. Secondo le testimonianze raccolte da Alejandro Monreal Noriega, comandante generale delle Pattuglie della Direzione di Sicurezza Pubblica Municipale (Dspm), i primi a dare l’allarme sono state le persone che abitavano nella zona aeroportuale e gli operatori che gestiscono le telecamere di sicurezza urbana. Proprio il sistema di videosorveglianza ha catturato le immagini del disco volante mentre si muoveva.
Il misterioso dispositivo poi, si sarebbe spostato dalla zona dell’aeroporto verso il nuovo deposito, per poi essere avvistato dai cittadini nella zona del Parco Industriale Marán, infine nella zona Rivera Campestre.
«La direzione ed il movimento dell’oggetto erano indefiniti. L’ufo cambiava repentinamente rotta», ha dichiarato uno dei poliziotti della sicurezza pubblica municipale, Martín Ruelas, «era un oggetto rotondo di luce bianca, grande; si potevano anche vedere delle luci lampeggianti di colore blu e giallo. Si muoveva in alto, in basso e di lato».
Al momento, riferisce il comandante Monreal Noriega, «ad occuparsi del caso sono sia l'autorità aeroportuale che la polizia locale, sperando che si riesca a capirne di più».
Fonte: http://www.primadanoi.it/news/524299/Avvistato-Ufo-in-aeroporto-La-polizia-locale-indaga-sul-caso.html
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venerdì 13 gennaio 2012
L'enigma dei 12 segnali del Seti: sono extraterrestri ?
In questi ultimi giorni una notizia curiosa e affascinante è venuta dall'altra sponda dell'oceano Atlantico. 12 segnali, considerati "intriganti" sono stati pubblicati in questi giorni dai ricercatori all'Università di Berkeley, che li ha analizzati e ha fatto alcune considerazioni. Tanto è bastato per scatenare un putiferio tra voci di segnali alieni e smentite con tanto di comunicati stampa. Secondo quanto dichiarato si tratterebbe di frequenze strette, molto più strette di quelle prodotte da eventuali fenomeni astrofisici conosciuti, che variano in frequenza con il tempo, come ci si aspetterebbe a causa dell’effetto doppler imposte dal moto relativo del trasmettitore e il telescopio radio ricevente. Tuttavia da Berkeley catalogano questi segnali come interferenze, disturbi dello spettro, che per ora è non solo prematuro, ma anche assurdo paragonare a segnali intelligenti. Ma qualcuno non ci crede e si chiede se non sia una marcia indietro.
Come dicevamo il team di Berkeley avrebbe bisogno di molti più dati per confermare che i segnali di questo tipo in realtà provengano da una fonte intelligente. I segnali falsi, conosciuto come radio-frequenze(RFI), sono la rovina di ogni radioastronomo, perchè possono essere causati da moltissime cose, dai satelliti radar per aerei al Wi-Fi. Il Berkeley SETI Project Scientist Andrew Siemion ha dichiarato all'Huffington Post: "Ogni tecnologia umana che produce emissioni radio in una frequenza radioastronomica nella banda osservabile è considerato un RFI ".
Gli Scienziati del SETI utilizzano una varietà di tecniche per escludere i candidati non idonei alla ricerca di un segnale "interessante", per esempio si "richiede che il segnale venga solo da una direzione e si cercano variazioni del segnale causate dal moto relativo della Terra rispetto a un trasmettitore molto distante. Siemion ha spiegarto il dilemma degli scienziati del SETI nell'affrontare la ricerca di segnali alieni: molti probabilmente assomigliano a impulsi tipici della società umana. Quando gli astronomi respingono segnali apparentemente inutili, comincia la missione di osservazione del SETI, che cercando di cogliere un segnale reale tra i RFI, può incorrere spesso in errore. Gran parte del lavoro di uno scienziato SETI è escludere i potenziali candidati per evitare di fare qualsiasi annuncio che si riveli illusorio. Con tutto questo sforzo dedicato alle analisi di segnali reali, da separare da quelli falsi, potrebbe succedere un giorno di imbattersi davvero in una trasmissione aliena genuina, ignorandola perché sembra proprio come un RFI.
