e' tato identificato per la prima volta un pianeta che potrebbe avere acqua liquida e quindi ospitare, forse, la vita. Si chiama Kepler 22b, poco più di due volte più grande della Terra e con un anno di 290 giorni, il primo pianeta conosciuto a trovarsi alla distanza giusta dal suo Sole.
La ricerca, realizzata da un gruppo della Nasa e pubblicata su The Astrophysical Journal, è "una pietra miliare lungo la strada per trovare il gemello della Terra", secondo Douglas Hudgins, uno dei responsabili Nasa della missione Kepler, un programma per la ricerca di pianeti al di fuori del sistema solare. Secondo i ricercatori Kepler-22b orbiterebbe attorno alla propria stella a una distanza del 15% inferiore a quella della Terra dal Sole e riceverebbe una quantità di calore giusta per mantenere sulla sua superficie una temperatura media (circa 22 gradi) tale da permettere l'esistenza di acqua liquida in superficie.
Anche se i ricercatori non hanno potuto ancora appurare se Kepler-22b abbia una composizione di genere rocciosa, come Terra o Marte, oppure gassosa, come Giove o Nettuno, la sua individuazione è un importantissimo passo in avanti verso la ricerca di pianeti simili alla Terra. La presenza di acqua liquida è una delle caratteristiche ritenute più importanti per poter ospitare la vita ma mantenere una grande quantità d'acqua in forma liquida è una condizione ritenuta "difficile", in quanto dipende da una combinazione di molti diversi fattori di cui il più importante è la sua orbita in una ben limitata distanza dalla sua stella.
"Siamo stati molto fortunati a identificare questo corpo celeste", ha spiegato William Borucki, uno dei responsabili di Kepler al Centro di Ricerca Ames a Moffett Field, in California. "Abbiamo osservato il suo transito appena tre giorni dopo aver iniziato le osservazioni". Lo strumento principale del satellite Kepler è infatti uno sensibilissimo fotometro in grado di misurare le piccole variazioni della luminosità delle stelle lontane causate dell'eventuale transito (e quindi parziale oscuramento) di possibili pianeti.
La missione Kepler, lanciata dall'agenzia spaziale americana nel 2009, deve il nome al celebre astronomo Johannes Kepler autore delle leggi del moto dei pianeti ha identificato altri 54 candidati pianeti che orbiterebbero nella fascia abitabile. Kepler 22b è però il primo tra questi la cui orbita è stata confermata anche da telescopi e osservatori da Terra.
Fonte: http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/12/la-nasa-individua-ufficialmente-il.html
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mercoledì 7 dicembre 2011
La NASA individua ufficialmente il primo pianeta adatto alla vita
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martedì 24 maggio 2011
Quel pianeta è abitabile a venti anni luce da noi
Venti anni luce, così lontano eppure così vicino. E un nome strano, Gliese 581d, che viene dalla stella nana attorno a cui orbita, Gliese 581, senza la “d” finale
E’ un nuovo pianeta che gli scienziati francesi che l’hanno individuato definiscono “capace di ospitare la vita, in forme simili a quelle che conosciamo sulla Terra”. La scoperta è stata annunciata da un comunicato del Cnrs, il centro per la ricerca scientifica francese. Si stima che il pianeta possa avere una massa sette volte superiore alla terra, ed estendersi per circa il doppio della superficie. E’ dal 2007 che ne è nota l’esistenza, ma un nuovo studio ne definisce l’abitabilità, dopo una ricerca più accurata sull’atmosfera, che permetterebbe la presenza di acqua.
Gliese 581d orbita infatti all’esterno della cintura verde della relativa stella, nella cosiddetta “zona di Goldilock”, una posizione in cui la temperatura è ideale per l’esistenza dell’acqua in forma liquida. Non è così caldo da farla evaporare e nemmeno così freddo perché congeli. E con il tipo di atmosfera ad alta densità di diossido di carbonio, che gli scienziati ritengono probabile per un pianeta così grande come quello individato, potrebbero quindi esserci piogge, nuvole, oceani. E quindi la vita, in forma vegetale e anche animale. E addirittura intelligente, sempre nel campo delle ipotesi. Gliese 581d è solo uno degli oltre cinquecento pianeti extrasolari scoperti negli ultimi 15 anni
Ma secondo chi l’ha scoperto, 581d potrebbe non avere un ambiente del tutto simile alla Terra. Anzi, sarebbe “un posto piuttosto strano da visitare”. L’aria più densa e le nuvole più compatte, secondo il Cnrs, manterrebbero la luce in superficie in una perpetua colorazione rosso-tramonto, piuttosto scuro. E la grande massa del pianeta lascia ipotizzare una gravità doppia rispetto alla Terra. E comunque, arrivarci non è possibile per la nostra attuale tecnologia. Venti anni luce significa che per raggiungere Gliese ci vorrebbero circa 20 anni, viaggiando alla velocità della luce. Utilizzando le nostre attuali tecnologie, ci vorrebbero circa 300mila anni. Un tempo necessario per studiare molti altri metodi per viaggiare nello spazio.
Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2011/05/19/news/quel_pianeta_abitabile_a_venti_anni_luce_da_noi-16436613/
E’ un nuovo pianeta che gli scienziati francesi che l’hanno individuato definiscono “capace di ospitare la vita, in forme simili a quelle che conosciamo sulla Terra”. La scoperta è stata annunciata da un comunicato del Cnrs, il centro per la ricerca scientifica francese. Si stima che il pianeta possa avere una massa sette volte superiore alla terra, ed estendersi per circa il doppio della superficie. E’ dal 2007 che ne è nota l’esistenza, ma un nuovo studio ne definisce l’abitabilità, dopo una ricerca più accurata sull’atmosfera, che permetterebbe la presenza di acqua.
Gliese 581d orbita infatti all’esterno della cintura verde della relativa stella, nella cosiddetta “zona di Goldilock”, una posizione in cui la temperatura è ideale per l’esistenza dell’acqua in forma liquida. Non è così caldo da farla evaporare e nemmeno così freddo perché congeli. E con il tipo di atmosfera ad alta densità di diossido di carbonio, che gli scienziati ritengono probabile per un pianeta così grande come quello individato, potrebbero quindi esserci piogge, nuvole, oceani. E quindi la vita, in forma vegetale e anche animale. E addirittura intelligente, sempre nel campo delle ipotesi. Gliese 581d è solo uno degli oltre cinquecento pianeti extrasolari scoperti negli ultimi 15 anni
Ma secondo chi l’ha scoperto, 581d potrebbe non avere un ambiente del tutto simile alla Terra. Anzi, sarebbe “un posto piuttosto strano da visitare”. L’aria più densa e le nuvole più compatte, secondo il Cnrs, manterrebbero la luce in superficie in una perpetua colorazione rosso-tramonto, piuttosto scuro. E la grande massa del pianeta lascia ipotizzare una gravità doppia rispetto alla Terra. E comunque, arrivarci non è possibile per la nostra attuale tecnologia. Venti anni luce significa che per raggiungere Gliese ci vorrebbero circa 20 anni, viaggiando alla velocità della luce. Utilizzando le nostre attuali tecnologie, ci vorrebbero circa 300mila anni. Un tempo necessario per studiare molti altri metodi per viaggiare nello spazio.
Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2011/05/19/news/quel_pianeta_abitabile_a_venti_anni_luce_da_noi-16436613/
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mercoledì 4 maggio 2011
Super -Terra scoperta intorno ad una stessa visibile ad occhio nudo
Una delle prime stelle di cui si seppe che ospitava dei esopianeti fu 55 Cancri. Il primo pianeta in questo sistema fu scoperto nel 1997 e oggi sappiamo che questa stella ospita almeno 5 pianeti, il più interno dei quali, 55 Cnc e, è stato recentemente visto transitare, il che ci ha fatto scoprire moltissime cose nuove a riguardo.
55 Cnc è un sistema molto interessante da tanti punti di vista. Prima di tutto è distante soltanto 41 anni luce da noi; poi è composto da una stella primaria nana gialla in orbita insieme ad una nana rossa distante 1000 Unità Astronomiche. Il sistema planetario si trova entro la sua orbita. La stella primaria è poco sopra i 6 gradi di magnitudo, il che vuol dire che è visibile anche a occhio nudo, se le condizioni atmosferiche sono buone.
