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mercoledì 28 marzo 2012

Veniamo da Orione?

Interessante articolo dal blog freeanimals....buona lettura!

Almeno a una delle famose domande, da dove veniamo, abbiamo risposto! Per le altre due, chi siamo e dove stiamo andando, ci stiamo organizzando. Naturalmente, è saggio lasciare aperto ancora per un po’ qualche interrogativo, perché non si sa mai.


Comunque, direi che mi sia stato utile partecipare venerdì 23 marzo alla conferenza “Miti e misteri egizi: loro relazione con il presente”, tenuta da Fabio Delizia a Codroipo, perché almeno sta cominciando a delinearsi pubblicamente quella che è la nostra origine extraterrestre. Noi stessi, che da millenni ci sentiamo attratti dal cielo e dall’ufologia, nonostante la nostra struttura fisica scimmiesca, abbiamo una patria da qualche parte, nel vasto universo, e i sospetti si accentrano sulla prima stella della Cintura di Orione. Già Alan Sorrenti cantava “Noi siamo figli delle stelle”, ancora nel 1977 e, assodato che con i film di Hollywood l’élite mondialista spesso lancia messaggi alla sonnolenta umanità, della cintura di Orione si parla nel primo Man in Black, con Will Smith e Tommy Lee Johns. Anche se bisognerebbe parlare più di cinturino che di cintura, visto che stava sul collo di un gatto, guarda caso proprio quell’animale adorato dagli egizi. I paleoastronauti venuti da Orione sulla Terra avranno avuto una qualche predilezione per il felino domestico? La Sfinge, infatti, non è altro che un grosso gatto e in lingua inglese anche leoni, leopardi e serval vengono chiamati cats. Se, arrivati sulla Terra dopo un lungo viaggio, prima di mettersi a manipolare i geni dell’Homo erectus, si fossero messi a giocare con i felini selvatici, ottenendo quella che i poeti chiamavano la tigre da salotto, diventa ridicolo pensare che gli egizi tenessero con sé i gatti solo per proteggere i granai dai topi. Per quello avevano già la mangusta. E diventa necessario spostare indietro la data della domesticazione del gatto, che al momento si attesta sui 5000 anni fa.

Ma, come ha spiegato Fabio Delizia, studioso d’arte piemontese, classe 1970, sono molte le conoscenze che andrebbero rettificate,
con spostamenti indietro dell’ora legale della storia dell’umanità. Purtroppo, al momento, su un Fabio Delizia che illustra gli interrogativi insoluti e le possibili spiegazioni a un uditorio interessato, ci sono mille maestrine dalla penna rossa che raccontano storielle inverosimili a legioni di scolari demotivati. Si arriverà mai ad ottenere qualche modifica dei programmi ministeriali della Pubblica Istruzione? O dobbiamo seriamente cominciare a sospettare che c’è un complotto governativo volto a tenere il popolo nell’ignoranza?

D’altra parte, sarebbe in linea con le mistificazioni compiute nei secoli dagli apparati religiosi e non ci sarebbe da stupirsi se anche nel campo della conoscenza ci viene sistematicamente tenuta nascosta la verità. I meccanismi sono sempre gli stessi: gli eretici venivano messi al rogo dalla Chiesa e gli archeologi controcorrente vengono ridicolizzati dall’archeologia accademica. La guida turistica John Anthony West, che si accorse dell’erosione pluviale alla base della Sfinge, sta ancora aspettando che qualcuno gli spieghi il perché, dato che in quella zona non piove dalla fine dell’ultima glaciazione. Robert Duvall è dal 1993 che afferma che i cosiddetti condotti di aerazione all’interno della Grande Piramide sarebbe più giusto chiamarli “pozzi stellari”, ma nei testi scolastici continuano ad essere definiti con la prima versione. Poi la faccenda, a volte, assume i toni del giallo se si pensa che i reperti trovati nei pozzi stellari che si dipartono dalla camera della regina sono spariti dal British Museum dov’erano sistemati. Che fine ha fatto la sfera di bronzo, l’uncino e quel pezzo di legno di cedro che erano sicuramente originari del periodo in cui la piramide fu costruita? Avrebbero potuto essere sottoposti alla prova del Carbonio 14, così da fugare ogni dubbio sulla data della costruzione, ma invece non si trovano più.

Altre incongruenze inerenti la costruzione della Grande Piramide – e Fabio Delizia lo ha spiegato molto bene – derivano da semplici calcoli. Secondo la storiografia ufficiale, la piramide di Cheope fu costruita in vent’anni. Poiché i blocchi di cui è composta sono 2 milioni e mezzo, gli operai avrebbero dovuto collocarne 342 al giorno, con un ritmo di uno ogni cinque minuti circa. E siccome ogni blocco pesa almeno due tonnellate e mezza, quante persone avrebbero dovuto lavorarci attorno a forza di corde e pulegge per trascinare, issare e sistemare con perfezione millimetrica quei massi uno sopra l’altro? Oltretutto, non si trattava di blocchi tutti uguali, ma di solidi con incastri pazzeschi come quelli che si vedono nei templi Inca in Perù, con volte e giravolte da far venire il mal di testa. O almeno da lasciare stupefatti.

Con la tecnologia di cui disponiamo non siamo ancora capaci di fare una cosa del genere e i libri di storia pretendono di darcela a bere, mostrando antichi operai che non conoscevano neanche la ruota e che tiravano e spingevano blocchi pesantissimi? Magari sotto le sferzate dei capimastri. Quale tecnologia avevano quegli antichi costruttori per sollevare un masso di tre tonnellate a 130 metri d’altezza? Se fosse vera la spiegazione delle rampe di legno su cui facevano scorrere i blocchi, spingendoli verso l’alto sopra tronchi rotolanti, dove sono finite le rampe stesse? Avrebbero avuto bisogno di un’intera foresta per ottenere il legname necessario. Una foresta in un deserto? E poi, i blocchi venivano da mille chilometri di distanza: come li hanno trasportati fin lì? E’ credibile che li abbiano fatti navigare sul Nilo a bordo di imbarcazioni? Con tutto quel peso? In soli vent’anni?