Anche se la stragrande maggioranza dei segnali candidati può essere attribuita a RFI, gli errori possono ancora produrre risultati interessanti. Nel 1967 un segnale, che è stato catalogato come ipoteticamente intelligente perché produceva un bip ad un tasso costante, è stato identificato dopo tempo come un nuovo tipo di corpo celeste, ormai famoso e che oggi chiamamo Pulsar.
Antony Hewish, che ha supervisionato la ricerca vincendo per questo il premio Nobel ha rilevato: "E 'un problema interessante - se si pensa di avere individuato la vita altrove, nell'universo come si fa ad annunciare i risultati responsabilmente Chi lo fa? Uno lo dice per primo?"
Twitter, chiaramente, non è la risposta...
Un documento chiamato "SETI Post-Detection Protocol" esiste proprio per tale occasione, ma Siemion è scettico che sarà seguito nel caso di una osservazione importante. Probabilmente tra emozione ed euforia la voce, grazia anche a internet si spargerebbe bel prima che qualunque protocollo possa essere aperto, o che una voce istituzionale dia la "lieta!" novella.
Fonte: http://www.ufoonline.it/2012/01/11/l-enigma-dei-12-segnali-del-seti-sono-extraterrestri/
Come dicevamo il team di Berkeley avrebbe bisogno di molti più dati per confermare che i segnali di questo tipo in realtà provengano da una fonte intelligente. I segnali falsi, conosciuto come radio-frequenze(RFI), sono la rovina di ogni radioastronomo, perchè possono essere causati da moltissime cose, dai satelliti radar per aerei al Wi-Fi. Il Berkeley SETI Project Scientist Andrew Siemion ha dichiarato all'Huffington Post: "Ogni tecnologia umana che produce emissioni radio in una frequenza radioastronomica nella banda osservabile è considerato un RFI ".
Gli Scienziati del SETI utilizzano una varietà di tecniche per escludere i candidati non idonei alla ricerca di un segnale "interessante", per esempio si "richiede che il segnale venga solo da una direzione e si cercano variazioni del segnale causate dal moto relativo della Terra rispetto a un trasmettitore molto distante. Siemion ha spiegarto il dilemma degli scienziati del SETI nell'affrontare la ricerca di segnali alieni: molti probabilmente assomigliano a impulsi tipici della società umana. Quando gli astronomi respingono segnali apparentemente inutili, comincia la missione di osservazione del SETI, che cercando di cogliere un segnale reale tra i RFI, può incorrere spesso in errore. Gran parte del lavoro di uno scienziato SETI è escludere i potenziali candidati per evitare di fare qualsiasi annuncio che si riveli illusorio. Con tutto questo sforzo dedicato alle analisi di segnali reali, da separare da quelli falsi, potrebbe succedere un giorno di imbattersi davvero in una trasmissione aliena genuina, ignorandola perché sembra proprio come un RFI.
Anche se la stragrande maggioranza dei segnali candidati può essere attribuita a RFI, gli errori possono ancora produrre risultati interessanti. Nel 1967 un segnale, che è stato catalogato come ipoteticamente intelligente perché produceva un bip ad un tasso costante, è stato identificato dopo tempo come un nuovo tipo di corpo celeste, ormai famoso e che oggi chiamamo Pulsar.
Antony Hewish, che ha supervisionato la ricerca vincendo per questo il premio Nobel ha rilevato: "E 'un problema interessante - se si pensa di avere individuato la vita altrove, nell'universo come si fa ad annunciare i risultati responsabilmente Chi lo fa? Uno lo dice per primo?"
Twitter, chiaramente, non è la risposta...
Un documento chiamato "SETI Post-Detection Protocol" esiste proprio per tale occasione, ma Siemion è scettico che sarà seguito nel caso di una osservazione importante. Probabilmente tra emozione ed euforia la voce, grazia anche a internet si spargerebbe bel prima che qualunque protocollo possa essere aperto, o che una voce istituzionale dia la "lieta!" novella.