Uno dei pianeti che orbita all’interno di questo sistema, 55 Cnc e, è stato scoperto con un sistema chiamato “misurazione della velocità radiale” nel lontano 2004. A quel punto, si misurò un periodo orbitale di 2.8 giorni per il pianeta, ed una massa minima di 14.2 masse terrestri. Tuttavia, nel 2010, Rebekah Dawson e Daniel Fabrycky del Centro per l’Astrofisica dell’Università di Harvard, hanno dimostrato che le misure erano sbagliate e che in realtà il tempo in cui il pianeta orbita la propria stella è di soli 0.7365 giorni.
Uno dei risultati di questa indagine è stata la scoperta che il pianeta orbita in realtà molto vicino alla sua stella. Questo calcolo più preciso dei dati rilevati con la misurazione della velocità radiale (che misura i leggeri spostamenti della stella causati dall’influenza gravitazionale di un corpo che le orbita intorno) ha permesso di aumentare la probabilità di trovare un pianeta che transita dal 13% al 33%. Così, un team guidato da Joshua Winn del Massachusetts Institute of Tehcnology è andato alla ricerca di questo pallido possibile transito.
Alla fine il transito è stato rilevato è pubblicato in una ricerca su Arxi.org. Ma mentre la stella stessa è una delle più brillanti tra quelle che posseggono pianeti intorno, di cui siamo a conoscenza, l’eclissi causata dal transito è ben lontano dall’essere visibile senza un osservazione molto precisa, dato che cambia soltanto 0.0002% (uno dei cambiamenti più bassi conosciuti). Le osservazioni del transito confermano le correzioni fatte da Dawson e Fabrycky e aggiunge nuove informazioni riguardo a questo misterioso corpo.
Dato che sappiamo sia il raggio che la massa, è stato possibile stimare la struttura del pianeta e trovare che ha una massa di 8.57 ± 0.64 masse terrestri. Il raggio è di 1.63 ± 0.16 raggi terrestri, e ha una densità che è 10.9 ± 3.1 g cm-3 (la densità media della Terra è di 5.515 g cm-3). Questi dati piazzano questo pianeta densissimo, ben dentro la categoria delle super-Terre rocciose.
Il team ha anche esplorato la possibilità che il pianeta possa o meno avere un atmosfera, data la vicinanza alla sua stella (si trova infatti a solo 3 volte il raggio della stella stessa). Ad una distanza così piccola, il pianeta sarà molto probabilmente bloccato dalla forza di marea, e mostrerebbe sempre la stessa faccia alla stella. Dato anche un albedo tipo dei pianeti rocciosi, la temperatura media dovrebbe essere di circa 2.700°Celsius. Se il pianeta avesse un modo (come una leggera atmosfera) per ridistribuire questo calore, allora potrebbe scendere fino a 1.826°Celsius. Ad ogni modo, un pianeta di questa massa avrebbe molta difficoltà nel trattenere qualsiasi forma di atmosfera gassosa. Comunque il team spiega che potrebbe essere possibile che una forte attività vulcanica sia in grado di creare una sottilissima atmosfera di composti molecolari.
Gli autori concludono la ricerca dicendo che : “c’è un particolare piacere nel guardare una stella visibile a occhio nudo, e sapere con esattezza la massa ed il raggio di un piccolissimo pianeta che le orbita davanti ogni 0.7 giorni.”
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/05/03/super-terra-densissima-scoperta-intorno-a-stella-visibile-ad-occhio-nudo/#more-4113
55 Cnc è un sistema molto interessante da tanti punti di vista. Prima di tutto è distante soltanto 41 anni luce da noi; poi è composto da una stella primaria nana gialla in orbita insieme ad una nana rossa distante 1000 Unità Astronomiche. Il sistema planetario si trova entro la sua orbita. La stella primaria è poco sopra i 6 gradi di magnitudo, il che vuol dire che è visibile anche a occhio nudo, se le condizioni atmosferiche sono buone.
Uno dei pianeti che orbita all’interno di questo sistema, 55 Cnc e, è stato scoperto con un sistema chiamato “misurazione della velocità radiale” nel lontano 2004. A quel punto, si misurò un periodo orbitale di 2.8 giorni per il pianeta, ed una massa minima di 14.2 masse terrestri. Tuttavia, nel 2010, Rebekah Dawson e Daniel Fabrycky del Centro per l’Astrofisica dell’Università di Harvard, hanno dimostrato che le misure erano sbagliate e che in realtà il tempo in cui il pianeta orbita la propria stella è di soli 0.7365 giorni.