Io alla fine avanzerò un paio di ipotesi alternative, che non sono state dette dal relatore, ma per ora andiamo avanti con le incongruenze. Gli storici si affidano molto sulle fonti, quelle che ci sono pervenute, almeno. Ebbene, sulla costruzione delle piramidi, della Sfinge e dei due templi che furono costruiti con il materiale di riporto non c’è alcuna documentazione. Gli egizi erano abituati a documentare anche le cose più banali, come la fabbricazione di profumi e lo spennamento delle oche, ma di un lavoro immane che coinvolse qualcosa come 100.000 operai e loro famiglie non c’è nulla di nulla. Tutti gli altri monumenti sparsi per l’Egitto pullulano di geroglifici, ma sulle piramidi e sui due templi della piana di Giza, di cui solo il Tempio della Valle si presenta in maniera quasi integra, non c’è alcun segnetto inciso. Da nessuna parte. Non vi sembra un po’ strano?

Diventa meno strano se si pensa che la Piana di Giza fu predisposta da una civiltà anteriore, molto più antica dei 3.000 anni a cui si fa riferimento normalmente, e che gli egizi semplicemente trovarono i manufatti già sul posto, eredità di un popolo che essi divinizzarono senza averlo mai conosciuto.

Solo da un paio di secoli la Grande Piramide viene definita la tomba di Cheope e questo perché un archeologo dinamitardo disse di aver trovato il nome del faraone inciso nella roccia, oltretutto scritto male, all’interno della piramide. Ma la cosa curiosa è che di questo Cheope possediamo solo una statuetta di otto centimetri, mentre per altri faraoni come Tutankamon si hanno sparsi per i musei un’infinità di testimonianze, sotto forma di statue, dipinti ed effigi varie. Pure Kefren e Micerino, titolari ufficiali delle altre due presunte tombe, non avevano nulla di meno glorioso di Cheope, rispettivamente padre e nonno. E allora perché tutta la granitica gloria a Cheope e le briciole ai suoi discendenti? Di Kefren, per esempio, presso il museo egizio del Cairo, c’è un’enorme statua in diorite, che è la pietra più dura che esista e anche questo testimonia il fatto che la lavorazione dei massi veniva fatta con accuratezza e non certo in maniera frenetica.

Sempre a proposito delle fonti, assodato che in nessun papiro e in nessun geroglifico si parla della costruzione dei monumenti di Giza, cosa ci dicono gli storici dell’epoca? L’unico che avrebbe potuto dirci qualcosa è Manetone, sacerdote di Eliopolis, ma di lui ci restano solo frammenti e sono pertanto solo gli storici posteriori a riferirci il suo pensiero. E in effetti qualcosa sappiamo. Sappiamo che Manetone divide la storia del suo paese in tre parti: l’epoca in cui regnavano gli Dei, quella in cui regnavano i semidei, che erano anche semiveggenti ed erano chiamati seguaci di Horus, e quella delle trentuno dinastie dei faraoni venute dopo Menes.

Il papiro di Torino va oltre le 31 dinastie, anzi oltre il faraone Menes, che fu l’ultimo dell’epoca dei semidei. Tuttavia, succede che
gli storici se accettano come veritiere le parole di Manetone riguardanti il terzo periodo, non accettano quelle riguardanti i primi due, definendoli frutto di fantasia mitologica. Succede la stessa cosa con Platone: ci va bene finché ragiona come filosofo, ma ci va meno bene quando parla di Atlantide. In altre parole, gli storici accettano solo quello che fa loro comodo.

Eppure è nello Zep Tepi, il tempo primordiale in cui regnarono gli Dei che si nasconde la chiave di volta di tutta la faccenda. Cosa intendeva Manetone per Dei? E’ possibile che, in quanto tali, avessero strumenti divini atti ad innalzare le piramidi? Delizia ha mostrato una diapositiva in cui si vedeva un faraone gigantesco in proporzione ai piccoli sudditi che gli recavano ceste di mani tagliate ai nemici e ha spiegato che questa mancanza di proporzione dipende dal fatto che l’incisore del bassorilievo intendeva mettere in risalto la “grandezza” e la magnificenza del monarca e non tanto la sua statura fisica. A questo punto della conferenza avrei voluto far notare al relatore che Zaccaria Sitchin parla di giganti, e non solo lui, e questo cambierebbe un po’ le cose perché sollevare un blocco di tre tonnellate per un uomo alto un metro e sessanta è una cosa, ma cosa ben diversa è se a sollevarlo è un uomo di quattro o cinque metri. E’ una questione di forza fisica.

Non si può interrompere un relatore e me ne sono stato zitto, ma anche nel consueto dibattito post conferenza mi pare che nessuno abbia sollevato la questione. Ma continuiamo con i dati alternativi spiegati da Fabio Delizia.

Vista la mancanza di documenti scritti attestanti la costruzione dei monumenti di Giza, vista l’assenza di testimonianze da parte degli storici, cosa ci dicono le ultime scoperte?

A parte le molte affinità con Orione, riguardanti la posizione in cielo delle sue tre stelle principali con la collocazione al suolo delle tre piramidi; a parte la perfezione con cui la Grande Piramide guarda al nord magnetico; a parte le misure del perimetro, dell’altezza e di altri particolari che hanno tutte una correlazione con le misure della Terra, gli studiosi alternativi hanno scoperto che i nostri più lontani antenati erano dei provetti astronomi e sapevano che tra un’epoca e l’altra dei dodici segni zodiacali in cui è diviso il cielo visibile, passano 2160 anni e se al momento ci troviamo nell’era dei pesci, che sta per finire e lasciare il posto a quella dell’acquario, andando a ritroso nel tempo siamo passati attraverso quella del cancro, del toro e dell’ariete, per finire in quella del leone.