Fonte: http://www.ufoonline.it/2012/01/11/l-enigma-dei-12-segnali-del-seti-sono-extraterrestri/
mercoledì 11 gennaio 2012
Stephen Hawking: colonizzaremo Marte entro pochi anni, ma dovremo guardarci dall’incontro con gli “alieni”
Il famoso cosmologo inglese, Stephen Hawking, è tornato a parlare di un probabile quanto ormai prossimo incontro con gli alieni. Lo ha fatto durante un’intervista rilasciata al programma radiofonico Today (dell’emittente BBC) in occasione del compimento del suo settantesimo compleanno.
Secondo l’eminente scienziato, l’uomo certamente finirà con il colonizzare entro pochi anni il pianeta rosso, ma dovrà guardarsi dall’incontro con gli “alieni”. Un concetto ripetuto più volte in passato e ribadito anche in questa occasione. Secondo Hawking, però, l’uomo ha necessità di esplorare lo spazio e trovare un’alternativa alla Terra. Grazie al comportamento umano, siamo a rischio estinzione futura ed abbiamo la necessità di “colonizzare lo spazio, stabilire colonie autosufficienti su Marte ed altri corpi del sistema solare entro i prossimi 100 anni o poco più”. A chi gli chiede cosa ne pensa sull’esistenza di vita nello spazio egli risponde: “La scoperta di vita intelligente altrove nell'universo sarebbe la più grande scoperta scientifica mai effettuata. Ma sarebbe molto rischioso tentare di comunicare con una civiltà aliena. Se gli alieni avessero deciso di farci visita il risultato potrebbe essere identico a quello ottenuto dagli Europei quando sbarcarono sul continente americano: l’estinzione dei nativi locali”. E’ quindi questo che dobbiamo aspettarci da un futuro contatto alieno? Speriamo di no, ma se l’alternativa deve essere l’estinzione di massa sul nostro pianeta, forse è meglio correre il rischio….
Fonte: http://www.huffingtonpost.co.uk
Secondo l’eminente scienziato, l’uomo certamente finirà con il colonizzare entro pochi anni il pianeta rosso, ma dovrà guardarsi dall’incontro con gli “alieni”. Un concetto ripetuto più volte in passato e ribadito anche in questa occasione. Secondo Hawking, però, l’uomo ha necessità di esplorare lo spazio e trovare un’alternativa alla Terra. Grazie al comportamento umano, siamo a rischio estinzione futura ed abbiamo la necessità di “colonizzare lo spazio, stabilire colonie autosufficienti su Marte ed altri corpi del sistema solare entro i prossimi 100 anni o poco più”. A chi gli chiede cosa ne pensa sull’esistenza di vita nello spazio egli risponde: “La scoperta di vita intelligente altrove nell'universo sarebbe la più grande scoperta scientifica mai effettuata. Ma sarebbe molto rischioso tentare di comunicare con una civiltà aliena. Se gli alieni avessero deciso di farci visita il risultato potrebbe essere identico a quello ottenuto dagli Europei quando sbarcarono sul continente americano: l’estinzione dei nativi locali”. E’ quindi questo che dobbiamo aspettarci da un futuro contatto alieno? Speriamo di no, ma se l’alternativa deve essere l’estinzione di massa sul nostro pianeta, forse è meglio correre il rischio….
Fonte: http://www.huffingtonpost.co.uk
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giovedì 15 dicembre 2011
Robert Bauval: ”La scienza non basta, impariamo dagli Antichi Egizi”
"Per quello che sappiamo del cosmo, per quello che abbiamo scoperto negli ultimi vent’anni, siamo praticamente obbligati a pensare alla possibilità di una vita extraterrestre."
Arrivati alla fine della lunga chiaccherata con Robert Bauval- lo scrittore belga famoso in tutto il mondo per le sue intuizioni che hanno cambiato il modo di interpretare la civiltà egizia- l’ultimo argomento da trattare non poteva che essere questo.