Uno dei risultati di questa indagine è stata la scoperta che il pianeta orbita in realtà molto vicino alla sua stella. Questo calcolo più preciso dei dati rilevati con la misurazione della velocità radiale (che misura i leggeri spostamenti della stella causati dall’influenza gravitazionale di un corpo che le orbita intorno) ha permesso di aumentare la probabilità di trovare un pianeta che transita dal 13% al 33%. Così, un team guidato da Joshua Winn del Massachusetts Institute of Tehcnology è andato alla ricerca di questo pallido possibile transito.
Alla fine il transito è stato rilevato è pubblicato in una ricerca su Arxi.org. Ma mentre la stella stessa è una delle più brillanti tra quelle che posseggono pianeti intorno, di cui siamo a conoscenza, l’eclissi causata dal transito è ben lontano dall’essere visibile senza un osservazione molto precisa, dato che cambia soltanto 0.0002% (uno dei cambiamenti più bassi conosciuti). Le osservazioni del transito confermano le correzioni fatte da Dawson e Fabrycky e aggiunge nuove informazioni riguardo a questo misterioso corpo.
Dato che sappiamo sia il raggio che la massa, è stato possibile stimare la struttura del pianeta e trovare che ha una massa di 8.57 ± 0.64 masse terrestri. Il raggio è di 1.63 ± 0.16 raggi terrestri, e ha una densità che è 10.9 ± 3.1 g cm-3 (la densità media della Terra è di 5.515 g cm-3). Questi dati piazzano questo pianeta densissimo, ben dentro la categoria delle super-Terre rocciose.
Il team ha anche esplorato la possibilità che il pianeta possa o meno avere un atmosfera, data la vicinanza alla sua stella (si trova infatti a solo 3 volte il raggio della stella stessa). Ad una distanza così piccola, il pianeta sarà molto probabilmente bloccato dalla forza di marea, e mostrerebbe sempre la stessa faccia alla stella. Dato anche un albedo tipo dei pianeti rocciosi, la temperatura media dovrebbe essere di circa 2.700°Celsius. Se il pianeta avesse un modo (come una leggera atmosfera) per ridistribuire questo calore, allora potrebbe scendere fino a 1.826°Celsius. Ad ogni modo, un pianeta di questa massa avrebbe molta difficoltà nel trattenere qualsiasi forma di atmosfera gassosa. Comunque il team spiega che potrebbe essere possibile che una forte attività vulcanica sia in grado di creare una sottilissima atmosfera di composti molecolari.
Gli autori concludono la ricerca dicendo che : “c’è un particolare piacere nel guardare una stella visibile a occhio nudo, e sapere con esattezza la massa ed il raggio di un piccolissimo pianeta che le orbita davanti ogni 0.7 giorni.”
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/05/03/super-terra-densissima-scoperta-intorno-a-stella-visibile-ad-occhio-nudo/#more-4113
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lunedì 21 marzo 2011
Esopianeta potrebbe avere un’atmosfera ricchissima in metalli
Ad una prima occhiata, l’esopianeta GJ 1214b sembrerebbe soltanto un altro esempio della crescente categoria di pianeti cosi detti “super-Terre”. Scoperto grazie al MEarth Project, nel 2009, GJ 1214b orbita intorno ad una nana di classe M, nella costellazione di Ofiuco, in un orbita molto stretta che la porta a fare il giro intorno alla propria stella ogni 1.6 giorni.
L’anno scorso, questo esopianeta diventò la prima super-Terra dove gli scienziati erano riusciti ad identificare un elemento preciso nell’atmosfera. Si trattava di vapore acqueo! Adesso, grazie a nuove indagini fatte dallo stesso team di allora, sono state scoperte altre nuove caratteristiche dell’atmosfera di questo esopianeta.
Precedentemente il team aveva suggerito che le loro osservazioni potevano potenzialmente essere spiegate da due ipotetici modelli planetari. Nel primo modello, il pianeta potrebbe essere coperto da uno strato di idrogeno ed elio, ma la mancanza di caratteristiche tipiche dell’assorbimento della luce nello spettro dell’atmosfera ha suggerito che questo non era il caso, a meno che questo strato non fosse nascosto sotto un altro spesso strato di nuvole. Comunque, dai dati disponibili per adesso, non erano mai riusciti ad escludere questa possibilità del tutto.