Se pensiamo che i costruttori dei manufatti di Giza volessero omaggiare la costellazione in cui vivevano, una sfinge a forma di leone, lunga 73 metri e alta 20, ci sta proprio bene. E’ azzeccata! E se pensiamo che nei secoli seguenti sono stati in auge il toro per gli assiro-babilonesi, con il bue Api per gli egizi, e l’ariete per il giudaimo, con l’agnello di Dio qui tollit peccata mundi, preannunciato nel Vecchio Testamento, per arrivare ai pesci del cristianesimo, si deve ammettere che la simbologia celeste è sempre stata di grande importanza per i nostri antenati e la Sfinge insieme alle piramidi finisce per collocarsi intorno al 10.500 avanti Cristo.

Un ragionamento che non fa una piega!

Chi c’era in Egitto 12.000 anni fa che costruiva opere architettoniche impossibili o da noi moderni ritenute tali? Posso avanzare qualche ipotesi? Fabio Delizia non se ne avrà a male? Ebbene, scartando quella teoria poco credibile secondo la quale i costruttori usassero una sostanza che scioglieva la roccia, rendendola malleabile, e permetteva di riversarla senza fatica dentro stampi collocati sul posto finale in attesa che la roccia riprendesse la sua consistenza naturale, vorrei spendere sue parole sull’ipotesi aliena.

Che non è certo una teoria recente, ma che mette d’accordo un po’ tutti, ufologi, archeologi controcorrente e indagatori del mistero. Posto che i pozzi stellari della camera del re guardano in direzione di Orione e considerati i numerosi miti non solo egizi che ci definiscono figli delle stelle, le piramidi, la Sfinge e i due templi che ne sono derivati dal materiale avanzato, furono costruiti mediante apparecchiature che vincevano la forza di gravità e che rendevano i monoliti leggeri come piume. Questo tipo di tecnologia, in possesso di altre culture sia in Sudamerica che in Cina, non apparteneva al nostro mondo ma veniva da “fuori”, magari insieme a quegli stessi scienziati alieni, che Sitchin chiama Anunnaki, che avevano poco prima preso un ominide per trasformarlo in Homo sapiens. In tal caso, si capisce che le proporzioni tra il faraone raffigurato sulla pietra e i suoi sudditi erano reali e l’atteggiamento degli esseri umani non poteva che essere di venerazione verso persone così potenti. Il Genesi li chiama Nephilim e li descrive come discendenti di angeli accoppiatisi con le “figlie degli uomini”. I greci, molto più tardi, nei loro miti parlavano di titani e altri supereroi prometeici. Per tacer di Polifemo!

Per concludere, sorvolando sulle idee di Rudolf Steiner riguardanti il nostro passato di uomini-pesce atlantidei (anche se l’antroposofo austriaco collocando il diluvio universale a 12.000 anni fa è probabilmente andato molto vicino al vero), vorrei finire con una bella frase su cui riflettere della quale ringrazio Fabio Delizia: “Vivere con la domanda ci avvicina alla risposta”.

Non so se è sua, del suo maestro Steiner o di qualche altro pensatore, ma io la trovo, ringraziando Delizia, semplicemente deliziosa. Solo chi non vive con l’assillo delle domande non si avvicinerà mai a nessuna risposta.

Fonte: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2012/03/veniamo-da-orione.html

lunedì 25 luglio 2011

Non solo Sitchin...

Vladimir Sheherback scienziato esperto di modelli matematici dell’università del Kazakistan asserisce che:

Ho studiato l’immagazzinamento delle informazioni genetiche nel nostro organismo e ho scoperto che il nostro DNA si combina in base ad una sequenza vecchia di tre miliardi e mezzo di anni e per questo anteriore alla comparsa della nostra vita sul pianeta. Dunque, la nostra struttura genetica viene da fuori. In altre parole, l’uomo è stato programmato nello spazio dagli extraterrestri.


Cosa si nasconde dietro la nostra esistenza ? cosa ci fa vivere ? per quale motivo ci è stato fatto questo dono ?

Domande apparentemente senza risposta ma con il passare del tempo forse dare una risposta non è cosi tanto impossibile. Attraverso una serie di libri e partendo da quello di un ufologo che ormai reputo uno dei migliori nel campo non solo ufologico ma clipeologico, Alfredo Lissoni, sono riuscito ad elaborare un ipotesi sul mistero della vita e trovare delle risposte a quelle domande. Per arrivare alle risposte dobbiamo iniziare dall’affermazione Vladimir Sheherback scienziato esperto di modelli matematici dell’università del Kazakistan. Egli ha recentemente formulato un’ipotesi di quelle che lasciano senza fiato: l’informazione contenuta nel patrimonio genetico degli esseri viventi della Terra potrebbe contenere un messaggio proveniente da creature di altri mondi.