Dopo aver discusso della reale datazione della Sfinge e del significato delle Piramidi di Giza, dopo aver analizzato ciò che svelano a questo proposito l’archeoastronomia e le geologia, dopo aver ripercorso le possibili, remotissime origini della prima cultura “stellare” africana (quella di Nabta Playa) e dopo aver evidenziato l’eredità moderna del sapere esoterico egizio, affrontiamo anche il tema “alieni”: Bauval crede – come altri studiosi, esponenti della cosiddetta “Teoria degli Antichi Astronauti”- che questa enigmatica civiltà dai tanti misteri ancora insoluti sia mai venuta in contatto con viaggiatori spaziali?
Uomo di grande cultura e umanità, affascinante conferenziere, poliglotta ( conosce perfettamente anche l’italiano, oltre che il francese, l’inglese e l’arabo), Robert Bauval ha legato il suo nome e la sua vita all’Egitto, terra in cui è cresciuto e che ha esercitato su di lui un’attrazione irresistibile. Di quel popolo che migliaia di anni fa ha edificato opere uniche, mai eguagliate nella storia dell’umanità, non smetterebbe mai di parlare. E di studiare, per arrivare a carpirne il vero segreto…
Il discorso, a questo punto, si fa complesso, tra fisica e metafisica, scienza e filosofia, materia e spirito…
< Negli ultimi secoli ci siamo illusi che la scienza fosse l’unico modo per percepire la realtà. Ma non è vero, le risposte non sono solo all’esterno. E non usare questa nostra abilità interiore è un grande sbaglio. Lo stanno incominciando a capire anche importanti scienziati: più la ricerca procede, più i concetti si fanno ardui, tanto che a volte sembra che nemmeno loro sappiano bene di cosa stanno parlando. Pensiamo agli ultimi modelli interpretativi dell’Universo, alla moderna cosmologia: per capire certi concetti a prima vista assurdi ( come le teorie del multiverso o delle stringhe, NdA) bisogna per forza cambiare approccio e modificare il nostro processo mentale. Gli Egizi avevano trovato il modo, ce l’hanno insegnato, ci hanno detto cosa siamo: lo capivano meglio di noi. Il punto più affascinante di quello che ci hanno tramandato è la loro assoluta certezza che fosse possibile realizzare una transizione tra materia e spirito, dalla morte alla rinascita. Erano davvero convinti di poterlo ottenere. E quello che io ora voglio scoprire è se e come fossero in grado di farlo>.
Fonte: http://www.extremamente.it/2011/12/10/robert-bauvalla-scienza-non-basta-impariamo-dagli-antichi-egizi/#more-5261
Arrivati alla fine della lunga chiaccherata con Robert Bauval- lo scrittore belga famoso in tutto il mondo per le sue intuizioni che hanno cambiato il modo di interpretare la civiltà egizia- l’ultimo argomento da trattare non poteva che essere questo.
Dopo aver discusso della reale datazione della Sfinge e del significato delle Piramidi di Giza, dopo aver analizzato ciò che svelano a questo proposito l’archeoastronomia e le geologia, dopo aver ripercorso le possibili, remotissime origini della prima cultura “stellare” africana (quella di Nabta Playa) e dopo aver evidenziato l’eredità moderna del sapere esoterico egizio, affrontiamo anche il tema “alieni”: Bauval crede – come altri studiosi, esponenti della cosiddetta “Teoria degli Antichi Astronauti”- che questa enigmatica civiltà dai tanti misteri ancora insoluti sia mai venuta in contatto con viaggiatori spaziali?