Combinando le vecchie osservazioni con le più recenti fatte con il MEarth Observatory, il team adesso spiega di essere riuscito ad escludere questo scenario con una fiducia intorno a 99.99%. Il risultato è che il rimanente modello, che prevede la presenza di altissime quantità di metalli(in astronomia si parla di elementi metallici nel caso di tutti quelli che non sono idrogeno ed elio) è quello più plausibile. Il team continua anche a sopportare la loro prima conclusione che prevede un’atmosfera che contiene almeno 10% vapore acqueo. Grazie a queste nuove osservazioni, la sicurezza di questa ipotesi è del 99,7%. Mentre la presenza del vapore acqueo potrebbe dare l’impressione di un posto invitante, come una giungla tropicale, il team predice che il pianeta dovrebbe avere una temperatura media di 279,4°C.
Se da una parte queste scoperte sono storie molto interessanti legate all’atmosfera di questo pianeta, la prevalenza di elementi pesanti potrebbe darci tanti indizi anche sulla struttura geologica del pianeta e magari la sua storia. I modelli planetari legati alla sua atmosfera suggeriscono che, almeno per i pianeti di questa massa e temperatura, ci possono essere due scenari di formazione. Nel primo caso, l’atmosfera è direttamente nata durante la formazione del pianeta. Tuttavia, questo indicherebbe un’atmosfera ricchissima di idrogeno, ma cosi non è. La seconda ipotesi, è che il pianeta si sia formato molto lontano, ai confini del sistema stellare a cui appartiene, ma che sia poi migrato per qualche motivo verso l’interno. In questo modo, se prima era solo una palla di ghiaccio, con tutto il calore ricevuto dalla vicinanza alla propria stella, è diventato un pianeta con una ricchissima atmosfera, creata dalla sublimazione del ghiaccio che preservava sulla propria superficie.
Oltre alla propria ricerca intorno alle caratteristiche dell’atmosfera di questo pianeta, il team ha anche analizzato i movimenti dell’orbita del pianeta, alla ricerca di piccole vibrazioni che indicherebbero la presenza di altri corpi vicini. Per adesso non c’è stato alcun risultato in questo senso.
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/03/17/esopianeta-potrebbe-avere-unatmosfera-ricchissima-in-metalli/#more-3594
L’anno scorso, questo esopianeta diventò la prima super-Terra dove gli scienziati erano riusciti ad identificare un elemento preciso nell’atmosfera. Si trattava di vapore acqueo! Adesso, grazie a nuove indagini fatte dallo stesso team di allora, sono state scoperte altre nuove caratteristiche dell’atmosfera di questo esopianeta.
Precedentemente il team aveva suggerito che le loro osservazioni potevano potenzialmente essere spiegate da due ipotetici modelli planetari. Nel primo modello, il pianeta potrebbe essere coperto da uno strato di idrogeno ed elio, ma la mancanza di caratteristiche tipiche dell’assorbimento della luce nello spettro dell’atmosfera ha suggerito che questo non era il caso, a meno che questo strato non fosse nascosto sotto un altro spesso strato di nuvole. Comunque, dai dati disponibili per adesso, non erano mai riusciti ad escludere questa possibilità del tutto.
Combinando le vecchie osservazioni con le più recenti fatte con il MEarth Observatory, il team adesso spiega di essere riuscito ad escludere questo scenario con una fiducia intorno a 99.99%. Il risultato è che il rimanente modello, che prevede la presenza di altissime quantità di metalli(in astronomia si parla di elementi metallici nel caso di tutti quelli che non sono idrogeno ed elio) è quello più plausibile. Il team continua anche a sopportare la loro prima conclusione che prevede un’atmosfera che contiene almeno 10% vapore acqueo. Grazie a queste nuove osservazioni, la sicurezza di questa ipotesi è del 99,7%. Mentre la presenza del vapore acqueo potrebbe dare l’impressione di un posto invitante, come una giungla tropicale, il team predice che il pianeta dovrebbe avere una temperatura media di 279,4°C.