Lo scienziato avrebbe individuato nei geni alcuni raggruppamenti di aminoacidi e, all’interno di questi gruppi, sequenze di formazioni simmetriche che ben difficilmente possono essere il risultato di un’origine naturale del nostro codice genetico: il DNA. Con questa sigla viene definito l’acido desossiribonucleico, che si trova all’interno del nucleo delle cellule umane ed è portatore dei caratteri ereditari. A tale acido, che costituisce la sostanza fondamentale del gene, è affidata la sintesi delle proteine. Sheherback ha parlato addirittura di un secondo livello di informazione inserito nel codice genetico, che potrebbe contenere messaggi inviati sulla Terra da parte di esseri pensanti esistenti in qualche punto dell’Universo. Si tratterebbe di un messaggio significativo inserito in una molecola artificiale di DNA. In effetti il nostro codice genetico è una sorta di registratore biologico, dove é scritto tutto: di quali malattie siamo portatori o ci ammaleremo e a quale età questo avverrà, quanto saremo alti, di quale colore avremo gli occhi, i capelli e persino, approssimativamente, la data della nostra morte e se questa avverrà per infarto o per arresto cardiaco. Un’altra sorprendente presa di posizione è quella dello scienziato Francis Crick, cioè proprio dello scopritore della struttura del DNA, il quale asserisce che la vita è troppo inauditamente complicata per potersiessere formata a caso.


Ecco qui riportata l’affermazione di Sheherback in merito alle origini del nostro DNA:

Ho studiato l’immagazzinamento delle informazioni genetiche nel nostro organismo e ho scoperto che il nostro DNA si combina in base ad una sequenza vecchia di tre miliardi e mezzo di anni e per questo anteriore alla comparsa della nostra vita sul pianeta. Dunque, la nostra struttura genetica viene da fuori. In altre parole, l’uomo è stato programmato nello spazio dagli extraterrestri.

Appena letta questa affermazione mi sono posto anch’io la domanda che compare nel titolo del libro di Lissoni:

Gli extraterrestri hanno creato l’uomo ?

In base a degli elementi trovati durante le mie ricerche penso che la risposta “si” alla domanda in questione non sia una cosa che debba essere lasciata nel campo dell’impossibile ma tutt’altro.

Procedendo con ordine dopo aver letto questa affermazione di Sheherback mi sono imbattuto in un’altra informazione contenuta nel libro del medico oculista Massimo Barbetta incentrato sull’ormai famoso mistero di Rennes le Chateau:


la scienza moderna ha scoperto soltanto da pochi anni il meccanismo alla base dell’invecchiamento del DNA delle cellule nucleari. Si tratterebbe di una riduzione nell’attività di un enzima chiamato Telomerasi, che non riesce più a riparare le parti terminali dei telomeri dei cromosomi, che cosi iniziano a “sfilacciarsi” alle estremità e, perciò, ad invecchiare. Soltanto in un lontano futuro si può pensare di riuscire a reintegrare questa specifica attività enzimatica

E nel libro di Michael Hesemann “I Nuovo Cerchi nel Grano” ho trovato qualcosa che si riallaccia perfettamente all’affermazione sia di Sheherback che di Barbetta:

è decisivo comunque che nel DNA degli alieni la doppia elica presenti un terzo giro e quindi si configuri coma una tripla elica. Il DNA somiglia al nostro e quindi questo potrebbe essere far pensare ad una variazione genetica o ad una mutazione. Solo di recente la società Enzo Biochem di Farmingale, New York, a comunicato di essere riuscita a mettere a punto un processo per modificare il DNA, una tecnica consistente nell’aggiungere un terzo giro alla doppia elica. Dustin Brund, nella sua analisi del messaggio di Chilbolton, arrivò alla conclusione che la conclusione del DNA degli alieni era una logica conseguenza del ruolo fondamentale svolto all’interno della catena della molecola tetraedrica silicio ossigeno, ruolo che nel nostro DNA era svolto dai fosfati

E l’ultimo elemento sta nel libro di Giorgio Pastore “Dei del cielo dei della terra”:

“alieni giunti in un remoto passato sul nostro pianeta avrebbero cosi deciso di effettuare un esperimento, unendosi geneticamente ai primi abitanti della terra. I due DNA (terrestre e extraterrestre) sarebbero stati fusi tra loro, dando vita al primo vero uomo ad immagine e somiglianza di Dio. Nacquero Adamo ed Eva, ovvero, uomini e donne muniti di intelletto, un dono divino. Probabilmente scuri di pelle, in quanto diretti discendenti degli ominidi terrestri”

Partendo da questo fatto ipotetico è possibile collegarci all’elemento della tripla elica che andrebbe a costituire il DNA alieno. È possibile che nel creare noi e quindi fondendo i due DNA la terza elica sia scomparsa oppure è stata tolta deliberatamente.


Supponendo che angeli e dei del passato siano veramente gli alieni del presente e supponendo che abbiano vita eterna a differenza di noi che moriamo dopo un certo periodo di tempo per varie cause come è possibile
tutto ciò ? Io credo che la risposta sia in quella terza elica la cui presenza rende sempre attivo l’enzima telomerasi in modo da prolungare la vita e farla diventare eterna. Ma dato che nel creare noi è scomparsa a differenza dei nostri creatori abbiamo una vita ridotta e quindi non eterna.

In questo modo le affermazioni dei vari ricercatori che io ho citato come elementi base della questione si collegano perfettamente fornendo una risposta alla seguente domanda:


Gli extraterrestri hanno creato l’uomo ? io credo che la questione non sia del tutto impossibile ma la strada verso la verità è ancora lunga.

Di Lombardi David (Centro Italiano Ricerche)

Fonte: http://ningizhzidda.blogspot.com/2011/07/non-solo-sitchin.html

giovedì 21 luglio 2011

Eisenhower e i grigi

Nel 1954 durante un incontro tra una delegazione aliena e l'allora Presidente degli USA, Dwight Eisenhower, i grigi ci misero in allerta per la presenza di un pianeta estraneo. Tale pianeta che incrocerà le orbite di alcuni pianeti del nostro sistema solare, causerà parecchi problemi alla Terra, come il probabile bombardamento di meteore


Del presunto incontro fra l’ex Presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower e alcuni alieni di tipo Grigio in ambito ufologico si vocifera da molto tempo. Noi ce ne siamo brevemente occupati nell'articolo: Eisenhower disse "no". La maggioranza delle indiscrezioni in merito sarebbe emersa da fonti di Intelligence, in particolare da "insiders", ad esempio del calibro del dottor Michael Wolf. Lo scenario che si prospetta è il seguente.