Uomo di grande cultura e umanità, affascinante conferenziere, poliglotta ( conosce perfettamente anche l’italiano, oltre che il francese, l’inglese e l’arabo), Robert Bauval ha legato il suo nome e la sua vita all’Egitto, terra in cui è cresciuto e che ha esercitato su di lui un’attrazione irresistibile. Di quel popolo che migliaia di anni fa ha edificato opere uniche, mai eguagliate nella storia dell’umanità, non smetterebbe mai di parlare. E di studiare, per arrivare a carpirne il vero segreto…
Il discorso, a questo punto, si fa complesso, tra fisica e metafisica, scienza e filosofia, materia e spirito…
< Negli ultimi secoli ci siamo illusi che la scienza fosse l’unico modo per percepire la realtà. Ma non è vero, le risposte non sono solo all’esterno. E non usare questa nostra abilità interiore è un grande sbaglio. Lo stanno incominciando a capire anche importanti scienziati: più la ricerca procede, più i concetti si fanno ardui, tanto che a volte sembra che nemmeno loro sappiano bene di cosa stanno parlando. Pensiamo agli ultimi modelli interpretativi dell’Universo, alla moderna cosmologia: per capire certi concetti a prima vista assurdi ( come le teorie del multiverso o delle stringhe, NdA) bisogna per forza cambiare approccio e modificare il nostro processo mentale. Gli Egizi avevano trovato il modo, ce l’hanno insegnato, ci hanno detto cosa siamo: lo capivano meglio di noi. Il punto più affascinante di quello che ci hanno tramandato è la loro assoluta certezza che fosse possibile realizzare una transizione tra materia e spirito, dalla morte alla rinascita. Erano davvero convinti di poterlo ottenere. E quello che io ora voglio scoprire è se e come fossero in grado di farlo>.
Fonte: http://www.extremamente.it/2011/12/10/robert-bauvalla-scienza-non-basta-impariamo-dagli-antichi-egizi/#more-5261
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mercoledì 7 dicembre 2011
La NASA individua ufficialmente il primo pianeta adatto alla vita
e' tato identificato per la prima volta un pianeta che potrebbe avere acqua liquida e quindi ospitare, forse, la vita. Si chiama Kepler 22b, poco più di due volte più grande della Terra e con un anno di 290 giorni, il primo pianeta conosciuto a trovarsi alla distanza giusta dal suo Sole.
La ricerca, realizzata da un gruppo della Nasa e pubblicata su The Astrophysical Journal, è "una pietra miliare lungo la strada per trovare il gemello della Terra", secondo Douglas Hudgins, uno dei responsabili Nasa della missione Kepler, un programma per la ricerca di pianeti al di fuori del sistema solare. Secondo i ricercatori Kepler-22b orbiterebbe attorno alla propria stella a una distanza del 15% inferiore a quella della Terra dal Sole e riceverebbe una quantità di calore giusta per mantenere sulla sua superficie una temperatura media (circa 22 gradi) tale da permettere l'esistenza di acqua liquida in superficie.
Anche se i ricercatori non hanno potuto ancora appurare se Kepler-22b abbia una composizione di genere rocciosa, come Terra o Marte, oppure gassosa, come Giove o Nettuno, la sua individuazione è un importantissimo passo in avanti verso la ricerca di pianeti simili alla Terra. La presenza di acqua liquida è una delle caratteristiche ritenute più importanti per poter ospitare la vita ma mantenere una grande quantità d'acqua in forma liquida è una condizione ritenuta "difficile", in quanto dipende da una combinazione di molti diversi fattori di cui il più importante è la sua orbita in una ben limitata distanza dalla sua stella.
"Siamo stati molto fortunati a identificare questo corpo celeste", ha spiegato William Borucki, uno dei responsabili di Kepler al Centro di Ricerca Ames a Moffett Field, in California. "Abbiamo osservato il suo transito appena tre giorni dopo aver iniziato le osservazioni". Lo strumento principale del satellite Kepler è infatti uno sensibilissimo fotometro in grado di misurare le piccole variazioni della luminosità delle stelle lontane causate dell'eventuale transito (e quindi parziale oscuramento) di possibili pianeti.
La missione Kepler, lanciata dall'agenzia spaziale americana nel 2009, deve il nome al celebre astronomo Johannes Kepler autore delle leggi del moto dei pianeti ha identificato altri 54 candidati pianeti che orbiterebbero nella fascia abitabile. Kepler 22b è però il primo tra questi la cui orbita è stata confermata anche da telescopi e osservatori da Terra.