Se da una parte queste scoperte sono storie molto interessanti legate all’atmosfera di questo pianeta, la prevalenza di elementi pesanti potrebbe darci tanti indizi anche sulla struttura geologica del pianeta e magari la sua storia. I modelli planetari legati alla sua atmosfera suggeriscono che, almeno per i pianeti di questa massa e temperatura, ci possono essere due scenari di formazione. Nel primo caso, l’atmosfera è direttamente nata durante la formazione del pianeta. Tuttavia, questo indicherebbe un’atmosfera ricchissima di idrogeno, ma cosi non è. La seconda ipotesi, è che il pianeta si sia formato molto lontano, ai confini del sistema stellare a cui appartiene, ma che sia poi migrato per qualche motivo verso l’interno. In questo modo, se prima era solo una palla di ghiaccio, con tutto il calore ricevuto dalla vicinanza alla propria stella, è diventato un pianeta con una ricchissima atmosfera, creata dalla sublimazione del ghiaccio che preservava sulla propria superficie.
Oltre alla propria ricerca intorno alle caratteristiche dell’atmosfera di questo pianeta, il team ha anche analizzato i movimenti dell’orbita del pianeta, alla ricerca di piccole vibrazioni che indicherebbero la presenza di altri corpi vicini. Per adesso non c’è stato alcun risultato in questo senso.
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/03/17/esopianeta-potrebbe-avere-unatmosfera-ricchissima-in-metalli/#more-3594
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mercoledì 14 aprile 2010
9 nuovi esopianeti scoperti sconvolgono la teoria planetaria
La scoperta di 9 nuovi esopianeti è stata annunciata al Royal Astronomical Society(RAS) meeting nazionale annuale sull’astronomia.

Quando questi nuovi risultati sono stati congiunti ad altre precedenti osservazioni di esopianeti transitori, gli astronomi sono stati sorpresi di scoprire che 6 di un gruppo di 27 esopianeti avevano orbite retrograde, che quindi orbitavano in senso contrario a quello della loro stella, l’esatto opposto di quello che vediamo nel Sistema Solare.
Questa è una vera bomba che stiamo facendo cadere nel campo dello studio dei esopianeti.” ha dichiarato Amaury Triaud studente dottorando al Osservatorio di Geneva, che insieme ad Andrew Cameron e Didier Queloz guidano una buona parte della campagna di osservazione.

Si pensa che i pianeti si formano nel disco di gas e polvere che orbita intorno ad una giovane stella. Questo disco proto-planetario ruota nella stessa direzione della stella, e fino ad ora, ci si aspettava che anche i pianeti che si formano nel disco avrebbero avuto orbite che seguono più o meno lo stesso piano, e che si muovano nella stessa direzione della rotazione della stella. Questo è il caso dei pianeti nel Sistema Solare.
Dopo il rilevamento iniziale dei 9 nuovi esopianeti(il numero attuale di esopianeti conosciuto è 452) usando il Wide Angle Search for Planets(WASP)il team di astronomi hanno usato lo spettrografo HARPS al telescopio da 3.6 metri ESO in Cile, insieme a dati dal telescopio svizzero Euler, anch’esso situato in Cile, per cercare di confermare le scoperte e caratterizzare gli esopianeti transitori scoperti sia nelle nuove che nelle vecchie osservazioni.
Il telescopio WASP consiste in due osservatori robotici che monitorano simultaneamente il cielo continuamente alla ricerca di eventi di transizione. Un transito avviene quando un pianeta passa davanti alla sua stella, bloccando temporaneamente parte della luce che essa emette. Le 8 fotocamere a grandangolo permettono l’osservazione simultanea di milioni di stelle per rilevare rari eventi di transizione.
Per confermare la scoperta e caratterizzare un nuovo esopianeta di transizione, è necessario ulteriori analisi per rilevare il wooble(leggeri movimenti) della stella intorno al suo centro di massa in relazione al pianeta. Questo viene fatto usando una rete globale di telescopi.
Sorprendentemente quando il team ha combinato i nuovi dati con le osservazioni precedenti hanno scoperto che più di metà di tutti i pianeti gioviani caldi studiati hanno orbite che non sono allineati con l’asse di rotazione delle loro stelle parenti. Hanno persino trovato che 6 esopianeti in questo studio esteso(di cui due sono scoperte nuove) hanno moti retrogradi: orbitano la loro stella nella direzione “sbagliata”.
I pianeti gioviani caldi, detti anche Giove Caldo, sono pianeti che orbitano altre stelle, e che hanno masse simili o più grandi di quella di Giove, ma che orbitano la loro stella molto più vicino di qualsiasi pianeta nel nostro Sistema Solare. Dato che sono sia molto grandi che vicini sono facilmente rilevabili dagli effetti gravitazionali che esercitano sulle loro stelle. Inoltre è molto più facile rilevarli per un transito. Molti dei primi esopianeti scoperti erano di questo tipo.