All’incontro, avvenuto in data non del tutto precisata, ma presumibilmente a fine Febbraio 1954, avrebbe partecipato il Presidente Eisenhower ed un gruppo selezionato di uomini del suo staff - alla presenza del reporter Franklin Allen, del vescovo di Los Angeles James McIntyre e dell’uomo d’affari Gerald Light. L’appuntamento sarebbe stato programmato presso la base aerea di Muroc, attualmente divenuta Base Edwards dell’USAF, nel deserto della California. Sempre secondo le indiscrezioni, Eisenhower e il suo staff sarebbero stati testimoni dell’atterraggio di un disco volante extraterrestre, da cui fuoriuscirono dei Grigi, che chiesero al Presidente di prendere in considerazione l’idea di rendere pubblica la loro presenza.

LE INFORMAZIONI IN "REMOTE VIEWING"

Nel suo libro "Alien Agenda" (Ed. Harper Collins, 1997), inedito in Italia, il ricercatore Jim Marrs fornisce, tra l’altro, un quadro molto esauriente sulle attività di un gruppo di spie psichiche del Governo USA, i famosi Remote Viewers, a cui dedica un intero capitolo. Tali personaggi, sorta di "007 ESP", riuscivano, tramite un duro addestramento, a vedere scene che si svolgevano a grande distanza, o anche in altri tempi. La tecnica da loro usata non era troppo dissimile dalla "Proiezione Astrale" o Bilocazione, termini familiari per chiunque si interessi di parapsicologia ed esoterismo. Grazie alla loro vista psichica, i Remote Viewers - incaricati dal Governo di spiare le attività sovietiche - osservarono invece sovente UFO ed ET. Ma, in un caso clamoroso, uno dei Remote Viewers decise di dare un’occhiata alle attività UFO nel passato, divenendo testimone involontario dell’incontro di Muroc tra Eisenhower e i Grigi! Ecco il suo racconto, registrato in presa diretta:

"Sembrano i primi anni ‘50... Posso sentire una banda musicale intonare l’inno ‘Hail to the Chief’ (saluto al capo, n.d.a.), come nei convegni politici, quando il Presidente entra nella Hall. Ma è diverso... Vedo la striscia di un’autostrada su una strada a due corsie, ma il luogo ricorda una zona desertica. È giorno, sento il calore del sole. C’è una specie di pista di atterraggio, come un aeroporto, è qui vicino, da quello che posso intuire. Sento il suono di aerei, come quelli a reazione. Penso sia una zona interdetta al pubblico. Vedo delle guardie e delle torrette di osservazione... C’è un convoglio di macchine, automobili nere, che provengono da quella autostrada dove mi trovavo prima.

No, aspetta un minuto! È una base, una base militare! Precisamente, una base dell’Air Force. Diversa gente esce dalle macchine e si dirige dentro un edificio. Sono tutti vestiti di scuro, in giacca e cravatta... è davvero interessante! Ci sono due, no, tre velivoli a forma di disco in avvicinamento. Uno di questi atterra, mentre gli altri due rimangono sospesi per aria. Adesso atterra anche il secondo, ed il terzo. Il primo disco volante atterrato si apre. Una delle macchine nere e un paio di jeep militari gli si avvicinano. Due, no, tre esseri escono fuori dal disco. Non scendono camminando, ma sembrano piuttosto fluttuare verso il suolo. Le porte delle macchine si aprono e da quella nera esce un tipo alto e un po’ anziano, seguito a breve distanza da una coppia di militari e un civile. È un posto caldo, la temperatura è da deserto... Due di questi ET Grigi sono piccoli, mentre il terzo è più alto, ma non tanto alto quanto il vecchio umano... Aspetta un attimo! M..., è un nostro ex Presidente!"

Più tardi il Remote Viewer lo riconoscerà in alcune foto di Eisenhower. L’operatore psichico continua a descrivere la scena e spiega come tutto il gruppo (inclusi gli alieni) venga fatto salire sulla Cadillac nera e portato all’interno di un vicino edificio della base.
"Vengono scortati dentro da alcuni tipi grandi e grossi, con elmetti blu e bianchi. Il Presidente e l’intero gruppo di persone con i Grigi entrano in una stanza, sembra una sala per conferenze. Ho la sensazione che tutto sia stato pre-pianificato. Un evento previsto. Entrambe le delegazioni è come se abbiano delle aspettative, ma la sensazione che avverto è di relativa tranquillità, di emozioni contenute. I Grigi sono interessati ad instaurare e mantenere dei canali di comunicazione col Governo. Quello in borghese chiede come. Il Grigio più alto risponde che provvederanno loro a fornirgli i mezzi per poter entrare in contatto, sia per le brevi che per le lunghe distanze. Il Grigio alto dice inoltre che gli umani non devono temerli.

Il Presidente gli chiede perché sono qui e l’essere più alto replica che la loro presenza è dovuta alla necessità di anticipare avvenimenti futuri, dei cambiamenti e che loro contribuiranno ad accelerare il processo di sviluppo. Non per scopi bellici, chiarisce un Grigio piccolo. Gli ET vogliono un rapporto chiaro col Governo, dice il Grigio alto, ma non una alleanza. Il Presidente vuole sapere da quanto tempo sono attorno a noi. Da molto tempo, risponde uno dei Grigi più piccoli. Più a lungo della vostra storia ufficiale. Ed aggiunge che noi fummo abbandonati dai nostri antenati, i nostri creatori... Il personaggio in abiti civili è visibilmente scosso, quasi stia per avere un collasso. I tre Grigi si voltano a fissarlo. Wow! Il civile si è calmato immediatamente. Sembrano soddisfatti del comportamento del Presidente, lo percepiscono molto stabile e calmo, mentre non lo sono del civile, si sentono dispiaciuti per lui.