Fonte: http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/12/la-nasa-individua-ufficialmente-il.html
La ricerca, realizzata da un gruppo della Nasa e pubblicata su The Astrophysical Journal, è "una pietra miliare lungo la strada per trovare il gemello della Terra", secondo Douglas Hudgins, uno dei responsabili Nasa della missione Kepler, un programma per la ricerca di pianeti al di fuori del sistema solare. Secondo i ricercatori Kepler-22b orbiterebbe attorno alla propria stella a una distanza del 15% inferiore a quella della Terra dal Sole e riceverebbe una quantità di calore giusta per mantenere sulla sua superficie una temperatura media (circa 22 gradi) tale da permettere l'esistenza di acqua liquida in superficie.
Anche se i ricercatori non hanno potuto ancora appurare se Kepler-22b abbia una composizione di genere rocciosa, come Terra o Marte, oppure gassosa, come Giove o Nettuno, la sua individuazione è un importantissimo passo in avanti verso la ricerca di pianeti simili alla Terra. La presenza di acqua liquida è una delle caratteristiche ritenute più importanti per poter ospitare la vita ma mantenere una grande quantità d'acqua in forma liquida è una condizione ritenuta "difficile", in quanto dipende da una combinazione di molti diversi fattori di cui il più importante è la sua orbita in una ben limitata distanza dalla sua stella.
"Siamo stati molto fortunati a identificare questo corpo celeste", ha spiegato William Borucki, uno dei responsabili di Kepler al Centro di Ricerca Ames a Moffett Field, in California. "Abbiamo osservato il suo transito appena tre giorni dopo aver iniziato le osservazioni". Lo strumento principale del satellite Kepler è infatti uno sensibilissimo fotometro in grado di misurare le piccole variazioni della luminosità delle stelle lontane causate dell'eventuale transito (e quindi parziale oscuramento) di possibili pianeti.
La missione Kepler, lanciata dall'agenzia spaziale americana nel 2009, deve il nome al celebre astronomo Johannes Kepler autore delle leggi del moto dei pianeti ha identificato altri 54 candidati pianeti che orbiterebbero nella fascia abitabile. Kepler 22b è però il primo tra questi la cui orbita è stata confermata anche da telescopi e osservatori da Terra.
Fonte: http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/12/la-nasa-individua-ufficialmente-il.html
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venerdì 2 dicembre 2011
Assange: siamo tutti spiati da un grande fratello globale
Siamo tutti facilmente spiabili. Tanto che, forse, sta gia' accadendo. E' l'ultimo inquietante scoop messo a segno da WikiLeaks in partnership con il Bureau of Investigative Journalism (BIJ) e Privacy International, organizzazione britannica che si batte per il rispetto della privacy. Una pletora di societa' private sparse per il mondo, Italia compresa, e' infatti in grado di offrire, spesso al miglior offerente, tecnologie capaci di monitorare email, sms e telefonate ''di un'intera popolazione''. Sistemi che - se consegnati agli aguzzini di spietati regimi - possono essere letali ''quanto un proiettile''. ''Nel corso degli ultimi 10 anni'', ha detto Julian Assange durante la presentazione dell'inchiesta, soprannominata SpyFiles, ''e' fiorita un'industria internazionale che fornisce ai servizi segreti degli stati equipaggiamenti capaci di sorvegliare masse di persone. Quelle aziende ora stanno esportando i loro prodotti in giro per il mondo in modo incontrollato''.
Assange e gli altri hanno rintracciato quanto piu' materiale possibile per identificare i nomi di queste societa' e descrivere in dettaglio i 'servizi' che sono in grado di offrire.
Ecco allora spuntare i nomi di 130 aziende basate in 25 paesi: insieme si spartiscono un business che vale 5 miliardi di dollari. Ma i cittadini comuni ne sanno poco o nulla. Gli agenti commerciali di questo Grande Fratello reticolare illustrano infatti i loro prodotti in fiere specializzate dove, spiega il BIJ, ''la gente comune e la stampa non e' ammessa''. Si tratta di strumenti avanzatissimi, che sembrano tratti da un film di Hollywood. Invece sono veri e pronti sul mercato.