“I nuovi risultati mettono a dura prova il sapere convenzionale, secondo cui i pianeti dovrebbero sempre orbitare nella stessa direzione delle loro stelle,” ha detto Andrew Cameron, dell’Università di St Andrews, che ha presentato i nuovi risultati al RAS National Astronomy Meeting(NAM2010) in Glasgow questa settimana.

Nei 15 anni seguenti alla scoperta dei primi pianeti gioviani caldi, la loro origine è stata un vero puzzle. I nuclei dei pianeti giganti si pensa siano formati da un mix di particelle di roccia e ghiaccio che si trovano soltanto nelle regioni esterne e fredde dei sistemi planetari. I pianeti gioviani caldi devono quindi essersi formati lontani dalle loro stelle e in seguito, per un processo migratorio, essersi avvicinati alla loro stella. Molti astronomi credono che questo sia dovuto alle interazioni gravitazionali con il disco di polvere da cui si sono formati. Questo scenario ha luogo lungo qualche milione di anni e risulta in un orbita allignata con l’asse di rotazione della stella parente. Questo permetterebbe anche ad un pianeta terrestre roccioso di formarsi in seguito, ma sfortunatamente questo non può spiegare le nuove osservazioni.
Per riuscire a spiegare il movimento retrogrado dei esopianeti, serve una teoria della migrazione alternativa, che suggerisce che la prossimità di pianeti gioviani caldi alle loro stelle parenti non è dovuta all’interazione con il disco di polvere, ma ad un più lento processo evolutivo che coinvolge anche una lotta gravitazionale con altri dischi planetari più lontani o stelle compagne lungo centinaia di milioni di anni. Dopo che questi disturbi hanno portato un pianeta gigante in un orbita allungata o capovolta, soffrirebbe una frizione di marea, perdendo energia ogni volta passerebbe vicino alla stella. Eventualmente finirebbe parcheggiato in un orbita quasi circolare ma inclinata e vicina alla stella. “Un effetto secondario drammatico di questo processo è che farebbe fuori qualsiasi pianeta piccolo simile alla Terra, in questi sistemi. ” ha spiegato Didier Queloz del Geneva Observatory.
Per due dei esopianeti retrogradi scoperti sono gia stati scoperte compagne massicce che potenzialmente potrebbero essere la causa di questo effetto. Questi nuovi risultati faranno partire un intensa ricerca per ulteriori corpi in altri sistemi planetari.
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010/04/14/9-nuovi-esopianeti-scoperti-sconvolgono-la-teoria-planetaria/#more-639
Fonte originale: http://www.eso.org/public/news/eso1016/

Quando questi nuovi risultati sono stati congiunti ad altre precedenti osservazioni di esopianeti transitori, gli astronomi sono stati sorpresi di scoprire che 6 di un gruppo di 27 esopianeti avevano orbite retrograde, che quindi orbitavano in senso contrario a quello della loro stella, l’esatto opposto di quello che vediamo nel Sistema Solare.
Questa è una vera bomba che stiamo facendo cadere nel campo dello studio dei esopianeti.” ha dichiarato Amaury Triaud studente dottorando al Osservatorio di Geneva, che insieme ad Andrew Cameron e Didier Queloz guidano una buona parte della campagna di osservazione.

Si pensa che i pianeti si formano nel disco di gas e polvere che orbita intorno ad una giovane stella. Questo disco proto-planetario ruota nella stessa direzione della stella, e fino ad ora, ci si aspettava che anche i pianeti che si formano nel disco avrebbero avuto orbite che seguono più o meno lo stesso piano, e che si muovano nella stessa direzione della rotazione della stella. Questo è il caso dei pianeti nel Sistema Solare.
Dopo il rilevamento iniziale dei 9 nuovi esopianeti(il numero attuale di esopianeti conosciuto è 452) usando il Wide Angle Search for Planets(WASP)il team di astronomi hanno usato lo spettrografo HARPS al telescopio da 3.6 metri ESO in Cile, insieme a dati dal telescopio svizzero Euler, anch’esso situato in Cile, per cercare di confermare le scoperte e caratterizzare gli esopianeti transitori scoperti sia nelle nuove che nelle vecchie osservazioni.