Il Presidente dice che vuole solo amicizia e collaborazione con gli alieni e il Grigio alto gli risponde che anche loro vogliono lo stesso. Aggiunge che essi continueranno a osservare e ad aspettare per vedere cosa facciamo, come ci comporteremo nei loro riguardi e che la loro attività qui andrà avanti. Il civile vuole sapere che genere di cambiamenti sono in arrivo. Uno dei piccoli Grigi gli risponde che ci verrà detto di più al momento opportuno. Presto. Il Grigio più alto si sta voltando verso di me, adesso. Wow! Si è accorto della mia presenza! Uno dei militari nota il suo comportamento e chiede cosa c’è che non va. Niente, risponde il Grigio alto, abbiamo un visitatore. Il militare chiede come sia possibile. Non è tempo di spiegarlo, dice quello alto". La visione nel passato del Remote Viewer si interruppe bruscamente in questo punto, come se il suo pensiero fosse stato bloccato. "Credo che abbiano continuato il discorso in privato, senza orecchie indiscrete come le mie nei paraggi", sostiene il personaggio.



I PUNTI IN COMUNE

Si presuppone che i Remote Viewers non possano essere invisibili agli "occhi" di esseri la cui capacità percettiva sia elevatissima. In tal caso, se la natura del discorso è privata, accade quasi sempre che il telepate venga respinto, o "allontanato". La vicenda appena narrata, non derivata da un semplice veggente, ma da un agente psichico al servizio dello spionaggio USA, si inserisce nel quadro di altre informazioni emerse negli anni a proposito di Muroc.

Vediamone i punti in comune.

1. Eisenhower avrebbe avuto un incontro con degli alieni di tipo "Grigio".

2. Il Presidente vide atterrare degli UFO (un solo oggetto, stando ad alcuni rivelatori, tre secondo il Remote Viewer ed il famoso ricercatore Le Poer Trench: a conferma dell’atterraggio di tre dischi, scortati da due oggetti sigariformi rimasti in volo).

3. L’incontro fu pre-programmato.

4. Uno degli argomenti fu la reazione del pubblico alla notizia dell’esistenza degli UFO.

5. La località dell’incontro era una base dell’Aeronautica sita in una zona desertica (l’attuale Base Edwards dell’USAF, nel deserto californiano, per i rivelatori).

6. Erano presenti sia militari che civili.

7. Il fatto sarebbe avvenuto in data imprecisata negli anni Cinquanta (Febbraio 1954 secondo gli "insiders").

8. I Grigi avrebbero stretto un "trattato" con il Governo USA.

I punti in comune alle due versioni sono troppi per essere frutto di una mera coincidenza. Inoltre, l’esperienza del Remote Viewer risale a diversi anni fa, quando i rivelatori ancora non avevano parlato dell’incontro di Muroc, tra Eisenhower e i Grigi, avvenimento di cui lo "PSI agent" era totalmente all’oscuro. Altri dettagli sembrano confermare l’incontro di Muroc. Il primo riguarda la "sparizione" di Eisenhower del 20 Febbraio 1954, che durò parecchie ore. Il riserbo assoluto dello staff presidenziale su dove si trovasse Eisenhower - allontanatosi dalla fattoria di Smoke Tree dove alloggiava - portò il nugolo di cronisti che lo accompagnava dovunque ad autentici isterismi.

Iniziarono a girare voci che il Presidente aveva avuto un malore e l’Associated Press giunse al punto di diffondere la notizia della sua morte! Solo allora un reporter di fiducia, James Haggerty, venne convocato a Smoke Tree e quando ne uscì rilasciò una dichiarazione ufficiale: Eisenhower si era rotto un dente mentre mangiava e in tutta fretta si era dovuto rivolgere da un imprecisato dentista. A molti apparve una scusa. Smoke Tree non distava molto da Muroc... Il secondo dettaglio probante è una lettera di Gerald Light indirizzata all’amico Meade Layne, direttore del Borderland Sciences Research Associates, datata 16 Aprile 1954:

"Caro amico, sono appena tornato da Muroc. Le voci sono vere, dannatamente vere! (...) durante la mia visita di due giorni ho visto cinque tipi di astronavi diverse, studiate e manipolate dai nostri ufficiali di aviazione con l’assistenza e il permesso degli extraterrestri! (...) Il Presidente Eisenhower, come forse già sai, è stato segretamente condotto a Muroc, quella notte...".

UNA TERRIBILE PIOGGIA METEORICA
Torniamo alla definizione di "cambiamenti futuri" che il Grigio avrebbe posto a motivazione della loro interazione. Un altro telepate governativo avrebbe infatti assistito ad un incontro tra leader terrestri ed alcuni alieni, in cui sarebbero stati discussi cambiamenti geofisici previsti attorno al 2000:

"I cambiamenti, dice l’alieno alto con la pelle grigia, andranno a influenzare il Pianeta. Ogni 25.000 rivoluzioni attorno al Sole (anni), la Terra viene bersagliata da grandi rocce provenienti dal cielo. Credo parli di meteore o asteroidi. C’è anche un pianeta che incrocerà le orbite di alcuni pianeti del nostro sistema solare e questo causerà parecchi problemi alla Terra. Adesso il Grigio mostra a tutti un ologramma dell’orbita di questo pianeta che taglia di netto le orbite di diversi pianeti del sistema solare. È incredibile! Il Grigio mostra ai tipi in borghese che il pianeta passerà vicino alla Terra quando sarà sul punto di uscire dal sistema solare. Il suo passaggio risucchierà molte meteoriti dalla fascia degli asteroidi, che finiranno nella sua scia e quindi, passando accanto alla Terra, verranno attratti dalla nostra gravità. Cadranno sulla Terra. L’alieno cerca di spiegare che gli umani responsabili dovranno tirare su una specie di... di scudo. Gli ET non possono fare molto, almeno per adesso.