''Societa' di sorveglianza come l'americana SS8, l'italiana Hacking Team, o la francese Vupen producono virus Trojans in grado di assumere il controllo di computer e cellulari - incluso iPhone, Blackberry e Android - registrando ogni uso, movimento e persino immagini e suoni della stanza in cui si trovano'', spiega Assange. In pratica, taglia corto il boss di WikiLeaks, ogni cellulare diventa ''una microspia che in piu' e' anche in grado di telefonare''.
'' 'Spero - ha concluso - che la pubblicazione di questo materiale faccia capire che tutti siamo spiati. Non e' una minaccia teorica, che puo' verificarsi in un remoto futuro: sta accadendo oggi, e coinvolge ognuno di noi''. ''E' importante che questi equipaggiamenti siano usati solo in casi molto ristretti e in modo proporzionato'', spiega Eric King di Privacy International. ''Non e' il caso della Siria. In un paese dove non c'e' lo Stato diritto queste tecnologie diventano strumento di controllo politico''. ''I documenti - dice Ross Anderson, professore in security engineering all'universita' di Cambridge - rivelano l'esistenza di un'industria dedicata alla sorveglianza di massa e non impegnata a fornire legali strumenti d'intercettazione. Sono strumenti che permettono ai governi di registrare e analizzare email, chat e sms della gente allo stesso modo in cui Google permette di scandagliare il web''.
Fonte: http://www.ufoonline.it/2011/12/02/assange-siamo-tutti-spiati-da-un-grande-fratello-globale/
Assange e gli altri hanno rintracciato quanto piu' materiale possibile per identificare i nomi di queste societa' e descrivere in dettaglio i 'servizi' che sono in grado di offrire.
Ecco allora spuntare i nomi di 130 aziende basate in 25 paesi: insieme si spartiscono un business che vale 5 miliardi di dollari. Ma i cittadini comuni ne sanno poco o nulla. Gli agenti commerciali di questo Grande Fratello reticolare illustrano infatti i loro prodotti in fiere specializzate dove, spiega il BIJ, ''la gente comune e la stampa non e' ammessa''. Si tratta di strumenti avanzatissimi, che sembrano tratti da un film di Hollywood. Invece sono veri e pronti sul mercato.
''Societa' di sorveglianza come l'americana SS8, l'italiana Hacking Team, o la francese Vupen producono virus Trojans in grado di assumere il controllo di computer e cellulari - incluso iPhone, Blackberry e Android - registrando ogni uso, movimento e persino immagini e suoni della stanza in cui si trovano'', spiega Assange. In pratica, taglia corto il boss di WikiLeaks, ogni cellulare diventa ''una microspia che in piu' e' anche in grado di telefonare''.
'' 'Spero - ha concluso - che la pubblicazione di questo materiale faccia capire che tutti siamo spiati. Non e' una minaccia teorica, che puo' verificarsi in un remoto futuro: sta accadendo oggi, e coinvolge ognuno di noi''. ''E' importante che questi equipaggiamenti siano usati solo in casi molto ristretti e in modo proporzionato'', spiega Eric King di Privacy International. ''Non e' il caso della Siria. In un paese dove non c'e' lo Stato diritto queste tecnologie diventano strumento di controllo politico''. ''I documenti - dice Ross Anderson, professore in security engineering all'universita' di Cambridge - rivelano l'esistenza di un'industria dedicata alla sorveglianza di massa e non impegnata a fornire legali strumenti d'intercettazione. Sono strumenti che permettono ai governi di registrare e analizzare email, chat e sms della gente allo stesso modo in cui Google permette di scandagliare il web''.
Fonte: http://www.ufoonline.it/2011/12/02/assange-siamo-tutti-spiati-da-un-grande-fratello-globale/
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