Il telescopio WASP consiste in due osservatori robotici che monitorano simultaneamente il cielo continuamente alla ricerca di eventi di transizione. Un transito avviene quando un pianeta passa davanti alla sua stella, bloccando temporaneamente parte della luce che essa emette. Le 8 fotocamere a grandangolo permettono l’osservazione simultanea di milioni di stelle per rilevare rari eventi di transizione.
Per confermare la scoperta e caratterizzare un nuovo esopianeta di transizione, è necessario ulteriori analisi per rilevare il wooble(leggeri movimenti) della stella intorno al suo centro di massa in relazione al pianeta. Questo viene fatto usando una rete globale di telescopi.
Sorprendentemente quando il team ha combinato i nuovi dati con le osservazioni precedenti hanno scoperto che più di metà di tutti i pianeti gioviani caldi studiati hanno orbite che non sono allineati con l’asse di rotazione delle loro stelle parenti. Hanno persino trovato che 6 esopianeti in questo studio esteso(di cui due sono scoperte nuove) hanno moti retrogradi: orbitano la loro stella nella direzione “sbagliata”.
I pianeti gioviani caldi, detti anche Giove Caldo, sono pianeti che orbitano altre stelle, e che hanno masse simili o più grandi di quella di Giove, ma che orbitano la loro stella molto più vicino di qualsiasi pianeta nel nostro Sistema Solare. Dato che sono sia molto grandi che vicini sono facilmente rilevabili dagli effetti gravitazionali che esercitano sulle loro stelle. Inoltre è molto più facile rilevarli per un transito. Molti dei primi esopianeti scoperti erano di questo tipo.
“I nuovi risultati mettono a dura prova il sapere convenzionale, secondo cui i pianeti dovrebbero sempre orbitare nella stessa direzione delle loro stelle,” ha detto Andrew Cameron, dell’Università di St Andrews, che ha presentato i nuovi risultati al RAS National Astronomy Meeting(NAM2010) in Glasgow questa settimana.

Nei 15 anni seguenti alla scoperta dei primi pianeti gioviani caldi, la loro origine è stata un vero puzzle. I nuclei dei pianeti giganti si pensa siano formati da un mix di particelle di roccia e ghiaccio che si trovano soltanto nelle regioni esterne e fredde dei sistemi planetari. I pianeti gioviani caldi devono quindi essersi formati lontani dalle loro stelle e in seguito, per un processo migratorio, essersi avvicinati alla loro stella. Molti astronomi credono che questo sia dovuto alle interazioni gravitazionali con il disco di polvere da cui si sono formati. Questo scenario ha luogo lungo qualche milione di anni e risulta in un orbita allignata con l’asse di rotazione della stella parente. Questo permetterebbe anche ad un pianeta terrestre roccioso di formarsi in seguito, ma sfortunatamente questo non può spiegare le nuove osservazioni.
Per riuscire a spiegare il movimento retrogrado dei esopianeti, serve una teoria della migrazione alternativa, che suggerisce che la prossimità di pianeti gioviani caldi alle loro stelle parenti non è dovuta all’interazione con il disco di polvere, ma ad un più lento processo evolutivo che coinvolge anche una lotta gravitazionale con altri dischi planetari più lontani o stelle compagne lungo centinaia di milioni di anni. Dopo che questi disturbi hanno portato un pianeta gigante in un orbita allungata o capovolta, soffrirebbe una frizione di marea, perdendo energia ogni volta passerebbe vicino alla stella. Eventualmente finirebbe parcheggiato in un orbita quasi circolare ma inclinata e vicina alla stella. “Un effetto secondario drammatico di questo processo è che farebbe fuori qualsiasi pianeta piccolo simile alla Terra, in questi sistemi. ” ha spiegato Didier Queloz del Geneva Observatory.
Per due dei esopianeti retrogradi scoperti sono gia stati scoperte compagne massicce che potenzialmente potrebbero essere la causa di questo effetto. Questi nuovi risultati faranno partire un intensa ricerca per ulteriori corpi in altri sistemi planetari.
Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010/04/14/9-nuovi-esopianeti-scoperti-sconvolgono-la-teoria-planetaria/#more-639
Fonte originale: http://www.eso.org/public/news/eso1016/
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