Non sono in grado di calcolare con troppo anticipo la traiettoria esatta del pianeta. Un individuo in borghese chiede quante saranno le vittime e che cosa possono fare per evitarlo. Il Grigio alto gli risponde che dovranno costruire enormi rifugi sotterranei per se stessi e la loro gente, dentro le montagne. L’uomo gli chiede cosa ne sarà degli altri e il Grigio risponde che alcuni umani moriranno, perché non sono preparati. Aggiunge che il compito dei responsabili non militari è di preparare la gente all’evenienza. Il panico sarà inevitabile, ma ci forniranno i mezzi per ridurre i problemi al minimo"
.

Il Remote Viewer conclude la sua sessione vedendo degli uomini in tute arancioni che partono con i Grigi, dopo una "cerimonia di partenza". Proprio come nel finale di Incontri Ravvicinati di Spielberg. Un altro caso?



IL PIANETA DI SITCHIN
Queste "visioni a distanza" sembrano confermare quanto l’autorevole studioso Zecharia Sitchin afferma da tempo. Dalla sua interpretazione di alcune tavolette sumere, Sitchin avrebbe dedotto che gli antichi popoli mediorientali venivano spesso visitati da una razza proveniente da un "pianeta vagante", la cui orbita incrociava quella del nostro sistema solare ogni 3.600 anni (di cui i 25.000 di cui parlava il Grigio sembrano un multiplo). I Sumeri chiamavano questo pianeta Nibiru e le due razze che vi abitavano Nephilim e Annunaki. Sarebbero stati proprio loro, secondo i miti sumeri, a creare l’uomo con un complesso intervento di ingegneria genetica. Ora, sembra che le previsioni di Sitchin, da sempre convinto che " Nibiru" stia per tornare, vengano parzialmente confermate dai Remote Viewers.

Da notare, inoltre, il riferimento ad uno "scudo spaziale" che i terrestri avrebbero dovuto approntare. È forse il programma americano SDI, chiamato anche "ombrello difensivo" o "scudo stellare"? E come non pensare alle numerose basi sotterranee segrete approntate di nascosto dal governo USA e di cui Richard Sauder ha le prove? Forse la costruzione di queste gigantesche basi è dovuta ad un programma di preparazione all’impatto meteorico di cui avrebbero parlato i Grigi? Se così fosse, viene da pensare che anche i film "Deep Impact" e "Armageddon" (quest’ultimo girato con la collaborazione della NASA) rientrino nel programma di "preparazione delle masse". E nella stessa logica rientrerebbe lo "scherzetto" fatto dalla CNN qualche anno fa, quando nel corso di un normale notiziario diede la notizia (falsa) dell’imminente impatto di un enorme meteorite sulla Terra.

Speriamo di sbagliare. Ma è certo che quanto rivelato dai Remote Viewers governativi cancella parecchie "zone scure" del rompicapo per essere solo un caso.
Forse troppe.
Premessa di Massimo Fratini
Articolo di Pablo Ayo

Fonte: http://ningizhzidda.blogspot.com/2011/07/dwight-eisenhower-e-i-grigi.html

giovedì 17 giugno 2010

Sitchin vuole analisi sul dna alieno della regina Puabi

Zecharia Sitchin è tornato. Non per parlarci di Nibiru, l'inesistente pianeta che dovrebbe arrivare attorno al 2012, ma per rispolverare la teoria dei paleo-astronauti. Ha in mente infatti di testare il DNA dei resti di una regina sumera per dimostrare che si tratta di un ibrido umano-alieno.



Secondo Sitchin infatti la donna, vecchia di 4500 anni, potrebbe contenere tracce di dei o semidei, i famosi Annunaki, dei quali lo scrittore parla da almeno 40 anni.
Sitchin ha ormai alle spalle 14 libri, 90 anni di vita ed il merito, se possiamo considerarlo tale, di aver generato il terrore per Nibiru ed il 2012.

Secondo Sitchin infatti, Nibiru sarebbe un pianeta gigante che passerebbe nei pressi della Terra ogni 3600 anni circa. Grosso quanto Saturno, Nibiru ospiterebbe gli Annunaki, razza extraterrestre che dai nostri antenati fu scambiata per un popolo di divinità.



Le prove che Sitchin si sia inventato tutto sono parecchie, a partire dal fatto che se davvero Nibiru dovesse passare dalle nostre parti nel 2012 dovremmo già vederlo molto bene, anche ad occhio nudo, figuriamoci con telescopi amatoriali o professionali.
Ma Sitchin è convinto di quanto sostiene, e vuole ottenere la prova ultima analizzando la regina Puabi.

I resti di Puabi sono stati disseppelliti da una tomba ritrovata nell'odierno Iraq intorno agli anni '20-'30 del secolo scorso. Gli scienziati del Natural History Museum di Londra hanno stabilito che Puabi aveva circa 40 anni quando morì, e che probabilmente regnò solitaria durante la Prima Dinastia di Ur.

Ma Sitchin si spinge oltre, sostenendo che Puabi non solo fosse una regina, ma una "nin", un termine sumero che Sitchin sostiene significhi "dea".
Sitchin propone che Puabi fosse una semi-divinità antica, geneticamente ricollegabile agli Annunaki. Secondo lui, questi visitatori extraterrestri avrebbero manipolato il DNA umano per innalzare la nostra intelligenza, trattenendo però i geni che ci consentirebbero di ottenere la vita eterna. L'antico mito interpretato alla maniera di Sitchin reciterebbe infatti che "chiunque ci abbia creato ha deliberatamente trattenuto una certa cosa - un frutto, un gene, del DNA, poco importa - per non darci la salute, la longevità, e l'immortalità che possedeva. Di cosa si tratta?".

Ed ecco che quindi Sitchin ha proposto, anzi, ha quasi preteso che la scienza svolga delle analisi del DNA sui resti di Puabi, nella speranza di scoprire questa discendenza aliena dell'antica regina sumera. "Forse comparando il suo genoma con il nostro, possiamo trovare quali sono i geni mancanti che deliberatamente non ci hanno dato" spiega Sitchin. "Forse. Non posso garantirlo, ma forse è possibile".

Sitchin ha venduto milioni di copie dei suoi libri grazie alle sue teorie, o meglio, ipotesi, dato che si basano praticamente sul nulla. E' infatti bizzarro che alcuni dei testi che sostiene di aver interpretato in occasione della stesura de "Il 12° pianeta" non siano noti a nessun archeologo del mondo. E che i pochi testi noti siano stati interpretati in maniera completamente differente dalla traduzione sulla quale l'intero mondo della sumerologia concorda.

Ma Sitchin crede in quello che scrive. E vuole assolutamente la prova del DNA su Puabi, prova che secondo lui potrebbe dimostrare inequivocabilmente che aveva ragione, e che siamo figli delle stelle.
"Sto davvero rischiando il lavoro di una vita con questo" dice Sitchin. Anche se sono convinto che, se le analisi dovessero avere esito negativo, continuerebbe ad avere il suo nutrito seguito di lettori.

Com'è facile intuire, non molti accademici sono della sua stessa opinione. Anzi, a dire il vero quasi nessuno. Michael Heiser è uno dei tanti che non crede ad una sola parola di Sitchin: è un ricercatore esperto in linguaggi biblici, e che cura il sito "Sitchin Is Wrong".
"Vuole che si faccia una ricerca per qualcosa che non si sa come possa sembrare" spiega Heiser. "Non è che abbiamo disponibilità di campioni di DNA alieno. Come si può sapere se si ha per le mani qualcosa, qual'è il 'bingo' se non si ha un confronto?"

In effetti, come si può comparare del DNA umano con un patrimonio genetico che non si conosce? Le eventuali anomalie potenzialmente riscontrabili potrebbero essere frutto di malattie, mutazioni di natura ereditaria, o semplice "dna spazzatura".

Sitchin tuttavia è dell'opinione che la scienza stia confermando tutte le sue scoperte. Ma, posso assicurarvelo, l'astronomia non è una di quelle scienze che lo conferma. Su Nibiru infatti non è che ci siano dubbi, ma ci sono prove incredibilmente forti del fatto che non solo non ci sia un pianeta in avvicinamento, ma che questo pianeta nemmeno esista.

Secondo Sitchin, una delle prove a suo favore è che la scienza ha dimostrato che un pianeta possa avere un'orbita estremamente eccentrica. Ma cosa prova questo? Decisamente nulla, non prova che esista un pianeta fuori dal Sistema Solare come non prova che questo ipotetico pianeta stia passando da queste parti.

Senza contare che il famigerato Nibiru, che nel suo punto di massima distanza si troverebbe a circa 450 Unità Astronomiche da noi, dovrebbe già essere comparso nell'obiettivo di qualche telescopio qualche anno fa, dato che con le strumentazioni attuali possiamo distinguere un sasso oscuro di 200 km a circa 1000 Unità Astronomiche. Ma visto e considerato che dovrebbe visitarci per il 2012, ogni telescopio, binocolo e occhio del mondo dovrebbe essere in grado di scorgerlo sulla volta celeste.
E la storia che Nibiru sarebbe visibile solo dal Polo sud? Altra assurdità: se è visibile dal Polo, è visibile da tutto l'emisfero sud. Senza contare che nell'emisfero sud si trovano alcuni dei telescopi più potenti del mondo, e nutrite comunità di astrofili.

Ed avvistare un pianeta grande come Saturno è estremamente facile visto che, se dovesse presentarsi alla porta nel 2012, dovrebbe essere ora come ora nei pressi si Urano se non più vicino. Se possiamo vedere Giove e Saturno ad occhio nudo, e distinguerli come pianeti anche con un binocolo, viene difficile immaginare che Nibiru sia invisibile a tutti gli osservatori del mondo.

Tornando a Puabi, il Natural History Museum ha risposto che ogni richiesta di analisi del DNA deve essere avanzata da "un ricercatore con riconosciuta esperienza e capacità in questo campo, o con accesso alle strutture necessarie per fare analisi su questo antico DNA".
Il che esclude Sitchin, che però non si fa abbattere facilmente: non può analizzare la mummia attraverso il Natural History Museum? Punta allora sul gruppo di ricerca che ha analizzato i capelli dell' uomo di Neanderthal vecchio di 4000 anni.

Insomma, Sitchin è alla disperata ricerca di qualcuno che faccia le analisi che possano dimostrare che la sua ricerca di una vita sia corretta e non solo fantasia. Dimostrare che l'essere umano sia frutto di ingegneria genetica aliena sarebbe un enorme colpo per la scienza moderna, direi una delle maggiori scoperte, se non la più grande, della storia dell' uomo.
Ma la credibilità di Sitchin in ambiente accademico è decisamente bassa, per motivi che mi sento di condividere. Spero comunque possa avere le sue analisi, e che vengano effettuate da un serio istituto di ricerca, in modo tale da poter smentire o provare le sue ipotesi che, fino ad ora, non sono supportate da alcuna prova.

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/2010/06/sitchin-vuole-analisi-sul-dna-alieno.html

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